Il bombardamento del 30 ottobre 1943 fu un devastante attacco aereo avvenuto durante la seconda guerra mondiale nella città di Savona, in Liguria. Causò gravi danni ad alcune zone del centro storico medievale savonese, si verificarono crolli di alcuni edifici ma sostanzialmente grandissima parte del tessuto urbano antico della città ne uscì indenne, i danni avrebbero potuto essere facilmente riparati ed i palazzi crollati, ricostruiti. Molti edifici, soprattutto quelli prospicienti la Calata della Darsena Vecchia, furono fatti evacuare per ordine del Comando Militare di Occupazione Tedesco, quest'area, comprendente alcuni palazzi di estrema valenza storica, tra i quali palazzo Gavotti ed il palazzo di Giustizia che si affacciavano su piazza delle Erbe, fu integralmente demolita dopo la fine della guerra ad opera del Genio Civile nonostante la stragrande maggioranza degli edifici non avesse subito alcun dannoIl 22 agosto 1945, una delibera del comune di Savona rammentava al Genio Civile, che il Comune di Savona aveva richiesto al Genio Civile stesso la riparazione dell'ex palazzo Comunale ed aveva protestato, per iscritto quando il Genio Civile aveva iniziato l'abbattimento degli edifici della zona..
Parte delle notizie di seguito riportate sono tratte dall'articolo: il bombardamento del 30 ottobre 1943 su Savona, di Giuseppe Milazzo, apparso sul n° 35 dei Quaderni Savonesi, pubblicato dall'ISREC della provincia di Savona.
Il bombardamento Il bombardamento, a cui presero parte 156 aerei Anglo-americani, aveva lo scopo di mietere il più alto numero possibile di vittime civili, così come da accurate ricostruzioni testimoniali di alcuni piloti, oltre a rendere inservibile il porto di Savona e distruggere lo stabilimento dell'Ilva (l'Ilva e poi Italsider, è stata una delle maggiori aziende siderurgiche italiane del XX secolo) ed alcune altre officine, che si trovavano sul Prolungamento a Mare; si svolse tra le 11 e 47, quando suonò il preallarme aereo e le 13 e 32, quando echeggiarono le sirene del cessato allarme e causò 116 morti, centinaia di feriti e circa 3000 senzatetto. Da notare la subdola strategia adottate contro i civili: un primo finto attacco avvenne verso le ore 11 del mattino e fu usato per causare un falso allarme allo scopo di attirare i civili nei rifugi, dopo oltre un'ora e trenta senza bombe fu dato il cessato allarme ed i civili rientrarono nelle loro case per il pranzo, fu allora verso le 12,45 che arrivano i bombardamenti veri e propri, solo quando vi fu certezza che le famiglie erano rientrate ignare, il secondo allarme diede purtroppo solo 5 minuti per evacuare le case (mentre mamme e bambini erano per lo più seduti a tavola) troppo pochi per mettersi in salvo (testimonianza oculare di superstite). Era una bella giornata soleggiata che si trasformò in una immane tragedia per mano dell'uomo. Quando all'improvviso comparvero gli aerei anglo-americani. I velivoli cominciarono a sganciare le bombe, che, in minima parte colpirono obbiettivi militari e, per la maggior parte, caddero volutamente sulle case costruite nelle vicinanze, crollarono o furono danneggiati alcuni fabbricati del centro storico con un terribile numero finale delle vittime che si poté completare solo alcune settimane dopo, terminato lo sgombero delle macerie: 116 morti e alcune centinaia di feriti. Centinaia di feriti e orfani, molti bambini morirono sotto le macerie o all'ospedale San Paolo tra immani sofferenze.
I commenti della stampa locale ed i funerali delle vittime Il 3 novembre sulla Gazzetta di Savona apparve un articolo con il seguente titolo:La tragica incursione nemica sulla nostra città"Ancora una volta la barbara furia del nemico si è abbattuta sui quartieri della nostra città, seminando vittime e danni. Il vecchio quartiere del porto ha subito un feroce bombardamento che ha posto nel lutto e nell'indigenza oltre mille persone, vittime della ferocia di un nemico senza coscienza. La furia devastatrice dei <<liberatori>> ha colpito duramente la nostra gente al solo scopo di fiaccarla nella sua testarda resistenza; ha seminato con le vittime e con le macerie il lutto nei nostri casolari. Tutta la città si è commossa [...]" L'articolo propagandistico continuava elogiando le autorità e tutta la cittadinanza che era intervenuta per prestare i primi soccorsi, seguiva poi l'elenco dei provvedimenti per la sicurezza e per l'organizzazione degli aiuti ai senzatetto e infine un elenco di vittime estratte dalle macerie.Il giornalista metteva in evidenza la volontà degli alleati di abbassare la capacità di resistere della popolazione.I funerali delle prime vittime rinvenute (erano 32), si erano tenuti in forma solenne il 1º novembre 1943; il triste corteo era partito dalla piazza del Municipio e aveva raggiunto l'Oratorio del Cristo Risorto, dove era stata allestita la camera ardente.
Le irreparabili perdite Il cuore della città medioevale, con le sue tre piazze, dove per secoli si era svolta la vita pubblica della città e attorno alle quali ruotava il commercio e l'artigianato di Savona rimase in gran parte intatto e fu fatto demolire solamente nel dopoguerra: Piazza Colombo, aveva una superficie di 960 metri quadrati ed esisteva già nel XIII secolo, come testimonia un atto del 19 giugno 1245 che attesta che la nave Meliorata fu costruita davanti alla casa di Colombo e la piazza portò questo nome negli atti del secolo successivo e continuò a portare questo nome sino al 1530, anno in cui la si trova così denominata in un atto del notaio savonese Lorenzo Cancellieri. Ma nel 1537 era denominata piazza della Canapa; il nuovo nome era dovuto al fatto che in quella piazza avveniva il commercio della canapa importata a Savona dal basso Piemonte. Alla fine dell'Ottocento in quella piazza vi era una statua della Madonna della Misericordia, un affresco del Cristo risorgente dalla tomba ( L'affresco con il cristo sorgente dalla tomba, o "Cristo di Pietà" era un simbolo che "marcava" gli edifici di proprietà del "Monte di Pietà") con a lato due medaglioni, uno con l'effigie dell'imperatore romano, Publio Elvio Pertinace, ed il secondo con l'effigie di Cristoforo ColomboSecondo una leggenda popolare, accreditata nel corso dell'Ottocento, in un alloggio di quella piazza, era vissuta la famiglia di Cristoforo Colombo, nel XV secolo.. Piazza delle Erbe, fu sempre denominata con questo nome, anche se in qualche documento era indicata come piazza d'Armi, ma dopo la conquista genovese di Savona, del 1542La parte più antica della città medievale di Savona era stata distrutta dai genovesi, per costruire la Fortezza del Priamar., fu denominata piazza Doria, nome che fu adoperato sino all'Ottocento anche se la piazza, all'inizio del seicento, era stata denominata piazza imperiale o dei governatori, e dopo la conquista francese, all'inizio dell'Ottocento, piazza della Mairia (dal francese Mairie, sede dell'amministrazione comunale) o del Comune, nome che tenne sino al 1860. Ma il nome prevalente era sempre stato delle erbe o del mercato, perché in quella piazza vi si erano sempre radunati i contadini che venivano a vendere i loro prodotti in città. Sulla piazza che misurava 35 metri per 18 si affacciavano l'ex palazzo di Giustizia e palazzo Gavotti, così denominato perché, dal 1744 era divenuto proprietà della nobile famiglia savonese. Piazza Caricamento era conosciuta anche coi nomi di piazza dei pesci o della pescheria, perché era il luogo dove i pescatori portavano il pescato, dopo averlo scaricato in banchina; la piazza era già citata in un atto del 1259, in veniva detta “Platea ante piscariam” (piazza di fronte al mercato del pesce), infatti su questa piazza avevano i loro magazzini i commercianti di pesce e gli armatori; la piazza di 1620 metri quadrati, sino al 1840 circa, nel centro aveva una lastra di pietra per il pesce “Clapea piscium”; dopo questa modifica, nella piazza, ogni giorno facevano sosta i carri dei contadini e dei negozianti, provenienti dai dintorni e dal basso Piemonte, che portavano le loro mercanzie da vendere in piazza delle Erbe e nelle vie vicine.
Tra gli edifici colpiti e distrutti: Fu colpito e crollò integralmente un isolato sito tra via Cassari, via Forni, e via Vacciuoli. Attualmente l'area è stata in parte ricostruita e in parte è occupata da una piazzetta. Un largo squarcio si aprì nel tessuto medievale con il crollo di alcuni edifici colpiti siti tra via Pia, via Orefici, via dei Berrettai, nel tratto antistante l'antico Palazzo detto di S.Chiara, l'area fu in parte riedificata, nel tratto a monte fu costruito un palazzo nell'immediato dopoguerra mentre, nel tratto a mare, si dovette attendere fin quasi alla fine del XX secolo perché l'area di crollo fosse occupata da un nuovo fabbricato. Un'ampia rampa connette ora via Orefici a via Pia. Fu completamente distrutto un edificio sito in via Lavagna, strada che collega via Pietro Giuria a via Untoria, ora a ponente del Civico Mercato, area in cui tuttora sono evidenti i ruderi dei fabbricati distrutti da questo bombardamento ed ancora in attesa di essere riedificata. Fu colpito e distrutto un fabbricato prospiciente Piazza Caricamento e via Pietro Giuria, compreso tra le allora via Pescheria e via Salineri, piccola parte dell'area attualmente occupata dal piazzale antistante la Torre del Brandale, creatasi con la demolizione postbellica di tutto il quartiere circostante. Fu distrutto un tratto di case a schiera medievali comprese tra via Quarda inferiore e via Scaria Superiore, area completamente demolita nel secondo dopoguerra, sita all'incirca di fronte alla Torre dei Ghibellini, piazzetta Salineri, attuale sede della Camera di Commercio. Fu colpito e danneggiato l'edificio del mercato civico coperto, in via Pietro Giuria, costruito sull'area della preesistente Piazza Mazzini negli anni 1924-25. Solo un'ala di questo edificio era crollata e avrebbe potuto essere recuperato. Si scelse invece di demolirlo completamente e costruire l'attuale. Furono distrutti i Bagni Wanda, al Prolungamento a Mare, che sorgevano accanto alle officine, “Servettaz & Basevi”, obiettivo del bombardamento alleato; l'edificio, in muratura era sorto, nel 1901, e l'anno seguente, il proprietario, il cav. Ettore Anselmo, aveva fatto erigere un Café chantant, dove si rappresentavano operette e spettacoli di rivista, che, sino al 1932, fu il protagonista assoluto della Belle Époque savonese. Fu distrutta la Casa del Balilla al Prolungamento al Mare, costruita sui bastioni esterni della fortezza del “Priamar”, prospiciente il piazzale Eroe dei due mondi. Era stata inaugurata il 14 maggio 1933, da Renato Ricci, sottosegretario al ministero dell'educazione nazionale ed era la sede dell'Opera Nazionale Balilla. Subirono sicuramente danni gli impianti industriali dell'Ilva e strutture collaterali allo scalo portuale. Difficile stabilire quali e in che entità, in quanto queste aree furono oggetto di bombardamenti ripetuti anche negli anni seguenti. Le aree portuali, banchine, magazzeni, gru, furono infine in gran parte minate e fatte brillare dalle truppe tedesche di occupazione nel 1944-45.
Contrariamente a quanto ritenuto, non subì alcun danno il palazzo sede Provinciale delle Corporazioni (Camera di Commercio) sulla Calata Pietro Sbarbaro accanto alla Torretta (Torre Leon Pancaldo), inaugurato nel 1926, ricavato dall'innalzamento dell'edificio della Dogana, aveva diverse sale dipinte in stile raffaellesco. L'edificio appare intatto in immagini fotografiche e cinematografiche databili al successivo anno 1944.