La città di Reggio Calabria ha origini molto antiche, come testimoniano i ritrovamenti nei pressi del torrente Calopinace, che attestano nuclei abitativi risalenti al II millennio a.C. In alcuni casi la città ha anche origini verosimilmente mitologiche, secondo la tradizione che vuole la città fondata da Aschenez o da Eracle o da altri ancora, ma l'epoca in cui Reggio comincia ad avere un vero e proprio assetto urbano è certamente quella greca.

È dunque possibile parlare di storia dell'urbanistica e dell'architettura di Reggio Calabria a partire dalla fondazione della colonia greca Rhegion, prima in Calabria, che risale all'VIII secolo a.C. ad opera dei Calcidesi. Tutt'oggi Reggio Calabria è con i suoi 186.000 abitanti la città più grande dell'intera regione, situata in posizione strategica sullo Stretto di Messina dove per millenni ha rappresentato la porta d'ingresso più a sud del continente europeo.

La Polis della Magna Grecia

Il territorio colonizzato dai greci era quello a ridosso dell'antico promontorio di Punta Calamizzi, antica foce del Calopinace, già sede di un altro insediamento denominato Pallanzio che da un momento imprecisato assume il nome di Rhegion.

Dal IV secolo a.C. la città assume una forma compiuta, adagiata parallelamente alla costa lungo un asse nord-sud, circondata da mura, in una posizione che corrisponde orientativamente a quella attuale (il tracciato delle mura greche è ancora perfettamente individuabile sul lungomare Falcomatà). Rhegion si caratterizza dunque per uno schema planimetrico tipico della polis, e si sa che la città fu estesa tra VI secolo a.C. e il V secolo a.C. per circa 70 ettari.

I frequenti sismi che nei secoli hanno colpito la città hanno lasciato pochi segni del grande passato, rimangono tuttavia: alcuni tratti delle mura dei periodi compresi tra l'VIII e il IV secolo a.C. dei quali: uno farebbe parte della ricostruzione operata da Dionisio II di Siracusa, costituite da due file parallele di grossi blocchi di arenaria tenera; uno sulla Collina degli Angeli uno sulla Collina del Trabucco (Trabocchetto); resti di edifici monumentali pubblici e sacri del V secolo a.C., presso il Parco archeologico Griso-Laboccetta (tra la via del Torrione e la via Aschenez), e nel Palazzo della Prefettura sotto la stazione Lido, sotto edifici del lungomare e in Piazza Italia; resti di un Bouleuterion / Odéon / Ekklesiasterion in via XXIV Maggio; l'abitato e numerose cisterne per l'approvvigionamento idrico nelle zone collinari della città; diverse necropoli, le principali nei quartieri di Santa Caterina e San Giorgio Extra; L'Agorà in epoca greca, poi Foro Reggino in epoca romana (come dimostrano i recenti scavi) in Piazza Vittorio Emanuele II (Piazza Italia); stratificazioni edilizie dal periodo greco arcaico all'età imperiale romana e oltre fino al periodo bizantino nell'importante area Reggio Lido che però non fu conservata per portare a termine i lavori della Stazione Lido e del raddoppio ferroviario litoraneo.

Epoca romana

Qualche secolo più tardi la Rhegium romana è località strategicamente importante ed alleata di Roma, collegata direttamente all'Urbe tramite la Via Popilia.

La città denominata Rhegium Julium è in questo periodo dotata di Boulé, Eiskletos, Ailia, il pritanee è riportato su tutti gli atti pubblici.

Le case di Rhegium sono servite da acquedotti che attingono dalla fiumara dell'Annunziata e dalle colline nei pressi di via Reggio Campi; tra i tanti, un grande serbatoio/cisterna ellittica fu rinvenuto in via Acri.

L'architrave marmoreo con iscrizione latina del tempio di Iside e Serapide del I secolo a.C. è testimonianza delle assidue frequentazioni con l'oriente.

Essendo residenza del governatore della provincia di "Lucania et Brutium" sorgono a Reggio numerosi edifici romani, tra cui il Pritaneo ed il Tempio di Apollo Maggiore (del quale ancora si ignora l'ubicazione), resti di un grande Ninfeo furono ritrovati nei pressi della stazione lido e di terme a Piazza Italia.

L'abbondanza di acqua ha permesso, in questo periodo storico, la costruzione di impianti termali pubblici e privati lungo il mare e all'estremità del Lungomare, indizio di civiltà raffinata e centro di vita mondana, attestata da un'iscrizione del 374 d.C., rinvenuta nel 1912 dove oggi sorge la Banca d'Italia (tra il corso Garibaldi e la via Palamolla) che narra come il governatore Ponzio Attico fece ricostruire le terme pubbliche dopo il terremoto del 305 d.C. e restaurare il vicino palazzo del tribunale.

Vari impianti termali sorsero in città durante il periodo romano, tra essi ve ne è uno sul lungomare, sito denominato appunto "Terme Romane".

Città medievale

Metropoli Bizantina

In età medioevale la città vive il fulgore bizantino e poi una rinascita normanno-sveva.

Con il nuovo benessere economico sotto l'imperatore d'oriente Basilio I, la sede vescovile di Reggio viene elevata a "Metropoli dei possessi bizantini dell'Italia meridionale" il che le permette di diventare il nucleo principale della chiesa grecanica meridionale, meta di un continuo afflusso di monaci basiliani, i quali favoriscono la massiccia presenza di conventi e luoghi di culto nel territorio reggino.

Tutto il territorio circostante è infatti punteggiato da monasteri, abbazie e cenobi, custodi della cultura. Tra questi la Cattolica dei Greci (tra la via Aschenez e la via Giudecca), la Chiesa della Madonna dei Poveri (Reggio Calabria) (Krèsiê Pipi, nel rione G), la Chiesa degli Ottimati (vicino al Castello Aragonese), San Giorgio di Pietra Cappa a San Luca, la Cattolica di Stilo, il Monastero di San Giovanni Theristis a Bivongi.

Capitale del ducato dei normanni Con la conquista normanna, la città di Reggio subisce numerosi interventi: all'interno della vecchia cinta muraria viene costruito il nuovo palazzo ducale, ma il ridotto spazio delle mura bizantine non permette ai nuovi padroni normanni di manifestare, architettonicamente ed urbanisticamente, un piano all'altezza della propria volontà di potenza. Viene allora deciso di creare una neapolis, una nuova città che fosse ad esclusivo beneficio dei conquistatori.

Il tracciato delle mura viene prolungato verso sud, recuperando spazio edificabile per la nuova Cattedrale di rito latino e per gli imponenti palazzi del potere normanno; viene quindi lasciata la possibilità di mantenere inalterato il culto di rito greco, nella concattedrale della Cattolica dei Greci.

Tra la città greca e quella normanna - probabilmente per la sicurezza degli occupanti - viene mantenuto il vecchio muro di cinta (come è avvenuto anche a Taormina, tuttora visibile). Le due popolazioni comunicano attraverso la "mezza porta", che era stata la porta della città sul versante meridionale.

Il castello diviene "aragonese"

Nel XV secolo gli Aragonesi potenziano le rotte marittime e valorizzano ulteriormente l'insediamento urbano. In questo periodo Reggio appare dominata da un castello e circondata da mura turrite, sempre compresa tra i torrenti Annunziata e Calopinace come in età greco-romana.

Reggio è circondata da 17 torri e lungo il perimetro difensivo si aprono cinque porte: a ovest verso il mare Porta Amalfitana Porta Dogana Porta Crisafi a est verso le prime pendici aspromontane (da dove si dipartono le strade che conducono ai Casali) Porta Mesa a nord Porta San Filippo a sud.

Età moderna

Dal XVI secolo in poi numerose architetture arricchiscono il tessuto edilizio urbano, sede di comunità mercantili molto attive.

L'assetto generale - pur con qualche inevitabile modificazione - resta immutato fino al disastroso terremoto del 1783, evento che segna la fine traumatica della città medioevale. Infatti con il Piano Mori conseguente al disastroso sisma, è possibile individuare una prima radicale modifica dalla struttura urbana medievale e delle sedimentazioni delle varie vicende storiche, completamente distrutta, e il ridisegno della nuova maglia urbana. Questa, impostata attraverso una struttura ortogonale, è tuttora riconoscibile nel centro urbano che ha identificato per lungo tempo il sottile confine tra centro e zone periferiche e che ancora segna la città pianificata da quella per così dire "spontanea".

La nuova città neoclassica

Nell'area colpita dal sisma - che interessava la Calabria Meridionale e Sicilia Orientale - il Governo Borbonico attua un generale piano di ricostruzione basato su modelli illuministici, il che impone nella ricostruzione di Reggio un sistema di strade a scacchiera cancellando l'antica struttura urbana medioevale.

Viene demolita, non senza polemiche, l'antica cinta muraria e sul fronte a mare viene realizzata una grande strada sulla quale si affacciano con continuità lunghi edifici neoclassici (la Real Palazzina), viene creato l'asse viario del Corso Garibaldi ed organizzato il sistema degli isolati urbani prima verso il mare e poi verso monte, inframmezzati da piazze. Le varianti nell'urbanistica regolare sono costituite dalle antiche strutture della Cattedrale, del Castello Aragonese e del Collegio, che determinano configurazioni irregolari.

Dopo l'Unità d'Italia la città è dotata di nuovi edifici pubblici e di un nuovo porto e poi servita da una rete stradale e ferroviaria più efficiente (ferrovia litoranea), si ha dunque un rafforzamento della parte Nord di Reggio, sempre con un tessuto urbano regolare e pianificato forse a rimarcare una forma di stabilità e sicurezza della città rispetto alla natura circostante, anche se con un orientamento diverso, inclinato rispetto a quello disegnato dal Mori.

Le prime espansioni invece si formano nei sentieri di penetrazione verso la montagna in modo irregolare e disordinato. Questo diverso rapporto tra maglia regolare e insediamento sparso forma una struttura insediativa e sociale ben definita finendo per creare dei rapporti città-campagna e centro-periferia che sfociano anche in una distinzione sociale tra soggetti con condizioni di vita e di reddito fortemente differenziati.

Una elementare normativa antisismica prevede un'altezza massima di due o tre piani, mentre la città assume aspetto neoclassico nelle facciate degli edifici pubblici e privati, nell'organizzazione e nella decorazione degli spazi.

All'orizzonte emergono a guardia dello Stretto le guglie del duomo e delle chiese di Sant'Agostino di Gesù e Maria, della Cattolica dei Greci, del Monastero Padri Domenicani e del millenario e imponente castello. La via principale - il corso Garibaldi - inizia a Sud dall'omonima piazza adornata da pregevoli lampioni, rare piante, l'elegante stazione centrale che vi sorge e la statua dell'eroe dei due mondi, opera di Rocco Larussa del 1883.

Un grazioso tempietto dorico, che sorge all'interno dell'Orto Botanico trasformato in giardini pubblici nel 1896, invia a mezzogiorno un segnale ottico al castello, che da un cannone sugli spalti spara un colpo. All'interno dei giardini soge il busto bronzeo di Umberto I, opera di Concesso Barca, scoperto da Vittorio Emanuele III che fu in città il 10 ottobre 1907.

Piazza San Filippo e l'attigua Piazza Carmine sono centro di rendite e scambi commerciali; la prima prende il nome dalla porta d'ingresso alla città dove sorge la Chiesa San Filippo d'Argirà, l'altra per la presenza sin dal '500 dell'antica Chiesa del Carmine. Lo slargo era in origine l'antico alveo del torrente Calopinace.

La cattedrale neoclassica, una delle chiese più antiche d'Europa, al suo interno custodisce sculture e marmi pregiati; nella piazza del Duomo Garibaldi all'alba del 21 agosto 1860 conquista il Regno delle due Sicilie consegnandolo a Vittorio Emanuele II.