La storia di Sesto San Giovanni si estende per più di un millennio e, dagli inizi del Novecento, si caratterizza fortemente per la presenza sui territori sestesi di alcune tra le più grandi fabbriche e industrie italiane.
Le prime notizie storiche relative a Sesto risalgono al IX secolo, quando il borgo era punto di riferimento per i piccoli comuni limitrofi. Nei secoli Sesto è rimasta un comune prevalentemente agricolo, sino alla seconda metà dell'Ottocento quando aprono le prime filande. Con la seconda rivoluzione industriale e l'inizio del XX secolo, Sesto vede insediarsi sul suo territorio diverse aziende, la Breda, la Campari, la Ercole Marelli e la Falck, tra le altre. Le nuove fabbriche attirano manodopera, la popolazione aumenta e nasce il movimento operaio sestese che darà un apporto fondamentale nella Resistenza al regime nazifascista, prima con i grandi scioperi del 1943 e 1944, poi con la lotta armata e clandestina, fino alla Liberazione.
Negli anni sessanta le industrie sestesi partecipano al miracolo economico, ma dalla fine degli anni settanta inizia il lungo e inesorabile periodo di crisi per l'industria siderurgica e metallurgica che porterà al declino delle grandi fabbriche. A partire dagli anni novanta ha inizio la cosiddetta terziarizzazione di Sesto, che vede insediarsi nuove aziende del settore sugli stessi terreni che un tempo ospitavano le grandi fabbriche e la cui gran parte è in fase di riqualificazione.
Dalle origini al XVIII secolo Le origini del borgo
Nato probabilmente come agglomerato di case contadine fondato dai romani, Sesto rimane un minuscolo borgo fino all'Ottocento. Alcune fonti attribuiscono la fondazione del primo borgo ai Longobardi, giunti in Italia fra il 568 e il 569 d.C.; di sicuro, questa popolazione fu una presenza fissa e dominò anche sul territorio di Sesto: il borgo di Cassina de' Gatti in origine si chiamava Sundro, dal termine longobardo sundrium (terreno mantenuto e lavorato dai padroni per conto proprio e con l'opera di servi). Del resto, i Longobardi avevano dominato nella vicina Modicia proprio nello stesso periodo, quindi è facile immaginare che abbiano potuto espandere tale dominio anche sui territori di Sesto.
Le primissime notizie storiche relative a Sesto risalgono comunque al IX secolo e testimoniano l'importanza del paese a cui facevano riferimento, per questioni legali o notarili, gli allora comuni limitrofi, Cinexellum, Balsamum o Colonia. Anche il fatto che già allora vi fossero sul territorio sei chiese denota la rilevanza di Sesto e la sua vastità di territorio e popolazione rispetto ai borghi confinanti.. Intorno all'anno 1000 fu "terra fortificata" e disponeva di un vallo difensivo e di un castello piuttosto grande, non espressione della potenza di un feudo, quanto della potenza di qualche famiglia privata..
Le origini del nome Il nome Sesto è dato dalla distanza in miglia dalla Milano del periodo romano, ad sextum lapidem, ossia presso la sesta pietra miliare.Il caso non è unico: lo stesso metodo di toponomastica è stato applicato, in zona, per Quarto Oggiaro o Settimo Milanese., lungo un'antica strada romana che partiva da quella che diverrà Porta Nuova, proseguiva per via Manzoni, giungeva a Greco per arrivare a Sesto tramite le attuali vie del Riccio e Cavallotti, fino al centro del borgo e da lì proseguiva per Monza..
L'appellativo San Giovanni fu aggiunto solo in seguito: l'ipotesi più accreditata è del 1100, quando venne scritto accanto al nome del comune per indicare la dipendenza del territorio sestese alla Basilica di San Giovanni a Monza. Infatti, da quell'anno Monza esercitò su Sesto la più ampia giurisdizione. Ma già un secolo prima alcuni documenti riportano l'appellativo Giovanni: Sexto qui dicitur Johannis in un documento del 1007. Durante tutto il medioevo, il comune era conosciuto come Sesto Zohanno, Sesto Zane o più frequentemente Sesto Johanno., sebbene, fino alla fine del XVIII secolo, il paese venisse comunemente indicato come Sesto di Monza..
Un'ipotesi meno accreditata relativa alle origini del nome, farebbe coincidere la nascita del nome Sesto con quella dell'appellativo San Giovanni. Secondo questa ipotesi Sesto non sarebbe un toponimo derivante dall'indicazione di una pietra miliare, bensì sarebbe relativo alla presenza sul territorio, già agli inizi del X secolo, di una chiesa dedicata a Santo Stefano, forse l'attuale chiesa di Santa Maria Assunta, indicata nei documenti ecclesiastici del tempo come Sextum Templum Johannis, ovvero la sesta delle chiese dipendenti dalla Basilica di San Giovanni in Monza.
La nascita del comune di Sesto
Nel XIII secolo la parrocchiale di Sesto era l'unica di rito ambrosiano soggetta alla Basilica di MonzaStoria dei comuni della provincia di Milano p. 408. Vi era presente un monastero dedicato a San Nicolao che si narrava fosse stato fondato da suor Marcellina, sorella di Sant'Ambrogio. Le prime testimonianze di un ordinamento comunale sono presenti in un documento del 1244 inserito negli "Atti del Comune di Milano”. In tale documento Sesto San Giovanni è citato come comune. Negli "Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346" Sesto San Giovanni risulta facente parte della corte di Monza: tra il XIII e il XIV secolo era tale il dominio di Monza sui territori sestesi da arrogarsi il diritto di eleggere tutte le cariche del comune, promulgare bandi e infliggere pene e per questi motivi nacquero frequenti dissapori e liti tra gli abitanti di Sesto e i canonici di Monza; tali controversie, all'ordine del giorno per tutto il periodo in cui Sesto visse nell'orbita monzese, hanno in alcuni casi richiesto l'intervento, per dirimere le questioni, dell'Arcivescovo di Milano e addirittura del Papa.. Solo nel XV secolo, sotto il pontificato di Pio II, Sesto si è affrancata dalla giurisdizione monzese, grazie alla nomina del primo parroco in Sesto da parte dell'Arcivescovo di Milano..
Sesto fu più volte interessata a fatti d'arme: nel 1259 Martino della Torre signore di Milano vi riunì l'esercito per incontrare Ezzelino III da Romano che cercava di impadronirsi della Corona ferrea a Monza. L'11 giugno del 1323 fu il campo di Re Roberto forte di 30.000 fanti e 8.000 cavalieri, che si scontrò con Galeazzo e Marco Visconti. La vicina località della Bicocca degli Arcimboldi vide lo scontro tra i Visconti e i Torriani e successivamente nel 1522 una battaglia tra l'esercito imperiale condotto da Prospero Colonna e i Francesi comandati dal Lautrech.
Il Rinascimento
Nel XVI secolo Sesto vede la costruzione o l'ampliamento di alcune delle sue ville storiche: Villa Torretta, Villa Pelucca e Villa Visconti d'Aragona. Le costruzioni originarie erano ad uso agricolo, a testimonianza di un'economia locale marcatamente rurale. Durante il Rinascimento, alcune nobili famiglie milanesi decisero di acquistare terreni e ville per trasformarle in ville di delizia, dove trascorrere periodi di villeggiatura a poca distanza dalla città, nella quiete di un borgo il cui tempo era scandito dai ritmi del lavoro nei campi. Le nuove ville vennero affrescate da diversi artisti dell'epoca: Simone Barabino all'Oratorio di Santa Margherita, presso la Torretta, Agostino Santagostino alla villa Visconti d'Aragona, e Bernardino Luini che affrescò la Pelucca con il famoso ciclo degli Affreschi da villa La Pelucca oggi conservato per la maggior parte alla Pinacoteca di Brera a Milano e in altri grandi musei internazionali, come la Wallace Collection di Londra, il Louvre di Parigi e al Museo Condé di Chantilly.
Il Settecento Il censimento del 1751 documenta che il comune contava 725 abitanti e veniva amministrato da consiglio generale, convocato almeno una volta all'anno. Nella seconda metà del secolo, le riforme introdotte dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria razionalizzarono le strutture amministrative e rianimarono la vita sociale ed economica. e il comune di Sesto San Giovanni venne direttamente sottoposto alla giurisdizione del podestà di Milano. Nel 1771 gli abitanti di Sesto San Giovanni erano 1.682.
XIX secolo Nel 1809 al comune di Sesto San Giovanni furono aggregati, non uniti, i comuni soppressi di Cassina de' Gatti e di Sant’AlessandroSant'Alessandro verrà in seguito unito a Monza, nel 1811 e la popolazione raggiunse 2.248 unità. Dall'inizio del secolo Sesto si conferma tra le mete preferite dei nobili milanesi, che scelgono questi territori per le loro residenze di campagna, da dove potevano gestire gli appezzamenti di terreno di cui erano proprietari. Tutto il territorio, o quasi, è di proprietà di circa una trentina di famiglie: tra le più importanti gli Zorn, i Visconti, i Mylius, i Serbelloni-Busca, i Puricelli Guerra, i Vigoni e i De Ponti; questi ultimi non erano nobili, ma fattori che si arricchirono fino ad acquistare la villa e i terreni dei Visconti d'Aragona. Alla fine del secolo i De Ponti erano tra i più importanti possidenti terrieri a Sesto, con proprietà che andavano dal Rondò alla Torretta.. L'economia locale è quindi basata sull'agricoltura e sull'allevamento del baco da seta, che comporterà lo sviluppo manifatturiero dalla seconda metà del secolo. La conduzione delle terre è con contratto di mezzadria fino alla metà dell'Ottocento, quando i vasti fondi agrari verranno divisi per essere gestiti da famiglie meno numerose e con contratti colonici, più brevi e adattabili agli effettivi raccolti. Il grande incremento demografico di fine secolo provocherà un surplus di manodopera nelle campagne, che verrà assorbita dalla costituenda attività manifatturiera..
Le filande
Nel 1832 apre la prima filanda sestese, ad opera di Giuseppe Puricelli Guerra in un cortile della villa di famiglia, Villa Puricelli Guerra. Nel 1840 viene ammodernata con l'introduzione delle "bacinelle da macero" a vapore, una tecnologia d'eccellenza per l'epoca. Queste innovazioni contribuiranno al superamento del concetto artigianale e daranno lavoro a un discreto numero di persone. Nei decenni seguenti altre filande vengono aperte: quella di Enrico Mylius, la Savini (poi Gaslini, in quanto acquisita dai nobili Gaslini, una famiglia proveniente da Milano), sulla vecchia strada per Monza, la De Ponti all'interno della Villa Visconti d'Aragona, la Gnocchi, la Chiavelli alla cascina Valdimagna. Nel 1878 le filande di Sesto San Giovanni sono sette e occupano 738 persone. Nel 1840 entra in funzione la seconda linea ferroviaria d'Italia dopo la Napoli-Portici, la Milano-Monza, che ha a Sesto una stazione intermedia, destinata ad allungarsi sino al confine svizzero e a collegarsi, dal 1882, con il centro Europa attraverso la galleria del San Gottardo. Nel 1876 viene inaugurata anche la tranvia Milano-Monza, parallela alla ferrovia, inizialmente a trazione equina, e in seguito elettrificata dalla società Edison nel 1901. Queste infrastrutture collegano Sesto a Milano e ai mercati europei. Le filande vanno sempre più ad ammodernarsi, la produzione aumenta, vengono introdotti i primi macchinari e parte nella seconda metà del secolo una lenta trasformazione economica del paese: accanto all'agricoltura, trasformando un prodotto ad essa legato, il baco, nasce l'industria sestese. Allo stesso modo si forma un humus unico per la futura industrializzazione: quando sorgeranno le grandi industrie, l'operaio della filanda sarà pronto a passare ad un altro tipo di lavorazione..
Le ville