Le parole d'autore costituiscono, nella lessicologia della lingua italiana, una particolare sottoclasse dei neologismi, costituita da tutti quei termini, frasi, frasi fatte, espressioni, accolti nell'uso comune, la cui impronta innovativa su una lingua può essere ricondotta, in maniera riconoscibile, all'estro creativo o all'inventiva lessicale (cosciente o involontaria) di una "persona nota".. Può trattarsi sia di parole entrate nell'uso linguistico comune, sia di parole accolte nell'ambito di sottocodici (ad esempio, in un gergo settoriale o nell'orizzonte terminologico di un linguaggio specialistico).

Studio del fenomeno Il primo a porre l'attenzione sullo studio di questo fenomeno di innovazione linguistica è stato Bruno Migliorini che ha anche introdotto il nome attribuito alla categoria lessicale con un adattamento della frase "quadro d'autore"..Giovanni Adamo, Valeria Della Valle, Neologismo, Enciclopedia Treccani - VII Appendice (2010). L'espressione, dato che Migliorini scrive letteralmente che «è stata detta parola d'autore quella che è stata coniata da una persona nota, in un certo tempo, in un certo luogo» (corsivo dell'autore) è probabilmente un calco linguistico dall'espressione francese mot d'auteur.Massimo Fanfani, Parole d'autore, Enciclopedia dell'Italiano (2011), Istituto dell'Enciclopedia italiana.

Ne consegue che l'espressione "parole d'autore" è essa stessa una "frase d'autore" coniata da Bruno Migliorini e, pertanto, appartiene alla categoria lessicale che contribuisce a definire.

In relazione alle parole d'autore, a Bruno Migliorini si deve anche la proposta di due termini italiani derivati dal greco antico: "onomaturgia", per indicare lo studio del fenomeno (o anche lo stesso fenomeno linguistico di genesi e creazione di parole d'autore); "onomaturgo", con cui indicare il coniatore. Queste ultime due non possono essere classificate come parole d'autore, in quanto il loro uso risulta già attestato nell'antichità (la prima nel dialogo platonico Cratilo, la seconda in Proclo) e hanno conosciuto anche una circolazione nel Novecento, sebbene in un ambito diverso, quello della filosofia e della critica letteraria.

Procedimenti Esistono molteplici strade che portano alla creazione di parole e frasi d'autore, in un processo di innovazione e variazione linguistica a cui Bruno Migliorini ha dato il nome di onomaturgia. Tali procedimenti possono servirsi anche di interferenze linguistiche e fraseologiche, o prestiti da altre lingue o da sostrati dialettali.

Di solito, al termine del processo, l'assimilazione della parola o della frase in un lessico più vasto fa perdere la percezione del legame con l'artefice (l'onomaturgo), tanto che spesso è perfino difficile risalire al vero creatore. Una tendenza naturale del fenomeno, del resto, è l'obliterazione della paternità: essa è necessaria perché la parola, o l'espressione, anonimizzate, disancorate dall'autore e dalla situazione originaria, possano assumere connotazioni e sfumature diverse e prestarsi, in questo modo, quale strumento semantico flessibile e vitale, utilizzabile in contesti diversi e più ampi (è il caso di parole come inciucio, ribaltone, par condicio, che si sono emancipate dalla paternità autoriale).

L'atto di creazione di una parola o frase d'autore può sfruttare le normali strade della "morfologia derivativa", con l'apposizione di suffissi, affissi, suffissoidi.

In altri casi, la frase d'autore può essere il risultato di un processo chiamato neosemia, in cui si attribuisce, a un termine o a una comune frase già in uso, un significato particolare o diverso, che sta alla base dell'affermazione: è il caso di "compagni di merende", elaborata dalla stampa a partire da un'affermazione pronunciata da Mario Vanni, uno degli imputati del processo al Mostro di Firenze, per riferirsi, in maniera eufemistica e reticente, a strane e sospette frequentazioni con l'altro imputato, Pietro Pacciani. Altro caso del genere è "utilizzatore finale", frase del gergo commerciale che richiama lend-user inglese (corrispondente all'italiano utente finale, cliente finale, o consumatore finale), sfoderata da Niccolò Ghedini come eufemismo per definire Silvio Berlusconi e sostenerne la non punibilità penale, provando così ad attenuarne il ruolo nelle vicende giudiziarie a suo carico sulle escort a Palazzo Grazioli e a Villa CertosaEmilia Patta, L'«utilizzatore finale», l'offesa alle donne e le scuse di Ghedini, Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2009..

Insieme all'autore, rimane individuabile anche l'ambito linguistico di provenienza, mentre spesso non è possibile delimitarne l'orizzonte di utilizzo, dal momento che, al pari del comune neologismo, il successo di una parola d'autore può non conoscere confini settoriali ed estendersi in vari ambiti e vari ambienti a partire da quello originario. Può succedere che il successo del termine porti ad uno slittamento del suo senso per adattarsi a nuove situazioni, anche a distanza di molto tempo (come l'espressione "vento del Nord", coniata da Pietro Nenni nel 1945 ma poi ripresa, a distanza di decenni, dalla Lega Nord dei primordi per autodefinire l'irrompere impetuoso della propria iniziativa politica).

Onomaturghi Tra i creatori di parole che hanno lasciato il segno nel patrimonio linguistico ci sono molte figure di scrittori.

Giacomo Leopardi

Un brillante onomaturgo è stato Giacomo Leopardi a cui si devono neologismi divenuti patrimonio diffuso (perlomeno in un linguaggio colto e sorvegliato), come "erompere", "fratricida", "improbo", "incombere", risalenti al 1824. Questa vena creativa di Leopardi non fu apprezzata, al suo tempo, e fu oggetto degli strali di un atteggiamento purista che opponeva resistenze all'adozione, e all'accoglimento nei lessici, di neologismi d'uso forgiati in epoca successiva all'"aureo Trecento". In un caso, un frutto della sua creatività, "procombere", gli guadagnò accuse postume mossegli da Niccolò TommaseoFabio Marri, Neologismi, Enciclopedia dell'Italiano (2011), Istituto dell'Enciclopedia italiana., coautore del Dizionario della lingua italiana.

William Shakespeare

Allargando il campo ad altri orizzonti linguistici, un notevole esempio di onomaturgo è stato William Shakespeare, le cui invenzioni metaforiche hanno lasciato un'impronta riconoscibile e indelebile nella lingua inglese e spesso anche in altri idiomi parlati nel mondo: a Shakespeare si devono un buon centinaio di frasi d'autore divenute patrimonio comune e inconsapevole del linguaggio inglese, un notevole impatto interferenziale, sebbene non paragonabile a quello esercitato della Bibbia: blinking idiot, bated breath, truth will out, love is blind (maledetto idiota, fiato sospeso, la verità verrà fuori/a galla, l'amore è cieco, tutte dal Mercante di Venezia), break the ice (rompere il ghiaccio, da La bisbetica domata), [A Horse! a Horse!] My kingdom for a horse! ([Un cavallo! Un cavallo!] Il mio regno per un cavallo!, dal Riccardo III), good riddance, fair play (che liberazione!, fair play, entrambe da Troilo e Cressida), Molto rumore per nulla e Tutto è bene quel che finisce bene (dalle omonime commedie), essere o non essere (dallAmleto), sono solo alcuni esempi delle tracce da lui lasciate in molti idiomi, alcune delle quali divenute di uso stabile anche in italiano.

Gabriele D'Annunzio

Altro celebre inventore di frasi ad effetto, che hanno fatto breccia nell'uso comune, è Gabriele D'Annunzio, a cui si devono numerosi motti, in italiano e in latino. Tra i più celebri, vi è memento audēre semper! (ricordati di osare sempre!), desunto direttamente dall'acronimo MAS, ovvero Motoscafo armato silurante, mezzo bellico in uso nella prima guerra mondiale, a bordo di uno dei quali il vate partecipò nel febbraio 1918 all'impresa della cosiddetta Beffa di Buccari.

A lui è associabile anche habere non haberi (possedere, non essere posseduto), aforisma reso celebre nel romanzo Il piacere, con cui il padre ammonisce il protagonista Andrea Sperelli (libro I, cap. II), ma il cui onomaturgo, in realtà, è il filosofo Aristippo (apud Diogene Laerzio), fondatore della scuola filosofica cirenaica. Altro motto latino da lui portato al successo è hic manebimus optime.

Di D'Annunzio si ricorda anche la diffusione del grido di battaglia Eia! Eia! Eia! Alalà! e i detti "Me ne frego!" e "A noi!", poi adottati dalle squadre fasciste e dal regime mussoliniano.

Politica, giornalismo, costume

Esempi di artefici di innovazioni lessicali sono figure di brillanti aforisti come Leo Longanesi ed Ennio Flaiano. Nel campo della politica, è nota la creatività oratoria del socialista Pietro Nenni, a cui sono riconosciute ardite e colorite doti di innovatore in campo lessicale e nel campo della comunicazione politica: a lui, ad esempio, sono ricondotte invenzioni linguistiche come, tra le altre, "stanza dei bottoni", "vento del Nord", "tintinnar di sciabole", "politica delle cose"Paola Desideri, Politica, linguaggio della, Enciclopedia dell'Italiano (2011)., "politica della porta sbarrata.

Alcune volte una parola o una frase d'autore sono attribuite a un personaggio che, in realtà, non ne è il reale inventore, ma è colui che ne ha determinato la diffusione e il successo attingendo da altri contesti o mutuandola da una substrato regionale o dialettale: un esempio è "trasformismo", introdotto da Paul Broca nel 1867 come paradigma del lamarckismo, la teoria evoluzionistica di Lamarck (si veda il trasformismo in biologia); con uno slittamento semantico fu adottato nella comunicazione politica italiana 15 anni più tardi, nel 1882, per opera di Agostino Depretis che utilizzò la metafora per definire un progetto politico di convergenza sul suo programma di governo di politici provenienti da schieramenti diversi (v. trasformismo nella politica italiana). È il caso, ad esempio, della frase "ho poche idee, ma confuse", spesso attribuita a Ennio Flaiano, ma la cui paternità risale a Mino Maccari: fu però Ennio Flaiano a renderla famosa citandola, con la menzione dell'autore, nel suo Diario notturnoEnnio Flaiano, Diario notturno, Rizzoli, 1977 (p. 114)..

Esempi di frasi e parole d'autore già circolanti in ambiti vernacolari, entrate nell'uso in un ambito più ampio grazie alla mediazione di un "onomaturgo", sono "furbetti del quartierino", pronunciata dall'immobiliarista romano Stefano Ricucci, e "inciucio", estratta da un retroterra linguistico napoletano (l'affermazione è avvenuta attraverso una distorsione del senso originario: inciucio, infatti, indica un accordo clandestino o poco chiaro, mentre 'nciucio, invece, è voce onomatopeica per pettegolezzo, con riferimento al parlottio sommesso delle comariMassimo Castoldi, Ugo Salvi, Parole per ricordare: dizionario della memoria collettiva, usi evocativi, allusivi, metonimici e antonomastici della lingua italiana, Zanichelli, 2003 (ad vocem, p. 23)).

Sport

Nell'ambito dello sport, figura di prolifico onomaturgo del lessico calcistico e sportivo è quella del giornalista Gianni Brera, amante di giochi di parole che si muovevano sul filo della reminiscenza dotta e del vernacolarismo. A questa sua indole estrosa, unita alla propensione a una prosa immaginifica e colta, si devono varie coniazioni linguistiche, spesso antonomastiche:

Eupalla, ipotetica divinità che protegge il calcio e musa ispiratrice delle azioni di giocoDario Corno, Antonomasia, in Enciclopedia dell'italiano (2010), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani; contropiede, termine modellato sul greco antico antipous (ἀντίπους) - riferito nella parodo al movimento scenico del dialogo tra corifero e coreuti - e da Brera adattato per designare un'azione calcistica che punta il proprio successo sull'effetto sorpresa.

Esempi