La guerra di Tecumseh o ribellione di Tecumseh fu un conflitto combattuto nel Territorio del nord-ovest tra Stati Uniti d'America ed un confederazione indiana guidata dal capo Shawnee Tecumseh. Nonostante la guerra si consideri spesso conclusa con la vittoria di William Henry Harrison nella battaglia di Tippecanoe del 1811, in realtà proseguì fondendosi con la guerra anglo-americana, ed è spesso considerata parte di un conflitto più ampio. Tecumseh fu ucciso dagli americani nella battaglia del Thames in Canada nel 1813, e la sua confederazione fu disintegrata. Le tribù che restarono negli Stati Uniti firmarono trattati e furono obbligati a vendere le proprie terre spostandosi ad ovest negli anni 1830 (in base all'Indian Removal Act). In un contesto a lungo termine, gli storici considerano la guerra di Tecumseh come la parte finale della guerra dei sessant'anni che portò alla conquista europea della regione dei Grandi Laghi (America).

Contesto storico

I due principali avversari nel conflitto, Tecumseh e William Henry Harrison, avevano partecipato entrambi da giovani alla battaglia di Fallen Timbers alla fine della guerra indiana del Nord-Ovest del 1794. Tecumseh non fu tra coloro che firmarono il trattato di Greenville che aveva posto fine alla guerra, e che aveva ceduto agli Stati Uniti buona parte dell'attuale Ohio, abitato da Shawnee e da altri nativi. Molti capi indiani della regione accettarono però i termini di Greenville, e per i successivi dieci anni la resistenza indiana all'egemonia statunitense scomparve.

Dopo il trattato di Greenville molti Shawnee dell'Ohio si insediarono nel villaggio Shawnee di Wapakoneta sul fiume Auglaize, dove furono guidati da Zoccolo Nero, un capo anziano che aveva firmato. Piccola Tartaruga, un capo dei Miami che aveva combattuto e firmato, viveva nel suo villaggio sul fiume Eel. Sia Zoccolo Nero che Piccola Tartaruga avevano bisogno di adattarsi alla cultura statunitense.

Le tribù della regione presero parte a molti trattati tra cui quelli di Grouseland e di Vincennes che riconobbero la sovranità statunitense sull'Indiana. I trattati portarono a nuove tensioni visto che permettevano ai coloni di entrare in Indiana pagando ai nativi un rimborso per la terra invasa.

Rinascita religiosa

Nel maggio 1805 il capo Lenape Buckongahelas, uno dei più importanti capi dei nativi della regione, morì di vaiolo o influenza. Le tribù vicine credevano che la sua morte fosse stata causata da un tipo di stregoneria e fu organizzata una caccia alle streghe che portò alla morte di numerose donne Lenape. La caccia alle streghe ispirò una rinascita della religione dei nativi guidata dal fratello di Tecumseh, Tenskwatawa ("Il Profeta") che emerse nel 1805 come capo dei cacciatori. In breve tempo divenne una minaccia per l'influenza dei capi concilianti, tra cui Buckongahelas.

Tra gli altri insegnamenti religiosi, Tenskwatawa chiese agli indiani di rifiutare lo stile di vita europeo americano, come l'assunzione di liquori, i vestiti europei e le armi da fuoco. Chiese anche alle tribù di rifiutarsi di cedere altra terra agli Stati Uniti. Molti indiani decisi a cooperare con gli statunitensi furono accusati di stregoneria, ed alcuni furono giustiziati dai seguaci di Tenskwatawa. Anche Zoccolo Nero fu accusato durante la caccia alle streghe, ma non gli fu fatto nulla. Dal suo villaggio di Greenville, Tenskwatawa compromise le relazioni amichevoli tra Zoccolo Nero e gli Stati Uniti, portando alla nascita di tensioni con i coloni locali. Zoccolo Nero ed altri capi locali iniziarono a chiedere a Tenskwatawa di abbandonare con i suoi seguaci la zona per evitare una spirale militare.Owens, p. 210

Nel 1808 le tensioni con i bianchi e con gli Shawnee Wapakoneta obbligarono Tenskwatawa e Tecumseh a ritirarsi a nordovest ed a fondare il villaggio di Prophetstown nei pressi della confluenza tra Wabash e Tippecanoe, nella terra reclamata dai Miami. Piccola Tartaruga disse agli Shawnee che non erano i benvenuti, ma gli avvisi furono ignorati.Owens, p. 211 Gli insegnamenti religiosi di Tenskwatawa divennero sempre più conosciuti, ed attrasse seguaci da molte nazioni, compresi Shawnee, Irochesi canadesi, Chickamauga, Meskwaki, Miami, Mingo, Ojibway, Odawa, Kickapoo, Delaware (Lenape), Mascouten, Potawatomi, Sauk e Wyandot.

Nel 1808 Tecumseh iniziò ad essere considerato un capo dalla sua comunità. I britannici del Canada gli chiesero di stringere un'alleanza, ma egli si rifiutò. Fu solo nel 1810 che gli americani lo conobbero. Tecumseh divenne capo di una confederazione basata sugli insegnamenti religiosi del fratello.

Willig (1997) dice che Tippecanoe fu la comunità nativa più popolosa della regione dei Grandi Laghi, e che fungeva da centro culturale e religioso. Era una roccaforte religiosa intertribale posta lungo il fiume Wabash in Indiana, ed ospitava nativi americani. I bianchi la chiamarono Prophetstown (città dei profeti). Guidati inizialmente da Tenskwatawa, e poi unitamente con Tecumseh, migliaia di indiani di lingua algonchina si riunirono a Tippecanoe per ottenere forza spirituale.Timothy D. Willig, "Prophetstown on the Wabash: The Native Spiritual Defense of the Old Northwest," Michigan Historical Review, Mar 1997, Vol. 23 Numero 2, pp 115–158 in JSTOR

Territorio dell'Indiana Nel frattempo, nel 1800, William Henry Harrison era diventato governatore del neonato territorio dell'Indiana, con capitale a Vincennes. Harrison voleva assicurarsi la terra dei nativi per permettere l'espansionismo americano. In particolare sperava che il territorio dell'Indiana avrebbe attratto abbastanza coloni bianchi da esser considerato un nuovo Stato. Harrison negoziò molte cessioni di terreno con i nativi.

Nel 1809 Harrison iniziò a premere per un nuovo trattato in modo da avere nuove terre per i coloni. Miami, Wea e Kickapoo si opposero in modo "veemente" a nuove cessioni lungo il fiume Wabash.Owens, p. 200. Per convincerli a vendere Harrison decise, nonostante il parere opposto del presidente James Madison, di stringere un trattato con le tribù che volevano vendere, ed usarlo per influenzare chi era recalcitrante. Nel settembre 1809 invitò Potawatomi, Lenape, Eel e Miami ad una riunione a Fort Wayne. Durante le negoziazioni Harrison promise generosi sussidi e pagamenti alle tribù se avessero ceduto le terre richieste.Owens, pp. 201–203.

Solo i Miami si opposero. Presentarono la loro copia del trattato di Greenville e lessero la sezione che garantiva il possesso delle terre lungo il Wabash. Spiegarono la storia della regione e di come avevano invitato le altre tribù ad insediarsi nel loro territorio come amici. I Miami erano preoccupati per la mancanza dei capi Wea, nonostante fossero loro i principali proprietari della terra in discussione. I Miami chiedevano anche che il pagamento di nuove terre avvenisse per acro, e non per tratta. Harrison accettò di condizionare la ratifica del trattato all'approvazione da parte dei Wea e delle altre tribù, ma si rifiutò di comprare per acro. Rispose che ai nativi conveniva venderle in blocco, in modo da impedire ai bianchi di comprare solo gli acri migliori lasciando i nativi nelle terre più povere.

Dopo due settimane di negoziazioni i capi Potawatomi convinsero i Miami ad accettare il trattato, dato che i Potawatomi avevano in passato accettato trattati meno vantaggiosi per loro su richiesta dei Miami. Alla fine fu firmato il 30 settembre 1809 il trattato di Fort Wayne, col quale si vendevano agli Stati Uniti oltre 3 milioni di acri (circa ) sul fiume Wabash a nord di Vincennes. Nei mesi invernali Harrison riuscì ad ottenere il parere favorevole dei Wea offrendo loro un generoso sussidio. I Kickapoo erano alleati degli Shawnee di Prophetstown e Harrison temeva che fossero difficili da influenzare. Offrì ai Wea un'ulteriore rendita se i Kickapoo avessero accettato il trattato, convincendo quindi i Wea a mettere pressione ai capi Kickapoo per accettare l'offerta. Nella primavera del 1810 Harrison aveva completato le negoziazioni ed il trattato fu firmato.Owens, p. 205.

Conflitto Tecumseh si irritò per la firma del trattato di Fort Wayne, ed in seguito divenne un capo politico. Tecumseh riprese un'idea portata avanti negli anni precedenti dal capo Shawnee Giacca Blu e da quello Mohawk Joseph Brant, i quali affermavano che le terre indiane erano possedute in comune da tutte le tribù, e che quindi nessun terreno poteva essere venduto senza il consenso di tutti. Tecumseh sapeva che questo "ampio consenso era impossibile", ed è il motivo per cui sostenne questa posizione.Owens, p. 212 Non ancora pronto per affrontare direttamente gli Stati Uniti d'America, i primi avversari di Tecumseh furono i capi nativi che avevano firmato, e minacciò di ucciderli tutti.

Tecumseh iniziò ad espandersi seguendo l'insegnamento del fratello secondo cui le tribù avrebbero dovuto tornare allo stile di vita ancestrale, ed iniziò a progettare un'alleanza pan-tribale. Tecumseh iniziò a viaggiare molto, chiedendo ai guerrieri di abbandonare i capi troppo concilianti e di unirsi alla resistenza di Prophetstown.

Harrison fu colpito da Tecumseh, e lo definì addirittura in una lettera come "uno di quei geni non comuni". Harrison pensava che Tecumseh avesse il potenziale per creare un impero forte se non controllato. Harrison sospettava che stesse organizzando una ribellione, e temeva che sarebbe stato in grado di raggruppare una grossa federazione, e che i britannici ne avrebbero tratto vantaggio reclamando il possesso del nordovest.Langguth, p.164

Confronto a Grouseland

Nell'agosto 1810 Tecumseh e 400 guerrieri armati discesero il fiume Wabash per incontrare Harrison a Vincennes. I guerrieri erano tutti decorati con pitture di guerra, e la loro apparizione improvvisa spaventò i soldati di Vincennes. I capi del gruppo furono scortati a Grouseland dove incontrarono Harrison. Tecumseh affermò che il trattato di Fort Wayne era illegittimo; chiese ad Harrison di annullarlo e lo avvisò di non far colonizzare le terre cedute con il trattato. Tecumseh ammise di aver minacciato di uccidere i capi che l'avevano firmato, e che la sua confederazione stava crescendo velocemente. Harrison rispose a Tecumseh che i Miami erano i proprietari della terra e che quindi potevano decidere di venderla. Rifiutò anche la pretesa di Tecumseh che tutti gli indiani fossero una nazione unica, e disse che ogni nazione poteva intrattenere rapporti personali con gli Stati Uniti. Come prova Harrison disse a Tecumseh che il Grande Spirito avrebbe fatto parlare a tutti la stessa lingua se fossero stati lo stesso popolo.Langguth, p. 165

Tecumseh si lanciò in una "confutazione appassionata", ma Harrison non ne capiva il linguaggio. Uno Shawnee amico di Harrison armò la propria pistola per avvisare Harrison del fatto che le parole di Tecumseh stavano creando problemi. Alla fine un tenente dell'esercito che parlava la lingua di Tecumseh avvisò Harrison del fatto che stava spronando i guerrieri ad uccidere Harrison. Molti guerrieri iniziarono ad estrarre le armi ed Harrison sguainò la spada. La città conteneva solo persone e gli uomini di Tecumseh avrebbero potuto massacrare facilmente gli abitanti, ma quando alcuni ufficiali estrassero le armi per difendere Harrison i guerrieri arretrarono. Capo Winnemac, amico di Harrison, rispose agli ordini dati da Tecumseh ai guerrieri dicendogli che essendo venuti in pace, avrebbero dovuto tornare in pace e combattere un altro giorno. Prima di andarsene Tecumseh informò Harrison del fatto che se il trattato non fosse stato annullato avrebbe cercato di allearsi con i britannici.Langguth, p. 166

Crescita delle tensioni