Il campanile di Mortegliano, paese in provincia di Udine, sorge a fianco del duomo arcipretale dei Santi Pietro e Paolo. Esempio di eclettismo novecentesco, è uno degli edifici più alti d'Italia (113,20 metri) ed è il primo campanile, precedendo in altezza il più noto Torrazzo di Cremona (112,54 metri). Opera unica nel suo genere, mutua dal vicino duomo la pianta ottagonale, ed è costituito da un’ossatura di travi e pilastri in calcestruzzo armato a vista; il tamponamento è in muratura di laterizi leggeri.

Storia L’antico campanile della chiesa di San Paolo Non si hanno notizie dell’epoca di costruzione dell’antico campanile, del quale rimangono alcune testimonianze fotografiche. Esso esisteva già accanto alla chiesa che nel 1490 era stata demolita per far posto a una nuova pieve di San Paolo, consacrata nel 1496. Nel 1864, quando quest’ultimo edificio venne abbattuto per far posto all’attuale duomo, il campanile venne risparmiato, nonostante ormai da tempo risultasse pericolante: già nel 1686 era stato danneggiato da un fulmine che ne aveva distrutto la cuspide, e in quell’occasione era stato rialzato di un piano e coperto con un semplice tetto. Nel novembre del 1909 il prefetto di Udine ordinò la sospensione del suono delle campane. Dopo la demolizione della torre, avvenuta alla fine del 1913, i morteglianesi sentirono più forte la nostalgia di una torre campanaria e del suono a distesa delle campane, e si pensò subito alla nuova costruzione, ma i lavori di completamento del duomo per renderlo utilizzabile e poi lo scoppio della prima guerra mondiale fecero deporre ogni pensiero in proposito.

Il progetto di Antonio Piani (1900) Un primo disegno per un nuovo campanile era già stato predisposto dall’ing. Antonio Piani di Torsa in occasione della stesura di un progetto presentato al concorso del 1898 per completamento della copertura del duomo.

Il progetto di Vittorio Bigaro (1910) Conclusi i lavori per la copertura del duomo, anche il capomastro che ne era stato l’ideatore aveva presentato un suo progetto, che consisteva in un campanile che si sviluppava in altezza su una delle torri, ancora esistenti, che affiancano le absidi del duomo.

I progetti di L. Ferrari, G. Liccaro ed E. Cargasacchi (1923-25) Nel dopoguerra venne riconsiderata l’idea della costruzione del campanile: esso sarebbe dovuto servire al triplice scopo di monumento ai caduti, di torre campanaria e di serbatoio per l’acquedotto. Incaricati dalla Commissione del duomo e dall’allora Arciprete mons. Leonardo Palese, gli ingegneri Lionello Ferrari e Giorgio Liccaro (in un primo tempo con il contributo dell’architetto E. Cargasacchi) prepararono un progetto completo, ma per le ingenti spese e per la diversità d’opinione del paese esso venne accantonato. Durante la seconda guerra mondiale l’arciprete d’allora, mons. Olivo Comelli, riprese la proposta di costruire un campanile. Un capitale già raccolto venne usato per acquistare una grande quantità di pietra delle cave di Torreano. L’esecuzione dell’opera però subì ancora dei ritardi. Giunto in parrocchia nel dicembre 1948, il nuovo arciprete mons. Valentino Buiatti (1892-1959) dovette prendere in esame la cuspide e il tetto del duomo, minacciato da infiltrazioni d’acqua. Nel medesimo tempo si pensò ai lavori interni di arredamento e abbellimento. Soltanto nel 1954 si tornò ad agitare il problema del campanile. L’architetto udinese Pietro Zanini (1895-1990) ricevette dunque l'incarico per la preparazione di un progetto adatto al duomo.

Il nuovo campanile di Pietro Zanini (1954) L’ideazione e la costruzione dell’attuale edificio si collocano nel secondo dopoguerra, in un periodo caratterizzato da rapidi e radicali cambiamenti, da un certo ottimismo e dall’espansione demografica ed edilizia del paese, il quale andava assumendo gradualmente l’aspetto odierno. In questa situazione i morteglianesi sentivano profondamente la spinta morale comune che li condusse alla realizzazione del campanile. L’incarico della stesura di un nuovo progetto venne affidato dall’arciprete mons. Valentino Buiatti all’architetto Pietro Zanini, uno dei professionisti di spicco del Friuli dell’epoca. Zanini, che negli anni Trenta si era confrontato con le suggestioni del razionalismo, nel campo dell’architettura sacra aveva maturato una certa esperienza con diverse chiese, come quella del Cristo a Udine, di Camino al Tagliamento e di Urbignacco di Buia.

Il primo progetto (7 dicembre 1954) Il primo progetto presentato alla Commissione diocesana d’Arte Sacra di Udine risentiva fortemente del vincolo stilistico del duomo, del quale sviluppava gli elementi neogotici: l’impostazione era evidente nell’uso dei contrafforti, nella ripresa delle aperture circolari e soprattutto nella riproduzione di una guglia pressoché identica a quella della chiesa progettata da Andrea Scala. Tuttavia tale progetto non venne approvato proprio perché – si disse – seguiva troppo l’immagine del duomo, mentre sarebbe stato preferibile preparare un disegno che, pur rispettando le linee della chiesa esistente, rispecchiasse anche il senso e il gusto dell’epoca.

Il secondo progetto (maggio 1955) Venne preparato allora un secondo progetto, che è quello che fu eseguito. Oltre all’aspetto esterno, la differenza principale rispetto all’idea precedente riguarda l’uso prevalente del calcestruzzo armato, che era già molto diffuso in tutto il mondo e rappresentava ormai una tecnica costruttiva di grande successo anche negli edifici di culto: «È il materiale l’autentico segnale di modernità che consente però anche una economia nel lavoro ed il raggiungimento di altezze vertiginose senza dovere allargare la base dell’edificio. Zanini dunque, estroflettendo la struttura portante e lasciandola a vista, reinterpreta la tensione ascensionale dello spirito gotico senza imitarne lo stile»Massimo Bortolotti, A proposito del campanile di Pietro Zanini a Mortegliano, in Giovanni Fraziano, Massimo Bortolotti, Natalino Gattesco, Mortegliano. Il campanile. 50º anniversario, Campoformido, La Tipografica, 2009, p. 10.. La relazione illustrativa di Pietro Zanini, è contenuta nel dattiloscritto Il campanile di Mortegliano: il documento non è datato, ma il paragrafo finale nel quale si dichiara che è stato ultimato il secondo tronco permette di collocare la relazione alla fine del 1955 e gli inizi del 1956, come si evince dal confronto con il Giornale dei lavori.

Infatti, dopo varie sedute della Commissione fabbricaria e tre vicìnie dei capifamiglia, si era ormai passati all’inizio dei lavori. Nella mattinata del 28 marzo 1955, dopo la Messa e il canto del Veni, creator Spiritus era iniziato lo scavo per la costruzione delle fondamenta nel luogo prescelto per l’edificio, ossia a fianco dell’abside del duomo, nello spazio preparato con l’abbattimento di alcune case della cortina e sull’area cimitero che si trovava attorno all’antica pieve di San Paolo.

Le varianti al secondo progetto (1956-1958)

Il secondo progetto predisposto da Zanini andò incontro a ulteriori modifiche in corso d’opera. Le variazioni più consistenti riguardarono la cuspide, che nel corso del 1958 venne progettata secondo le forme attualiCfr. la riproduzione della tav. 36 di Zanini, del 24.8.1958, in Giovanni Fraziano, Massimo Bortolotti, Natalino Gattesco, Mortegliano. Il campanile. 50º anniversario, Campoformido, La Tipografica, 2009, p. 20. Della relazione illustrativa pubblicata sul numero unico stampato per l'inaugurazione si riportano soltanto i passaggi che si differenziano rispetto alla precedente:

Terminata l'opera, lo stesso Zanini pubblicò in un opuscolo i dati definitivi del campanile:

Le fasi e le tecniche costruttive Nella mattinata del 28 marzo 1955 era dunque iniziato lo scavo per le fondamenta. In meno di un mese vennero scavate le fondamenta e furono condotte, dal torrente Torre, la sabbia e la ghiaia necessarie per le fondamenta stesse. Il 19 aprile 1955 venne benedetta dall’arciprete la prima pietra. Il lavoro di scavo fino alla soletta della cappella venne diretto dalla ditta edile locale Vesca Battista, sotto la sorveglianza e direzione dell’architetto Zanini, che nel frattempo andava elaborando il progetto definitivo. La costruzione del campanile iniziò il 4 maggio 1956 sulle fondazioni predisposte dai volontari del paese, e fu portata a termine il 22 agosto 1959 dalla impresa assuntrice, dopo aver ultimato la cuspide, aver applicato gli intonaci alle pareti esterne e aver posti in opera i manufatti di chiusura delle finestre dei vari tronchi. La costruzione del campanile è stata attuata per mezzo di una doppia armatura in tubi di ferro disposta lungo il perimetro esterno, con la parte esterna a sbalzo, e con la parte interna poggiante sulla soletta di copertura di ogni tronco. L’armatura veniva costruita all’altezza di ogni tronco e si ripeteva quindi l’operazione per quello successivo, gettando prima i pilastri esterni, poi quelli interni, e quindi la soletta di copertura. Per la parte dall’ottavo tronco fino al tamburo sovrastante la cella campanaria era stata realizzata una doppia armatura perimetrale tubolare dell’altezza di 16 metri. Per la costruzione della cuspide, infine, una seconda armatura, impostata sopra la copertura della cella campanaria, si innalzava per altri 25 metri. Per ovviare alle scariche elettriche, durante il lavoro, l’armatura veniva di volta in volta collegata con la terra mediante filo di rame. Il sollevamento del materiale è stato effettuato con un argano elettrico collocato a quota zero e terminante con un braccio girevole impostato su una armatura tubolare collocata all’interno del campanile e sollevata di tronco in tronco fino alla cella campanaria attraverso un foro centrale lasciato appositamente in ogni singola soletta. Dalla cella campanaria alla sommità della cuspide il materiale, giunto sopra la copertura dell’ottavo tronco, giungeva al piano di lavoro per mezzo di arganelli collocati sull’esterno dell’armatura. Per l’acqua necessaria durante il corso dell’opera è stato costruito un serbatoio nella parte sotterranea del campanile, e sono installate delle centrifughe e dei serbatoi a quote diverse per l’innalzamento fino al piano di posa della cuspide. Durante i mesi invernali dei tre anni di lavoro il cantiere è rimasto chiuso. Così i lavori vennero sospesi il 22 dicembre 1956 fino al 27 febbraio 1957, dopo aver ultimato i primi due tronchi. In quei mesi l’ing. Mario Bosco redasse i calcoli delle strutture in cemento. Il 29 novembre 1957 i lavori vennero di nuovo sospesi fino al 22 aprile 1958. Risultarono completati i tronchi dal terzo al settimo. Il 27 novembre erano già completati l’ottavo tronco, la cella campanaria, il tamburo e la parte iniziale della cuspide, e il cantiere venne chiuso fino al 25 marzo 1959. Il 16 maggio venne issata la croce. Sabato 19 settembre 1959 fu l’ultima giornata di lavoro per elettricisti e muratori.

Progettista arch. prof. Pietro Zanini di Udine Calcoli statici ing. dott. Mario Bosco di Udine Fondamenta ditta «Battista Vesca» di Mortegliano Impresa costruttrice ditta «Giovanni Pavan» di Pordenone Croce ditta «Chiarandini» di Udine Pannelli della cuspide, finestroni degli ottagoni e balaustrata della cella campanaria ditta «Mattia Deana e F.» di Flumignano Lavorazione pietra e marmo dell’ottagono dei primi due tronchi, portale e finestroni ditta «Davide Paron» di Mortegliano Guidamano delle scale interne, telai delle finestre, porte degli ottagoni ditta «Fratelli Paolitti fu Italico» di Mortegliano Porta centrale e laterali ditta «Gori e Beltrame» di Mortegliano Impianto per illuminazione esterna ed interna prof. Gino Della Vedova di Mortegliano Tinteggio ottagoni e preparazione quadranti orologio ditta «Alfonso Comand» di Mortegliano Campane con incastellatura e motorizzazione elettrica ditta «Broili» di Udine Orologio a quattro quadranti ditta «Solari» di Pesariis Impianto parafulmine a quattro cordate ditta «Ergon» di Ancona

Dati tecnici