Lo zar non è morto è un romanzo collettivo di avventura, fantapolitica, ucronia e spionaggio, pubblicato a puntate nel 1928 e in volume nel 1929. Lo scrisse il gruppo "I Dieci", formato da Antonio Beltramelli, Massimo Bontempelli, Lucio D'Ambra, Alessandro De Stefani, Filippo Tommaso Marinetti, Fausto Maria Martini, Guido Milanesi, Alessandro Varaldo, Cesare Giulio Viola e Luciano Zuccoli. Il gruppo adottò la scrittura collettiva; un concorso invitava i lettori a riconoscere gli autori dei primi dieci capitoli.

La vicenda, ambientata in Manciuria nei primi anni Trenta, ruota attorno alla comparsa di un vecchio identico allo zar Nicola II di Russia, la cui possibile sopravvivenza innesca una contesa fra Italia fascista, Unione Sovietica e Cina. L'opera suscitò polemiche durante la pubblicazione a puntate e cadde in seguito quasi completamente nell'oblio, fino alla riscoperta di Giulio Mozzi nel 2004 e alla riedizione Sironi del 2005. Il romanzo anticipa lo sviluppo della fantapolitica italiana ed è considerato uno dei punti d'avvio dell'ucronia nazionale.

Storia editoriale

Il romanzo uscì a puntate dal 18 marzo 1928 su Il lavoro d'Italia, quotidiano della Confederazione nazionale delle Corporazioni sindacali diretto da Edmondo Rossoni. Il testo a puntate comprendeva 53 capitoli; il volume del 1929 ne modificò successione e composizione, portandone il numero a 59 nonostante il taglio di alcune parti descrittive. La riorganizzazione potrebbe essere servita a separare in capitoli autonomi le parti attribuibili ai singoli autori, rendendo possibile il concorso rivolto ai lettori.

La prima edizione in volume uscì a Roma nel 1929 per Edizioni dei Dieci : Sapientia, con il titolo Lo zar non è morto. Grande romanzo d'avventure, firmata collettivamente "I Dieci". Un concorso invitava il pubblico ad attribuire ai singoli componenti del gruppo i primi dieci capitoli, scritti ciascuno da un solo autore; il resto del romanzo venne composto collettivamente.

La riscoperta si deve a Giulio Mozzi, che nel 2004 rinvenne una copia originale e portò alla ristampa dell'anno successivo: nel 2005 Sironi pubblicò la nuova edizione nella collana Questo e altri mondi. Nel 2021 Luni Editrice pubblicò un'edizione integrale curata da Simonetta Bartolini, che riprende il testo pubblicato a puntate e segnala i passi eliminati nel volume del 1929.

Trama Manciuria, 1932. Un vecchio muto appare identico allo zar Nicola Romanov, ritenuto morto per fucilazione a Ekaterinburg nel 1918. La sua possibile sopravvivenza innesca una contesa internazionale: l'Italia mira a restaurarlo per colpire il regime bolscevico, l'Unione Sovietica vuole eliminarlo e la Cina intende sfruttarlo come strumento diplomatico. Nella vicenda rimane coinvolto anche Pier degli Orti, il cui fratello Paolo viene assassinato all'inizio del romanzo; accanto a lui agisce la spia britannica Oceania World, in passato legata all'agente sovietico Ivan Zelenin, che cerca di impedire il ritorno del presunto zar. L'identità dell'"Uomo della Manciuria" resta intanto il principale enigma attorno al quale si muovono militari, diplomatici e agenti segreti.

Il presidente cinese Fu Ceng e l'ammiraglio Pao-Ting tentano a loro volta di impadronirsi del vecchio per usarlo nei rapporti fra le potenze. Gli italiani riescono però a sottrarlo ai cinesi e Pao-Ting, ritenuto responsabile della perdita, viene sottoposto per ordine di Fu Ceng alla tortura delle "Tremila Gocce". Nel frattempo Oceania, già legata a Zelenin, collabora con Pier nella protezione del presunto zar, contrapponendosi all'agente sovietico. La lotta per il controllo dell'Uomo della Manciuria si sposta così dall'Asia all'Europa e conduce infine il vecchio a Roma.

Davanti al vicario del papa, il vecchio rompe il silenzio e rivela di essere il generale Sirkioff, aiutante di campo e sosia di Nicola II, preparato in passato a sostituirlo in caso di pericolo. Il piano non era stato attuato in tempo e la famiglia imperiale era stata uccisa; Sirkioff chiede tuttavia che il mondo continui a crederlo Nicola II, sperando di favorire il ritorno della monarchia. Il cardinale decide di assecondarlo e lo riconosce pubblicamente come zar. La notizia alimenta nell'Unione Sovietica sommosse e manifestazioni in favore del ritorno del sovrano.

Personaggi Oceania World Spia britannica e apolide. Pier degli Orti Protagonista maschile e fascista italiano. Il Vecchio della Manciuria Vecchio muto identico a Nicola II di Russia, rimane la figura enigmatica al centro della contesa internazionale. Ivan Zelenin Agente segreto sovietico; sostiene una teoria secondo cui il caos precede la nascita di un nuovo ordine. Pao-Ting Ammiraglio cinese coinvolto nella contesa per l'Uomo della Manciuria. Fu Ceng Presidente cinese, intende usare l'Uomo della Manciuria come strumento nei rapporti fra le potenze.

Critica Le polemiche accompagnarono il romanzo già durante la pubblicazione a puntate. In una lettera aperta del 6 giugno 1928, Emilio Settimelli, esponente del futurismo e direttore de L'Impero, accusò Marinetti di tradire il movimento creando un gruppo simile a un'accademia e rilanciando il romanzo insieme a scrittori lontani dal futurismo. Nel 1928 Curzio Malaparte, nell'articolo Una specie di accademia pubblicato sulla Fiera Letteraria, contestò soprattutto il compenso versato ai Dieci con fondi sindacali. L'8 luglio Luigi Pirandello, in una lettera privata a Marta Abba, definì l'opera "una inqualificabile gaglioffata". Dopo l'attenzione iniziale, il romanzo venne quasi completamente dimenticato, salvo riferimenti sporadici negli studi sul futurismo e sui singoli autori, fino alla riedizione Sironi del 2005.

La struttura narrativa è stata descritta come cronologicamente coerente e fondata su sorprese e colpi di scena; il romanzo combina fantascienza, fantapolitica e romanzo di avventura. Il meccanismo narrativo e la costruzione dei rapporti fra personaggi sono stati giudicati particolarmente efficaci.

Nel testo sono stati individuati razzismo, maschilismo e anticomunismo, interpretati come espressione della subordinazione al fascismo e del legame con la retorica coloniale dell'epoca. Al tempo stesso, l'opera è stata definita "un perfetto romanzo fascista" e la sua parodia, anche per l'uso comico e parodico di tratti tipici della narrativa popolare.

Quanto alla classificazione, Emiliano Marra lo definisce nel 2021 un feuilleton proto-ucronico del Ventennio fascista, descrivendone la struttura come una grande epopea avventurosa. Nella tesi del 2014 lo trattava invece soprattutto come un romanzo fantapolitico privo di invenzioni avveniristiche, ambientato pochi anni oltre il presente dei primi lettori. L'opera è stata inoltre collocata all'inizio della "storia vera e propria dell'ucronia in Italia", con la precisazione che all'epoca rientrava nella fantapolitica.

Edizioni

Influenza culturale Nel 2020 Lukha B. Kremo e Domenico Gallo curarono l'antologia ucronica Lo zar non è morto (Kipple Officina Libraria), richiamandosi esplicitamente al romanzo del 1929.

Note

Bibliografia

Approfondimenti

Voci correlate Fantaspionaggio I Dieci Storia della fantascienza italiana Ucronia

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