Fu certamente la più nota attrice teatrale del suo tempo.Tra i suoi ammiratori si annoverava anche Federico il Grande, il quale scrisse: ...la Sylvia, toujours la meilleure actrice du royaume... (Fonte: Jacques Casanova de Seingalt - Histoire de ma vie. Texte intégral, cit. in bibl. Vol. I, pag 1011). Era conosciuta con il suo nome d'arte, Silvia, dal nome del personaggio che interpretava: la prima amorosa.L’abitudine di identificare gli attori col nome del personaggio interpretato deriva dal fatto che, nella Comédie Italienne, i ruoli erano fissi e di conseguenza anche i nomi con cui si designavano i personaggi. Silvia e Mario erano rispettivamente l’amorosa e l’amoroso. Così anche per gli altri personaggi come Arlecchino, Il Dottore ecc. La sua carriera fu brillantissima e durò praticamente tutta la vita: l'abbandono delle scene precedette di poco la morte. Donna di gran carattere, ebbe un ruolo che andò molto al di là della semplice interpretazione. La sua forte personalità influenzò notevolmente anche la produzione teatrale, soprattutto per quanto riguarda Marivaux, col quale costruì un lungo sodalizio di gran successo.

Biografia Dalla nascita al debutto Silvia Balletti nacque nel 1701 a Tolosa. All'epoca, in osservanza al decreto di allontanamento da Parigi che comminava il divieto di tenere rappresentazioni a meno di 30 leghe dalla capitale, i comici italiani potevano esercitare la professione solo in provincia, il che però non significa che la loro situazione economica e sociale fosse di particolare disagio.La situazione degli attori italiani in Francia aveva subito nel tempo alterne vicende: dall’iniziale favore – la Comédie Italienne era stata fondata a Parigi nel 1680 con l’appoggio del re Luigi XIV – alla successiva disgrazia: la cosiddetta “cacciata” degli attori italiani del 1697, causata dalla reazione preventiva di Madame de Maintenon, la discussa moglie morganatica del monarca, alla messa in scena della commedia La fausse prude (La falsa pudica) nella quale temeva di essere messa alla berlina. I genitori erano due comici di origine veneziana, con ogni probabilità aggregati alla compagnia italiana di Giuseppe Tortoriti (Pascariello):Nella compagnia recitava, come Arlecchino, Pier Francesco Biancolelli figlio del celebre Dominique Biancolelli Antonio Benozzi e Clara Mascara. I documenti relativi al battesimo di Silvia chiariscono notevolmente lo status socialeÈ da notare che l’atto stesso, in luogo delle consuete due o tre righe di registrazione riservate alle persone “comuni”, occupa ben dodici righe elencando meticolosamente nomi e titoli di padrino e madrina, del coniuge di quest’ultima e di due testimoni presenti al battesimo. Da notare come alla neonata furono imposti come secondo e terzo nome il primo e secondo nome della madrina. (Fonte: Geneviève Dubois-Kervran, L’acte de baptême de Silvia, cit. in bibl.) dei genitori e più in generale dei comici italiani in Francia, dopo il decreto di espulsione dalla capitale del 1697. Secondo l'usanza del tempo, la neonata, subito dopo la nascita, fu portata in chiesa e sottoposta a un battesimo sommario (ondoyement).A causa della frequente mortalità infantile, soprattutto nel periodo immediatamente successivo alla nascita, si usava sottoporre il neonato ad una specie di “battesimo d’urgenza” che si svolgeva sulla porta della chiesa, al di fuori della ritualità connessa col battesimo ordinario Successivamente, il 18 luglio 1701, fu battezzata con il rito solenne. Alla cerimonia, che si tenne nella cattedrale di Sainte-Étienne, parteciparono personaggi di notevole rilievo: Jean Mathias du RiquetJean Mathias du Riquet - discendente di Azzucius Gherardi Arrighetti, ghibellino, proscritto da Firenze nel 1268 ed emigrato in Provenza - fu consigliere al parlamento di Tolosa dal 1664 e Président à mortier dal 1684 padrino, Rose Guionne de Monyer (o Mosnier), madrina, suo marito Raymond de TifaultRaymond de Tifault, signore di Belloc, consigliere al parlamento di Tolosa dal 24 marzo 1691, Jacques Barthélémy de Gramont, barone di Lanta.J.B. de Gramont barone di Lanta era cognato di J.M. du Riquet avendone sposato il 25 aprile 1678 la sorella Catherine Riquet, figlia di Pierre-Paul Riquet (Fonte: Geneviève Dubois-Kervran, ut supra).

Silvia trascorse l'infanzia e l'adolescenza a Tolosa e, in occasione della riapertura della Comédie ItalienneDopo la morte del re Luigi XIV e l’avvento del Reggente, uno dei primi atti del principe fu quello di richiamare nella capitale gli attori italiani messi al bando nel 1697. Il Reggente scrisse ad Antonio Farnese, pregandolo di segnalargli una compagnia di attori che potesse far rinascere la Comédie Italienne. Il capocomico designato fu Luigi Riccoboni, in arte Lelio, il quale fu chiamato a Parigi e partito da Modena dove viveva, giunse nella capitale nel 1716 con la sua compagnia., che avvenne nel 1716, si trasferì a Parigi per raggiungere la compagnia di Luigi Riccoboni, insieme al padre Antonio, al fratello Bonaventura e alla sorella minore Maria. Non vi sono notizie circa l'attività teatrale di Silvia prima del trasferimento a Parigi ma si ritiene che debba aver avuto qualche esperienza di palcoscenico, altrimenti non avrebbe potuto partecipare alle rappresentazioni, in una situazione tanto delicata per la compagnia che doveva, dopo quasi vent'anni di chiusura, rinnovare i successi della Comédie Italienne nella sede storica dell'Hôtel de Bourgogne.

La compagniaAll’arrivo a Parigi (1716) la compagnia di Riccoboni era così formata: Primo amoroso Luigi Riccoboni (Lelio); Secondo amoroso, Giuseppe Balletti (Mario); Arlecchino, Tommaso Visentini (Thomassin); Pantalone, Pietro Alberghetti; Scapin, Giovanni Bissoni; Dottore, Francesco Materassi; Scaramuccia, Giuseppe Raguzzini; Prima amorosa, Elena Virginia Balletti (Flaminia); Seconda amorosa, Giovanna Rosa Benozzi, (Silvia); Servetta, Margherita Rusca; Cantanti: Fabio Sticotti e sua moglie Ursula Astori (Isabella). debuttò, il 18 maggio 1716, con la commedia L'Heureuse Surprise (L'Inganno fortunato).L’opera è forse riconducibile ad un originale spagnolo: Los engaños de un engaño, y confusión de un papel , di Agustín Moreto (1618-1669). La sede del debutto fu il teatro del Palais-Royal in quanto la sede storica cioè l’ Hôtel de Bourgogne, era ancora in corso di riattamento. (Fonte: Emanuele De Luca, «Io Rinasco». Storia e repertorio della Nouvelle Comédie Italienne, cit. in bibl. pag.71). Il successo fu clamoroso e l'incasso della serata ammontò a ben 4.000 livres. Poco dopo gli attori italiani presero possesso della sede storica cioè l'Hôtel de Bourgogne, alla quale erano stati posti i sigilli il 14 maggio 1697.La chiusura del teatro era avvenuta in ossequio alle disposizioni reali. La comunicazione era stata effettuata dal consigliere del re Jérôme Phélypeaux de Pontchartrain, il giorno precedente, al luogotenente generale di polizia d’Argenson invitandolo a chiudere « per sempre » il teatro (Le Roy a congédié ses comédiens italiens et Sa Majesté m'ordonne de vous escrire de faire demain fermer leur théâtre pour toujours… Fonte: » Émile Campardon, Les Comédien du roi…. Cit in bibl. Introd. Pag. XXIV). e la sera del primo giugno 1716 andò in scena, alla presenza del Reggente, la commedia in tre atti La folle supposée (La Finta pazza).

Le rappresentazioni che si susseguirono portarono ad una affermazione sempre più decisa di Silvia e la giovane attrice arrivò ben presto a ricoprire il ruolo prestigioso di “prima amorosa”. L'attività proseguì con grande successo, tuttavia si andò delineando sin dall'inizio il conflitto tra i gusti del pubblico, che era rimasto legato alla rappresentazione tradizionale delle maschere italiane, e i progetti di Riccoboni che era un riformatore e intendeva passare dalla forma basata su canovacci, con largo spazio lasciato all'improvvisazione, a un teatro basato su testi scritti.

Inoltre c'era il problema della lingua, poiché il pubblico non intendeva l'italiano; fu quindi necessario adattarsi rapidamente e in questo Silvia fu avvantaggiata perché il suo francese era reso ancora più accattivante dal leggero accento italiano.Di lì a pochi anni, nel 1724, un articolo del Mercure de France rileva che: “..la demoiselle Silvia ha perduto il suo accento straniero..” in realtà una mescolanza del dialetto della natìa Tolosa con reminiscenze del veneziano parlato dai suoi, dialetto di cui si riscontrerà ancora traccia nelle lettere della figlia di Silvia, Manon, a Casanova. (Fonte: Micheline Boudet, La Comédie Italienne… cit. in bibl. Pagg. 150). Il cambiamento in realtà era già avvenuto in precedenza, cioè a partire dal 1680, allorché il repertorio era basato su lavori in francese interpretati però dalle maschere italiane, con la tradizionale distribuzione dei ruoli che rappresentavano i vari caratteri.Il fatto che i ruoli fossero fissi non significava che non ci fossero cambiamenti ed evoluzioni, ad esempio il personaggio di Arlecchino, attraverso una serie di interpreti, cambiò notevolmente caratteristiche. Dal carattere originario piuttosto buffonesco, con difetti di pronuncia, voce falsata e lazzi piuttosto corrivi, con Evaristo Gherardi e soprattutto con Tommaso Visentini, si arrivò ad un “ingentilimento” conferendo al personaggio un carattere più grazioso e naïf. Quindi il cammino era già tracciato e non restava che adeguarsi.

Il matrimonio La consuetudine di scena di Silvia con Giuseppe Balletti, in arte “Mario”,Giuseppe Antonio Balletti, (Monaco 1691 - Parigi 1762) detto Mario, dal nome del secondo amoroso della Commedia Italiana., portò a un fidanzamento e, in breve tempo, a progetti di matrimonio. Il promesso sposo si trovò ad affrontare il problema della consanguineità in quanto i due erano cugini primi. Inoltre l'autorità ecclesiastica era piuttosto restia ad ammettere ai sacramenti, compreso il matrimonio, gli attori, ai quali peraltro veniva anche negata la sepoltura in terra consacrata. A questo punto, per superare le difficoltà, si fece ricorso alla protezione di Thomas-Simon Gueullette, consigliere del re e singolare figura di magistrato allo Chatelet (giurisdizione penale), appartenente alla cosiddetta nobiltà di toga, appassionato di lettere e soprattutto di teatro.

Essendosi trovato in una situazione analoga, in quanto aveva sposato nel 1715 la propria cugina germanaFonte: Geneviève Dubois-Kervran, L’acte de baptême de Silvia… cit. in bibl. Pag 538 nota 5) e forte della sua posizione a corte, riuscì in breve tempo a condurre in porto le nozze che ebbero luogo il primo luglio 1720 a Drancy-le-Grand nella chiesa di Saint-Germain d'Auxerre.Fonte: J. Samaran, Jacques Casanova Venitien, cit. in bibl. Pag. 27 nota 3 con rinvio a Auguste Jal (1795-1873) Dictionnaire critique de biographie et d'histoire, Paris, Plon, 1872. L'atto di matrimonio fu ritrovato da Georges Monval e pubblicato nella rivista “Le Molieriste” n. 73, aprile 1885. Il contratto di nozze specificava che la sposa apportava 8.000 livres in quote della compagnia più mobili, arredi, biancheria e vestiario per un valore di 15.000 livres; lo sposo apportava una somma equivalente in quote della Comédie e beni di vario genere per un valore di 8.000 livres.Fonte: A. Ademollo, Una famiglia di comici italiani, cit. in bibl. Pag. 43. Le cifre in questione sono da giudicare molto elevate in assoluto e soprattutto tenuto conto della giovane età degli sposi, quindi si presume derivassero da donazioni delle famiglie d'origine.

L'incontro con Marivaux Il 17 ottobre 1720 andò in scena Arlequin poli par l'amour di Marivaux. Inizia con questa rappresentazione un sodalizio tra l'autore emergente e Silvia, attrice ormai affermata, che produsse frutti insperati anche se fu talvolta interrotto da dissapori e incomprensioni. Rimane dubbio se la frequentazione sia rimasta soltanto sul piano professionale o se i due abbiano vissuto una vicenda sentimentale.