La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio (capacità di tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione che abbia determinate caratteristiche) e della lingua (forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunità). Esistono sei livelli d'analisi della lingua: fonetica (suoni del linguaggio verbale); fonologia (il sistema di suoni astratti di una lingua particolare); morfologia (struttura delle parole); sintassi (regole che governano la struttura delle frasi); semantica (significato); pragmatica (come il contesto d'uso contribuisce al significato). È una disciplina scientifica, in quanto si basa su approcci empirici e oggettivi.. Un linguista è una persona specializzata in linguistica.
Introduzione La linguistica ha come scopo comprendere e definire le caratteristiche del linguaggio verbale umano (la facoltà mentale dell'uomo di comunicare attraverso una lingua) attraverso l'analisi delle lingue del mondo: un linguista indaga e descrive quindi le strutture delle lingue per capire come sono quest'ultime e cerca di spiegare perché queste sono come sono (e perché non sono in altro modo).
L'obiettivo di un linguista quindi non è quello di studiare le lingue per imparare a parlarle, cioè a comunicare con i parlanti di quelle lingue. La linguistica è una scienza empirica in quanto legata a fenomeni osservabili (foni e grafemi). Tali fenomeni non valgono però di per sé: essi vengono prodotti e compresi come fenomeni semiotici, in quanto rinviano ad altro da sé (per i filosofi medievali, aliquid stat pro aliquo, 'qualcosa sta per qualcos'altro')..
Si parla di linguistica generale per evidenziare un approccio che mette a confronto lingue diverse e affinità e differenze tra esse.. Denominazioni analoghe a "linguistica generale" sono "linguistica teorica", "linguistica sincronica", "linguistica descrittiva"..
Sincronia e diacronia La linguistica indaga le lingue secondo due aspetti: quello sincronico e quello diacronico. Una lingua o, più in particolare, un fenomeno linguistico possono essere studiati nella loro evoluzione storica, ossia nel loro mutare nel tempo: tale approccio, nonché metodo di analisi linguistica, è chiamato diacronico. La linguistica storica è quella branca della linguistica che si occupa dello studio diacronico delle lingue. Quando invece si osserva e si analizza una lingua o una sua caratteristica in un preciso momento storico (sia esso presente o passato), senza interessarsi del suo aspetto diacronico, si conduce un'analisi sincronica. Quest'ultima è condotta dalla linguistica sincronica..
Ogni livello di una lingua (dalla fonologia alla semantica e alla pragmatica) può essere studiato sia sincronicamente che diacronicamente: ad esempio, è possibile studiare il sistema nominale del latino (ossia le declinazioni: quali sono e come sono strutturate) per come ci è stato conservato nei testi letterari di un determinato periodo (studio sincronico); oppure possiamo ricostruire i mutamenti che hanno portato al sistema nominale latino come lo osserviamo, seguendo la sua storia dal protoindoeuropeo fino al latino (studio diacronico).
Discipline della linguistica Le discipline della linguistica (o rami della linguistica o sotto-discipline) si dividono tradizionalmente in due grandi macro-aree: la linguistica interna (che analizza la struttura astratta e formale della lingua) e la linguistica esterna / interdisciplinare (che studia la lingua nel suo contesto d'uso, storico e culturale).
Linguistica interna (strutturale e formale) Studia i meccanismi, le regole, i codici e le strutture che governano il funzionamento interno di una lingua a prescindere dai fattori sociali o storici. Si divide in: Fonetica e fonologia: è lo studio scientifico dei suoni del linguaggio. Fonetica: analizza la produzione fisica, la trasmissione e la percezione acustica dei suoni (i foni). Fonologia: studia come i suoni si organizzano in sistemi per distinguere i significati (i fonemi). Morfologia: è lo studio della struttura interna delle parole. Flessiva: regola la modificazione delle parole in base al genere, numero, tempo o modo (es. gatto → gatti). Derivazionale: studia la formazione di nuove parole tramite prefissi e suffissi (es. industria → industriale). Sintassi: è lo studio della struttura delle frasi. Analizza l'ordine delle parole e le regole combinatorie che collegano i sintagmi per formare enunciati di senso compiuto. Semantica: è lo studio del significato. Lessicale: analizza il significato delle singole parole e le relazioni tra di esse (sinonimia, antonimia). Frasale: studia come i significati delle singole parole si combinano per determinare il significato dell'intera frase. Lessicologia: è lo studio del lessico di una lingua. Analizza la struttura, la classificazione e la catalogazione del patrimonio di parole di un sistema linguistico.
Linguistica esterna (interdisciplinare e applicata) Studia il linguaggio nel suo legame indissolubile con il tempo, lo spazio geografico, la società, la mente umana e la cultura. Si divide in:
Linguistica storica (o diacronica): è lo studio dell'evoluzione delle lingue nel tempo. Mutamento linguistico: analizza come le lingue cambiano e si ramificano nel corso dei secoli. Onomastica: è la branca specifica della linguistica storica e storico-culturale che studia l'origine, l'evoluzione e il significato dei nomi propri (suddivisa in antroponimia, toponimia, zoonimia e crematonimia). Etimologia: è lo studio della storia e dell'origine biologica delle parole comuni (nomi comuni). Sociolinguistica: è lo studio del rapporto tra lingua e società. Analizza le variazioni della lingua in base alla classe sociale, all'età, al genere e al contesto formale o informale. Dialettologia: è lo studio delle varietà linguistiche locali. Mappa le differenze linguistiche (fonetiche, lessicali) radicate in specifiche aree geografiche delimitate. Pragmatica: è lo studio della lingua nel contesto comunicativo. Analizza come il contesto influenzi l'interpretazione del significato e come le parole vengano usate per compiere azioni (es. fare promesse, ordini). Psicolinguistica e neurolinguistica: è lo studio dei processi cognitivi e biologici del linguaggio. Psicolinguistica: studia come la mente umana acquisisce, produce e comprende il linguaggio. Neurolinguistica: analizza le strutture e i meccanismi del cervello che supportano le funzioni linguistiche.
Teorie linguistiche Approcci
Umanistici Il principio fondamentale della linguistica umanistica è che la lingua è un'invenzione creata dalle persone. Una tradizione semiotica della ricerca linguistica considera il linguaggio come un sistema di segni che nasce dall'interazione del significato e della forma. L'organizzazione delle strutture linguistiche è considerata computazionale. La linguistica è essenzialmente vista come relativa alle scienze sociali e culturali perché lingue diverse sono modellate nell'interazione sociale dalla comunità linguistica. Le scuole di pensiero che rappresentano la visione umanistica del linguaggio includono, tra gli altri, la linguistica strutturale.
Analisi strutturale significa sezionare ogni strato: fonetico, morfologico, sintattico e discorso, alle unità più piccole. Questi sono raccolti in inventari (ad es. fonema, morfema, classi lessicali, tipi di frase) per studiarne l'interconnessione all'interno di una gerarchia di strutture e strati. L'analisi funzionale aggiunge all'analisi strutturale l'assegnazione di ruoli semantici e altri ruoli funzionali che ciascuna unità può avere. Ad esempio, un sintagma nominale può funzionare come soggetto o oggetto grammaticale della frase, o come agente o paziente semantico.
La linguistica funzionale, o grammatica funzionale, è una branca della linguistica strutturale. Nel contesto umanistico, i termini strutturalismo e funzionalismo sono legati al loro significato in altre scienze umane. La differenza tra strutturalismo formale e funzionale sta nella loro risposta alla domanda perché le lingue hanno le proprietà che hanno. La spiegazione funzionale implica l'idea che il linguaggio sia uno strumento per la comunicazione, o che la comunicazione sia la funzione primaria del linguaggio. Le forme linguistiche vengono di conseguenza spiegate in relazione al loro valore funzionale, o utilità. Altri approcci strutturalisti assumono la prospettiva che la forma derivi dai meccanismi interni del sistema linguistico bilaterale e multistrato.
Biologici Approcci come la linguistica cognitiva e la grammatica generativa studiano la cognizione linguistica con l'obiettivo di scoprire le basi biologiche del linguaggio. Nella grammatica generativa si sostiene che queste basi derivino da una conoscenza grammaticale innata. Pertanto, una delle preoccupazioni centrali dell'approccio è scoprire quali aspetti della conoscenza linguistica sono genetici.
La linguistica cognitiva, al contrario, rifiuta la nozione di grammatica innata e studia come la mente umana crea costruzioni linguistiche da schemi di eventi e l'impatto dei vincoli e dei pregiudizi cognitivi sul linguaggio umano. Analogamente alla programmazione neurolinguistica, il linguaggio viene avvicinato attraverso i sensi. I linguisti cognitivi studiano l'incarnazione della conoscenza cercando espressioni che si riferiscano a schemi sensomotori.
Un approccio strettamente correlato è la linguistica evolutiva che include lo studio delle unità linguistiche come replicatori culturali. È possibile studiare come il linguaggio si replica e si adatta alla mente dell'individuo o della comunità linguistica. La grammatica delle costruzioni è un framework che applica il concetto di meme allo studio della sintassi.
L'approccio generativo e l'approccio evolutivo sono talvolta chiamati formalismo e funzionalismo. Questo riferimento è tuttavia diverso dall'uso dei termini nelle scienze umane.
Teorie descrittive ed esplicative Una seconda tipologia di classificazione, parallela alla precedente è stata proposta, ed è quella secondo la quale le teorie linguistiche sono divisibili in teorie descrittive e teorie esplicative.. Le teorie descrittive sono teorie che riguardano la descrizione delle lingue, cioè come sono strutturate le lingue. Diversamente, le teorie esplicative sono teorie che spiegano perché le lingue sono in un modo piuttosto che un altro. Descrizione e spiegazione sono quindi intese come due concetti separati, al contrario di quanto generalmente affermato dalle teorie generative: secondo queste infatti, una teoria può e deve essere descrittiva e al contempo permettere di spiegare i fenomeni considerati..
Secondo questa visione, non è possibile concepire una "linguistica teorica" in opposizione ad una "linguistica descrittiva", dato che la distinzione non è appunto tra "teorico" e "ateorico/descrittivo", bensì tra descrittivo ed esplicativo. In altre parole, la descrizione non potrà mai essere "ateorica", ma dovrà necessariamente rifarsi ad una teoria (di tipo descrittivo).
Universalismo e particolarismo categoriale Le teorie linguistiche possono essere ulteriormente suddivise a seconda di come concepiscono le categorie linguistiche delle lingue.. Le teorie che affermano l'universalismo categoriale si propongono di individuare categorie universali, pertinenti a tutte le lingue, e spiegarne le caratteristiche: per esempio, cercano di individuare la categoria «passivo» in tutte le lingue del mondo, osservandone il comportamento e definendone delle caratteristiche universali che permettano il riconoscimento della categoria stessa in tutte le lingue osservate. Le teorie che invece seguono il particolarismo categoriale sostengono che ogni lingua possegga le sue categorie (di qui il termine «particolarismo») e che non sia possibile equiparare una categoria di una lingua con la stessa di un'altra lingua.
Storia della linguistica
L'Ottocento