La geopolitica indica sia una corrente di pensiero sia un approccio politico/ideologico che mirano a studiare le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e l'azione politica.

Ancorché si tratti di una corrente di pensiero piuttosto popolare, manca ancora di una definizione univoca e condivisa. La grande notorietà di questa disciplina deriva dalla capacità attribuitale di predire l'azione politica (e quindi gli eventi futuri) tramite l'analisi del contesto spaziale (da intendersi in senso non meramente geografico, ma anche culturale, sociale ed economico) degli attori politici stessi o almeno di una parte dei comportamenti politici, da ciò si ricava come non sia una scienza ma "artigianato" (da intendersi come il tentativo della persona di prevedere gli accadimenti futuri).

Barbara Loyer ha affermato:

"L'analisi Geopolitica si conclude con l'enunciazione di scenari possibili. Uno scenario propone diverse eventualità di un peggioramento di una situazione, di status quo o di un miglioramento di una data situazione conflittuale. Non si tratta di indovinare il futuro in una sfera di cristallo, ma di provare a anticipare ciò che potrebbe accadere secondo i contesti e le strategie degli attori".

La collocazione scientifica della geopolitica comincia con la geografia, essendo geografi i suoi primi più importanti sviluppatori. Si è poi estesa ampliandosi man mano a discipline come geografia politica e politica internazionale vista in connubio con lo studio degli aspetti specifici della geografia (fisica e politica), il che riguarda l'ambito dello studio dei rapporti internazionali in chiave geografica, fino ad interpretarla come mero studio delle tendenze espansive di Stati e nazioni.

Differenze tra discipline La Geopolitica non deve confondersi con la geografia politica e con la politica internazionale.

La geopolitica si concentra sull’intreccio tra potere e spazio: cerca di spiegare perché la posizione geografica, le risorse o i colli di bottiglia, l'antropologia collettiva, insieme determinino le ambizioni e i comportamenti degli Stati.

La geografia politica, invece, ha un taglio più descrittivo e statico: si limita a rappresentare come il potere si distribuisce nello spazio, disegnando confini, stati e organizzazioni territoriali, senza entrare necessariamente nelle logiche di forza.

La politica internazionale si distingue ancora, perché non guarda tanto allo spazio quanto all’azione concreta: è la dimensione dinamica delle relazioni fra Stati e istituzioni globali, fatta di trattati, alleanze, conflitti e cooperazioni.

Definizioni Quest'indeterminatezza ha spinto teorici geopolitici a definire la materia del loro studio, con risultati altrettanto vari. Generale Karl Haushofer (ca. 1920), "la geopolitica sarà e deve essere la coscienza geografica dello Stato. Il suo oggetto è lo studio delle grandi connessioni vitali dell'uomo d'oggi nello spazio d'oggi e la sua finalità è il coordinamento dei fenomeni che legano lo Stato allo spazio". Robert E. Harkavy (1983): "La geopolitica è la rappresentazione cartografica delle relazioni tra le potenze principali in contrapposizione tra loro". William T. Fox (1983): "La geopolitica è l'applicazione delle conoscenze geografiche agli affari mondiali". Generale Pierre Gallois (1990): "La geopolitica è lo studio delle relazioni che esistono tra la condotta di una politica di potenza sviluppata sul piano internazionale e il quadro geografico in cui essa si esercita". Michel Foucher (1991): "La geopolitica è un metodo globale di analisi geografica di situazioni sociopolitiche concrete, prese in esame in quanto esse sono localizzate, e delle rappresentazioni abituali che le descrivono". Generale Carlo Jean (2003): "La geopolitica è una particolare analisi della politica (specialmente la politica estera degli Stati nazionali ma non solo quella), condotta in riferimento ai condizionamenti su di essa esercitati dai fattori geografici: intendendo come tali non solo e non tanto quelli propriamente fisici, come la morfologia dello spazio o il clima, quanto l'insieme delle relazioni di interdipendenza esistenti fra le entità politiche territorialmente definite e le loro componenti". Yves Lacoste (2007): "Viene considerata geopolitica quella situazione nella quale due o più attori politici si contendono un territorio. In questo contendere, le popolazioni che abitano il territorio conteso, o che sono rappresentate dagli attori che se lo contendono, devono essere coinvolte in questo conflitto attraverso l'uso degli strumenti di comunicazione di massa". Questa definizione apre a una geopolitica che soltanto diretta all'analisi di contese territoriali internazionali ma anche verso qualunque antagonismo per il controllo di un territorio, anche "interno" a uno stesso stato. Queste contese riguardano le strategie d'azione di ogni attore politico per il controllo dell'evoluzione di un dato territorio.

Lucio Caracciolo (2018): "La geopolitica è l'analisi dei conflitti di potere in spazi e tempi determinati. Per questo incrocia nel suo ragionamento competenze e discipline diverse: dalla storia alla geografia, dall’antropologia all’economia e altre ancora. Non è scienza: non possiede leggi, non dispone di facoltà predittive. È studio di casi specifici, per i quali è necessario il confronto fra le diverse rappresentazioni dei soggetti in competizione per un dato territorio, su varie scale e in differenti contesti temporali, e fra i rispettivi progetti, tutti ugualmente legittimi".

Definizioni di dizionari Devoto-Oli (1984), la geopolitica è "lo studio delle motivazioni geografiche che influenzano l'azione politica". Secondo il "Le Petit Robert" (1965) essa è "lo studio dei rapporti tra i dati naturali della geografia e la politica degli Stati". Per il "Grand Larousse Universel" (1962) è "lo studio dei rapporti che uniscono gli Stati, le loro politiche e le leggi di natura, queste ultime determinando le altre"; lo stesso, nell'edizione 1989, parla di "una scienza che studia i rapporti tra la geografia degli Stati e la loro politica". Il "Dictionnaire de la Géographie" (1979) scrive che "la geopolitica è lo studio dei rapporti tra i fattori geografici e le azioni o le situazioni politiche".

Storia delle teorie geopolitiche

Le origini Il termine "geopolitica" fu coniato nel 1899 dal geografo svedese Rudolf Kjellén, che la teorizzò successivamente nelle opere Samtidens stormakter ("Le grandi potenze di oggi", 1914) e Staten som lifsform ("Lo Stato come forma di vita", 1916), Lo studioso svedese Kjellén, con "geopolitica", si riferisce all'uso della conoscenza geografica per favorire gli obiettivi di Stati nazionali specifici. Egli, tende a istituire una similitudine tra gli stati e gli organismi viventi. Per altri, la geopolitica nasce sì nel 1904, ma grazie allo scritto del geografo inglese Sir Halford Mackinder, The Geographical Pivot of History.

Disputa Sulla Paternità Molti attribuiscono la paternità di questa disciplina a Friedrich Ratzel, il geografo, antropologo ed etnologo tedesco che proprio nel 1904 moriva. Ratzel traeva dal darwinismo gli elementi per la nuova concezione biologica degli stati,

Ad ogni modo i fondatori della geopolitica occidentale possono essere considerati Ratzel, Kjellén e Mackinder, grazie alle loro analisi delle relazioni tra le potenze europee del loro tempo sotto i punti di vista delle differenti collocazioni geografiche e storiche e dello sviluppo statale paragonato a quello di creature viventi (con loro habitat, necessità di reperimento di risorse e via discorrendo). Alcuni autori considerano anche lo statunitense

Alfred T. Mahan - benché più noto come teorico della guerra navale - come esponente di spicco della "prima generazione" di geo-politologi, in luce del suo The Problem of Asia del 1900, un lavoro concettualmente molto simile a quelli degli autori sopracitati.

La rielaborazione di Haushofer

Sarà però nel 1919 che Karl Haushofer, militare e professore all'Università di Monaco, riprendendo le teorie di Kjellén e Ratzel, constatando la situazione politica tedesca del tempo, elabora la tesi dei grandi spazi connessi alle Pan-idee.Haushofer K., Apologia della geopolitica tedesca in “Il testamento geopolitico di Karl Haushofer”; Limes. Rivista italiana di geopolitica, 2/09

L'idea di Haushofer era di riportare lo spazio tedesco alla sua centralità mondiale (al pari delle altre realtà continentali e imperiali) e di dotare la Germania di un proprio "spazio vitale", concetto geopolitico già teorizzato da Ratzel. Del resto la marcia verso est (Drang nach Osten) della Germania era in corso dal periodo guglielmino, moto sospinto dal progetto di costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad (tentativo da parte tedesca di delimitare una zona d’influenza nel Vicino Oriente).

Lo scoppio della prima guerra mondiale era dovuto secondo Haushofer allo scontro antropologico tra le potenze telluriche e le potenze marittime: il generale vide chiaramente nel fronte costituito da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia il nemico talassocratico che si contrapponeva al blocco "tellurocratico" eurasiatico. Tra il 1924 e il 1944 la pubblicazione della Zeitschrift für Geopolitik contribuisce a diffondere le teorie geopolitiche a livello tedesco e europeo. Nel far ciò Haushofer allacciò contatti con Giorgio Roletto e Ernesto Massi, capostipiti della scuola italiana di geopolitica che alla fine degli anni trenta prendeva forma attorno alla rivista “Geopolitica. Rassegna mensile di Geografia Politica, Economica, Sociale e Coloniale”.

Negli Stati Uniti Sulla sponda statunitense va detto che già Alfred Thayer Mahan nell'opera The Influence of Sea Power Upon History, 1660-1783 nel 1890 elaborava la tesi per cui la storiografia marittima doveva essere vista come una chiave di lettura dei contrasti sorti tra le nazioni e gli imperi. Secondo Mahan "La caratteristica principale che si delinea dall'analisi storica del potere marittimo è l'antagonismo tra gli stati o le nazioni per ottenere il dominio, o il controllo del mare".

Il potere marittimo è quindi, essenzialmente, una condizione bellica, se non altro perché obbliga uno dei due contendenti a impedire l'uso del mare all'altro. Mahan individuava negli Stati Uniti, il proprio paese, la potenza marittima emergente, mentre la caratteristica insulare (degli USA come anche delle isole britanniche) garantiva allo stato nordamericano la capacità di proiettarsi a livello marittimo e consolidare il predominio degli oceani.ALFRED THAYER MAHAN, L’influenza del potere marittimo sulla storia, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1994ALFRED THAYER MAHAN, L’importanza del potere marittimo per gli interessi degli Stati Uniti, Roma, Edizioni Forum di Relazioni Internazionali, 1996

Potenze talassocratiche e terrestri