L’assedio e caduta di Mozia avvennero durante il principio del IV secolo a.C., ad opera dell'esercito siracusano e dei suoi alleati. L'isola rappresentava per Cartagine uno dei punti commerciali più fiorenti in Sicilia, oltre che solida fortezza.; fu per questo motivo che la sua contesa, disputata tra punici e sicelioti, ebbe grande rilevanza nelle cronache del tempo.

La caduta di Mozia portò come conseguenze immediate il saccheggio e lo spopolamento dell'isola. La conseguenza a lungo termine fu la sua progressiva perdita d'importanza in chiave punica; i cartaginesi la sostituirono con Lilibeo, città dalle controverse origini, definita come "l'erede di Mozia"..

Contesto Dopo l'intervento in guerra da parte di Atene, nel 415 a.C., e le conseguenti battaglie combattute in Sicilia, Siracusa, pur uscita vittoriosa contro gli ateniesi, si trovava in uno stato post-bellico dalle gravi conseguenze sociali ed economiche.

Successivamente non vi fu nemmeno il tempo per poter annunciare un nuovo periodo di pace, poiché Cartagine, lo stesso anno della sconfitta di Atene, 413 a.C., sbarcò nuovamente in Sicilia per venire in soccorso di Segesta, la quale dopo la disfatta dei protettori attici, cercava adesso un nuovo difensore che potesse bloccare Selinunte; sua acerrima nemica e alleata dei siracusani. I segestani trovarono risposta nell'esercito cartaginese comandato dal re punico, Annibale Magone. Selinunte venne espugnata e distrutta dopo nove giorni di pesante assedio. Durante la seconda e terza campagna siciliana, occorse tra il 410 e il 404 a.C., molte città simbolo della grecità caddero in mano punica: Imera, Agrigento, Gela, Camarina, si arresero una dopo l'altra sotto i colpi dei soldati cartaginesi e di fronte all'impotenza di Siracusa, la quale nulla poté fare per evitare che Cartagine avanzasse fin sotto le sue mura e dettasse il suo volere in terra siciliana.

Tutto ciò ebbe fine nell'anno 404, quando un'improvvisa pestilenza scoppiata tra le file dell'esercito cartaginese, impose a Imilcone II - il quale nel frattempo era subentrato ad Annibale, perito presso Akragas - di arrestare la sua avanzata e cercare la pace con la parte avversa.

Questa pace venne trattata con Dionisio I di Siracusa, nuovo giovane tiranno; salito al potere nel mezzo di una crisi sociale, aggravatasi proprio a causa dello scompiglio e della distruzione portata da Cartagine.

Il trattato di pace, definito ambiguoIl Trattato di Pace del 404 venne così definito poiché caddero sul capo di Dionisio dei sospetti di segreti accordi con la parte nemica: Cartagine concedeva la tirannide di Siracusa a Dionisio, in cambio egli garantiva alla capitale fenicia il comando su Gela e Camarina (durante la terza campagna punica siciliana Dionisio mandato a Gela decise di non difendere la città ma di rientrare a Siracusa per affrontare le rivolte interne): . perché contratto in un momento della guerra che diveniva favorevole a Dionisio, sanciva che: I territori dei sicani e degli elimi restavano sotto l'egemonia di Cartagine. I territori conquistati da Cartagine potevano essere ripopolati, ma le città non dovevano edificare alcuna opera difensiva: niente alte mura, né altro tipo di fortificazione. I territori conquistati da Cartagine dovevano pagare un regolare tributo alla capitale fenicia. Le città siceliote e sicule rimanevano libere di amministrarsi con le proprie leggi, ma Siracusa non doveva in alcun modo violare l'autonomia delle stesse. Ma Dionisio non intendeva rispettare la pace. Egli infatti durante il periodo di non-belligeranza con i cartaginesi, si impegnò alacremente per dotare la polis siracusana di un vasto esercito, composto sia da truppe interne che mercenarie. Dotò inoltre la sua flotta di numerose navi e il suo apparato bellico d'ogni sorta di strumento o arma.. In questo modo fu pronto a capitanare una nuova offensiva verso la parte punica della Sicilia e non gli fu difficile fomentare l'animo dei greci siciliani già adirati per le tante sconfitte subite nelle due precedenti campagne..

Antefatti

L'assalto di Ermocrate Prima dell'assedio vi era stato un unico precedente bellico tra Siracusa e Mozia. Secondo la narrazione di Diodoro Siculo, ciò era avvenuto quando il generale Ermocrate, nel tentativo di riprendere i centri conquistati dai cartaginesiErmocrate riprese e ripopolò Selinunte, la quale da quel momento divenne il suo appoggio logistico principale, poiché era nel frattempo stato esiliato da Siracusa durante le controversie interne che lo videro contrapposto a Diocle contro il suo rivale politico . - casus belli della terza campagna punica siciliana - si era portato fin sotto le mura di Palermo e di Mozia, uccidendo molti suoi abitanti e costringendo i restanti moziesi a trovare riparo dietro le fortificazioniDiodoro Siculo, XIII, 63. Ma poiché il popolo siracusano era contrario allo scoppio di una nuova guerra contro Cartagine, si oppose alle operazioni militari intraprese da Ermocrate, da esso esiliato, e cercò di negoziare una pace con i cartaginesi. Il contatto fra i moziesi e il generale siracusano terminò, poiché questi venne distratto dai disordini sociali che stavano avendo luogo all'interno di Siracusa, dove egli sarebbe stato infine ucciso.

La dichiarazione di guerra Dionisio, salito al potere, adoperò una politica espansionistica che violava il trattato precedentemente stipulato con i cartaginesi. Mosse le sue armi contro Erbesso, antica città dei Siculi, e di seguito contro Aitna, Katane, Nasso e Leontinoi.. Incorporando queste città nell'agro siracusano, eccetto Nasso, la quale venne donata per qualche ragione ignota ai siculi.. Mentre si armava di un poderoso esercito, svolgeva nei luoghi dei greci una propaganda anti-punica con lo scopo di fomentare la vendetta che i sicelioti nutrivano verso i cartaginesi, i quali negli ultimi tempi più volte li avevano umiliati. Cominciò tutto ciò dalla sua città:

Da quel momento i siracusani presero in odio tutto ciò che appartenesse a Cartagine; nella polis dimoravano molti abitanti punici, soprattutto mercanti, essi vennero derubati e privati del loro commercio sul territorio. La voce di quest'ira giunse veloce presso le altre città siciliane, i cui abitanti sicelioti sposarono la medesima causa aretusea e ricordando quanto avevano patito a causa della distruzione delle loro patrie, fecero provare le stesse atrocità ad ogni cartaginese, o africano, che incontrassero nel loro cammino. Come a voler dare un monito al comportamento di Cartagine verso i vinti:

Dionisio a questo punto mandò un messo a Cartagine, con il compito di consegnare al Senato della capitale fenicia una lettera con dichiarazione di guerra da parte di Siracusa; sarebbero state aperte le ostilità in caso di mancato allontanamento di Cartagine da ogni città greca di Sicilia.. Cartagine non aveva ovviamente intenzione di lasciare la Sicilia, ma temeva in quel momento una guerra, poiché la pestilenza le aveva tolto un numeroso esercito e non disponeva delle forze necessarie. Conscia comunque dello scoppio imminente del conflitto bellico, mandò i suoi messi in Europa per reclutare soldati. Nel frattempo anche Dionisio, muovendosi per le terre siciliane, radunò dietro di sé una numerosa schiera di uomini disposti a combattere il dominio cartaginese. Primi fra tutti furono i superstiti di Camarina, quelli di Gela, e ancora gli agrigentini, gli imeresi e quelli di Selinunte; tutti desiderosi di rivincita contro il potere dei punici. Giunse infine ad Erice, dall'altro lato della Sicilia, poiché vicina a Mozia; suo reale obiettivo...

L'Assedio

La presa del porto moziese Le forze di Dionisio potevano dirsi poderose, poiché egli poteva contare su un gran numero di soldati: fanti e cavalieri. E poteva contare anche su un gran numero di forze navali: 200 navi da guerra, più 500 (numero approssimativo nelle stesse fonti) navi da trasporto - secondo la narrazione di Diodoro Siculo:

Egli s'incamminò verso la costa meridionale della Sicilia, mentre la nutrita flotta lo seguiva via mare. Arrivò nel nord-ovest della Sicilia. Giunto ad Erice, le sue vaste schiere intimorirono gli ericini, i quali, sia per non marciare contro le forze dionisiane e sia per il rancore che provavano verso i cartaginesi, decisero di unirsi anch'essi alle file dei sicelioti. Dionisio radunò tutto il suo esercito sotto le mura dell'isola di Mozia.

Tuttavia i moziesi non avevano alcuna intenzione di arrendersi alle pretese dei sicelioti e confidando nel tempestivo intervento di Cartagine, intralciarono al loro nemico la traversata, distruggendo la sottile striscia di terra che univa l'isola alla terraferma, temendo che i nemici potessero penetrare nella città fortificata e devastarla.

Mozia è così descritta dalle parole di Diodoro Siculo:

Dionisio tuttavia, con i suoi esperti di strategie militari, aveva già previsto e studiato il luogo dell'assedio; dunque puntò molto sulla sottile striscia di terra che fungeva da collegamento terrestre con la vicina isola. Per cui fece ricostruire e arginare la strada moziese, rendendo così vano il tentativo di blocco da parte degli isolani. Fatto ciò fece entrare nelle acque moziesi parte della sua flotta da guerra, mentre altre navi le pose all'ancora all'interno della baia..

Il neo tiranno affidò il prosieguo dell'assedio al fratello Leptine, già comandante dell'armata, ed egli si portò con parte delle truppe a recare guerra nelle restanti città filo-cartaginesi della Sicilia. I Sicani - legati all'egemonia di Cartagine in base all'ultimo trattato di pace - quando videro l'esercito siracusano apprestarsi dinanzi alle loro città, scelsero di ribellarsi ai comandi punici e si unirono ai sicelioti. Solamente cinque città decisero di opporsi all'assalto dionisiano, e queste furono: Ancyrae, Palermo, Solunto, Segesta ed Entella. Dionisio portò le sue forze sotto le mura di queste città e dopo aver saccheggiato i territori delle prime tre - tagliando persino gli alberi che vi crescevano sul fertile suolo - pose sotto assedio Segesta ed Entella, ma entrambe erano ben fortificate, per cui non essendo quelle il suo obbiettivo principale, decise di togliere l'assedio e di ritornare sotto Mozia; in quanto fortezza più cara a Cartagine.

Nel frattempo Imilcone II, dopo aver osservato le mosse del nemico e avere radunato una moltitudine di combattenti da più parti, decise di provare a distrarre Dionisio, comandando una spedizione militare notturna contro Siracusa; spedì dieci navi con un suo ammiraglio in direzione del porto siracusano, con lo scopo di distruggere le restanti navi che gli aretusei non avevano portato con sé a Mozia. Non essendo preparati ad un improvviso attacco, i siracusani subirono l'assalto cartaginese e videro le loro navi incendiate nella notte.

Ma nemmeno questa mossa riuscì a distogliere Dionisio dalla sua guerra contro le città alleate di CartagineNon vi sono notizie che possano illustrare la reazione di Dionisio quando apprese dell'assalto notturno cartaginese contro Siracusa. Pare certo che egli non si mosse dalla Sicilia occidentale, dato che Diodoro ne narra l'accanito assedio da lui stesso comandato.. Il condottiero siracusano portò tutti i suoi uomini ad occupare gli spazi vacanti che vi erano tra la spiaggia e il porto di Mozia.

Fallito il diversivo per tentare di indurre Dionisio a correre in soccorso della sua patria, Imilcone ingaggiò allora un attacco a sorpresa contro la flotta siracusana posta nel porto moziese. Il re di Cartagine sperava di cogliere le navi aretusee in una posizione ad esse sfavorevole, e dunque di distruggerle all'interno della baia isolana e porre così fine all'assedio dei sicelioti contro la sua principale roccaforte. Successivamente intendeva punire la polis che aveva ideato l'attacco, violando il precedente trattato di pace; dunque dirigersi verso Siracusa, con forze ancora maggiori. Per mettere in pratica il suo piano, Imilcone spedì 100 delle sue migliori triremi nelle acque di Mozia..