Bisenti (Bisìndë in dialetto bisentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. Situata nell'alta Valle del fiume Fino nell'antico territorio della Vestinia, fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba.

Geografia fisica Il paese di Bisenti è situato nell'alta valle del fiume Fino, in posizione collinare (274 m s.l.m.), a 35 km circa dal mare Adriatico e un po' meno dalle alte vette dell'imponente massiccio montuoso del Gran Sasso, nel suo versante teramano. Il Fino in questo punto termina la sua discesa dal territorio montano e pedemontano per cominciare il suo lento e indefesso decorso verso la vallata che diventa sempre più dolce e ampia fino a giungere, dopo la confluenza con il fiume Tavo, al mare.

L'alta valle del Fino appartiene alla provincia di Teramo, ma la geografia e la storia l'ascrivono indubbiamente alla zona di Penne (provincia di Pescara). Infatti già anticamente il territorio apparteneva alla Vestinia, mentre Teramo era la capitale del Pretuzio (che comprende il territorio tra il fiume Vomano e il Tronto). Inoltre i rapporti, i commerci e gli scambi erano più frequenti con gli altri paesi delle valli del Fino e del Tavo più che con quelli della Val Vomano. Si ricorda che Bisenti, prima della formazione della provincia di Pescara (1927), quando la secolare provincia di Teramo (o d'Abruzzo Ulteriore Primo) si estendeva fino al fiume Pescara e si divideva nei circondari di Teramo e Penne, apparteneva a quest'ultimo ed era capoluogo del mandamento di Bisenti.

Origini del nome Il nome di "Bisenti" compare per la prima volta nel 1085 quando il Conte Teatino Trasmondo cedette il contado all'abbazia di Montecassino, quindi in un elenco feudale del Regno di Napoli, risalente al XII secolo (epoca normanna) indicato col nome Bisanto, Bisemptum o Biseptum dagli antichi registri parrocchiali. Da allora le sorti del paese seguirono quelle del Regno.

A quest'epoca risale forse la chiesa di San Pietro, nella contrada omonima, a una navata e di aspetto semplice e modesto, ma posta in un punto panoramicissimo che le conferisce, insieme, una bellezza rustica e mistica. Il lunedì di Pasqua, come è tradizione, tutto il paese vi fa festa, con Messa, processione solenne, banda musicale, fuochi d'artificio, vino Montònico (di produzione locale) e grigliate di carne.

Nome degli abitanti Gli abitanti di Bisenti si chiamano Bisentini (in dialetto locale: Bisindòse, in teramano: Bisindese). Coloro che non sono di Bisenti vengono appellati forastìre (tradotto letteralmente: "forestieri"). Un bisentino che torna a Bisenti da qualunque altro posto fuori dal Comune, è solito dire: "So 'rvinùte a l'Itàlie" (trad.: sono tornato in Italia, cioè a Bisenti).

È nota la rivalità con il paese di Castiglione Messer Raimondo i cui abitanti vengono definiti "matti" (dial.: li mìtte di Castiùne). Anche i teramani non godono di buona fama, se fino a pochi decenni fa era diffuso il seguente detto popolare:

"Terramàne schiuppacule

va a la Mèsse e 'nzi 'nghicule

nin 'zi lève lu berrette

Terramàno maledètte"

Storia Origine

Fondazione dei Greci Bisenti è probabilmente di origine greca o italica, ma documenti e ritrovamenti archeologici di epoca pre-romana e romana sono talmente scarsi da non poter dare precise notizie in merito. Secondo lo studioso locale Lamberto De Carolis, Bisenti sorgerebbe sul luogo dell'antica Berethra, citata tra gli altri da Plinio e da Tolomeo. In passato furono trovate tombe romane sul pianoro oltre il fosso Ravicini e sulla parte del fiume Fino da dove si erge la collina di Campo di Pizzo; in una contrada detta volgarmente Tomba schiodata vi sono dei resti archeologici. Durante gli scavi per la costruzione della scuola elementare fu rinvenuta una necropoli picena con tombe a cappuccina e un'epigrafe con l'attestazione della presenza di "magistri". Nessun archeologo professionista ha mai studiato queste tombe che sono in uno stato di completo degrado e abbandono. Il Felice Barnabei indicava, troppo semplicisticamente, come Beretra (o Beregra) il luogo dove ora sorge Montorio al Vomano, senza tener conto delle informazioni fornite da Tolomeo e Sesto Giulio Frontino sull'esatta ubicazione della colonia romana.

Nascita della città romana

Gli storici hanno a lungo dibattuto sulla esatta individuazione del luogo in cui sorse l'antica città romana di Beregra o Beretra, denominazione alternativa riferita da alcuni studiosi sulla base di deduzioni etimologiche che prevedono una derivazione dal greco baratron, che vuol dire “anfratto stretto” e che peraltro definisce una costituzione orografica conforme e riscontrabile unicamente nell'odierna Bisenti.

Combinando le informazioni riferite da Tolomeo nell'opera “Geografia” (Lib. 3. Tab. 6, Europa) con quanto asserito da Frontino nel volume De Coloniis, risulta immediata l'identificazione di Beregra con l'attuale Bisenti. Claudio Tolomeo, infatti, nel citato volume scrive Praetutiorum Civitates, qui sunt magis orientales Marsis, Beregra, Interamnia, lasciando intendere innanzitutto che Beretra è una città pretuziana e specificando altresì che, sul fronte orientale dell'Ager Pretutianus, la stessa Beretra si trova in posizione piuttosto contigua al territorio dei Marsi, cioè l'attuale Marsica. Nel medesimo volume, oltretutto, Tolomeo aggiunge Vestinorum Civitates, qui sunt magis orientales praetutiis, Pinna”facendo comprendere che, tra le città vestine immediatamente ad oriente delle due menzionate città pretuziane, vi è Penne; questa indicazione risulta ancor più chiarificatrice della precedente, proprio perché Bisenti, a differenza delle altre cittadine che rivendicano di essere state sede dell'antica Beretra, si trova a ridosso dell'area vestina ed anzi, per certi versi, può ritenersi anche che appartenga seppur marginalmente a tale comprensorio geografico.

Dal De Coloniis di Frontino, si arriva a un'assoluta e definitiva certezza sul riconoscimento di Beregra con Bisenti. Sesto Giulio Frontino, riferisce anche dell'Ager relativo alla città di Beregra, scrivendo Veregranus Ager ea lege continetur, qua et Theatinus e citando dunque in questo passaggio l'“Ager Theatinus” ovvero il comprensorio dell'attuale città di Chieti il quale, per quanto riguarda la posizione geografica, è sicuramente più vicino a Bisenti che agli altri paesi indicati quali possibili luoghi di ubicazione dell'antica Beretra.

Legenda della città di Ponzio Pilato

Una leggenda vuole che Bisenti abbia dato i natali a Ponzio Pilato; tale tradizione, a differenza di quelle riferite ad altri luoghi, è molto articolata e non si limita ad affermare che il prefetto è nato qui, ma spiega i dettagli della sua origine. Secondo il racconto, tramandato di generazione in generazione, un avo del celebre funzionario romano, Ponzio Aquila, partecipò alla congiura delle Idi di marzo contro Giulio Cesare; con il ristabilirsi dell'ordine pubblico, le famiglie dei cesaricidi furono confinate presso le colonie romane e tra queste i Ponzi furono esiliati in quel di Berethra (antico nome di Bisenti dal greco baratron, “valle stretta e profonda").

Nato e cresciuto in questa località, il giovane e futuro prefetto ebbe dunque la possibilità di conoscere le tradizioni ebraiche e apprendere la lingua “straniera”, l'aramaico. L'allora Berethra, infatti, era è ubicata nel cuore di un territorio, dell'area centro-adriatica, conosciuto in antichità con la denominazione di Palestina Piceni in quanto colonizzato nel 600 a.C. circa da popolazioni mediorientali provenienti dalla terra di Canaan. Proprio la conoscenza del linguaggio e delle abitudini simil-giudaiche, apprese vivendo nella “Palestina Piceni”, avvantaggiarono il giovane militare Ponzio Pilato nella nomina di V prefetto della Giudea.

A Bisenti è visitabile il luogo che la tradizione indica come casa natale di Ponzio Pilato. L'edificio, anche se modificato e ristrutturato nel corso dei secoli, conserva ancora, nel suo impianto, le caratteristiche di una tipica domus romana: un lato dello stabile presenta un porticato con un cortiletto o vestibolo, sul lastrico di tale corte si notano dei resti di un'antica pavimentazione realizzata con ciottoli che formano delle particolari geometrie molto simili alle figurazioni dei mosaici che impreziosivano le ville romane. A ridosso di tale cortiletto si trova un locale, latrium della casa di Ponzio Pilato. Al di sotto di tale area dell'edificio, sono presenti due enormi cisterne che, per le caratteristiche tecniche costruttive delle murature in opus caementicium e per la presenza di alcune tracce di intonaco impermeabile di tipo opus signinum, possono essere fatte risalire all'epoca romana. Sotto limpluvium, è ancora perfettamente conservato un qanat, un sistema di distribuzione idrico molto diffuso nei territori mediorientali.

Non si può dunque escludere che il qanat di Bisenti sia stato realizzato proprio da Ponzio Pilato che, avendone appreso la tecnologia costruttiva in Giudea, una volta tornato in patria pensò bene di costruire un sistema idrico del genere per captare le acque da una falda, incanalarle mediante una galleria sotterranea per alcuni chilometri e prelevarla, per le proprie esigenze personali, da un pozzo situato all'interno della sua casa e, per le necessità degli altri concittadini Berethriani, in una fonte di erogazione pubblica, oggi denominata "fonte vecchia", della quale si possono ancora ammirare, integralmente preservate, i cunicoli di adduzione e le vasche di decantazione. Questa vecchia tradizione popolare è anche presente in un'opera minore di Ennio Flaiano. È anche riportata da Angelo Paratico in "gli assassini del Karma" e da Giacomo Acerbo in "fra due plotoni di esecuzione".

Medioevo e rinascimento

Nell'XI secolo compare come uno dei Castelli governati dall'Abbazia di Montecassino, poiché viene rappresentato sulle porte bronzee del Monastero, fatte costruire nel 1065 dall'Abate Desiderio.

Nel Trecento nacque Bartolomeo da Bisenti, fisico, matematico e professore di medicina; fu ai servizi della corte angioina e venne insignito del titolo di "Miles". Il paese allora contava poche anime e non si estendeva oltre le mura di cinta del vecchio castello (ora quasi totalmente scomparse). Si presume che in questo periodo siano state innalzate le tre torri, simbolo del paese, di cui rimane in piedi solo la più grande (dimezzata rispetto alla sua altezza originaria).

Nel Quattrocento fu realizzata la chiesa di Santa Maria degli Angeli, poi ingrandita nel 1776 su progetto di mastro Giovanni Antonio Fontana da Penne, quando assunse la conformazione attuale. Alla fine del XV secolo risale la statua lignea di santa Maria degli Angeli, realizzata da Gianfrancesco Gagliardelli; la leggenda vuole che, tanti secoli fa, la statua della Madonna comparve sulla sponda del fiume Fino e venne portata dalla popolazione festosa nella chiesa.

Sempre dell'epoca è la chiesa di sant'Antonio Abate, sita presso la confluenza del Fossato col fiume Fino. La festa di sant'Antonio è molto sentita a Bisenti: la statua del santo il 16 gennaio viene trasportata dalla chiesetta a santa Maria degli Angeli e venerata dai fedeli; il giorno dopo, con solenne processione si riporta la statua nella chiesa di S. Antonio. Nel pomeriggio del 16 gruppi di ragazzi si mascherano da sant'Antonio e da demonio e vanno in giro per le case a fare la questua cantando lu Sand'Andonie.

Seicento e Settecento

Tra la seconda metà del Cinquecento e la fine del Seicento Bisenti fu scossa da varie epidemie che decimarono la popolazione. Particolarmente devastante fu la peste del 1656, alla quale sopravvisse solo un terzo degli abitanti del paese.