La chiesa di Santo Spirito è una delle principali basiliche della città di Firenze. È situata nel quartiere dell'Oltrarno, la parte sud del centro storico, e con la sua semplice facciata domina la piazza omonima.
Ha la dignità di basilica minore.
Storia Il primo insediamento
La fondazione dell'ordine degli eremiti agostiniani in Toscana risale a un'iniziativa di Innocenzo IV: si trattava di un ordine mendicante ma di apostolato urbano. I primi frati si stabilirono a Firenze nel 1233 acquistando il necessario per erigere un romitorio in località Lepore (Arcetri), dove oggi sorge la chiesa di San Matteo. Pochi anni dopo, nel 1250, due signori, Spinello Accolti di borgo San Jacopo e Omodeo di Guido speziale, donarono al frate agostiniano Aldobrandino una casa e due vigne nella zona di Oltrarno per la costruzione di una chiesa, che venne originariamente dedicata, nel 1252, a Maria Vergine, allo Spirito Santo e a tutti i santi. Nei documenti la zona era detta della "Casellina" o della "Cuculia", alludendo a una zona ancora di campagna, con modesti casolari sparsi e alberi in cui nidificavano gli uccelli.
Nel 1269 la comunità di frati Agostiniani si insediò stabilmente a Firenze e iniziò la costruzione di una chiesa sul luogo dell'oratorio originario, dedicandola al "Santo Spirito". A quell'epoca la parte di città oltre il fiume, già inclusa nelle mura urbane dal 1173-1175, era composta da un paio di "borghi", cioè agglomerati di case lungo le vie uscenti dai ponti cittadini, e campi, con i due complessi monastici più importanti situati a Santa Felicita e San Jacopo sopr'Arno ai quali si aggiungevano altre quattro chiese minori. Nella seconda metà del XIII secolo Firenze subì una fortissima immigrazione, che interessò tutte le zone dentro e fuori le mura, compreso l'Oltrarno, verso il quale venne costruito il nuovo ponte Santa Trinita. Quando nella zona fu ingrandita la cerchia muraria, quella di Arnolfo di Cambio, il complesso conventuale si era già ingrandito dal 1292, integrandosi con incisività all'urbanistica, alla vita sociale, politica e intellettuale del quartiere e della città in generale.
Gli Agostiniani, al pari degli altri ordini mendicanti presenti in città (francescani in Santa Croce, domenicani in Santa Maria Novella, Carmelitani al Carmine), fecero della loro sede un importante centro artistico, teologico e culturale. Già nel 1287 il convento fiorentino aveva ospitato un importante capitolo generale degli Agostiniani e nel 1284 era stato nominato "Studio generale dell'Ordine", divenendo un istituto superiore di studi teologici e filosofici. Per accogliere la folla che assisteva alle loro prediche venne presto creata, dal 1292, la primitiva piazza Santo Spirito.
Fiore all'occhiello era la ricca biblioteca, che in un inventario del 1450 arrivò a contare 577 manoscritti. Il convento era frequentato da intellettuali e artisti. Francesco Petrarca instaurò un intenso rapporto con fra' Dionigi di Borgo San Sepolcro, il quale gli permise di studiare i testi rari presenti in convento e presentò il poeta a Roberto d'Angiò: grazie a queste frequentazioni Petrarca si avvicinò alla figura di sant'Agostino, che scelse come suo ideale interlocutore nel Secretum, ispirato alle Confessioni. Anche Giovanni Boccaccio frequentò il convento stringendo una stretta amicizia con fra' Martino da Signa: proprio agli Agostiniani di Santo Spirito lasciò in eredità la propria ricca biblioteca personale. Verso la fine del XIV secolo il frate Luigi Marsili fu amico e corrispondente, oltre che di Petrarca, di Coluccio Salutati e altri: la cella del frate divenne un importante luogo di ritrovo per numerosi umanisti della prima generazione. Anche nei primi decenni del XV secolo Santo Spirito rimase la sede privilegiata per il ritrovo dei circoli intellettuali fiorentini, con frequentatori come Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Niccolò Niccoli, Roberto de' Rossi, Giannozzo Manetti, i quali formarono una delle prime accademie letterarie del XV secolo.
La nuova basilica brunelleschiana
Dal 1397 il Comune aveva stanziato una somma annua per la costruzione di una nuova basilica, da terminare entro cinque anni. Fu solo però dal 1428, dietro i pressanti inviti di frate Francesco Mellini, che si istituì un provveditore per i nuovi lavori, Stoldo Frescobaldi, appartenente a una delle più importanti famiglie d'Oltrarno. Lo stesso Frescobaldi garantì di coprire a proprie spese quanto fosse necessario, qualora i fondi raccolti pubblicamente e con le oblazioni non fossero stati sufficientiEnnio Guarnieri, Le immagini di devozione nelle strade di Firenze, in Le strade di Firenze. I tabernacoli e le nuove strade, Bonechi, Firenze 1987, pp. 43-44..
Intorno al 1434 la costruzione di una nuova basilica venne dunque affidata a Filippo Brunelleschi, che aveva già lavorato, in Oltrarno, a San Jacopo e Santa Felicita. Dopo una lunga progettazione l'edificio venne iniziato nel 1444 e fu l'ultima grande opera del maestro. Dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1446, il cantiere passò nel 1452 nelle mani di tre seguaci del maestro, Antonio Manetti, Giovanni da Gaiole e Salvi d'Andrea. I continuatori seguirono a grandi linee il progetto del maestro, ma non compresero a fondo la sua originalità, apportando numerose modifiche anche sostanziali, che stemperarono gli elementi più radicali secondo soluzioni più di compromesso, in linea col gusto dell'epoca.
La notte del 21 marzo 1471, dopo i festeggiamenti per l'arrivo in città di Galeazzo Maria Visconti in cui si era inscenata in piazza una rappresentazione della Pentecoste con fuochi e fiammelle, si sviluppò un grave incendio distrusse i codici e molte opere d'arte della chiesa medievale. Salvi d'Andrea realizzò la cupola dal 1479 al 1481 e la facciata interna dal 1483 al 1487. Consacrata nel 1481, la basilica poteva dirsi conclusa nel 1487. Al 1489 risale la sagrestia di Giuliano da Sangallo.
Nel 1492 il convento ospitò il diciassettenne Michelangelo, che qui poté studiare l'anatomia dei cadaveri. Per ringraziamento lasciò il Crocifisso oggi in sagrestia. Il campanile, alto 70 metri, è opera di Baccio d'Agnolo, iniziato nel 1503 e terminato solo nel 1570. Sul fregio della cella campanaria corre l'iscrizione: «PIETATE ET VTILI / TATI PUB DICATVM / AVSPICIIS COSMI / DVCIS MDLXVI» (traduzione: Dedicato alla pietà e all'utilità pubblica, sotto gli auspici del duca Cosimo, nell'anno 1566).
Nel XVI secolo l'architetto di corte Bartolomeo Ammannati elaborò un ambizioso progetto di ristrutturazione del complesso agostiniano, ma venne messo in opera solo il secondo chiostro, con la collaborazione di Alfonso Parigi il Vecchio.
Sei e Settecento
Con il passare dei secoli la basilica ha subito altri numerosi interventi, come il vistoso baldacchino barocco realizzato da Giovanni Caccini in collaborazione con Gherardo Silvani (1599-1608), posto sopra l'altare maggiore, che ha alterato le armoniche proporzioni brunelleschiane, soprattutto per quanto riguarda la visione prospettica di tutta la navata centrale. Il sontuoso tempietto, che doveva contenere il Santissimo Sacramento, unisce fantasiosamente architettura, scultura e l'arte del commesso (il mosaico fiorentino) in pietre dure. Verso il 1620 Giulio e Alfonso Parigi il giovane portarono avanti il progetto dell'Ammannati costruendo il Chiostro dei Morti. Il prospetto esterno della chiesa rimase spoglio, con pietre a vista, fino al XVIII secolo, quando venne intonacato. Durante l'occupazione francese, Vivant Denon individuò diverse opere da mandare in Francia, anche al Musee Napoleon a Parigi, oggetto di spoliazioni napoleoniche e non tornarono col congresso di Vienna, non essendo mai stati richiesti in restituzione dai Lorena. Così diverse opere d'arte presero la via della Francia. Secondo il catalogo pubblicato nel Bulletin de la Société de l'art français del 1936, dalla basilica vennero requisite: Pala Barbadori, dipinto da Fra Filippo Lippi, oggi al Musée du Louvre, proveniente dalla sagrestia, portata a Parigi al Musée Napoléon, ovvero il Louvre, nel 1814; Gesù che appare alla Maddalena, dipinto da Angelo Bronzino, oggi al Musée du Louvre, proveniente dalla sagrestia, portata a Parigi al Musée Napoléon nel 1814; Il calvario di Cristo dipinto da Benedetto Ghirlandaio, sequestrato nel 1813 e portato al Musee Napoleon nel 1814, oggi al Louvre,
Architettura Innanzitutto Brunelleschi avrebbe voluto orientare la chiesa con la facciata a nord, verso l'Arno, per permettere una spettacolare visione dal fiume tramite la creazione di una nuova piazza. L'idea venne subito accantonata però per la presenza di importanti abitazioni di famiglie magnatizie tra la chiesa e il fiume, lungo via Santo Spirito, come si vede ancora oggi.
Mantenendo il vecchio orientamento Brunelleschi ebbe carta bianca, almeno in fase progettuale, per impostare un edificio estremamente razionale, dove, come si vede bene in pianta, la forma di croce latina è bordata lungo tutto il perimetro da un loggiato regolare che in San Lorenzo aveva interessato la sola navata centrale e che era la trasposizione all'interno di un edificio religioso del celebre loggiato esterno dello Spedale degli Innocenti. Anche qui le membrature architettoniche sono chiaramente scandite dalle pareti tramite il contrasto tra la grigia pietra serena e il biancore degli intonaci.
Le tre navate (con la centrale ampia il doppio di quelle laterali), sono separate da colonne in pietra serena con capitelli corinzi e pulvini che reggono arcate a tutto sesto e volte a vela. Esse si prolungano idealmente anche nei bracci del transetto e nel capocroce, creando un camminamento continuo lungo tutto il perimetro (con l'eccezione della controfacciata) che aveva come precedenti il Duomo di Pisa e quello di Siena. Ma in Santo Spirito il distacco dalla tradizione gotica si approfondisce e diviene definitivo. Il modulo della campata di undici braccia fiorentine arriva a definire ogni parte della chiesa. Ad ogni campata corrisponde una cappella laterale composta da una nicchia semicircolare, che è alta quanto la navata laterale e profonda 1/2 del modulo, creando nell'insieme un effetto dinamico dell'articolazione dei volumi molto più vivo che in San Lorenzo, dove le cappelle laterali sono rese schematiche dalla griglia delle paraste e delle cornici orizzontali superiori.
Al centro dei bracci si trova l'altare maggiore, fulcro di tutta l'architettura, sormontato da cupola. Entrando nella chiesa e camminando verso il capocroce si può cogliere l'estremo dinamismo del variare continuo del punto di vista attraverso la sequenza ritmica degli archi e delle colonne, che creano filari prospettici anche trasversalmente, verso le nicchie e i portali. Il tutto dà però, a differenza delle chiese gotiche, l'effetto di estrema armonia e chiarezza dell'insieme, grazie alla regolazione secondo principi razionali unitari.
La luce evidenzia il ritmo arioso ed elegante degli spazi, entrando in maniera graduale attraverso le differenti aperture, più ampie nel cleristorio della navata centrale e dagli oculi della cupola. Le navate laterali si trovano così ad essere più scure, dirigendo l'occhio inevitabilmente verso il nodo luminoso: l'altare centrale.
Le modifiche al progetto originale
Brunelleschi morì appena due anni dopo l'inizio dei lavori di costruzioni e i suoi continuatori fecero alcune modifiche, sia strutturali che decorative, al progetto iniziale, accantonando alcuni elementi più originali che avrebbero fatto della chiesa un'inedita sperimentazione, magari meno rispondente al gusto di quegli anni. L'effetto dello spazio centripeto con fulcro sull'altare sarebbe stato ancora più efficace se si fossero seguite alla lettera le disposizioni di Brunelleschi. Per il rispetto del progetto originale si batterono, per esempio, il matematico e astronomo Paolo dal Pozzo Toscanelli e l'architetto Giuliano da Sangallo, che cercò di far intervenire, senza successo, anche Lorenzo il Magnifico.