Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti il Parma Football Club nelle competizioni ufficiali della stagione 2014-2015. Stagione
La presidenza Ghirardi Dopo la mancata partecipazione all'Europa League — obiettivo raggiunto sul campo ma negato dalla UEFA per questioni legate all'apposita licenza — il presidente Tommaso Ghirardi annunciò le dimissioni dall'incarico, tornando tuttavia a capo della società nel settembre 2014, dietro richiesta del consiglio d'amministrazione. Roberto Donadoni venne invece confermato in panchina. Il calciomercato fu caratterizzato principalmente dall'inserimento in rosa di giocatori di categoria inferiore richiamati dai rispettivi prestiti. Tra i movimenti più rilevanti si segnalano l'acquisto del regista Francesco Lodi dal e il ritorno di Ishak Belfodil dal . Tra le partenze si segnala quella di Marco Marchionni, che approda alla Sampdoria in cambio di Andrea Costa, di Gianni Munari, che si trasferisce in Inghilterra al Watford, di Walter Gargano, che ritorna al , di Ezequiel Schelotto, di Marco Parolo (elemento determinante nella stagione precedente) che approda a titolo definitivo alla Lazio, e di Amauri, trasferitosi nell'ultima giornata di mercato al Torino. Nell'ultimo giorno di transazioni il Parma si rinforza in difesa acquisendo a titolo temporaneo dalla Juventus Paolo De Ceglie. L'esordio del Parma nel campionato 2014-2015 avviene in trasferta al Manuzzi di Cesena, con gli emiliani che vengono sconfitti per 1-0 dal neopromosso grazie al gol segnato nella ripresa da Alejandro Rodríguez. Nella seconda gara della stagione, il 14 settembre, il Parma perde in casa una partita rocambolesca contro il Milan, che vince per 4-5. Lo stesso mese arriva inoltre la notizia dell'indisponibilità per tutta la stagione di Jonathan Biabiany, cui viene diagnosticata un'aritmia cardiaca.
Il rendimento della squadra di Roberto Donadoni si mantiene scarso: in particolare i crociati inanellano una serie di sei sconfitte consecutive, interrotta alla 10ª giornata dalla vittoria casalinga per 2-0 contro l'Inter, alla quale fa tuttavia seguito, all'11ª giornata, un secco 7-0 esterno contro la Juventus (risultato che costituisce la più ampia sconfitta nella storia degli emiliani in Serie A). La gestione dei Giordano Alle difficoltà in campo si sommano presto quelle societarie: il 7 dicembre Tommaso Ghirardi vende ufficialmente il Parma a una cordata con capitali russo-ciprioti rappresentata dagli avvocati Pasquale e Fabio Giordano: quest'ultimo, il 16 dicembre, si presenta ufficialmente come vicepresidente del club, mentre la massima carica sociale va a Pietro Doca. Il 19 dicembre le quote di maggioranza della Eventi Sportivi S.p.A. (società controllante il club ducale) vengono acquisite dalla cipriota Dastraso Holdings Ltd., che si dichiara attiva nel ramo dell'estrazione petrolifera. L'avvento di Taçi e la presidenza Kodra Il 21 gennaio la presidenza del club passa a Ermir Kodra (che ricopre anche la carica di amministratore delegato e direttore generale), mentre la proprietà viene avocata al petroliere albanese Rezart Taçi. Il 9 dicembre al club viene irrogato un punto di penalità a causa del pagamento solo parziale dell'IRPEF dell'ultimo semestre dell'anno precedente. Al termine del girone d'andata il Parma si trova in ultima posizione insieme al Cesena, con soli 9 punti conquistati, eguagliando così il record negativo di punti nel girone d'andata stabilito dall' nella stagione 2006-2007. Inoltre il Parma risulta essere la squadra che ha collezionato meno punti anche a confronto con le altre ultime classificate dei quattro campionati europei col maggior tasso tecnico: in Premier League il Leicester City è infatti ultimo con 13 punti, nella Liga il Granada ne ha 14, in Ligue 1 il Caen 15 così come in Bundesliga il e il Friburgo. Il 25 gennaio la sconfitta nello scontro diretto casalingo contro il Cesena per 2-1 lascia il Parma all'ultimo posto solitario, suscitando le proteste della tifoseria organizzata; nel dopopartita il DG Pietro Leonardi è colto da un malore a causa dello stress e viene ricoverato in ospedale. Il 23 gennaio viene annunciata la decisione di Antonio Cassano di mettere in mora il club per il mancato versamento delle mensilità; la società replica negando la circostanza e affermando che l'attaccante aveva solo reclamato lo stipendio non pagato. Dopo la gara persa contro il Cesena, il 26 gennaio Cassano risolve il suo contratto con il Parma. Il 29 gennaio anche Lodi segue l'esempio dell'ex compagno e mette in mora la società chiedendo il pagamento di tutti gli stipendi arretrati entro 21 giorni. Durante la sessione invernale del calciomercato i ducali si rinforzano con gli arrivi a titolo temporaneo di Andi Lila dal PAS Giannina, di Antonio Nocerino dal Milan, di Cristian Rodríguez dall'Atlético Madrid e di Silvestre Varela dal Porto. Nell'ultima giornata utile della finestra invernale, il 2 febbraio, ritorna dal prestito al anche Zouhair Feddal. Tra le cessioni si registrano molte partenze di giocatori scoraggiati dalla difficile situazione societaria: De Ceglie torna alla Juventus, mentre Gabriel Paletta approda al Milan dopo quattro anni e mezzo al Parma; Afriyie Acquah ritorna all'Hoffenheim che lo cede poi alla Sampdoria, mentre il difensore Felipe risolve consensualmente il suo contratto. Lascia anche l'attaccante Nicola Pozzi, che viene ceduto in prestito con diritto di riscatto fissato a soli 1 000 € al Chievo. Il cammino in Coppa Italia del Parma inizia direttamente agli ottavi di finale (in virtù del sesto posto ottenuto nella stagione precedente). Il 14 gennaio i ducali si qualificano ai quarti superando il Cagliari per 2-1 con gol di Paletta e Rispoli. La corsa si ferma però già al turno successivo, il 28 gennaio, allorché la Juventus passa per 1-0 al Tardini con gol di Álvaro Morata.
La presidenza Manenti Il 6 febbraio la società viene nuovamente ceduta a una cordata italiana. Il nuovo proprietario si rivela essere Giampietro Manenti, amministratore delegato della Mapi Group (società di consulenze basata a Nova Gorica), che paga alla Dastraso Holding la cifra simbolica di 1 € e si accolla tutto il debito sociale, impegnandosi inoltre a pagare i 15 milioni di euro necessari per saldare gli stipendi arretrati e scongiurare la messa in mora della società entro il 16 febbraio. Il 13 febbraio Pietro Leonardi viene deferito dalla FIGC per non aver documentato l'avvenuto pagamento delle ritenute IRPEF e dei contributi INPS per le mensilità di luglio, agosto e settembre 2014; lo stesso giorno egli si dimette dal CdA del club, rimanendo tuttavia direttore generale. Alla mezzanotte del 16 febbraio, termine di scadenza dell'ultimo giorno utile del pagamento degli stipendi, non viene versato alcun bonifico a seguito della notifica della procura dell'istanza di fallimento. L'indomani, a seguito di una procedura di pignoramento avviata da Equitalia, gli ufficiali incaricati sequestrano al centro sportivo di Collecchio alcuni automezzi (furgoni e auto) ed altri beni intestati al club. In classifica, a seguito dei deferimenti della FIGC, la penalità cresce di cinque punti (dei quali due per l'insolvenza di novembre e tre per la recidiva del 16 febbraio, per il mancato pagamento degli stipendi); il presidente Manenti continua tuttavia a professarsi sicuro dell'arrivo dei soldi. Intanto la Procura Federale di Parma, attraverso i P.M. Paola Dal Monte, Giuseppe Amara e Umberto Ausiello, chiede l'apertura della procedura di fallimento della società, date le inadempienze fiscali e la voragine debitoria di 97 milioni di €. Il 18 febbraio Manenti riesce a ottenere una proroga sui termini di pagamento e ostenta sicurezza sull'arrivo dei soldi, mentre il presidente dell'AIC Damiano Tommasi, dopo un incontro con la squadra, si proclama cautamente fiducioso sull'attuazione delle promesse e degli impegni presi a parole dalla nuova proprietà. Il mattino del 19 febbraio il GOS (Gruppo Operativo sulla Sicurezza) si riunisce alla questura di Parma e scongiura l'ipotesi di cancellazione della partita, mentre Manenti incontra nuovamente la squadra e chiede ancora fiducia per i pagamenti e il bonifico. Nonostante ciò il 20 febbraio la gara casalinga contro l'Udinese viene rinviata a data da destinarsi. Frattanto il dg Leonardi viene ricoverato in ospedale per un altro malore e il 21 febbraio viene trasferito in un centro specializzato nella cura degli stati d'ansia e per quelli depressivi. Il giorno seguente circa mille tifosi si radunano per protesta sotto casa sua e lo insultano. Dinnanzi alle difficoltà sempre più evidenti, il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero si proclama disponibile ad aiutare economicamente il club parmense pagando la trasferta della Primavera in Liguria, e invita le altre squadre di Serie A a concorrere al salvataggio del Parma, ottenendo però il rifiuto del Cesena. Frattanto si fa avanti l'Inter, che offre un pullman agli Allievi emiliani per partecipare a un torneo. Le confische dei beni del club proseguono: dopo i pulmini e le auto, il 5 marzo finiscono all'asta anche le panchine dello stadio e il mobilio dello spogliatoio, con il prezzo base di 5 000 €. Il 26 febbraio i giocatori rendono noto il rifiuto di scendere in campo nella trasferta contro il Genoa; le altre squadre, in segno di solidarietà, iniziano le gare alle 15:15 anziché alle 15:00. Il giorno seguente, come da richiesta dei giocatori alla FIGC, diventa ufficiale il rinvio della gara Genoa-Parma a data da destinarsi. Il 4 marzo Pietro Leonardi si dimette dall'incarico di direttore generale per motivi di salute e insieme all'ex presidente Ghirardi finisce nel registro degli indagati per concorso in bancarotta fraudolenta nell'inchiesta della Procura di Parma sulla gestione della società. La Lega di Serie A delibera infine a maggioranza (16 club a favore su 20) di versare al club fino a 5 milioni di euro tramite il fondo delle multe comminate dal giudice sportivo per consentire alla squadra di concludere regolarmente la stagione. Perciò, dopo due settimane di stop, i giocatori accettano di tornare in campo nella gara casalinga contro l'. Il 14 marzo al Parma vengono inflitti altri due punti di penalizzazione (per un totale di tre), mentre Ghirardi e Leonardi vengono inibiti per quattro mesi. Dopo la sconfitta contro il , il 16 marzo il presidente Manenti rifiuta l'offerta d'acquisto al prezzo di 500 000 € avanzata dal finanziere Alessandro Proto, chiedendo non meno di 5 milioni di euro. Due giorni dopo Manenti viene arrestato con l'accusa di reimpiego di capitali illeciti, per aver provato a ottenere con l'aiuto di complici 4,5 milioni di euro da versare al club tramite l'utilizzo di carte di credito clonate. Fallimento del Parma Calcio Il giorno seguente il Parma viene dichiarato ufficialmente fallito dal Tribunale di Parma, che lo pone in regime di esercizio provvisorio dell'impresa e nomina i commercialisti Angelo Anedda e Alberto Guiotto come curatori fallimentari. Viene rivelato inoltre che i debiti del club emiliano ammontano a 218 446 754,61 €, con un patrimonio netto negativo di 46 696 901 € e un ingente debito sportivo stimabile allo Stato in 74 360 912 € (di cui 63 039 920 € nei confronti dei calciatori tesserati). Il 21 aprile la base d'asta per rilevare la società viene fissata a 20 milioni di €. Il giorno seguente il Tribunale di Parma dichiara anche il fallimento della Eventi Sportivi S.p.A., la società in mano a Manenti che deteneva il 90% del capitale sociale del Parma, e nomina un ulteriore curatore fallimentare. Lo stato d'insolvenza appare infatti conclamato e irreversibile con una situazione debitoria complessiva (secondo le risultanze del bilancio al 30 giugno 2014, ultimo rendiconto disponibile) di 63 786 083 € a fronte di un attivo patrimoniale di circa 12 milioni di €. Battuto per 4-0 dalla Lazio a fine aprile, il Parma retrocede aritmeticamente in Serie B con cinque giornate ancora da disputare.