La rivolta di Gainas, avvenuta nel 399–400, costituì il tentativo del generale goto Gainas di prendere il potere a Costantinopoli, impadronendosi così del controllo dell'Impero romano d'Oriente. Il suo fallimento rappresentò la fine della dipendenza dai mercenari germanici che a lungo termine avrebbero potuto portare al crollo dall'interno dell'Impero.

Contesto storico La dipendenza dell'Impero dai barbari Negli ultimi decenni del IV secolo l'Impero romano d'Oriente, non essendo riuscito a respingerli militarmente, era stato costretto dai sommovimenti provocati dagli Unni a dover ammettere in territorio romano migliaia di profughi goti, a loro volta costretti a migrare in territorio imperiale a causa dell'espansionismo unno. I Goti, infatti, avevano inflitto all'Impero una calamitosa disfatta nella battaglia di Adrianopoli (9 agosto 378), e il nuovo Imperatore d'Oriente, Teodosio I, fu costretto a venire a patti con loro, firmando un trattato di pace, il 3 ottobre 382, che garantiva ai Goti il rango di foederati dell'Impero. In base a questo accordo fu loro concesso di insediarsi nelle due province settentrionali della diocesi di Tracia (Moesia II e Scythia Minor), dove ricevettero terre da coltivare (che comunque continuavano ad appartenere legalmente all'Impero), conservando un certo grado di autonomia dall'Impero, anche se non fu concesso loro di eleggersi un capo unico; sembrerebbe, inoltre, che ottennero l'esenzione dal pagamento delle tasse, anche se quest'ultima questione è controversa. In cambio si impegnavano ad assistere l'Impero nella difesa della frontiera del Danubio e a fornire contingenti mercenari alleati all'Impero ogniqualvolta che l'Imperatore ne avesse fatto richiesta per specifiche campagne militari. Questa politica di accomodamento con i Goti non fu condivisa da diverse personalità dell'epoca, come lo storico pagano Eunapio, che riteneva che i Goti, o almeno una loro fazione, fingessero soltanto di servire fedelmente l'Impero, ma in realtà tramassero per cagionarne la rovina dall'interno:

Come afferma Eunapio, non tutti i Goti tramavano tali infidi intrighi contro l'Impero, ma alcuni avevano deciso di servirlo fedelmente: questa fazione era capeggiata dal guerriero pagano Fravitta, mentre la fazione che tramava contro l'Impero era capeggiata da un certo Eriulfo. Intorno al 392, durante uno dei banchetti dell'Imperatore con i capi goti, Fravitta ed Eriulfo litigarono perché quest'ultimo confessò i suoi piani di tradire l'Impero: Fravitta uccise Eriulfo e quando i seguaci di quest'ultimo tentarono di vendicare il loro capo, le guardie del corpo di Teodosio intervennero salvando Fravitta.Zosimo, IV,56. Fravitta, secondo Eunapio, servì fedelmente l'Impero fino alla fine.

Nel corso del suo regno, Teodosio ammise anche altri gruppi di Goti all'interno dell'Impero. Nel 386, sconfisse i Goti Greutungi e li insediò in Asia Minore.Zosimo, IV,38. Furono proprio questo gruppo di Goti a rivoltarsi in seguito, capeggiati da Tribigildo.

I Goti accettarono di assistere l'imperatore Teodosio nella campagna contro l'usurpatore Eugenio, che aveva usurpato il trono d'Occidente con l'assistenza del generale franco Arbogaste in seguito alla morte in circostanze sospette dell'Imperatore Valentiniano II (392). Nella battaglia del Frigido (5-6 settembre 394), in cui Teodosio ebbe la meglio sull'usurpatore, ben diecimila foederati Goti che servivano nell'esercito di Teodosio perirono. Per questo e per altri motivi, quando, dopo la vittoria sull'usurpatore, fu concesso loro di fare ritorno nelle loro terre nella Tracia settentrionale, il malcontento nei confronti dell'Impero cominciò a serpeggiare: i Goti temevano che l'Imperatore li avesse esposti in prima linea per indebolirli in modo da annullare la loro autonomia revocando loro il rango di foederati. Quando poi, nel 395, spentosi Teodosio, i nuovi imperatori Arcadio e Onorio si rifiutarono di continuare a pagare il sussidio ai Goti, questi ultimi decisero di rivoltarsi eleggendo loro capo unico Alarico; anche questi era adirato con l'Impero in quanto Teodosio gli aveva promesso la carica di magister militum in caso di successo nella battaglia del Frigido, promessa poi non mantenuta.Zosimo, V, 5. I Goti di Alarico, in rivolta, devastarono la Tracia e la Grecia per due anni, finché il primo ministro dell'imperatore d'Oriente Arcadio, Eutropio, non decise di concedere loro ciò che pretendevano, ovvero il rinnovo del trattato del 382 a condizioni più favorevoli per i Goti, con la concessione di nuove terre in Macedonia, e la nomina del loro capo, Alarico, a magister militum per Illyricum (397).

L'Impero romano, sia in Occidente che in Oriente, si stava germanizzando in misura sempre maggiore: in Occidente aveva preso il potere il generale di origini vandaliche Stilicone, che riuscì addirittura nell'impresa di diventare il reggente dell'imperatore Onorio, mentre in Oriente, a parte Alarico nominato magister militum per Illyricum, assumeva sempre più importanza a corte il generale goto Gainas. Quest'ultimo era un generale romano di origini gotiche, il quale aveva combattuto nell'esercito di Teodosio nella battaglia del Frigido, battaglia nella quale aveva avuto il comando su tutte le truppe di foederati goti, presumibilmente con la carica di comes rei militaris: dopo la battaglia, era rimasto in Italia per alcuni mesi servendo nell'esercito di Stilicone.Zosimo, IV, 58. Gainas era al seguito di Stilicone quando quest'ultimo, alla testa degli eserciti sia d'Occidente che d'Oriente, marciò in direzione di Costantinopoli con il pretesto di reprimere la rivolta dei foederati goti di Alarico. Stilicone ricevette tuttavia l'ordine da parte di Arcadio di non procedere oltre ma di ritornare in Italia e di rimandare a Costantinopoli le truppe comitatensi dell'esercito romano-orientale che avevano seguito Teodosio nella campagna contro Eugenio e che non avevano più fatto ritorno in Oriente; il generalissimo d'Occidente obbedì ma ordinò alle truppe romano-orientali, comandate da Gainas, di uccidere il prefetto del pretorio d'Oriente Rufino, rivale politico di Stilicone. Gainas e le sue truppe obbedirono all'ordine e, quando Rufino uscì dalla capitale con Arcadio per venire incontro alle truppe, esse lo circondarono e lo uccisero (27 novembre 395).Zosimo, V, 7. Dopo l'uccisione di Rufino, che fino a quel momento era stato l'uomo più potente dell'Impero d'Oriente, a Costantinopoli prese il controllo sull'Imperatore il ciambellano eunuco Eutropio, che divenne così di fatto il reggente dell'Oriente romano. È possibile che nell'uccisione di Rufino fosse coinvolto non solo Stilicone, ma anche Eutropio, che comunque non fu meno ostile di Rufino nei confronti del generalissimo d'Occidente.

La tirannia di Eutropio

Eutropio, assunto il potere, divenne di fatto il reggente dell'Impero d'Oriente. Il suo comportamento è descritto a tinte fosche dalle fonti, che lo accusano di corruzione e di rapacità. Zosimo, utilizzando come fonte Eunapio, lo accusa di aver cagionato la rovina di molti uomini illustri per il timore che offuscassero il suo potere o per impadronirsi dei loro beni, e tra questi cita il generale Timasio e l'ex console Abundanzio.Zosimo, V, 8.

Rafforzata la propria autorità, Eutropio, di fronte alle rivendicazioni di Stilicone, che sosteneva che Teodosio, spirando, lo avesse nominato reggente anche di Arcadio e che avesse assegnato a Onorio l'intero Illirico, compreso l'Illirico Orientale, reagì con ostilità: dopo aver fatto dichiarare dal Senato di Costantinopoli Stilicone nemico pubblico dell'Impero d'Oriente, decise di danneggiarlo appoggiando la rivolta del comes Africae Gildone. Gildone, appoggiato da Eutropio, si rivoltò all'Impero d'Occidente interrompendo i rifornimenti di grano che la Città Eterna riceveva dall'Africa e annunciando che da quel momento avrebbe riconosciuto soltanto l'autorità di Arcadio. Stilicone, per niente intenzionato a perdere il grano dell'Africa, necessario per il sostentamento dell'Urbe, reagì prontamente inviando contro il ribelle un'armata condotta dal generale Mascezel, fratello dello stesso Gildone; questi vinse Gildone e restituì l'Africa all'Impero d'Occidente, ma al suo ritorno, Stilicone, invece di ricompensarlo, tramò la sua uccisione: mentre Mascezel stava attraversando un ponte, i soldati del suo seguito, al segnale di Stilicone, lo gettarono in acqua, uccidendolo.Zosimo, V, 11. Stilicone probabilmente non si fidava di Mascezel e intendeva affidare il governo dell'Africa a una persona di sua fiducia, per questo lo avrebbe fatto uccidere.

Nel frattempo, poiché i generali inviati contro gli Unni che stavano devastando la Cappadocia e le province della diocesi del Ponto non stavano ottenendo risultati di rilievo, Eutropio decise di assumere di persona il comando dell'esercito: probabilmente fu nel 398 che, conducendo di persona un esercito nella campagna contro gli Unni, riuscì nell'impresa di espellerli dalle province romane; Eutropio tornò trionfante a Costantinopoli e fu premiato con il consolato per l'anno successivo (399). Non appena la corte d'Occidente fu informata della nomina a console di Eutropio per l'anno 399, essa rimase scandalizzata, ritenendo che nominare console un eunuco fosse una cosa inaudita, una violazione intollerabile della tradizione dei Fasti consulares. Claudiano, panegirista di Stilicone, proprio nel 399, scrisse un poema contro Eutropio, In Eutropium, una sorta di libello che descriveva, in modo molto parziale, tutte le malefatte compiute dal primo ministro di Arcadio. L'Occidente romano rifiutò di riconoscere il consolato di Eutropio.

Eutropio era ormai inviso alla corte di Costantinopoli. Due fazioni lo minacciavano: la prima era costituita dai Goti sotto il comando di Gainas, un generale di origini gotiche sostenitore di Stilicone (con cui probabilmente aveva mantenuto i contatti) che, sentendosi scarsamente considerato dall'eunuco, aveva intenzione di provocarne la caduta; la seconda fazione era rappresentata dal partito antigermanico.

Il partito antigermanico Secondo la ricostruzione di molti degli studiosi moderni, a Costantinopoli e in altre parti dell'Impero si sarebbe sviluppato una sorta di partito antigermanico, ostile all'eccessivo imbarbarimento dell'esercito. Questo partito antigermanico, costituito da senatori e ministri legati alle tradizioni romane, si sarebbe opposto al governo di Eutropio, accusato di essere troppo accondiscendente nei confronti di Alarico e dei foederati goti. Si ritiene che a capo di questo partito vi fosse Aureliano. Secondo la ricostruzione tradizionale della storiografia moderna, sembrerebbe che, in contrapposizione al partito antigermanico, vi fosse comunque anche un partito germanico, che appoggiava Gainas ed era condotto da un politico di cui è ignoto il vero nome, in quanto Sinesio di Cirene, filosofo e letterato proveniente dalla Cirenaica, gli affibbia un nome allegorico, Tifone. Di questi Sinesio parla in una sua opera, Aegyptius, sive de Providentia, in cui descrive la contesa per il trono di Egitto tra Osiride e Tifone: Osiride è Aureliano, mentre Tifone non può essere identificato, essendo noto solo il suo nome allegorico; il trono d'Egitto è un'allegoria per la prefettura del pretorio d'Oriente. Nella corsa per il potere politico, Tifone si alleò con il partito germanico, che lo accolse in quanto romano di buona famiglia e reputazione. Alcuni studiosi hanno tuttavia messo in discussione l'esistenza di un partito antigermanico e di un partito germanico, interpretando in maniera alternativa la rivolta di Gainas.

Sinesio, intorno al 397-399, si recò a Costantinopoli e recitò all'Imperatore un suo componimento in cui esortava l'Imperatore a espellere i Barbari dall'esercito romano:

La rivolta di Tribigildo