San Francesco di Paola è una chiesa di Palermo, con annesso convento dell'Ordine dei Minimi..

Storia

Epoca aragonese

Sul sito della odierna chiesa sorgeva la più antica chiesa di Santa Oliva, attestata già nel 1310. sul luogo ove la tradizione vuole che la santa sia stata sepolta. Il 9 novembre 1518. la "Maestranza dei Sartori", titolare dal 4 gennaio 1485 per assegnazione da parte del Senato Palermitano, cedette la chiesetta ai religiosi dell'Ordine dei Minimi fondato da San Francesco di Paola. Il Viceré di Sicilia Ettore Pignatelli conte e duca di Monteleone, conduce le trattative, il possesso è confermato da Papa Clemente VII con un breve apostolico del 13 marzo 1523.

Epoca spagnola

I Frati Minimi rasero al suolo l'antica chiesetta, troppo piccola per i loro scopi, e iniziarono la costruzione di un più magnifico tempio, con annesso un convento. Al principio il progetto seguiva lo stile gotico catalano, in voga a Palermo nello stesso periodo, e del quale restano ormai solo alcuni dettagli strutturali come le volte a crociera costolonate con chiave pendula della navata. Man mano che la costruzione proseguiva e il gusto si evolveva anche il progetto veniva modificato per seguire il dominante gusto manierista. Testimonianza ulteriore di questa evoluzione stilistica, attraverso quasi un secolo, è l'interno sfarzoso, decorato secondo un gusto ormai dichiaratamente barocco grazie alle numerose elargizioni raccolte grazie al supporto del Senato della città e dei fedeli.

1594, Termine dei lavori di ampliamento. Consacrazione e dedicazione della chiesa a San Francesco di Paola.

Con l'entrata in vigore delle leggi eversive e la conseguente soppressione degli ordini religiosi da parte del governo del neonato Regno d'Italia, il vasto convento venne adibito a caserma della fanteria e tutt'oggi ospita la caserma "Ruggero Settimo", il Circolo Ufficiali e altre società d'arma. Questa trasformazione provocò la perdita della maggior parte degli affreschi originari, scrostati o coperti.

Epoca contemporanea

Tuttavia il 1º marzo 1905, in seguito all'intermediazione dell'arcivescovo, cardinale Alessandro Lualdi, fu concesso ai Frati Minimi di ottenere nuovamente la custodia della chiesa e di abitare in una piccola porzione del grandioso convento insistente sulla volta della chiesa stessa.

1915 - 1918, Durante la prima guerra mondiale la chiesa e il convento sono adibiti a deposito di grano. 1934, Conclusione del ciclo di restauri delle pitture interne al tempio. 1950c., Restauri dei danni causati dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale. 2013 - 2014, L'interno della chiesa è stato interamente restaurato.

Facciata

Due alte paraste in bugnato ripartiscono la facciata, due cornicioni la dividono in tre ordini. Nella parte centrale, il terzo ordine è costituito da un frontone mistilineo che chiude il prospetto inscrivendo tre logge belvedere, vaghe volute lo raccordano coi manufatti adiacenti.

Il portale è costituito da lesene ornate con teste d'angelo e sormontate da volute reggenti un timpano ad arco spezzato. Sulla mensola intermedia è collocato un mezzo busto raffigurante la Madonna col bambino, affiancata dalle sculture di sant'Oliva e san Francesco di Paola poste sulle cimase, opere di Giacomo Gagini del 1536.. In basso nel bassorilievo è visibile un paio di forbici, in ricordo della maestranza dei sarti, antichi detentori dell'edificio ceduto ai frati minimi nel 1495. L'anno MDXCIIII (1594) e l'iscrizione sul cornicione indicano il termine dei lavori di ampliamento, quando la chiesa è consacrata al santo della "CHARITAS", parola incisa nella raggiera posta al centro del timpano. Il finestrone centrale è delimitato da due statue in arenaria raffiguranti san Francesco di Paola (a destra) e sant'Oliva (a sinistra), realizzate nel 1958 dallo scultore Alessandro Manzo, collocate nelle nicchie del secondo ordine. Al primo ordine corrispondono delle finestre. Sul lato destro chiude la prospettiva il campanile realizzato in pietra viva. Fra il 1970 ed il 1971 fu realizzato l'attuale portone bronzeo a cura della ditta "Vincenzo Catello" di Napoli, su disegno dell'architetto Corrado Catello. In diversi bassorilievi sono raffigurati episodi della vita di san Francesco di Paola.

Controfacciata: decorazioni con stucchi raffiguranti la Glorificazione di san Francesco di Paola. Ai lati del finestrone istoriato la Madonna della rosa, a sinistra san Carlo Borromeo assorto in preghiera, opere attribuite allo Zoppo di Gangi del 1620c. Gli affreschi delle lunette sono opera di frate Mariano Castelli di Vicari.

Architettura

La struttura tardo gotica è caratterizzata da interventi manieristici e addobbi barocchi ricchissimi di affreschi, stucchi di mirabile fattura, decorazioni in marmi mischi e policromi. L'interno d'impianto a croce latina mostra un'unica navata fiancheggiata da profonde cappelle intercomunicanti, cinque per ogni lato. Le vele delle volte a crociera della navata centrale presentano affreschi di Giuseppe Salerno, con raffigurazioni delle quattro sante patrone di Palermo, dei quattro dottori della Chiesa, di quattro santi martiri e dei quattro evangelisti. Nella volta del presbiterio sono presenti gli affreschi della Pace, Sapienza, Carità e Speranza, opere di Vito d'Anna e del figlio Alessandro d'Anna, datati 1766c.

Fra gli archi delle cappelle sono affrescati i Miracoli di San Francesco di Paola, tra i finestroni le figure degli Apostoli realizzati da fra Mariano Castelli da Vicari tra il 1700 e il 1710, autore anche degli stucchi che coronano gli archi, quelli sopra la porta d'ingresso (lato interno), e gli intarsi in marmi policromi delle paraste del presbiterio decorati con puttini e simboli che alludono all'Ordine dei Minimi.

Interno Navata destra

Prima campata: Cappella di Santa Caterina d'Alessandria. La pala d'altare è di Filippo Paladini, i bassorilievi marmorei della cornice sono attribuiti a Antonello Gagini provenienti dal primitivo tempio.. Nelle adiacenze della balaustra è sepolto Vincenzo Gagini. Seconda campata: Cappella del Sacro Cuore di Gesù. Primitiva Cappella di San Carlo Borromeo, in seguito dedicata all'Epifania o ai Tre Re. Alle pareti affreschi raffiguranti gli episodi biblici di Giuditta che decapita Oloferne e Ester e Re Assuero. Era documentato in questo sito il quadro raffigurante l'Adorazione dei Magi di Vincenzo degli Azani detto il "romano".. La volta presenta delle nicchie angolari nel tamburo poligonale, esternamente presenta una cupola di stile arabo, retaggio delle parti più antiche della chiesa. Terza campata: Cappella di San Giuseppe. Primitiva Cappella della Madonna della Pietà. Sull'altare il quadro raffigurante il Compianto del Cristo con la Vergine Maria con in braccio il figlio Gesù morto, ai lati le figure di San Francesco d'Assisi e San Francesco di Paola. Alle pareti laterali quadri raffiguranti altrettanti misteri della vita gloriosa della Madre di Gesù. Sulla mensa il simulacro di San Giuseppe con il Bambino Gesù realizzato in cartapesta. Quarta campata: Cappella di San Francesco di Paola degli Spagnoli. In passato era esposto il quadro su tavola di San Francesco di Paola che Ettore Pignatelli aveva devotamente commissionato. Oggi si venera una statua lignea del medesimo santo collocata all'interno di un reliquiario intagliato. Alle pareti San Francesco al cospetto di Papa Sisto IV sulla destra, San Francesco di Paola al cospetto del re di Francia Luigi XI sulla sinistra. Quinta campata: Cappella di San Bartolomeo e San Lorenzo martire. Patronato della Famiglia dei Principi Pilo, Marchesi di Marineo e Conti di Capaci.. Dedicata nell'anno giubilare del 1600, custodisce una pala d'altare dipinta nel 1601 da Giuseppe d'Alvino. Qui si conserva il simulacro argenteo del Santo Padre, ricchissima statua d'argento che si conduce processionalmente per la città, nella ricorrenza della festa patronale la seconda domenica di maggio dai membri della Confraternita dei Terziari di San Francesco..

Copia di Bambinello di Praga.

Navata sinistra

Prima campata: Cappella di San Michele Arcangelo. Pala d'altare raffigurante San Michele Arcangelo copia di Salvatore Lo Forte dall'originale di Filippo Paladini del 1601, ora custodito a Palazzo Abatellis.. Fonte battesimale. Seconda campata: Cappella del Beato Nicola di Longobardi. Primitiva Cappella dell'Immacolata Concezione oggi dedicata al Beato Nicola di Longobardi religioso professo dell'Ordine dei Minimi. Pala d'altare raffigurante La Trinità e il Beato Nicola Saggio de' Longobardi, opera di Alessandro d'Anna, del 1767c. Terza campata: Cappella di Sant'Oliva. Titolare della chiesa fino al 1465 anno in cui alla Congregazione dei Sartori subentra nella disponibilità del tempio l'Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola. Sull'altare la pala d'altare raffigurante Sant'Oliva che battezza gli infedeli dipinto da Gaspare Serenari del 1758, che rappresenta la santa nell'atto di battezzare alcuni cittadini di Tunisi.. Alle pareti laterali i quadroni con il Martirio di Sant'Oliva e Reclusione di Sant'Oliva. Sulla volta Santa Oliva in gloria di Gaspare Serenari. Nel pavimento è collocata la botola di accesso al Pozzo di Sant'Oliva, pozzo nel quale, secondo tradizione, nel V secolo sarebbe stata tumulata la salma di Sant'Oliva, trafugata da cristiani palermitani a Tunisi. Da quel pozzo, si narra, sgorgò dell'acqua ritenuta miracolosa dai devoti. Quarta campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. Primitiva Cappella di San Girolamo. Entro una nicchia è custodito il simulacro dell'Immacolata Concezione, risalente al XVIII sec. e molto simile al simulacro dell'Immacolata venerato a Ciminna. In una nicchia parietale piccolo simulacro di Gesù di Praga. Quinta campata: Cappella della Madonna del Rosario. Pala d'altare raffigurante la Santa Vergine con Santa Rosalia e San Domenico in contemplazione. In questa cappella si osserva il magnifico sarcofago ove riposano i resti di Stefania Branciforti principessa di Trabia, Scordia e Butera, opera dello scultore Valerio Villareale allievo di Giuseppe Velasco, del † 1852.

Transetto

Braccio destro: Cappella di San Francesco di Paola o Cappella Susinno. Sull'altare il busto in terracotta di San Francesco di Paola, opera di Vincenzo Gagini. Sotto, custodita in una teca di cristallo, il famoso bastone con cui il taumaturgo fece sgorgare l'acqua.. Braccio sinistro: Cappella del Crocifisso. Sulla parete Crocifisso collocato su un artistico reliquiario. Titolari del patrocinio la famiglia Galletti.

Fra le opere d'arte che completano il transetto: Il busto marmoreo di Giuseppe Pignatelli, duca di Terranova, scolpito da Lorenzo Pennino e il sarcofago di Giovanna de' Caravelli letterata † 28 febbraio 1546, opera attribuita a Antonino Gagini sormontato da un Serafino in marmo, opera di Ignazio Marabitti..

Presbiterio: Nascita di Giovanni Battista sul lato destro, Natività di Gesù sul sinistro, entrambi opere di Giuseppe Salerno detto lo Zoppo di Gangi. Altare maggiore arricchito di marmi policromi, pietre dure e di fregi di rame dorato, con un artistico ciborio, opera pregevole di Michele Messina del 1829. Titolari del patrocinio e delle sepolture la famiglia Branciforte, conti di Cammarata e la famiglia Barresi.

"D. Joseph Dominici Spatafora et Branciforti Principis Venetici, Marchionis S. Martini, et Baronis Mazzarrà cineres tumulo excipiuntur: sed ejus memoria quasi Phoenix reviviscit potius quod tumuletur 1672"..

Opere d'arte Numerose opere d'arte arricchiscono la chiesa: Sepolcro di Antonio Omodei, opera di Giacomo Gagini realizzata nel 1537 nella Cappella della Madonna del Soccorso.. Sepolcro di Laura Valguarnera, opera di scuola del Gagini. Sepolcro di Francesco Spinola del † 1561. Sepolcro di Francesco Notarbartolo, duca di Villarosa del † 1750. Sono documentate nella Cappella della Santissima Trinità: