La malattia da virus Ebola (in inglese Ebolavirus disease, EVD), precedentemente conosciuta come febbre emorragica virale Ebola (Ebola haemorrhagic fever, EHF) è una febbre emorragica degli esseri umani e di altri primati causata da Orthoebolavirus ed identificata per la prima volta nella Repubblica Democratica del Congo. La malattia, in genere, si sviluppa attraverso focolai epidemici che interessano regioni tropicali dell'Africa sub-sahariana. A causa della carenza di strumentazione adeguata e di protocolli igienico-sanitari appropriati le epidemie scoppiano più facilmente nelle aree più povere ed isolate prive di ospedali moderni e di personale qualificato, avendo così modo di propagarsi rapidamente.

La via di contaminazione del virus verso la comunità umana è il contatto con sangue o fluidi corporei di un animale infetto, comunemente le scimmie o i pipistrelli della frutta. Le volpi volanti sono invece portatrici sane.

I sintomi della malattia si manifestano improvvisamente da due giorni a tre settimane dopo aver contratto il virus: il primo sintomo a comparire è un dolore improvviso forte ad una o entrambe le orecchie, dolore che dopo un paio di giorni si tramuta in febbre con un valore minimo di 38,8 °C insieme a:

mal di gola lancinante; intensi dolori muscolari; insopportabile mal di testa; orecchie chiuse da emorragia dell'orecchio medio.

A questi primi sintomi fanno in genere seguito nausea violenta, vomito e diarrea di sangue, unitamente a segni di alterazione della funzionalità epatica e renale. In questa fase della malattia, alcune persone possono cominciare a presentare gravi emorragie che si possono manifestare verso l'esterno (emorragie esterne), oppure interessare organi interni (emorragie interne). Il rischio di morte tra le persone infette è estremamente alto (fino al 90/95%). Una volta avvenuta l'infezione umana, la malattia si diffonde per contagio attraverso gli altri esseri umani. Coloro che sopravvivono alla malattia possono essere in grado di trasmettere il virus attraverso lo sperma per quasi due mesi e, comunque, presentare gravi problemi di salute.

La diagnosi richiede l'esclusione di altre malattie caratterizzate da sintomi simili come la malaria, il colera e altre febbri emorragiche virali o batteriche. Per confermare la diagnosi i campioni di sangue del caso sospetto vengono testati con la ricerca di anticorpi anti-virus, RNA virale o del virus stesso.

Non esiste una terapia o farmaci specifici atti a combattere la malattia: questa può resistere a qualsiasi trattamento tradizionale o innovativo. Il trattamento dei pazienti affetti è sostanzialmente un trattamento di supporto che comprende un'adeguata reidratazione orale (semplice acqua leggermente zuccherata e addizionata di una modica quantità di sale) o l'infusione di fluidi per via endovenosa. Ad ogni caso, come detto, il rischio che il virus provochi emorragie fatali resta percentualmente elevato.

Storia ed epidemiologia

Dal 1976, anno in cui è stato identificato per la prima volta, fino a tutto il 2013 meno di persone all'anno sono state contagiate.

La più grande epidemia di Ebola è avvenuta in Africa Occidentale a partire dai primi mesi del 2014 e terminata nel 2016 interessando, particolarmente, gli stati della Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria.

La più vasta epidemia congolese uccise 245 individui nel 1995 a Kikwit.

Il 30 agosto 2007, 103 individui (100 adulti e 3 bambini) furono infettati da una sospetta febbre emorragica nel villaggio di Kampungu, nella Repubblica Democratica del Congo, ad appena 200 miglia dalla fonte epidemica del 1995. L'epidemia esplose con il contagio di 217 individui residenti in 4 diversi villaggi i quali si ammalarono dopo i funerali di due capo-villaggio. L'OMS inviò una squadra per prelevare campioni ematici da analizzare e in seguito confermò che molti casi erano, appunto, il risultato di un contagio da ebolavirus.

Il 30 novembre 2007 il Ministro della Sanità ugandese confermò un'epidemia di ebola nel distretto di Bundibugyo. A seguito della conferma sui campioni testati presso i Laboratori Nazionali Statunitensi ed il Centro di Controllo per le Malattie, l'OMS confermò la presenza di una nuova specie di ebolavirus. L'epidemia cessò ufficialmente il 20 febbraio 2008. Furono registrati 149 casi di questo nuovo ceppo, 37 delle persone interessate morirono. Il Ministero della Salute ugandese comunicò di un nuovo focolaio il 28 luglio 2012, sviluppato a Kibaale dove furono colpite 20 persone delle quali 14 decedute (alla data 31 luglio). Nove dei deceduti erano familiari entrati in contatto diretto con i malati durante la loro malattia (inizialmente non identificata come ebola) o durante la loro sepoltura. Le altre persone colpite erano in parte personale sanitario ed alcuni altri individuati successivamente.

A settembre 2012 Eugene Kabambi, portavoce dell'Organizzazione mondiale della sanità a Kinshasa, ufficializzava la notizia di un'epidemia fuori controllo nella Repubblica Democratica del Congo. Il 13 settembre il numero dei deceduti era già arrivato a 31.

Ad agosto 2014 i casi sospetti riportati erano pari a circa 2000 mentre alla fine dell'epidemia i casi registrati avevano superato il numero di con una mortalità del 39%. Un'altra importante epidemia si è poi avuta nel 2018-20 nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda con 3310 casi e una mortalità del 68,4%.

Epidemia del 2014

Il 22 marzo 2014 veniva confermata la notizia di una epidemia di ebola in Guinea che in brevissimo tempo aveva raggiunto la capitale Conakry; la gravità e l'estensione del contagio avevano indotto l'Europa prima, con l'invio di una squadra di specialisti dell'Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma,quotidiano "la stampa"→esteri- 27/03/2014La missione dello European Mobile Laboratory gestirà due laboratori di alta sicurezza per la diagnosi della malattia; del team, che è arrivato in Guinea il 27.03.2014, faranno parte, oltre ai ricercatori italiani, anche personale del Bernhard-Nocht Institute di Amburgo e dell’Institut Pasteur di Lione, a cui si aggiungeranno esperti britannici, in collaborazione con le autorità locali e con l’organizzazione Medici Senza Frontiere, che ha circa 30 esperti nella zona. e gli Stati Uniti poi (con l'invio di una squadra di specialisti dell'Istituto malattie infettive di Atlanta-Georgia) a intervenire per arginare l'infezione. Medici senza frontiere, in quel periodo, parla di "epidemia senza precedenti", tale da suscitare timori di una possibile diffusione al di fuori dell'Africa. L'analisi genetica del virus indica una più stretta correlazione (98% di corrispondenza) col virus Ebola (specie Zaire ebolavirus), ultimo registrato nel 2009 nella Repubblica Democratica del Congo.

A causa di questa epidemia, diffusasi anche in Sierra Leone e Liberia, sono morte oltre 330 persone su 500 casi registrati.

Nel periodo da marzo fino al 29 luglioIl contagio di Ebola non si ferma. La Liberia sigilla le sue frontiere Fonte: Corriere della Sera, del 29-7-2014. il 50% dei 1200 contagiati nei Paesi più colpiti (Guinea, Liberia e Sierra Leone) perdono la vita per un totale pari a 672 persone. Il 29 luglio 2014, a causa della malattia, muore a Kenema nella Sierra Leone anche Omar Khan, il medico che dirigeva il centro clinico per le cure contro la malattia. Nel frattempo la Gran Bretagna dichiara "Ebola minaccia per il paese".Virus Ebola, Londra: Virus è minaccia per il paese, fonte ANSA del 28 luglio 2014. Nei quattro giorni successivi si aggiungono ulteriori 57 vittime con il risultato che al 1º agosto si contano 726 vittime su 1323 contagiati.

Sulla base dei dati forniti dall'OMS ed aggiornati al 27 luglio risulta che:

La situazione epidemica risulta quindi essere:

Guinea, da cui è partita l'epidemia, si contano 460 casi e 339 morti; Liberia (dove sono state chiuse le scuole) 329 casi e 156 morti; Sierra Leone 533 casi e 233 morti.Ebola: Oms, virus avanza a velocità che non controlliamo, fonte ANSA de 1º agosto 2014.

Il 6 agosto 2014 si registra il primo caso di un cittadino europeo infettato da ebolavirus. Si tratta del padre missionario spagnolo Miguel Pajares che viveva in Liberia da 50 anni. Il governo spagnolo ne decide il rimpatrio immediato e ricovero all'ospedale Carlo III di Madrid.Ebola, il primo malato in EuropaLa Spagna rimpatria prete contagiato Fonte: Corriere della Sera, del 6-8-2014. Morirà il 12 agosto.

L'8 agosto la Liberia dichiara lo stato d'emergenza, mentre l'Oms parla di 932 morti e 1711 casi dichiarando che il virus è una «emergenza di salute pubblica di livello internazionale».Ebola, Liberia dichiara lo stato d'emergenza. L'Ue: "È come un disastro al rallentatore", La Repubblica, 8 agosto 2014.

Il 12 agosto si contano 1013 morti, dopo che altre 52 persone sono morte nell'arco di soli tre giorni, dal 7 al 9 agosto. Il comitato di esperti di etica medica riunito dall'Organizzazione mondiale della sanità si dice favorevole al ricorso di trattamenti non ancora omologati contro l'epidemia di Ebola. Intanto la società farmaceutica americana produttrice del farmaco ZMapp per la cura del virus Ebola, ancora allo stadio sperimentale, fa sapere di avere già spedito tutte le dosi disponibili in Africa occidentale.

L'epidemia di Ebola ha continuato a mietere vittime fino al 2016, quando si è conclusa. Le morti sono state in dieci paesi, su un totale di casi confermati.

Categorie a rischio Il rischio di esposizione al virus di Ebola è maggiore per gli operatori sanitari e i volontari delle organizzazioni non governative (ONG). Essi si possono potenzialmente esporre non solo per contatto diretto con i malati, ma anche attraverso i materiali ospedalieri contaminati, rifiuti medici e/o campioni biologici diagnostici.

La trasmissione si verifica con maggiore probabilità se gli operatori sanitari entrano in contatto con pazienti affetti da Ebola senza porre in atto o seguire scrupolosamente le previste misure di controllo. Dato l'elevato numero di sanitari infetti è evidente che queste misure di controllo dell'infezione non sono state ancora adeguatamente assimilate. Il rischio è decisamente più elevato quando l'approccio al paziente richieda l'esecuzione di procedure invasive, mentre è molto basso quando si esegue una semplice visita medica o la sola prescrizione di farmaci.

Il rischio di infezione degli operatori non è limitato solo a coloro che, all'interno degli ospedali, forniscono direttamente le cure alle persone affette dalla malattia del virus Ebola. Infatti le infezioni possono indirizzarsi, nelle fasi iniziali della malattia, verso qualunque medico od operatore sanitario.

Il rischio è anche più elevato per gli operatori sanitari che lavorano in aree nelle quali non sono ancora stati riportati casi, poiché si ritiene che non tutti i casi di EVD siano riconosciuti e riportati.

Infine va ricordato che un'ulteriore variabile del rischio di esposizione di questa categoria dipende dalla disponibilità e dall'uso adeguato dei dispositivi e delle protezioni personali individuali.

Eziologia

La febbre emorragica da Ebola è causata da quattro dei sei virus classificati nel genere Orthoebolavirus, famiglia Filoviridae, ordine Mononegavirales. I quattro virus che causano malattie sono Orthoebolavirus bundibugyoense (BDBV), Orthoebolavirus sudanense (SUDV), Orthoebolavirus taiense (TAFV) e Orthoebolavirus zairense (EBOV). I cinque virus Ebola sono strettamente correlati ai virus Marburg.

Il virus Ebola è l'unico ceppo della specie Orthoebolavirus zairense, ed è anche il più pericoloso nel causare la malattia, oltre ad essere responsabile del maggior numero di focolai epidemici.