Linvasione abbaside dell'Asia Minore dell'806 fu la più grande operazione militare mai sferrata dal Califfato abbaside contro l'Impero bizantino. La spedizione ebbe luogo nell'Asia Minore sudorientale e centrale, dove gli imperi abbaside e bizantino condividevano un lungo confine. La spedizione fu condotta dal califfo abbaside in persona, Hārūn al-Rashīd (r. 786–809), con l'intento di vendicarsi dei successi bizantini nella regione di frontiera del Califfato nell'anno precedente e dimostrare la superiorità abbaside sull'Imperatore bizantino, Niceforo I (r. 802–811), che peraltro aveva cessato di pagare il tributo al Califfato. L'imponente esercito abbaside, che secondo fonti arabe annoverava più di soldati, saccheggiò la Cappadocia senza trovare opposizioni, espugnando diverse città e fortezze, tra cui spiccava Herakleia, e costringendo Niceforo ad accettare di versare un tributo agli Arabi in cambio della pace. In seguito alla partenza di Harun, tuttavia, Niceforo violò il trattato e rioccupò le fortezze di frontiera che era stato costretto ad abbandonare. Lo scoppio di una rivolta in Khurasan trattenne il Califfo dall'intraprendere una spedizione punitiva. Inoltre, la guerra civile abbaside che cominciò dopo l'809 e le preoccupazioni dei Bizantini nei confronti dei Bulgari contribuì a una cessazione delle ostilità a larga scala per circa due decenni.
Contesto storico In seguito alla deposizione dell'Imperatrice bizantina Irene nell'ottobre 802 e l'ascesa di Niceforo I al suo posto, cominciò una nuova fase della lunga storia delle guerre arabo-bizantine. In seguito a una serie di devastanti incursioni annuali in Asia Minore da parte del Califfato abbaside, sembra che nel 798 Irene si fosse assicurata una tregua con il Califfo Harun al-Rashid in cambio del pagamento annuale di un tributo, alle stesse condizioni della tregua di tre anni susseguitasi alla prima campagna a larga scala di Harun nel 782..., Chapter 1. Niceforo, al contrario di Irene, era più propenso alla guerra: una fonte siriaca attesta che, non appena aveva appreso dell'ascesa di Niceforo, un rinnegato bizantino avvertì il governatore arabo della Giazira di "gettare la sua seta e indossare l'armatura". Era determinato, inoltre, a risanare il tesoro imperiale e, tra le altre misure, cessare il versamento del tributo..
Harun, per rappresaglia, inviò al-Qasim a devastare l'Asia Minore nella primavera 803. Niceforo non poté rispondere a questa offensiva, in quanto era intento a reprimere una rivolta dell'esercito bizantino dell'Asia Minore sotto il suo comandante, Bardane il Turco. Dopo aver represso la rivolta di Bardane, Niceforo radunò il suo esercito e lo condusse ad invadere il Califfato. Dopo la devastazione della regione di frontiera compiuta dall'esercito di Harun, le due armate si confrontarono per due mesi nell'Asia Minore centrale, senza però venire a battaglia; Niceforo e Harun si scambiarono lettere,Al-Tabari e altre fonti musulmane riportano i testi delle lettere, sostenendo che Niceforo richiedeva la restituzione del tributo pagato fino a quel momento, e che nella breve risposta il Califfo definì offensivamente il suo avversario "il cane dei Bizantini" (kalb al-Rum) e gli comunicò inoltre che: "O figlio di donna infedele, ho letto la tua lettera, e la risposta è quello che vedrai, senza che tu debba udirlo. Addio!" (; ; ). Le fonti bizantine non menzionano minimamente tale corrispondenza che sarebbe avvenuta nell'802 o nell'803 (). Solo lo scrittore bizantino Giorgio Monaco, riportando gli eventi dell'804/5, insiste che Niceforo avrebbe scritto a Harun in termini concilianti, rammentandogli l'ingiunzione da parte di Maometto di trattare bene i Cristiani, e avrebbe proposto una tregua, che il califfo avrebbe accettato, ricambiando i doni inviategli da Niceforo (; ). L'orientalista Marius Canard, pur ritenendo che ci fosse stata effettivamente una corrispondenza tra i due monarchi, sostiene la tesi che il contenuto delle lettere da ambedue le parti fosse stato inventato di sana pianta dagli storici dell'epoca (). finché l'Imperatore accettò il ritiro e una tregua per il resto dell'anno in cambio del versamento di un tributo..
Nell'anno successivo, 804, un'armata abbaside sotto Ibrahim ibn Jibril attraversò la catena montuosa del Tauro penetrando in Asia Minore. Niceforo partì per confrontarsi con gli Arabi, ma fu sorpreso e pesantemente sconfitto nella Battaglia di Krasos, riuscendo a stento a fuggire. Preoccupato da una rivolta nel Khurasan, Harun accettò la pace in cambio di un tributo. Uno scambio di prigionieri fu concordato ed esso ebbe luogo nel corso dell'inverno sulla zona di frontiera tra i due imperi lungo il fiume Lamos in Cilicia: circa musulmani vennero restituiti dai Bizantini in cambio dei prigionieri bizantini fatti prigionieri dagli Arabi negli anni precedenti..
Successivamente Harun partì per il Khurasan, lasciando Qasim a sorvegliare la frontiera bizantina. Niceforo colse l'occasione per ricostruire in primavera le mura distrutte delle città di Safsaf, Thebasa, e Ancyra, e in quell'estate, sferrò la prima incursione bizantina dopo due decenni di inattività, contro il distretto di frontiera arabo (thughūr) in Cilicia. L'esercito bizantino devastò il territorio ottenendo la resa delle fortezze di Mopsuestia e Anazarbe e catturando molti prigionieri. La guarnigione di Mopsuestia attaccò l'armata bizantina recuperando molti dei prigionieri e del bottino di guerra, ma i Bizantini riuscirono a marciare fino a Tarso. la città, che era stata rifortificata e ripopolata per ordini di Harun nel 786 per rinforzare l'autorità degli Arabi sulla Cilicia, cadde e l'intera guarnigione fu fatta prigioniera. Al contempo, un'altra armata bizantina devastò il thughur della Giazira e tentò invano l'assedio della fortezza di Melitene, mentre una rivolta istigata dai Bizantini contro la guarnigione araba locale cominciò a Cipro.; .Nel 688, l'Imperatore Giustiniano II e il califfo umayyade Abd al-Malik conclusero un accordo con il quale Cipro divenne un territorio neutrale, il cui gettito fiscale sarebbe stato condiviso tra Bisanzio e il Califfato, e i cui porti sarebbero rimasti aperti a entrambe le potenze, anche per scopi militari. A parte una breve rioccupazione bizantina sotto Basilio I il Macedone, questo stato di cose rimase inalterato fino al 965, quando l'isola fu reincorporata nell'Impero bizantino (; ).
Questa improvvisa ripresa di un'attività offensiva bizantina allarmò Harun. Inoltre, aveva ricevuto notizie che Niceforo stesse progettando attacchi simili anche per l'anno successivo, con l'intento di rioccupare interamente questi territori di frontiera. Come scrive Warren Treadgold, se i Bizantini fossero stati vittoriosi in questa impresa, "porre una guarnigione a Tarso e Melitene avrebbe in parte bloccato i principali percorsi di invasione arabi lungo il Tauro nell'entroterra bizantino, a grande beneficio per i Bizantini". D'altra parte, Niceforo era certamente conscio della netta superiorità del Califfato in uomini e risorse, e probabilmente intendeva questa campagna semplicemente come una prova di forza..
La campagna Avendo pacificato il Khurasan, Harun ritornò in occidente nel novembre 805 e allestì i preparativi per una imponente spedizione punitiva prevista per l'806, formando un esercito smisurato costituito da soldati provenienti dalla Siria, Palestina, Persia ed Egitto. Secondo al-Tabari, il suo esercito annoverava soldati tra truppe regolari e volontari aggiuntivi. Queste cifre— il cronista bizantino Teofane Confessore fornisce la cifra ancora più esagerata di soldati—sono di gran lunga le più grandi mai registrate per l'intera era abbaside e di gran lunga superiori al numero stimato di effettivi dell'intero esercito bizantino. Anche se sono certamente esagerate, esse sono tuttavia indicative delle dimensioni imponenti dell'esercito abbaside. Al contempo, una flotta abbaside condotta dall'ammiraglio Humayd ibn Ma'yuf al-Hajuri si preparò a devastare Cipro..; ; .
Lo smisurato esercito di invasione partì dalla residenza di Harun di Raqqa nella Siria settentrionale l'11 giugno 806, con il Califfo alla sua testa, si narra mentre indossava un copricapo con l'iscrizione "Guerriero per la Fede e Pellegrino" (in arabo, "Ghazi, hajj"). Gli Abbasidi attraversarono la Cilicia, dove Harun ordinò la ricostruzione di Tarso, ed entrò nella Cappadocia bizantina attraversando le Porte Cilicie. Harun marciò fino a Tyana, che all'epoca sembra essere stata abbandonata. Qui, cominciò a stabilire la sua base di operazioni, ordinando a 'Uqbah ibn Ja'far al-Khuza'i di rifortificare la città e di erigere una moschea.; ., Chapter 2. Il luogotenente di Harun Abdallah ibn Malik al-Khuza'i espugnò Sideropalos, da dove il cugino di Harun Dawud ibn 'Isa ibn Musa con metà dell'esercito abbaside, all'incirca soldati secondo al-Tabari, fu inviato a devastare la Cappadocia. Un altro dei generali di Harun, Sharahil ibn Ma'n ibn Za'ida espugnò la cosiddetta "Fortezza degli Slavi" (Hisn al-Saqalibah) e la recentemente ricostruita città di Thebasa, mentre Yazid ibn Makhlad espugnò al-Safsaf e Malakopea. Andrasos fu espugnata e Kyzistra assediata, mentre i saccheggiatori giunsero fino ad Ancyra, che non riuscirono ad espugnare.
Harun stesso con l'altra metà del suo esercito si diresse a occidente espugnando Herakleia ad agosto o a settembre dopo un assedio di un mese. La città fu saccheggiata e rasa al suolo, la popolazione locale ridotta in schiavitù e deportata nel Califfato. La caduta di Herakleia fu considerata dai cronisti arabi il risultato più significativo delle campagne di Harun intraprese contro i Bizantini,. tanto da costituire l'evento a cui viene dato maggiore risalto nelle narrative della spedizione punitiva contro Niceforo. Secondo lo studioso Marius Canard, "per gli Arabi la conquista di Herakleia ebbe un impatto profondo quanto il Sacco di Amorio dell'838", in completo contrasto con l'effettiva importanza della città. In effetti, le fonti bizantine non pongono alcuna enfasi particolare alla caduta di Herakleia rispetto alle altre fortezze espugnate nel corso della campagna di Harun dell'806.Le fonti arabe accennano al fatto che fu suggerito un percorso differente al Califfo: si narra che Harun avesse chiesto a due comandanti provenienti dalla regione di frontiera se avesse dovuto attaccare Herakleia. Il primo rispose che era la fortezza più forte, e che se fosse caduta, il nemico non sarebbe stato più in grado di opporre loro resistenza, ma il secondo affermò che la città avrebbe fornito poco bottino, e che sarebbe stato preferibile attaccare una città di maggiore importanza. Tuttavia, si narra che, nel corso dell'assedio, il secondo comandante avesse cambiato idea e avesse incoraggiato il Califfo, che stava pensando di abbandonarlo, a proseguire l'assedio ().. Al contempo, a Cipro, Humayd devastò l'isola e deportò circa Ciprioti, incluso l'arcivescovo, in prigionia in Siria, dove furono venduti come schiavi...