La famiglia Principato è una famiglia nobile italiana, diramatasi a partire dal XII secolo in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, descritta come «una delle più illustri famiglie del Regno di Napoli» dall'abate Robert de Briançon.
La famiglia Principato fu feudataria di Lagonegro, Lauria, Policastro, Rivello e Tortorella. Altri feudi li ebbe nel territorio di Agrigento, Andria, Aversa, Bitonto, Corato, Messina e Palermo. Possedette inoltre il marchesato di Caselle in PittariVincenzo Lovisi, Marco Rivello, in Caselle. Un paese nella storia, Caselle in Pittari, Duminuco Editore, 2012. e fu aggregata al patriziato di Barletta e al Seggio di StiloFranz von Lobstein, in La città di Stilo e le sue famiglie nobili, Reggio Calabria, Franco Pancallo Editore, 2009.. La famiglia si insediò anche in Polonia e sull'isola di Malta. I Principato contrassero matrimoni con le famiglie Anselmo, Bisazza, Calì, Calvario, Castelli, Crisafi, De Marco, Denti, Gonzaga, Lo Mundo, Macrì, Morelli, Pistorio e Rosso. Della famiglia sopravvive oggi solo il ramo di Messina, aggregato alla locale nobiltà civica nel 1598 e decorato con il titolo di conte, già anticamente posseduto dalla famiglia dalla metà dell'anno Mille, dal re d'Italia Umberto II di Savoia.
Storia Le origini Gli storici ritengono che la famiglia Principato discenda dai conti di Principato e quindi da Guglielmo d'Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo, la cui stirpe dominò il territorio del principato di Salerno fino al 1161Antonino Vincenzo Rivelli, Memorie storiche della città di Campagna, Salerno, Stab. Tip. A. Volpe & C., 1894, p. 148; L. R. Ménager, Les fondations monastiques de Robert Guiscard, duc de Pouille et de Calabre, in "Quellen un Forschungen aus italienischen Archiven und Biblioteken", Tübingen, Istituto Storico Germanico di Roma, Max Niemeyer Verlag, 1959. Le prime testimonianze documentali di questa casata risalgono alla fine del XII secolo. Filadelfo Mugnos, nel suo Teatro genealogico delle famiglie nobili siciliane, ricorda un barone Pietro Principato che partecipò alla terza crociata, inviato da re Guglielmo II di Sicilia per un feudo che possedeva a BitontoFiladelfo Mugnos, Teatro genealogico delle famiglie nobili titolate feudatarie ed antiche nobili del fedelissimo Regno di Sicilia viventi ed estinte, Palermo, Pietro Coppola, 1647, v. II, p. 191.. Carlo Borrelli in Vindex neapolitane Nobilitatis ricorda un barone Roberto Principato, chiamato anch'egli alla stessa crociata per un feudo che possedeva in quel di AversaCarlo Borrelli, Vindex Neapolitanae Nobilitatis. Animadversio in Francisci Aelii Marchesii Librum de Neapolitanis familiis, Napoli, Longo, 1653. Nel Catalogus baronum compaiono i baroni Roberto de Principato, feudatario di Roccaromana nel casertano e il barone Pietro de Principato, feudatario a Corato, figlio sembra del miles Guglielmo e fratello di GualterioEnrico Cuozzo, Catalogus baronum. Commentario, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1984, p. 37. Un barone Roberto de Principato è invece ricordato come signore di Pisticci nel 1142AA.VV, “Quellen un Forschungen aus italienischen Archiven und Biblioteken”, Tübingen, Istituto Storico Germanico di Roma, Max Niemeyer Verlag, 1959, vol. 39, p. 109. Edgardo Noya di Bitetto, nel suo Blasonario generale di Terra di Bari nota la famiglia de Principato fra quelle feudatarie nel territorio di Corato e Andria nel 1187 e la dice ascritta al patriziato della città di BarlettaEdgardo Noya di Bitetto, Blasonario generale di Terra di Bari, Mola di Bari, Tip. M. Contegiacomo, 1912, p. 155.
I Principato in Sicilia In Sicilia le prime testimonianze del cognome Principato risalgono al ‘200. Fra Giovanni de Principato compare come testes, a Paternò, in un atto del 1212Carlo Alberto Garufi, Per la storia dei monasteri in Sicilia nel tempo normanno, in Archivio storico siciliano, VI (1940), pp. 94-95.. Nel 1271 si legge di un Nicoletto de Principato, beroario a Firenze perché legato agli angioiniSergio Terlizzi, Documenti delle relazioni tra Carlo I d’Angiò e la Toscana editi per cura di Sergio Terlizzi, Firenze 1950, pp. 153-155.. Nel 1277 invece si trova al servizio dell'Arcivescovo di Messina l'arciprete Giovanni de PrincipatoGiovanni Crisostomo Sciacca, Patti e l'amministrazione del comune nel Medio Evo, Palermo, Scuola Tip. Boccone del Povero, 1907, p. 30. La famiglia risulta ben inserita all'interno del tessuto sociale di Palermo sin dalla seconda metà del secolo XIV. Nel 1333 un Facino de Principato svolgeva la professione di notaioMarcello Moscone, Notai e giudici cittadini dai documenti originali palermitani di età aragonese (1282-1391), Collana Quaderni, studi e strumenti n. VI, Palermo, Archivio di Stato di Palermo, 2008, pp. 81 - 82, la stessa per cui si notano Palmerio de Principato negli anni 1399/1400Carlo Alberto Garufi, Ricerche sugli usi nuziali del medioevo in Sicilia, Palermo, Il Vespro, 1980, p. 98-99-102. e Andrea de Principato nel 1486Henri Bresc, L’artisanat juif sicilien, culture et technique, in Nicolò Bucaria, Gli ebrei in Sicilia dal tardo antico al Medioevo, studi in onore di Monsignor Benedetto Rocco, Palermo, Flaccovio, 1998, pp. 86-87.. Un altro Palmerio de Principato compare nel 1377, nella stessa città, quale sindaco e procuratore della Confraternita dei disciplinati di S. Giacomo di MazzaraRocco Pirro, Regiae, et imperialis capellae collegiatae Sancti Petri, sacri et regii palatii panormitani notitia opus posthumum cum supplemento et additionibus D. Antonini Mongitore, Lugduni batavorum, Petrus Vander, 1616, p. 5. Nel 1385/86 un Luca Principato fu Pretore (ossia sindaco) di PalermoFrancesco Maria Emanuele e Gaetani di Villabianca, Della Sicilia Nobile, Palermo, nella Stamperia de' Santi Apostoli, 1759, v. III, p. 43.
I legami con gli Angioini e gli Aragonesi All'inizio del XV secolo visse l'ammiraglio Benedetto de Principato, detto Betto da Lipari, a cui il 3 settembre 1406 il Re Ladislao d'Angiò-Durazzo donò la Contea di PolicastroAlessandro Cutolo, Re Ladislao D'Angiò Durazzo, Napoli, A. Berisio, 1969, p. 143, n. 86 e che il 19 maggio 1411 combatté sotto di lui nella fallimentare battaglia di Roccasecca, venendo fatto prigioniero. Liberato dietro riscatto, prese parte all'occupazione dell'Umbria e dello Stato Pontificio. In precedenza, dopo la presa di Roma, avvenuta nel 1409, fu creato dal sovrano napoletano castellano di Castel Sant'AngeloAlessandro Cutolo, Re Ladislao d'Angiò-Durazzo, Napoli, Arturo Berisio Editore, 1969, p. 447.. Nel 1416 la Regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo gli concesse i feudi di Lagonegro, Lauria, Rivello e Tortorella, mentre l'anno successivo lo ammise tra i baroni del suo ConsiglioNunzio Federigo Faraglia, Storia della Regina Giovanna II d'Angiò, Lanciano, R. Carabba, 1904, p. 73-286.. Dal 1430 al 1438 suo figlio Nicola Principato fu vescovo di PolicastroNicola Maria Laudisio, Sinossi della diocesi di Policastro, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1976, p. 76. e nello stesso periodo la figlia Polissena sposò Arteluche d'Alagonia, che nel 1442 seguì il Re Renato d'Angiò-Valois nel suo esilio in FranciaNicola Montesano, in Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra, Lulu, 2020.Dominique Robert De Briancon, L'etat de la Provence, vol. 1, Parigi, 1693, p. 263.. Nel 1460 un Emilio Principato fu al servizio degli Aragonesi come familiare e precettore del Re Ferrante d'AragonaAmato Amati, Dizionario corografico illustrato dell'Italia, vol. 2, Milano, F. Vallardi, 1879, p. 209.. Nel 1533 un Francesco Principato ricoprì l'incarico di console di Ragusa, in Croazia, direttamente da Reggio Calabria.
I Principato a Messina
Nel principio del secolo XVI vissero Giovanni Andrea e Lucrezia Crisafi, dei baroni di Terranova, genitori di suor Marianna e suor Giovanna Principato, "monache di santa vita" del monastero di S. Gregorio a Messina e Paolo Principato, elevato alla nobiltà messinese nel 1598 "dietro aver giustificato i suoi illustri natali"Giuseppe Galluppi di Pancaldo, Nobiliario della Città di Messina, Bologna, Forni, 1970 (prima edizione 1874), p. 147. Dal matrimonio fra questi e la contessa Lucrezia Anselmo e Brigliano discese, fra gli altri, il paolotto Paolo Principato, che ottenne l'incoronazione di "Matematico insigne e poeta laureato" per Palermo e MessinaIbidem. Fu autore di numerosi testi di matematica, oggi scomparsi, e di una traduzione in dialetto siciliano della "Divina commedia" di Dante Alighieri. Un Giovan Dionisio nel XVII secolo fu marito di Santa Cybo, figlia del conte di Naso Pietro Maria e di Giovanna La Rocca e pronipote del cardinale Innocenzo Cybo, amministratore apostolico della arcidiocesi di Messina. Un Antonino fu console di mare a Messina nel 1707/08Ivi, p. 376. Un Benedetto Principato fu capitano delle milizie urbane di Messina nel 1720Ivi, p. 147. Un Antonio fu capitano nel reale esercito, comandante dei forti di Castellaccio Gonzaga e senatore di Messina nel 1768/69 e 1774/75Giovan Battista Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, Pisa, Presso la direzione del Giornale Araldico, 1888, v. II, p. 379. Il figlio di questi, Giovanni Battista Principato e Morelli, fu ascritto all'ultima mastra nobile di Messina del 1807. Giovanni Battista Principato e Lo Mundo partecipò ai moti risorgimentali del 1847 - 1848. Giovanni Battista Principato e Macrì (Messina 1878 † 1959) è stato fra gli ingegneri responsabili del piano di ricostruzione della città di Messina dopo il terremoto del 28 dicembre 1908. Suo figlio Francesco Principato (Messina 1914 † Perugia 2002), viceprefetto di Perugia a riposo, grande ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI), è stato decorato con il titolo di "Benemerito della Patria" per la Resistenza italiana e Umberto II di Savoia, re d'Italia, dall'esilio gli riconobbe negli anni '70 il titolo di conte, per sé e in perpetuo per i sui discendenti in linea maschile. Il nipote di questi è Gabriele Principato: storico e docente universitario, nonché giornalista e coordinatore della sezione digitale di Cook del Corriere della Sera e fra i più noti e autorevoli critici gastronomici italiani.
I Principato a Capizzi Un ramo della famiglia Principato, proveniente con tutta probabilità da Messina, fiorì a Capizzi a partire dal XVII secolo. Si imparentò, fra le altre, con le famiglie Larcan baroni di Collabascia, Impellizzeri, Militelli baroni della Castagna, Castronovo, Emanuele baroni della Catena e Lanza.
Alla famiglia apparteneva don Francesco Principato (1678-1761), arciprete di Capizzi e abate di Santa Maria del Piano. Diversi componenti della famiglia ricoprirono poi il ruolo di proconservatore della città: un Placido, discendente da Giovanni Andrea e Lucrezia Crisafi ricoperse la carica nel 1655; un dottor Gaetano ricoprì la stessa carica nel 1719, come poi Gaspare nel 1758. Quest'ultimo fu padre a Caterina, ultima della sua famiglia a Capizzi, detta per le sue grandi ricchezze "la signora dell'oro". Donna Caterina Principato e Castronovo (1756-1806) sposò in prime nozze lo zio Girolamo Principato e, alla morte di quest'ultimo, il barone Francesco RussoIda Fazio, La signora dell'oro, La luna, Palermo, 1987, da cui non ebbe prole. A lei si deve la fondazione del Collegio di Maria di Capizzi.
A Capizzi è ancora visibile l'antico palazzo dei Principato, abitato dalla nobile famiglia per tutto il Settecento. Il palazzo venne poi acquistato e ristrutturato dai baroni Russo nella prima metà del XIX secolo. Oggi palazzo Principato-Russo-Larcan (la denominazione comprende le tre famiglie ultime proprietarie della struttura), dopo i lavori di recupero, è un centro culturale di proprietà del Comune di Capizzi aperto al pubblico e alle visite.
I Principato in Polonia