Nel corso della sua carriera ha ricevuto sei candidature agli Spellemanprisen, vincendone quattro, e tre candidature al Nordic Council Prize, vincendone una.
Biografia Susanne Sundfør è la nipote di Kjell Aartun, un teologo e linguista considerato tra i maggiori esperti di lingue semitiche, in particolare della lingua ugaritica, famoso per una controversa teoria sull'interpretazione delle rune e sull'origine della civiltà minoica.
Sundfør ha iniziato a studiare violino a otto anni, pianoforte a nove e canto a dodici, ma all'epoca questi per lei erano solo hobby. Dopo aver frequentato una scuola di musica, ha iniziato anche a comporre. Ha inoltre studiato Inglese e Arte presso l'Università di Bergen.
In occasione delle elezioni parlamentari in Norvegia del 2017, Sundfør ha dato il suo sostegno pubblico al Partito Socialista di Sinistra, al fine di "proteggere il nostro pianeta" e "sconfiggere il capitalismo"; la cantautrice si definisce infatti ambientalista, socialista democratica e atea. A partire dal 2020 si è fortemente interessata all'agricoltura rigenerativa, con particolare attenzione all'allevamento, e utilizza i propri social network per fare informazione e attivismo su questi temi e su quelli dell'alimentazione onnivora consapevole.
Il 15 agosto 2020 ha rivelato su Instagram di essere incinta della sua prima figlia. Il 14 agosto 2022 ha inoltre annunciato di essersi sposata.
Dopo aver vissuto per un periodo a Londra, tra il 2015 e il 2016, è tornata a Oslo, dove vive tuttora.
Carriera Susanne Sundfør e Take One (2005–2009)
Sundfør ha iniziato a farsi conoscere in Norvegia nel 2005, quando ha aperto alcuni concerti del cantante inglese Tom McRae. Nel 2006 è poi andata in tour con i Madrugada, cantando la loro Lift Me, un duetto originariamente registrato con Ane Brun. Il 13 novembre, Susanne pubblica il suo singolo di debutto, Walls, mentre il 10 marzo 2007 viene pubblicato l'album di debutto, Susanne Sundfør, che raggiunge la terza posizione nella classifica di vendita norvegese. Nello stesso anno viene poi pubblicato il singolo I Resign.
L'album omonimo di Susanne è caratterizzato da un folk pop acustico con tocchi orchestrali e le ha permesso di vincere il prestigioso premio Spellemannprisen, ossia il Grammy norvegese, nella categoria "Miglior Artista Femminile". Durante il discorso di premiazione, Sundfør ha criticato l'organizzazione degli Spellemannprisen, accusandoli di essere arcaici nel loro dividere le donne e gli uomini in due categorie distinte.
Il 10 marzo 2008 Sundfør pubblica Take One, il cui titolo allude all'essere stato registrato in una sola sessione: tecnicamente parlando, si tratta del primo album live della cantautrice. Qui sono stati reinterpretati i brani di Susanne Sundfør con degli arrangiamenti acustici più minimali (pianoforte e voce o chitarra e voce). Nello stesso anno, canta Ingen Vinner Frem til Den Evige Ro (No One Reaches the Eternal Calm), di Lars Linderot e Gustav Jensen, all'interno della compilation Sorgen og Gleden (The Sorrow and the Joy) voluta dalla principessa ereditaria Mette-Marit di Norvegia.
The Brothel e A Night at Salle Pleyel (2010–2011)
Il 12 marzo 2010, Susanne Sundfør pubblica il suo secondo album, The Brothel, che ha ottenuto un grande successo nella madrepatria, arrivando alla prima posizione della classifica di vendita e diventando l'album più venduto dell'anno in Norvegia. Ha inoltre ottenuto due candidature agli Spellemansprisen, per le categorie "Migliori Testi" e "Miglior Compositore", vincendo in quest'ultima.
Dal punto di vista musicale, The Brothel ha rappresentato una svolta cruciale per Susanne, che qui ha collaborato con Lars Horntveth dei Jaga Jazzist. Lo stile è ibrido e vario, mescolando di volta in volta dream pop, jazz, baroque pop, synth pop, soul bianco, musica acustica e riferimenti alla musica sacra. Susanne Sundfør ha anche fatto ricorso alle dissonanze e a controcanti apparentemente cacofonici, mentre i testi sono molto curati. La critica ha acclamato tutto ciò, al punto da affermare che The Brothel rompa ogni cliché compositivo con uno sforzo di prodezza lirica innovativo ma mai eccessivo, arrivando a far piangere molti artisti sia per l'invidia verso la superiorità artistica di Susanne sia per la bellezza delle sue composizioni.
Riguardo al tema di The Brothel, Susanne si è espressa così:
Susanne Sundfør ha promosso l'album con un tour norvegese ed esibizioni in programmi televisivi e radiofonici. Sono stati inoltre estratti tre singoli: The Brothel, It's All Gone Tomorrow e Turkish Delight. Di tutti e tre sono stati pubblicati dei remix ufficiali, ma solo del primo è stato girato un videoclip.
Sempre nel 2010, Susanne si è unita alla band krautrock e shoegaze norvegese Hypertext in qualità di tastierista e cantante aggiuntiva, ma l'ha abbandonata quasi subito; ha comunque partecipato alla scrittura dell'album Astronaut Kraut!, pubblicato lo stesso anno.
Nel 2011, Susanne ha prestato la voce per il brano Baboon Moon, contenuto nell'omonimo album di Nils Petter Molvær, pioniere del nu jazz. Nel frattempo, alla cantautrice viene chiesto di comporre della musica per il venticinquesimo anniversario dell'Oslo Jazz Festival. Susanne, dopo aver assistito a dei concerti sinfonici nella sala parigina Salle Pleyel, si ubriaca nella sua camera d'albergo e compone una suite per sintetizzatori divisa in sei movimenti. Il risultato, A Night at Salle Pleyel, rientra nella musica colta contemporanea, in particolare in quella elettroacustica, presentando anche elementi jazz. Il 28 agosto la suite è stata suonata da Susanne e da un team di tastieristi da lei scelti al Sentrum Scene di Oslo. Dell'evento è stato registrato l'audio, che il 14 novembre è stato pubblicato in tiratura limitata sotto forma di LP e, successivamente, anche in versione digitale.
Nel 2011 collabora anche con Timbuktu, cantando nel suo brano Kapitulera, contenuto nell'album Sagolandet.
The Silicone Veil (2012–2013)
Il 23 marzo 2012 è uscito l'album pop The Silicone Veil. Rispetto al precedente The Brothel è diminuita la componente jazz e a acustica, ma è molto aumentata quella elettronica. I suoni sintetici, inoltre, vengono spesso sorretti da archi, arpa, pianoforte e ottoni. Un altro elemento caratterizzante dell'album è l'uso frequente di dissonanze, controcanti e sovraincisioni. Le linee vocali sono ricche di colorature e abbellimenti, mentre i testi sono spesso poetici e criptici. Sundfør ne ha sintetizzato le tematiche in quattro parole: apocalisse, morte, amore e neve. Il titolo dell'album, inoltre, si riferisce al confine tra uno stato dell'Essere e un altro, tra la vita e la morte, tra la natura e la tecnologia, tra noi e la terra e tra le persone.
Dall'album sono stati estratti tre singoli: White Foxes, The Silicone Veil e Among Us. Per tutti sono stati pubblicati dei remix ufficiali e girati dei videoclip. La promozione è avvenuta con un tour che ha coinvolto soprattutto la Norvegia, ma che ha visto dei concerti anche negli Stati Uniti d'America e in alcune nazioni europee. La cantante si è inoltre esibita in vari programmi televisivi norvegesi e ha cantato White Foxes in occasione della cerimonia di premiazione del Premio Nobel per la Pace 2012.Susanne Sundfør | Nobel Peace Prize Concert
L'album The Silicone Veil ha ottenuto un grande successo tra il pubblico, arrivando al primo posto nella classifica degli album più venduti in Norvegia e rimanendo per quarantasei settimane nella Top40. Il riscontro è stato ottimo anche presso la critica, che ne ha lodato l'originalità e la cura per i dettagli. In varie recensioni, è stato sottolineato l'equilibrio tra la componente pop e quella artistica, l'imprevedibilità delle strutture, la meticolosità del labor limae, lo sperimentalismo e il coraggio dei suoni, la sofisticatezza e la stratificazione delle melodie. L'album è stato definito come un baricentro del pop a cui è virtualmente impossibile avvicinarsi, come "oltre il pop che si rifiuta di essere pop" e come un visionario condensato di spettrale ed elegante romanticismo.
Sempre nel 2012, Susanne ha prestato la sua voce nel singolo Away di Morten Myklebust. Nel 2013 ha poi registrato un remix di A.M.A. dei Maps. Successivamente, dopo aver reinterpretato Ice Machine dei Depeche Mode assieme ai Röyksopp, ha cantato in due loro brani, Running to the Sea e Save Me, pubblicati nell'album The Inevitable End del 2014. Susanne ha collaborato anche con gli M83, cantando nel brano portante della colonna sonora del film Oblivion. Ha inoltre prodotto e arrangiato l'album The Urge Drums, esordio del duo Bow to Each Other.
Ten Love Songs (2014–2016)
Il 16 febbraio 2015, Susanne Sundfør pubblica l'album Ten Love Songs, anticipato dal singolo Fade Away a cui poi sono seguiti Delirious, Kamikaze e Accelerate; solo del primo e dell'ultimo singolo sono stati girati dei videoclip. Per promuovere l'album, Susanne ha intrapreso un tour in Europa e in Nord America, partecipando anche a vari festival.
Ten Love Songs nasce dal desiderio dichiarato di creare un album più pop e mainstream dei precedenti, ma senza rinnegare la voglia di sperimentare su sonorità colte. Intervistata dal The Guardian e dal Telegraph, ha anche paragonato la composizione di quest'album alla risoluzione di problemi matematici, di algoritmi o di puzzle, ma ciò non le ha impedito di esprimere in musica una forte carica emotiva che l'ha fatta sentire "nuda, senza pelle". Susanne ha scritto tutti i testi e le musiche e ha prodotto da sola sei canzoni, mentre altre quattro le ha co-prodotte rispettivamente col duo Röyksopp, con Anthony Gonzalez degli M83, con Jonathan Bates (conosciuto come Big Black Delta) e con Lars Horntveth dei Jaga Jazzist.. Susanne ha collaborato anche con l'orchestra da camera Trondheim Soloists. Il risultato finale è un album di synth pop/electropop raffinato e insieme dance, con sezioni folk, dream pop e di musica orchestrale da camera. Strumento principe dell'album è l'organo, attorno al quale si sviluppano citazioni di musica colta.
Riguardo al tema dell'album, Susanne si è espressa così:
Confrontati con quelli degli album precedenti, i testi di Ten Love Songs risultano più semplici e diretti, in accordo con le tematiche più emotive.
Ten Love Songs è rimasto per sessantatré settimane nella top40 degli album più venduti in Norvegia, quattordici delle quali nella top10 e toccando per tre volte la prima posizione. È entrato anche nelle classifiche di vendita del Regno Unito e della Svezia. Il riscontro è stato ottimo anche presso la critica. nonostante l'approccio più "easy-listening" rispetto agli album precedenti. Ten Love Songs è infatti stato descritto come molto brillante, in grado di essere sia diretto e accattivante sia profondo, mostrando "padronanza dell'artpop, freddo synthpop e una disco simultaneamente gioiosa e disperata". Altri hanno invece parlato di "musica pop irradiata da un altro pianeta, con un'impressionante quantità di idee stipate in dieci brani".
Nel 2015 Susanne ha inoltre cantato in Cascade Of Events, brano di André Bratten contenuto nell'album Gode.
Nel 2016, per le premiazioni relative al 2015, Susanne Sundfør ha vinto agli Spellemannprisen nelle categorie "Miglior Artista Pop Solista", "Produttore dell'Anno" e "Album dell'Anno". Ha anche ottenuto la candidatura nella categoria "Miglior Canzone" (per Delirious). Durante la cerimonia di premiazione, si è esibita con una breve versione alla chitarra acustica di The Sound of War, la cui versione estesa si troverà nel suo prossimo album.
Music for People in Trouble (2016–2019)
In un'intervista di novembre 2015, Sundfør ha annunciato di star lavorando al nuovo album, dicendo di essere in lista d'attesa per un nuovo sintetizzatore dal suono "molto cosmico" e con un riverbero rétro ispirato a quelli usati da Jean-Michel Jarre, nonché di voler mischiare suoni di un candido romanticismo con un'elettronica industrial e asciutta.