Definito il "re giusto" (Malik al-ʿĀdil), era il secondo figlio di Zengi e membro della dinastia che da quest'ultimo prese il nome, quella degli Zengidi. Governò Aleppo dopo la morte del padre e ampliò gradualmente il suo dominio a spese dei signori musulmani attivi nella moderna Siria, assicurandosi in particolare, tra le altre, le importanti città di Damasco e Shayzar.

Fece altresì propria la battaglia del padre contro i crociati presenti in Palestina, professandosi comandante del jihad contro gli invasori. Dopo essere riuscito nell'impresa di unificare il Levante sotto il suo controllo e aver reso inconcludenti gli esiti della seconda crociata per i cristiani, Norandino si concentrò sull'acquisizione dell'Egitto. Rovesciò dunque i Fatimidi soprattutto grazie a Shirkuh e al di lui nipote, Saladino, affidando in successione ai due il compito di gestire quella terra. Il suo sogno era quello di espellere i crociati dalla Terrasanta e di riconquistare Gerusalemme una volta che fossero stati unificati Egitto e Siria in una sola entità politica e militare, ma non riuscì a concretizzare tale obiettivo per l'improvvisa morte e la ritrosia di Saladino, suo subalterno. Quando morì, i suoi possedimenti vissero una fase particolarmente turbolenta e fu soltanto grazie all'intervento di Saladino, nominato visir dall'ultimo imam/califfo fatimide, che i musulmani poterono riprendere l'obiettivo di Norandino e una fase di rinnovato impegno militare.

Il suo dominio si distinse per le accorte politiche interne adottate, l'affermazione della dottrina sunnita in Siria e in Egitto e la diffusione dell'istruzione e dell'assistenza sanitaria nei suoi territori.

Biografia Origini

Norandino era imparentato con i turchi Selgiuchidi, in quanto suo nonno paterno era stato Aq Sunqur al-Hajib. Quest'ultimo ricoprì la carica di atābeg (governatore) di Aleppo sotto il Gran Selgiuchide Malik Shāh I, di cui fu stretto collaboratore e confidente..

Suo padre Zengi, da cui deriverà il nome della dinastia zengide, servì vari governatori di Mosul, accompagnandoli nelle loro battaglie. Nel 1126 divenne shihna di Baghdad, assumendo la carica di atābeg di Mosul nell'anno successivo. Da quel momento egli riuscì a controllare varie città, tra cui Hama, Amida, Kafartab, Buzaʿa (nel nord della Siria), Atarib, Saruj e, a oriente, alcune città situate lungo il fiume Eufrate..

Primi anni Nato l'11 febbraio 1118, Nūr al-Dīn, divenuto noto nelle fonti occidentali come Norandino, era il secondo figlio, dopo Sayf al-Din, dellatābeg Zengi e di una madre di cui non si conosce il nome. Le fonti storiche non menzionano nessuna informazione a proposito dei primi anni di vita di Norandino, ma tutte confermano che trascorse la sua infanzia sotto la guida del padre, che ne supervisionò la formazione come mujāhid.. Studiò il Corano, il suo tafsir e i ḥadīth, oltre al diritto e alla storia, il persiano e il greco-bizantino. Assieme all'apprendimento delle tattiche da guerra, gli furono insegnate l'equitazione, il tiro con l'arco e il chawgan (un gioco equestre molto simile al polo, originario delle tribù turche dell'Asia centrale).

Le sue capacità di comando si affinarono quando partecipò, in giovane età, alle campagne belliche condotte dal padre. La principale fu quella grazie alla quale Zengi si impossessò della città di Edessa, situata lungo la rotta tra Mosul e Aleppo, strappata agli IfranjCon tale nome erano indistintamente chiamati in arabo tutti i cristiani europei che si recavano in Terra Santa per unirsi alle crociate. nel 1144 a seguito di un veloce assedio..

Morte di Zengi e successione Nell'estate del 1146, con Norandino al seguito, Zengi condusse il suo esercito verso sud, al castello di Qal'at Ja'bar, sulla strada che conduceva dall'Eufrate a Damasco, il cui signore arabo si rifiutava di riconoscerlo come sovrano.. La notte del 14 settembre, a seguito di un alterco, Zengi (in preda ai fumi dell'alcol) fu assassinato da un eunuco. La sua improvvisa scomparsa «fu accolta con gioia da tutti i nemici, i quali speravano che le dispute dinastiche, conseguenza normale della morte dei principi musulmani, avrebbero sfasciato il suo potere».

Mentre il cadavere non era ancora stato tumulato, il maggiore dei suoi figli, Sayf al-Dīn Ghāzī, si precipitò a Mosul per impadronirsi del governo della città e di quanto situato in Iraq e nella Mesopotamia settentrionale. Norandino, strappato dal dito del cadavere paterno l'anello, simbolo del potere, corse in tutta fretta ad assicurarsi la porzione occidentale delle terre di Zengi, la quale includeva le ricche città di Edessa e Aleppo. In quest'ultima località si fece proclamare signore dal suo generale curdo Shīrkūh.. La divisione del regno spinse gli avversari di Zengi ad approfittare del momento di caos: a sud le truppe del governatore di Damasco, Mu'in al-Din Unur, rioccuparono Baalbek e resero propri vassalli i governatori di Homs e Hama; a oriente, il selgiuchide Alp Arslan ibn Mahmud tentò invano di riprendere il potere, mentre gli Ortoqidi di Amida si reinsediarono nelle città sottratte da Zengi; nel centro, Raimondo di Antiochia condusse un'incursione fin sotto le mura di Aleppo, mentre Joscelin II, destituito da Edessa, avviava i preparativi per riconquistarla..

Espansione in Siria meridionale

Quando le comunità armene di Edessa seppero della morte di Zengi, neutralizzarono la guarnigione musulmana locale e chiesero assistenza al loro vecchio sovrano franco, il conte Joscelin II. Raimondo II di Tripoli si rifiutò di fornire il proprio sostegno: si trattò di una scelta saggia poiché, malgrado Joscelin sperasse di cogliere Edessa di sorpresa, i musulmani erano stati avvertiti.. Infatti, non appena Norandino venne avvisato, si precipitò verso Edessa e, lanciandosi all'inseguimento di Joscelin, datosi alla fuga perché impreparato a reggere un lungo assedio, per poco non lo uccise nei dintorni di Samosata. Per vendetta contro le comunità che avevano tradito i musulmani, Norandino ordinò l'uccisione o l'esilio di tutti i cristiani (circa persone) e la vendita delle mogli e dei figli (circa ) come schiavi..

Come suo padre, Norandino desiderava cacciare i crociati dal Vicino Oriente, in particolare da Gerusalemme.. Sebbene avessero uno scarso affetto reciproco, i due figli più grandi di Zengi furono abbastanza lungimiranti da non litigare. Sayf al-Din, completamente impegnato con gli Urtuqidi, spronò Norandino a incontrarsi di persona e, in quel frangente, essi si accordarono per una divisione pacifica dell'eredità.. Il confine fra i domini fu individuato con precisione lungo il fiume Khabur (Nahr al-Khabūr). Inoltre, Norandino si incaricò di portare avanti il jihad contro i crociati. I rapporti generalmente cordiali con il fratello, preservati da Norandino, gli permisero così di concentrarsi sui confini orientali.

La dinastia buride, attiva a Damasco, si opponeva fortemente alla politica accentratrice di Norandino, ragione per cui aveva preservato relazioni distese con i crociati di Gerusalemme sin dal 1140. Norandino aveva al contrario iniziato a combattere i crociati subito dopo aver preso il potere, ma riteneva fosse necessario ampliare il numero dei suoi alleati; perciò, decise di concentrare i suoi sforzi in Siria. L'occasione gli fu offerta nel maggio del 1147, quando i crociati avanzarono nell'Hauran. Il governatore buride di Damasco, Mu'in al-Din Unur, richiese il sostegno di Norandino, e siglò un'alleanza concedendogli in sposa sua figlia Ismat al-Din Khatun e la signoria su Homs; in cambio, richiese il riconoscimento dell'indipendenza della città di Damasco.. Stanchi ed estenuati, oltre che stremati dalla fame e dalla sete, i crociati furono presto costretti a ritirarsi dall'Hauran. Unur nutriva sospetti sulle intenzioni reali di Norandino e pare addirittura che, pur di salvaguardare la sua posizione, si fosse offerto di cedere ai suoi esausti nemici viveri e rifornimenti, ma l'offerta venne «arrogantemente rifiutata». Insieme, Unur e Norandino assediarono le città siriane di Bosra e Salkhad, prima conquistate da un vassallo ribelle di Unur, tale Altuntash. Mentre il signore di Damasco cercava di riallacciare i rapporti con i cristiani, entro la fine del 1147 Norandino sfruttò l'incapacità di reazione dei crociati per impadronirsi di 'Arta, Kafar Latah, Basarfut e Balat.

Seconda crociata

La notizia della caduta di Edessa aveva suscitato tragica frustrazione in Europa, poiché il suo possesso veniva ritenuto fondamentale per poter preservare il controllo di Gerusalemme, situata più a sud.. Pertanto, temendo la caduta di altri Stati crociati, papa Eugenio III proclamò una nuova crociata, alla quale su tutti risposero Luigi VII di Francia e Corrado III di Svevia, sia pur non senza esitazioni.. Le truppe degli eserciti crociati si mossero via terra nell'estate del 1147; assieme formavano un'armata forte di uomini, a cui si unirono grandi folle di contadini e poveri. Il viaggio fu difficoltoso e le manovre necessarie per attraversare l'Impero bizantino complesse, ma il momento più critico fu registrato quando, lungo la strada, i tedeschi vennero attaccati dai turchi Selgiuchidi e quasi del tutto sterminati (morirono nove decimi dei soldati) nella battaglia di Dorileo..

Furono pochi i combattenti che raggiunsero San Giovanni d'Acri, l'importante porto cristiano dove si riunì il 24 giugno 1148 un consiglio di guerra per decidere l'obiettivo della crociata.. In quell'occasione si votò per colpire Damasco, ricca città carovaniera che collegava l'Egitto con la Persia. Fu una decisione assolutamente insensata: essa rappresentava sicuramente una preda ambita, «ma, fra tutti gli Stati islamici, soltanto il regno buride di Damasco era desideroso di mantenere rapporti amichevoli con i crociati poiché riconosceva che il suo principale avversario era Norandino».. Il tema dell'incalcolabile danno per le sorti crociate fu ampiamente coltivato da Norandino, che iniziò a soffocare l'alleanza strategica di Gerusalemme con Damasco, creando le premesse per la futura totale alleanza musulmana contro l'Outremer.. Per completezza, occorre affermare che i cristiani ritenevano priva di alcuna valenza, anche simbolica, Aleppo, mentre Damasco, oltre a essere citata nelle Sacre Scritture, ospitava innumerevoli terre fertili..

Raggiunta la destinazione, il 24 luglio del 1148 il più vasto esercito crociato e del Regno di Gerusalemme mai radunato fino ad allora diede inizio all'assedio di Damasco. Dopo alcune efficaci schermaglie, i crociati si ritrovarono in una situazione di stallo e il morale cominciò a calare.. Oltre allo scoramento e ai personalismi che dividevano i cristiani, si venne presto a sapere che, rispondendo ai riluttanti appelli di Unur, Norandino stava procedendo verso la città. Le condizioni imposte dallatābeg prevedevano il suo ingresso a Damasco, motivo per cui si sparse presto la voce secondo cui Unur avesse inviato segretamente del denaro (voce poi dimostratasi falsa) ai crociati affinché se ne andassero il prima possibile. Di fronte a questo scenario così caotico e considerato lo scarsissimo senso di coesione franco-tedesco, il 28 luglio, ossia dopo soli cinque giorni di combattimenti, si concludeva uno degli attacchi che più di ogni altro ridusse il prestigio di cui fino ad allora avevano goduto i soldati cristiani.. Ben presto, tutti i principali comandanti della seconda crociata abbandonarono il Vicino Oriente: la spedizione era stata un completo fallimento..

Espansione in Siria settentrionale