I kāru (singolare kārum) furono colonie mercantili paleo-assire in Anatolia, operanti tra il XX ed il XVIII secolo a.C. (media età del bronzo.). Il più importante kārum era situato presso l'antica città di Kanesh (poi detta Neša o Nesha in età ittita.).
Il termine kārum (traslitterato anche semplicemente karum) è accadico e deriva dal sumero kar, 'fortificazione (di un porto)' o 'frangiflutti'. Nel tempo, il termine karum assunse vari significati: 'molo', 'zona portuale', ma anche 'distretto commerciale' o 'colonia mercantile', non importa se prossimo alla costa fluviale o marittima..
L'apparizione dei karu assiri portò l'Anatolia nel cono di luce delle fonti scritte, circa mille anni dopo che la scrittura era stata per la prima volta utilizzata in Mesopotamia.. La documentazione relativa (scritta in dialetto paleo-assiro) è spesso indicata con il nome di "tavolette di Cappadocia";. essa è ricchissima e consiste sostanzialmente di contratti e di lettere commerciali.
I karu paleo-assiri rappresentano l'unico esempio ampiamente documentato di commercio di lunga distanza del Vicino Oriente antico.. Il commercio si fondava sullo scambio dell'oro e dell'argento anatolici contro lo stagno e le pezze di lana offerti dai mercanti assiri. Dalle tavolette cappadociche risulta che nell'arco di 50 anni gli Assiri abbiano esportato in Anatolia circa 80 tonnellate di stagno, che contribuirono alla produzione di circa 800 tonnellate di bronzo..
Il commercio paleo-assiro in Anatolia prosperò per circa un secolo. Nella seconda metà del XIX secolo a.C., l'Asia minore fu sconvolta da rivolgimenti politici e Kanesh (come anche il suo karum) finì distrutta in un incendio (tale evento traumatico segna la fine del livello II del karum di Kanesh: 1920-1850 ca.).. Dopo uno iato di qualche decennio, seguì una ulteriore fase di commercio (che corrisponde al livello Ib del karum di Kanesh), contemporanea al "regno dell'Alta Mesopotamia" di Shamshi-Adad I (1813-1781 a.C.); anche questa seconda fase (a cui vanno attribuiti Pithana e Anitta, dinasti di Kushshara), dovette concludersi ancora una volta nel fuoco, intorno al 1740 a.C., ai tempi del re babilonese Samsu-iluna (figlio e successore di Hammurabi). Seguì poi un'età oscura, che precedette il sorgere nell'Anatolia centrale dell'Antico Regno ittita..
La relazione tra l'Anatolia dei karu e il posteriore mondo ittita è assai forte. Un esempio è relativo alla produzione ceramica. Lo stile detto "ittita", quando fu per la prima volta rintracciato in Anatolia, si sviluppò nel periodo delle colonie assire. L'arte figurativa di questo periodo fu il nucleo su cui si fondò la successiva arte ittita..
I precedenti Un possibile riferimento ad una rete commerciale centrata sull'alto Tigri è contenuto nel cosiddetto "trattato tra Ebla e Abarsal". In questo documento, ritrovato ad Ebla, vengono definite le rispettive aree di competenza di due Stati sovrani, Ebla ed "Abarsal" (centro mai localizzato che, si ipotizza, potrebbe essere stato Assur, in seguito capitale dell'Assiria), posti a capo di due distinte reti commerciali..
Un racconto tradizionale legato alla figura di Sargon di Akkad (2335-2279 a.C., secondo la cronologia media.) e preservato nel testo Šar tamḫāri ('re della battaglia'; CTH 310,5.), di epoca comunque più tarda, riporta che il re accadico condusse una spedizione contro Nur-Dagan, re di Purushanda. Secondo l'ittitologo australiano Trevor Robert Bryce, questa leggenda potrebbe avere un fondamento storico e testimonierebbe l'esistenza del regno anatolico di Purushanda già nell'antica età del bronzo.. L'orientalista Mario Liverani, al contrario, vede in questo racconto una tradizione fondante del commercio paleo-assiro, senza reale base storica: il racconto sarebbe piuttosto centrato sullo stretto rapporto tra presagi e tradizione storica (rispetto al quale Sargon è il modello positivo e il nipote Naram-Sin è quello negativo, in quanto non obbedisce ai presagi) e sarebbe servito a conferire al commercio paleo-assiro un precedente d'eccezione.. Sia come sia, nello Šar tamḫāri, i mercanti avvertivano Sargon delle difficoltà del tragitto tra Mesopotamia e Cappadocia, con l'attraversamento di "sette fiumi" e "sette montagne", oltre all'attraversamento dell'Eufrate, che era sempre stato motivo di vanto per i sovrani..
Una conferma della storicità di questi antichi rapporti tra Mesopotamia e Anatolia giunse con il ritrovamento a Kültepe di due copie (coeve all'originale) di un'iscrizione del re assiro Erishum I (1941-1902 a.C. ca.) con la registrazione di un programma edilizio per Assur..
Almeno fin dai tempi di Sargon, l'area anatolica era indicata come "Paese di Hatti" (o Khatti). In genere, gli studiosi ritengono che la popolazione predominante in Anatolia nel III millennio a.C. avesse carattere indigeno, pre-indoeuropeo: tale popolazione viene chiamata convenzionalmente Hatti (o Khatti) o "Pre-Ittiti"..
Il commercio paleo-assiro in Anatolia
A partire dall'inizio del II millennio, mercanti assiri presero a organizzare carovane commerciali dirette in Anatolia. Tale commercio assunse una mole tale che gli Assiri iniziarono a risiedere stabilmente in Anatolia.. Il commercio paleo-assiro si strutturò in vari karū nei pressi delle principali città anatoliche. Il termine karum ('porto' e poi 'stazione commerciale') indicava tanto l'insediamento posto accanto alla città indigena quanto l'organizzazione.. Centro direzionale di ciascun karum era la bît kârim ('casa del porto'): essa fungeva da camera di commercio, forniva magazzini per i mercanti e servizi bancari. Alla bît kârim i mercanti pagavano pedaggi e tasse. Essa aveva però anche funzioni giudiziarie e offriva arbitrati tra i mercanti in lite..
Il commercio si fondava sull'appetito assiro verso l'argento e l'oro anatolici; in cambio, gli Assiri offrivano tessuti (pezze di lana di 4 m² ciascuna) e stagno dall'altopiano iranico (lo stagno era assente in Anatolia e necessario, insieme al rame, per produrre il bronzo)... La parola usata dagli Assiri per indicare il metallo esportato era annukum: oggi si è quasi certi che si trattasse di stagno, ma prima si riteneva fosse piombo. È controversa l'origine delle pezze di lana: Liverani, ad esempio, sostiene che fossero per lo più di produzione assira e, in qualche caso, provenienti da Babilonia (e in quest'ultimo caso in genere di maggior pregio).. Bryce invece sostiene che le proporzioni fossero inverse.
I proventi del commercio venivano di norma reinvestiti in altri tessuti e in altro stagno per alimentare il processo. L'obbiettivo assiro, dunque, non era quello di ottenere beni mancanti in patria, ma di fare profitto (e l'argento era, all'epoca, il bene tipico per la tesaurizzazione dei profitti, una sorta di predecessore della moneta). Quanto allo stagno, l'Assiria non lo estraeva né lo trattava, ma si limitava a fungere da intermediario per i mercati anatolici, ottenendolo attraverso Shusharra, l'Elam ed Eshnunna.. Esso proveniva dall'altopiano iranico o forse da più lontano (l'Afghanistan o addirittura la Cina occidentale).. Quanto ai tessuti, a parte quelli provenienti da Babilonia, erano prodotti per lo più dalle stesse famiglie dei mercanti in manifatture site ad Assur e dirette dalle mogli dei mercanti. Assur era, all'epoca, profondamente orientata al commercio anatolico e non particolarmente vocata all'agricoltura.
Le fonti del periodo attestano l'esistenza di ventuno insediamenti commerciali in Anatolia, di cui solo tre sono stati localizzati: uno chiamato Hattush (la futura Hattusha ittita), uno nell'odierna Alişar Hüyük (che si ipotizza essere l'antica Ankuwa) e Kanesh (da quest'ultimo centro deriva la maggior parte della documentazione).. Della ventina di insediamenti, alcuni (circa la metà.) erano karu, altri erano stazioni commerciali più piccole, dette wabaratum (wabartum al singolare). È possibile che i wabaratum fossero postazioni militari a difesa di carovane e merci.. Gli insediamenti, comunque, cambiarono statuto in diverse occasioni (da karum a wabartum e viceversa)..
I karu e i wabaratum erano concentrati soprattutto in tre aree: alto e medio Eufrate, dal lato orientale o alto-mesopotamico (con Nikhriya, Badua, Zalpakh) come dal lato occidentale o anatolico (Urshum, Khakhkhum, Mama); la piana di Konya (con Purushkhattum, Wakhshushana, Wakhshaniya, Shalatiwara); l'ansa del fiume Halys (con Khattush, Karakhna, Turkhumit) e la sua valle, dall'alto corso (Shamukha) alla foce (Zalpuwa).
Il karum più noto è quello di Kanesh (o Kanish e poi Neša in età ittita): Kanesh, la città indigena, aveva un suo palazzo signorile ed era dotata di mura; al di fuori delle mura era posto il karum, una sorta di quartiere satellite. Come istituzione, il karum aveva un proprio statuto, un'assemblea generale ed un consiglio, presieduto da un plenipotenziario inviato da Assur. Il ruolo dei karu era riconosciuto tanto dai centri anatolici quanto dalla città di Assur (più che dallo stesso re assiro). I due poli del commercio erano essenzialmente i mercanti assiri (tamkārum, dal sumero dam‐gàr.) di Kanesh e i loro rappresentanti ad Assur. In ogni caso, disponiamo di fonti esclusivamente private (manca cioè una documentazione palatina assira). Altri soggetti legati a questo commercio erano i mercanti che operavano tra il karum di Kanesh e gli altri karu, i produttori di beni di scambio ad Assur, gli intermediari e i trasportatori che lavoravano per conto dei mercanti assiri lungo la direttrice principale..
Le città-stato anatoliche erano certamente più numerose delle colonie assire: mentre di queste ultime abbiamo un elenco che si suppone completo, nelle fonti le prime risultano in numero di almeno trenta (e probabilmente di più). Si trattava di centri indipendenti, ciascuno retto da un ruba'um ('signore' con un'autorità politica che le fonti assire indicano come "il palazzo") o šarrum (che nelle fonti assire indica un'autorità superiore). In qualche caso, si trova la figura del ruba'um rabi'um ('re dei re' o 'gran re')..
Itinerari, merci, tassazione Gli animali utilizzati per i convogli erano gli asini. È possibile che diverse spedizioni si riunissero informalmente in carovane "collettive", ma di questo non c'è traccia nelle fonti. I viaggi erano probabilmente annuali: non era possibile attraversare la catena del Tauro per quattro mesi in inverno e, nei mesi favorevoli, c'era appena il tempo di partire da Assur, giungere a Kanesh e rientrare in patria. Alcuni passaggi erano obbligati, in specie nelle zone montagnose, mentre in altre aree vi erano diverse opzioni. L'itinerario era diviso in tre porzioni: un primo tratto di 250 chilometri risaliva il Tigri da Assur ad Apum (nell'alto Khabur); un secondo tratto, di circa 250-300 km andava da Apum ad Abrum, passando l'Eufrate; il terzo tratto, di più di 300 km, da Abrum a Kanesh, era il più difficile e comprendeva i passi montani. Il percorso prevedeva l'attraversamento del Tigri e del Khabur, giungendo all'Anatolia centrale attraverso le odierne province turche di Diyarbakır, Malatya e Urfa-Maraş. Dalla documentazione relativa ai commerci paleo-babilonesi, più o meno dello stesso periodo, sappiamo che le carovane percorrevano circa 25 chilometri al giorno e che in alcuni centri sostavano anche un giorno intero. L'itinerario da Assur a Kanesh era dunque di circa 50 giorni. La principale fonte per la ricostruzione del tragitto è la lettera TC 18 (cfr. ).