Al caso di Guillaume Seznec sono stati dedicati film, sceneggiati televisivi e un ciclo di canzoni dei Tri Yann, presenti nell'album Portraits, riprese in massima parte da composizioni popolari.
Biografia Guillaume Seznec (in lingua bretone Gwilhoù Sezneg) nacque a Plomodiern, nel dipartimento del Finistère, in Bretagna, il 1º maggio 1878, da una famiglia contadina. In giovane età si trasferì a Morlaix, sempre in Bretagna ma nel dipartimento delle Côtes d'Armor (allora chiamato Côtes du Nord), dove avviò un'attività come falegname e commerciante di legname. Dotato di una spiccata propensione per gli affari, ben presto accumulò una discreta fortuna e si sposò con una ragazza del luogo, Marie-Jeanne, dalla quale ebbe quattro figli, conducendo una vita normale e agiata.
Seznec strinse amicizia con un notabile del luogo, Pierre Quémeneur, persona dal carattere peraltro lontano dal suo; ove Seznec era taciturno e di abitudini sobrie, Quémeneur era un bon vivant impegnato in politica, consigliere regionale del Finistère e in procinto, con ottime possibilità, di essere eletto presidente dello stesso consiglio per un partito di ispirazione conservatrice.
I fatti All'alba del 25 maggio 1923 Seznec lasciò Morlaix diretto a Parigi a bordo di una vecchia automobile, una Cadillac che aveva acquistato dal Quémeneur, il quale l'aveva recuperata dalle eccedenze lasciate in Francia dall'esercito statunitense durante la prima guerra mondiale.
Pierre Quémeneur lo attese in un albergo di Rennes: i due dovevano recarsi a Parigi, dove speravano di vendere l'automobile. Tuttavia la vettura era in condizioni pessime e Seznec doveva fare fronte a continui guasti e forature, e all'impressionante quantità di benzina che la macchina richiedeva. Dopo che Seznec arrivò a Rennes con grande ritardo, i due partirono per Parigi; i continui guasti e le forature proseguirono.
Sul far della notte, anche i fari smisero di funzionare. Pierre Quémeneur, che aveva un impegno importante a Parigi alle 10 del mattino dopo, chiese all'amico di lasciarlo ad una stazione ferroviaria dove avrebbe preso il treno per la capitale; Seznec lo avrebbe raggiunto in seguito con l'automobile. Alle 10 di sera Seznec lasciò Quémeneur alla stazione di Houdan, a circa 60 chilometri da Parigi; fu l'ultima volta che venne notato vivo. Seznec proseguì da solo, come stabilito; ma dopo pochi chilometri, sulla salita di Millemont, la vecchia Cadillac si fermò. Seznec decise di pernottare in macchina e, il giorno dopo, invece di raggiungere Parigi, se la fece riparare alla meglio e preferì tornare a Morlaix, dove giunse nel pomeriggio del 26 maggio non preoccupandosi di avere notizie dell'amico.
L'arresto, le ipotesi e il processo Qualche giorno dopo, stante la perdurante assenza di Quémeneur, scomparso senza lasciare traccia, la sua famiglia accusò Seznec della sua uccisione. Nelle accuse si distinguerà il cognato di Quémeneur, il notaio Jean Pouliquen.
Le indagini poliziesche furono condotte dall'ispettore Vidal e da un celebre "superpoliziotto", l'ispettore Pierre Bonny (che, in seguito, aderirà al governo di Vichy del maresciallo Philippe Pétain, e sarà collaboratore della Gestapo; per questo verrà processato, condannato a morte e fucilato nel 1944). Tra le scarse prove a carico di Seznec vi era una macchina da scrivere che egli avrebbe acquistato a Le Havre e che sarebbe servita per compilare una promessa di vendita, fatta da Quémeneur a favore di Seznec, di un podere di campagna nell'isolata località di Traou-Nez.
La macchina da scrivere fu ritrovata a casa di Seznec, probabilmente (come fu accertato in seguito) sistematavi proprio dall'ispettore Bonny per "creare la prova". Poco prima di essere fucilato nel 1944, Bonny confesserà al figlio di "aver mandato al bagno un innocente". Non fu tenuto conto di una testimonianza di un pescatore che, una sera di fine maggio (cioè pochi giorni dopo la scomparsa di Quémeneur) aveva sentito, la sera, uno sparo provenire proprio dal podere di Traou-Nez; né del fatto che, molti anni dopo, quando Seznec era già al bagno penale, furono ritrovati seppelliti presso lo stesso podere dei resti umani e una cartuccia di fucile, che in seguito scomparvero dagli archivi giudiziari.
Infine, il grande accusatore di Seznec, il notaio Pouliquen, aveva un movente ben più valido di quello di Seznec: Quémeneur gli aveva infatti prestato una grossa somma di denaro (circa 160.000 franchi) per aprire il suo studio, e ne reclamava la restituzione.
Seznec venne arrestato il 1º luglio 1923 e condotto in carcere a Quimper. Nella stessa città, sede della Corte d'Assise di Bretagna, nell'ottobre del 1924 si aprì il processo di primo grado, procedimento che nella Francia di allora prevedeva una sentenza inappellabile; l'avvocato difensore di Seznec, Kahn, era un giovane legale che diverrà in seguito uno dei principi del foro francesi, ma che era al suo primo grande processo.
Uno dei pochi testimoni a favore di Seznec, il bigliettaio di autobus François Le Her (che sposerà poi una figlia di Seznec, Jeanne, divenendo padre di Denis Seznec-Le Her), cercò di scagionare l'imputato. L'interrogatorio della moglie di Seznec, Marie-Jeanne, e dell'anziana madre si svolsero tra le lacrime; Marie-Jeanne non cesserà mai di credere nella totale innocenza del marito e di lottare per lui.
La tesi della colpevolezza di Seznec prevalse tra i giurati con un solo voto di scarto; molti di loro, nel 1934, in piena campagna per la liberazione di Seznec, si pentiranno di quel voto e cercheranno invano di ritrattarlo. Seznec fu condannato il 4 novembre 1924 per omicidio di primo grado ai lavori forzati a vita. Il 12 gennaio 1925 venne rinchiuso nel bagno penale di Saint-Martin-de-Ré, noto per essere il "bagno di transito" per i condannati da deportare alla Caienna. Seznec vi restò rinchiuso per oltre due anni, potendo soltanto corrispondere, sotto censura, con la moglie. Nel frattempo quest'ultima e la famiglia dovettero subire la confisca del patrimonio familiare e la donna fu costretta ad accettare i lavori più umili. La figlia maggiore di Seznec si farà suora per assistere i deportati e restare in qualche modo vicina al padre, ma morirà all'età di soli 21 anni, nel 1930.
La deportazione in Guyana francese Due volte all'anno, la nave-cellulare La Martinière compiva il viaggio tra Saint-Martin-de-Ré e la Guyana francese per il trasporto dei deportati; il viaggio, di tre settimane, si svolgeva in condizioni pessime, con oltre 600 bagnards che venivano tenuti completamente nudi in alcune gabbie. Molti non raggiungevano la meta e i cadaveri venivano gettati in mare. La partenza di Seznec era fissata per il 7 aprile 1927; poco prima di partire, egli fece in tempo a scrivere un'ultima lettera alla moglie Marie-Jeanne:
Al che la moglie rispose con un breve telegramma quando il marito era già partito:
Il deportato a vita Guillaume Seznec arrivò in Guyana francese, nel porto di Saint-Laurent-du-Maroni, il 30 aprile 1927.
Alla Cajenna e all'Isola del Diavolo. La campagna per Seznec All'arrivo a Saint-Laurent-du-Maroni, sul fiume Maroni, nella foresta amazzonica, i deportati dovevano affrontare malattie endogene spesso mortali, come la malaria e la lebbra. Nel bagno, il cosiddetto Tribunal Maritime Spécial poteva condannare i reclusi all'isolamento, nella totale oscurità, per un periodo fino a cinque anni; oppure ordinare la condanna a morte, per la quale fungeva da boia un volontario tra i forzati.
A Seznec venne attribuito il numero di matricola 49 302. Le condizioni di vita erano dure: un clima caldissimo e umido, con piogge torrenziali; i guardiani (chaouchs) usavano una brutale violenza sui condannati ed erano in gran parte dediti all'alcool. Tra i forzati stessi regnavano il terrore e la legge del più forte.
Seznec meditò di evadere e cominciò a studiare e mettere in atto un progetto, ma venne scoperto. Il 26 novembre 1928 comparve dinanzi al Tribunal Maritime Spécial, che lo condannò ad essere deportato nel bagno penale sulle Isole della Salvezza (Îles du Salut), un arcipelago di tre isolotti al largo di Kourou. Da quelle isole era impossibile evadere: le acque circostanti erano battute da correnti fortissime e abitate da squali. Seznec fu dapprima deportato nella maggiore delle Isole della Salvezza, l'Isola Reale (Île Royale). Qui continuò a preparare progetti di evasione: venne ancora scoperto e dovette comparire nuovamente davanti al TMS.
Seznec fu condannato a cinque anni di isolamento nell'Isola del Diavolo, la stessa dove era stato rinchiuso Alfred Dreyfus. Là dovette vivere rinchiuso in permanenza in una cella di ferro di sei metri di lunghezza per due di larghezza, nella quasi totale oscurità e sorvegliato dall'alto dai guardiani. In quella stanza, era di regola il silenzio assoluto: vi era una sola uscita al mese e nell'occasione il condannato doveva far passare la testa attraverso uno sportello, per farsela rasare.
Lo stato di salute di Seznec peggiorò. Il medico del bagno intercedette in suo favore riuscendo, dopo sei mesi, ad ottenere che la punizione venisse annullata. Il giorno stesso della sua liberazione, Seznec fu informato della morte della moglie, avvenuta il 14 maggio 1931, e fatto tornare all'Isola Reale, dove rimase in condizioni meno dure occupandosi, tra le altre cose, di un semaforo marittimo.
Nel 1938, con il governo del Fronte Popolare di Léon Blum e di Édouard Daladier, fu approvata una legge che prevedeva la soppressione del bagno penale della Guyana, un'istituzione ritenuta indegna. Fu comunicato a Seznec che la sua pena restante era commutata in vent'anni di bagno; il termine della pena era quindi previsto per il 1958, quando Seznec avrebbe avuto ottant'anni. Sotto l'occupazione e il governo di Vichy, le condizioni di vita in Guyana si fecero ancora più dure. Nel 1943-1944, l'arrivo degli americani e di un'amministrazione gollista migliorarono le condizioni.
Durante la detenzione di Seznec, in Bretagna venne condotta una campagna per la sua riabilitazione, con alla testa sua moglie Marie-Jeanne, sua madre e, in seguito, la sua figlia minore, Jeanne (che nel frattempo aveva sposato François Le Her), appoggiata dal giornalista Émile Petitcolas, dal giudice in pensione Victor Hervé, da Françoise Bosser della Lega dei Diritti dell'Uomo e da altri. Nel 1934 sei dei giurati di Quimper che avevano votato per la colpevolezza di Seznec se ne pentirono e richiesero inutilmente la revisione del processo. Lentamente l'opinione pubblica passò dalla parte del condannato, che sarà infine graziato il 2 febbraio 1946 dal generale De Gaulle.
La grazia, il ritorno in Francia e la morte Nel 1946, a quasi ventidue anni dalla condanna, diciannove dei quali passati nei terribili bagni penali della Guyana, apparve evidente che Seznec era stato vittima di un errore giudiziario. Ma la giustizia francese non contemplava la revisione del processo e, sebbene Seznec avesse sempre rifiutato categoricamente di chiederla, il nuovo presidente francese De Gaulle gli concesse la grazia il 2 febbraio dello stesso anno. Il provvedimento restò però a lungo inapplicato: Seznec dovette passare ancora un anno e mezzo in Guyana prima di essere effettivamente rilasciato, il 23 giugno 1947.
Seznec si imbarcò, da uomo libero, sul piroscafo Le Colombie; arrivò a Le Havre il 1º luglio 1947, esattamente ventiquattro anni dopo il suo arresto. Tutta la sua famiglia lo attendeva, assieme ad una folla ed ai giornalisti. A bordo del Colombie gli venne scattata una fotoLa si può vedere : Seznec aveva 69 anni, ma ne dimostrava molti di più. A Le Havre, egli sbarcò in segreto da un'uscita secondaria per sfuggire alla calca.
Tornato a Morlaix, andò a vivere con la figlia minore, Jeanne, che nel frattempo si era sposata con il suo antico testimone di difesa, François Le Her, dal quale aveva avuto dei figli; tra di essi vi era Denis Seznec-Le Her. Non cessò di proclamare la sua innocenza nelle conferenze e nelle interviste.