Nei primati la mano è l'organo prensile che si trova all'estremità distale dell'arto superiore dei primati, collegato a questo tramite il polso. Comprende cinque dita, che costituiscono la parte più predisposta al senso tattile.
La mano è il primo strumento del genere umano, nellHomo sapiens è anche un mezzo di espressione quando aiuta la parola o la sostituisce tramite la lingua dei segni.
Descrizione
La mano è la porzione più distale dell'arto superiore. In essa si distinguono il polso, che media la continuità della mano con l'avambraccio, il metacarpo, che ne costituisce la porzione più ampia, e le dita, la cui flessione e opposizione sul metacarpo conferisce alla mano l'abilità prensile, tipica dei primati, ominidi compresi. Le dita sono in numero di cinque, comunemente dette: pollice, dal latino pollex, pollicis. indice, il dito utilizzato durante azioni in cui si indica un oggetto, una persona o una direzione. medio, il dito centrale, posto nel mezzo delle altre dita, che in alcune culture se alzato da solo è un segno volgare di offesa. anulare, il dito sul quale si porta la fede nuziale. mignolo, il dito più piccolo detto in latino digitus minimus.
In ambito scientifico e più prettamente anatomico si preferisce invece numerare le dita, assegnandole così un nome legato alla loro posizione. Si ha così che, in senso latero-mediale, il pollice è considerato primo dito, l'indice secondo dito, il medio terzo dito, l'anulare quarto dito ed il mignolo quinto dito.
Lo sviluppo cerebrale e la locomozione bipede eretta hanno permesso di utilizzare, fin dai primi antenati dell'uomo attuale, come gli australopitecini, le mani come mezzo per costruire ed utilizzare strumenti e fare evolvere all'atto pratico molte delle variegate attività umane, liberandole dal compito locomotorio. Si ritiene che la specie A. garhi possa essere stata la prima ad evolvere strumenti in senso stretto. Le mani e la loro anatomia ed evoluzione permettono di ricostruire il percorso evolutivo che ha poi portato all'acquisizione di progressive abilità pratiche, fino alla capacità della cultura acheuleana. L'elongazione delle dita, che ha riguardato in parallelo anche i panini, è uno degli elementi chiave riguardo a questo aspetto e viene completato dalla presa di precisione tra il pollice e le falangi distali delle dita reso possibile dai pollici opponibili. Nonostante la mano umana abbia uniche caratteristiche anatomiche, tra cui un pollice più lungo e le dita che possono essere controllate individualmente a un livello superiore, la destrezza della mano umana non può essere spiegata esclusivamente da fattori anatomici ma anche da aspetti neurali. Le proporzioni della mano umana sono sufficientemente plesiomorfiche con i progenitori delle scimmie antropomorfe attuali ma scimpanzé e gorilla, in modo indipendente, hanno acquisito metacarpi allungati come parte del loro adattamento alle loro modalità di locomozione; i pollici e le mani allungate si avvicinano maggiormente alle proporzioni della mano di scimmie del Miocene rispetto a quelle dei primati attuali: gli esseri umani non si sono evoluti da scimmie clinograde, ma sono probabilmente passate differentemente all'andatura bipede dalla brachiazione, condivisa con gli antenati di scimpanzé e gorilla, che in modo indipendente acquisirono metacarpi allungati come parte del loro adattamento alle loro modalità di locomozione. Molti elementi di mani primitive hanno caratteristiche presenti molto probabilmente nell'ultimo antenato comune tra esseri umani e scimpanzé (CHLCA) e assenti nella moderna specie sapiens, sono ancora presenti nelle mani di Australopithecus, Paranthropus e Homo floresiensis. Questo suggerisce che i cambiamenti derivati negli esseri umani moderni (e affini, come i Neanderthal) non si sono evoluti fino a 2,5 a 1,5 milioni di anni fa ma dopo la comparsa dei primi strumenti di pietra acheuleani. I pollici di Ardipithecus ramidus, un candidato CHLCA, sono robusti come negli esseri umani, e quindi sono una caratteristica primitiva, mentre le palme di altri primati esistenti superiori sono allungate al punto che alcune delle funzioni originarie del pollice sono andate perse.
La mano, completamente estesa, è detta "aperta".
La mano aperta permette di distinguere, nella posizione ortostatica, una superficie anteriore detta "palmo" o "palma" o "superficie palmare", e una superficie posteriore detta "dorso". Il palmo della mano si caratterizza per la presenza sul metacarpo di tre linee profonde, incise sulla pelle e presenti dalla nascita, che seguono i margini di due rilievi muscolari detti eminenza tenar, posto alla base del pollice, ed eminenza ipotenar, posto alla base del mignolo. Il dorso della mano invece si caratterizza per la presenza dei rilievi longitudinali, più o meno visibili, dei tendini del muscolo estensore comune delle dita. In particolare, nella porzione laterale del dorso della mano, i muscoli estensori propri del pollice delimitano una fossetta, particolarmente visibile a pollice abdotto ed esteso, che costituisce la tabacchiera anatomica (o fossetta radiale).
Il "pugno" denota invece la mano chiusa, con tutte le dita flesse e il pollice addotto. In questa posizione non è visibile il palmo della mano, mentre sul dorso si rendono evidenti i quattro rilievi delle nocche della mano, corrispondenti ai rilievi delle teste delle ossa metacarpali, nascosti, nella mano aperta, dalle basi delle corrispondenti prime falangi.
Ossa
La mano dell'uomo contiene almeno 27 ossa: Il carpo, che compone il polso, comporta 8 ossa disposte in due file, una prossimale ed una distale. La fila prossimale comprende: scafoide, semilunare, piramidale e pisiforme. La fila distale comprende invece: trapezio, trapezoide, capitato e uncinato. Il carpo entra in articolazione diretta con l'epifisi distale del radio, osso dell'avambraccio col quale instaura l'articolazione radio-carpale. L'ulna, altro osso dell'avambraccio, non si articola in modo diretto col carpo ma ne è separato mediante un disco articolare detto legamento triangolare dell'articolazione radio-ulnare distale; il metacarpo comprende 5 ossa lunghe, cave, ricche di midollo osseo. Si articolano prossimalmente con il carpo e distalmente con le falangi. le falangi, che compongono le dita e comportano 14 ossa. In particolare, ciascun dito risulta formato da tre falangi, distinte in falange prossimale o prima falange, che si articola col corrispondente osso metacarpale, falange media o seconda falange, che si articola con la precedente e falange distale o terza falange o falange ungueale, che porta l'unghia. Fa eccezione il pollice, nel quale sono presenti due sole falangi distinte in una falange prossimale o prima falange del pollice e falange distale o seconda falange o falange ungueale del pollice.
Si possono aggiungere a queste altre quattro ossa sesamoidi presenti nei tendini del muscolo flessore breve del pollice, del muscolo flessore proprio dell'indice e del muscolo flessore proprio del mignolo.
Destri e mancini Durante la prima infanzia avviene un processo di specializzazione degli emisferi cerebrali, detto di lateralizzazione, che porta al prevalere di un emisferio sull'altro. Ne consegue che la maggior parte degli esseri umani usa prevalentemente e con maggiore abilità una mano rispetto all'altra, quella controllata dall'emisferio prevalente. Chi usa prevalentemente la mano destra è detto destro o destrorso, mentre chi usa la sinistra è detto mancino o sinistrorso. Secondo uno studio condotto nel 1998, il 7-10% della popolazione adulta mondiale è mancinaHardyck, C., & Petrinovich, L. F. (1977). "Left-handedness", Psychological Bulletin, 84, 385–404.
In alcuni casi tuttavia la lateralizzazione può non verificarsi, cosicché nessun emisfero prevalga sull'altro. In questi casi non si osserva la prevalenza di una mano sull'altra, e si parla quindi di ambidestri.
Gestualità
La gestualità delle dita e delle mani costituisce un vero linguaggio, .
Solo alcuni gesti sono universali: generalmente il significato di ogni movimento varia geograficamente. Le mani possono essere usate anche come simbolo religioso.
La mano e le scienze Scienze umane Secondo il filosofo Giordano Bruno, anticipando il pensiero successivo di Charles Darwin, – ritenendo l'anima dell'uomo la medesima di quella delle piante e degli altri animaliEgli infatti sosteneva che l'anima dell'uomo fosse la «medesima in essenza specifica e generica con quella de le mosche, ostreche marine e piante, e di qualsivoglia cosa che si trove animata o abbia anima». Si veda Giordano Bruno, Cabala del cavallo Pegaseo, dialogo II, 93. – l'elemento in grado di contraddistinguere l'uomo dagli altri esseri viventi è costituito proprio dalla mano – l'«organo degli organi»Citazione che il filosofo nolano riprese da Aristotele, Sull'anima, III, 8, 432a. –, e dall'utilizzo che se ne faNuccio Ordine, Introduzione, in: Giordano Bruno, Opere italiane, UTET, Torino, 2002, «V. La filosofia morale e la religione: Spaccio e Cabala», pagina 102.
Senza le mani, in effetti, l'uomo non sarebbe riuscito a creare «le istituzioni de dottrine, le invenzioni de discipline, le congregazioni de cittadini, le strutture de gli edificii, et altre cose assai che significano la grandezza et eccellenza umana, e fanno l’uomo trionfator veramento invitto sopra le altre specie» (Giordano Bruno, Cabala del cavallo Pegaseo, dialogo II, 96-97).
È importante tuttavia osservare che anche il poeta francese Pierre de Ronsard – anche se in maniera non sistematica – aveva già precedentemente intuito tale concetto (confer, Fulvio Papi, Antropologia e civiltà nel pensiero di Giordano Bruno, La Nuova Italia, Firenze, 1968, pagine 244-245).; Bruno ritiene inoltre che, nel caso dei primati, non sia possibile parlare di "mani", bensì di meri prolungamenti della coda.
Secondo Darwin, la mano è l'organo che distingue l'uomo dagli altri primati, e l'uomo non avrebbe mai raggiunto il suo posto predominante nel mondo senza l'uso delle mani. A differenza degli altri primati infatti la mano dell'uomo ha acquistato la capacità di opporre il pollice all'indice ed alle altre dita; in tal modo il movimento delle dita è molto più preciso e consente all'uomo di usare utensili molto piccoli e sottili, tenendoli fra il pollice e l'indice (ad esempio aghi per cucire, penne per scrivere etc).
Il filosofo Engels ha dato a questo aspetto una connotazione politica, nel saggio intitolato Del ruolo della mano nella trasformazione dalla scimmia all'uomo: la mano diventa qui sinonimo di lavoro e di dignità. Nelle società post-industriali, il lavoro e la mano sono valorizzati e spesso sovrapposti: "fatto a mano", "cucito a mano" rappresentano attributi positivi, mentre "tenere le mani in tasca" o "stare con le mani in mano" rappresentano attributi negativi. Le mani denotano anche un'appartenenza ad una classe sociale: le mani curate delle professioni intellettuali contrapposte a quelle "callose" degli operai.
"Sporcarsi le mani" è inoltre sinonimo di compromettersi nel lavoro.
Misura
La mano è un frequente strumento di misura. Può misurare una quantità (una "mano" di farina) o una distanza (il pollice o la spanna). La mano serve inoltre a contare, ed il sistema decimale deriva probabilmente dal numero di dita delle due mani. Un'altra unità di misura definita dalla mano è il "miro", che è determinata dalla distanza tra la punta del pollice e dell'indice a mano aperta in massima estensione (vedi immagine: distanza punti 1-2).
Scrittura Alcune scritture geroglifiche come quella egizia, maya o azteca utilizzano spesso la mano per simboleggiare l'azione. L'etimografia della lingua cinese, svolta soprattutto con lo studio dei caratteri su bronzo, mostra come la mano sia spesso parte di ideogrammi, ad esempio per le parole "finestra" o "pennello/pittura".Giulio Angioni, Il sapere della mano, Sellerio 1986
La mano e le religioni, magie e credenze
Islam