Thymiatérion, letteralmente: "incensiere", "altare per l'incenso" (dal greco antico θυμιατήριον e da θυμιάειν thymiaein "suffumicare"; plurale thymiateria) è un bruciatore d'incenso.Cristiana Zaccagnino, il thymiaterion nel mondo greco, Analisi delle fonti, tipologia, impieghi. Roma 1998

Origini

Il Thymiatérion è di origine babilonese-assira. Prima di essere largamente impiegato in ambito greco e romano, fu molto diffuso in: Egitto, Mesopotamia, Siria, Palestina e Fenicia. Molto probabilmente giunse a queste popolazioni attraverso CiproWalter Burkert, La religione greca, II. Rito e santuario, Editoriale Jaka Book 2003 ISBN 88-16-40585-6 cit. pag. 158. Sacrifici d'incenso e altari incensati appartengono specialmente al culto di Afrodite e di Adone; infatti l'incenso viene menzionato per la prima volta in quella poesia di Saffo, che rievoca l'epifania della dea nel suo sacro bosco di meli e rose, fra rami tremuli e altari che emanano vapori d'incenso. In seguito 'l'uso dell'incenso si diffuse un po' ovunque: spargere un granello d'incenso sulla fiamma è l'atto sacrificale più semplice e più diffuso, oltre che il più a buon mercato'.Ibid. Walter Burkert, La religione greca, cit. pag. 158

Utilizzo Utilizzato come recipiente per bruciare grani di incenso e come dono votivo nei luoghi di culto, il thymiaterion esalava fumi ed essenze durante le cerimonie sacre che miravano a creare un collegamento ideale tra il mondo umano e quello divino. Poteva essere fisso a vaschetta con sostegno oppure mobile a forma di scatola con coperchio forato o ancora sospeso con catenelle.

Note

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