I Gruppi di Azione Patriottica (GAP), formati dal comando generale delle Brigate Garibaldi alla fine dell'ottobre 1943, erano piccoli gruppi di partigiani che nacquero su iniziativa del Partito Comunista Italiano per operare prevalentemente in città, utilizzando metodi terroristici, sulla base dell'esperienza della Resistenza francese.. I militanti dei GAP erano detti "gappisti". Per estensione erano denominate GAP anche le meno numerose unità partigiane cittadine socialiste e azioniste.

Furono artefici delle due azioni più discusse della guerra partigiana: l'uccisione di Giovanni Gentile e l'attentato di via Rasella..

Organizzazione e obiettivi I GAP erano piccoli nuclei di quattro o cinque uomini, di cui un caposquadra, un vice caposquadra e due o tre gappisti. Tre squadre di quattro uomini costituivano un distaccamento, con alla testa un comandante e un commissario politico. Circa la loro composizione, Pietro Secchia scrisse: «A differenza delle unità partigiane, dove venivano liberamente accolti dai garibaldini i senza partito e gli aderenti ad altri partiti antifascisti, nei G.A.P. del P.C.I. venivano reclutati esclusivamente i comunisti, così come i G.A.P. di "Giustizia e Libertà" erano composti soltanto da aderenti al Partito d'Azione. La scelta era poi determinata dalla fede politica, dall'onestà morale, dall'intelligenza e dal coraggio del militante»Pietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, vol. II, La Pietra, 1968, voce "G.A.P.", p. 476.. Secondo Paolo Spriano, «A differenza del partigiano garibaldino, il gappista è quasi sempre un membro del partito, un suo quadro»Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, vol. V, La Resistenza. Togliatti e il partito nuovo, Torino, Einaudi, 1975, p. 184..

Circa il nome di queste unità partigiane, la componente dei GAP romani Carla Capponi ha ricordato: «Quando il partito ci diede il nome GAP, qualcuno di noi chiese che "gruppi di azione patriottica" venisse cambiato in "gruppi di azione partigiana". Era una forma di settarismo. Quel patriottica ci sembrava nazionalismo, volevamo una definizione più di classe, più rivoluzionaria. Però ci convincemmo: la nostra era una guerra di liberazione nazionale, e la combattevano tutti. Era una riaffermazione del vero patriottismo, dell'unità popolare»Rosario Bentivegna e Carla Capponi, intervista a cura di Nell'intervista gli ex gappisti criticano l'utilizzo della sigla GAP da parte dei Gruppi d'Azione Partigiana di Giangiacomo Feltrinelli. Carla Capponi infatti prosegue: «Anche questo mi pare possa render l'idea della provocazione portata avanti, oggi, da chi si cela dietro la gloriosa sigla dei GAP facendone una setta segreta e terroristica»..

Solo i componenti di una stessa squadra dovevano essere a contatto fra loro. Bene addestrati, i singoli elementi, a differenza dei partigiani di montagna, se possibile conducevano un'esistenza alla luce del sole, spesso con un normale impiego dietro al quale camuffavano l'attività di guerriglia. In altri casi erano costretti alla clandestinità assoluta.

La loro azione, fondata sulla convinzione della necessità di incalzare il nemico senza tregua, aveva compiti di sabotaggio e di azioni armate, tra cui l'eliminazione di esponenti della RSI, civili e militari.

La loro azione minava così i gangli vitali della macchina da guerra hitleriana. Nelle azioni più importanti doveva sempre essere presente il comandante o il commissario del distaccamento. I comandanti GAP di solito avevano esperienza militare, in quanto reduci della guerra civile spagnola, ex-militari del Regio Esercito o con esperienze precedenti in terra di Francia.

Nell'ambito del processo civile per l’azione di guerra di via Rasella (1949-1957), il Tribunale civile di Roma individuò la «diversità concettuale» tra le formazioni partigiane ordinarie e i GAP, implicitamente riconosciuta dall'art. 7 del decreto legislativo luogotenenziale (D.L.L.) 21 agosto 1945, n. 518, su gazzettaufficiale.it., nel «carattere anche terroristico delle organizzazioni "gappiste"»Tribunale civile di Roma, sentenza del 26 maggio-9 giugno 1950..

Roma

Costituzione o organizzazione

A Roma i GAP Centrali furono ideati e organizzati da Alfio Marchini "Luca", Antonello Trombadori "Giacomo" e il livornese Roberto Forti. Al comando dell'organizzazione fu posto Antonello Trombadori, che dipendeva direttamente da Giorgio Amendola. Dopo l'arresto di Trombadori (2 febbraio 1944), ne assunse per breve tempo il comando Alfio Marchini, prima di essere inviato a riorganizzare le formazioni partigiane a sud-ovest del Lago Trasimeno e cederlo a Carlo Salinari ..Antonello Trombadori, La rete militare e illegale del PCI, in: Il PCI a Roma dalla fondazione al 1976. Quando Trombadori riuscì a evadere dal campo di lavoro presso Anzio, riprese il suo posto di comandoAntonello Trombadori, motivazione dell'onorificenza al valor militare. Anche Salinari, comunque, fu imprigionato dal 14 maggio 1944 alla liberazione di Roma.

I GAP centrali erano suddivisi in due reti: Quella diretta da Carlo Salinari "Spartaco" e distinta nei due GAP "Antonio Gramsci" (comandante: Mario Fiorentini, "Giovanni") e GAP "Carlo Pisacane" (comandante: Rosario Bentivegna, "Paolo"): ne facevano parte Carla Capponi, Lucia Ottobrini, Franco di Lernia, Antonio Rezza, Gioacchino Gesmundo, Giorgio Sangalli, Valerio Fiorentini, Umberto Scattoni, Guido Rattoppatore, Giuseppe Felici, Enzo Russo, Franco Albanese, Sergio Maggi, Danilo Nicli, Enzo Catenucci. Quella diretta da Franco Calamandrei "Cola" e distinta nei due Gap Sozzi e Giuseppe Garibaldi: ne facevano parte Francesco Curreli, Marisa Musu, Maria Teresa Regard, Raul Falcioni, Fernando Vitagliano, Silvio Serra, Pasquale Balsamo, Luigi Pintor, Franco Ferri, Ernesto Borghesi, Marina Girelli, Alfredo Reichlin, Arminio Savioli, Guglielmo Blasi.

L'organizzazione del movimento clandestino aveva diviso la città in otto zone operative: I zona: i quartieri Prati, Trionfale e Monte Mario; II zona: Trastevere, Monteverde; III zona: Flaminio, Parioli, Salario; IV zona: Centro della città, nel perimetro della linea tramviaria circolare interna; V zona: Macao, Monte Sacro, San Lorenzo, Tiburtino; VI zona: Appio, Monti, Esquilino; VII zona: Ostiense, Portuense, Testaccio, San Saba; VIII zona: Prenestino, Torpignattara, Quadraro, Centocelle, Quarticciolo.

Le prime azioni In occasione delle celebrazioni fasciste per l'anniversario della marcia su Roma (28 ottobre 1922), i partigiani dei GAP attaccarono con bombe a mano e colpi d'arma da fuoco un corteo fascista in pieno centro, ferendo dodici partecipanti. Analoga tecnica venne impiegata contro i militi di guardia alla caserma di via Brenta, contro una pattuglia della RSI di fronte alla scuola Gelasio Caetani, in viale Mazzini, in Trastevere e al quartiere Flaminio, dove restò ucciso un fascista.

Il 7 novembre un nucleo gappista, uccide 4 fascisti a San Godenzo in Toscana, nello stesso mese il centro dirigente del PCI di Milano, guidato da Luigi Longo e Pietro Secchia, rimproverò al centro di Roma, guidato da Mauro Scoccimarro e Giorgio Amendola (che ne era il responsabile militare) una scarsa attività partigiana, sollecitandolo a incrementare l'attività dei GAPLettera di "Vineis" (Pietro Secchia) al centro del PCI di Roma, Milano, 20 novembre 1943, in :.

Il 5 dicembre, di fronte al Teatro dell'Opera i GAP attaccarono una pattuglia tedesca, dando alle fiamme due loro automezzi. Imprecisato il numero delle vittime.

Il 17 dicembre, in via Veneto, i GAP uccisero un ufficiale tedesco, mentre due militanti della RSI subirono la stessa sorte in via Donizetti e in via Cola di Rienzo. Un'altra azione partigiana fu attuata il 18 dicembre 1943 contro la trattoria "Antonelli" in via Fabio Massimo 101, affollata di militari tedeschi e fascisti: il bilancio fu di 10 morti e numerosi feriti. Contemporaneamente, otto militari tedeschi furono uccisi e numerosi altri rimasero feriti all'uscita dal cinema "Barberini", in piazza del Tritone, in conseguenza di una bomba lanciata dai GAP. Il giorno dopo, in via Veneto Maria Teresa Regard, Ernesto Borghesi e Franco Calamandrei, coadiuvati da Antonello Trombadori, deposero tre ordigni sui davanzali delle finestre dell'Albergo Flora, sede del Tribunale Militare tedesco. Due degli ordigni che esplosero, causando notevoli danni al pianterreno dello stabile e almeno sei morti tra i tedeschiCesare De Simone, Roma città prigioniera: i 271 giorni dell'occupazione nazista, 8 settembre '43-4 giugno '44, Milano, Mursia, 1994, p. 45..

Il 20 dicembre 1943 ci fu un nuovo attacco dei GAP al comando militare tedesco in Corso d'Italia. Numero delle vittime: imprecisato. Il 26 dicembre, Mario Fiorentini, in bicicletta, dal lungotevere sovrastante via della Lungara, lanciò un ordigno esplosivo contro l'ingresso del carcere di Regina Coeli, mentre 28 militari tedeschi erano impegnati nel cambio della guardia. Contemporaneamente, nei paraggi, parteciparono all'azione Carla Capponi, Lucia Ottobrini, Franco di Lernia e Rosario Bentivegna. Rimasero uccisi otto militari tedeschi e molti altri feriti. Fiorentini, riuscì a sfuggire al fuoco cui fu fatto segno da altri militari affacciatisi alle finestre.

Dallo sbarco di Anzio all'eccidio delle Fosse Ardeatine Il 24 gennaio 1944 una bomba deposta da Maria Teresa Regard e Guglielmo Blasi nel posto di ristoro tedesco alla stazione Termini causò tre vittime nemiche e circa diciannove feritiAnthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini, Milano, Il Saggiatore, 2010, p. 120..

Il 1º febbraio 1944 fu scoperto dalla Gestapo il deposito d'armi ed esplosivi dei GAP Centrali in Via Giulia; vennero arrestati e detenuti in via Tasso gli artificieri Giorgio Labò, che fu fucilato a Forte Bravetta, e Gianfranco Mattei, ventisettenne docente universitario di fisica, che s'impiccò in una cella nella notte tra il 6 e il 7 febbraio. Il 2 febbraio successivo fu arrestato in Via Giulia il comandante dei GAP centrali Antonello Trombadori, che si salvò dalla fucilazione perché i compagni arrestati o trattenuti a Via Tasso non ne rivelarono l'identità.

Il 10 marzo 1944 Rosario Bentivegna, Lucia Ottobrini, Mario Fiorentini e Franco Ferri spuntarono improvvisamente da dietro ai chioschi del mercato di Piazza Monte d'Oro e lanciarono alcune bombe su un corteo di fascisti che sfilavano in Via Tomacelli. I partigiani si dileguarono, dopo aver causato tre morti e numerosi feriti, in un'azione che, per la sua perfezione, già prefigura il successivo Attentato di via RasellaAnthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini, Milano, Il Saggiatore, 2010, p. 111 e segg..

Nessuna delle suddette azioni, che causarono complessivamente a tedeschi e fascisti un numero di morti superiore ai cinquanta, aveva determinato ancora alcuna rappresaglia specifica.