La diocesi di Como () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Milano appartenente alla regione ecclesiastica Lombardia. Nel 2023 contava 525.000 battezzati su 544.000 abitanti. È retta dal vescovo cardinale Oscar Cantoni.
Territorio La diocesi è molto estesa, è infatti tra le dieci diocesi italiane più grandi in termini di superficie. Comprende la maggior parte della provincia di Como, ad eccezione di una parte consistente della Brianza e delle antiche pievi di Appiano Gentile e di Porlezza, appartenenti all'arcidiocesi di Milano. Fanno parte della diocesi comasca anche alcuni comuni della provincia di Lecco, l'intera provincia di Sondrio e due valli (Valcuvia e Val Marchirolo) appartenenti alla provincia di Varese.
Due parrocchie, quella dei Santi Vito e Modesto in Lomazzo Milanese e quella di San Giovanni Evangelista in Montorfano, erano ambrosiane, sia per rito sia per appartenenza diocesana, fino al 1981 e al 1982 rispettivamente; in seguito passarono alla diocesi comense e al rito romano. Viceversa, la parrocchia di Saltrio cambiò in senso contrario e, da romana che era, fu resa ambrosianaGuida della diocesi di Como, ed. 2008 e precedenti..
Sede vescovile è la città di Como, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta.
Vicariati
La diocesi comprende 338 parrocchie, raggruppate in 29 vicariati.
Storia Fu Ambrogio, vescovo di Milano dal 374 al 397, a consacrare Felice come primo vescovo di Como, il 1º novembre 386.. Si presume, considerando il rapporto epistolare tra i due, che l'abbia inviato a evangelizzare il vasto territorio del municipium di Como e solo in questo senso si può affermare che quella milanese sia la "Chiesa madre" della Chiesa di Como, poiché per il resto, vale a dire liturgia, organizzazione delle comunità e rapporti di dipendenza, non abbiamo altre notizie. Le prime documentazioni di un'autorità metropolitica a cui facesse riferimento la Chiesa comense risalgono all'epoca dello scisma tricapitolino, quando chiaramente Como riconobbe la propria dipendenza da Aquileia.
La missione di Felice ricalcava quella affidata, alla fine del III secolo, dal predecessore di Ambrogio, Materno, a Fedele. Questi doveva aver conseguito qualche successo tanto che, attorno al 303, allorché giunsero a Milano alcuni sopravvissuti alla decimazione della Legione tebana, Fedele li aveva fatti fuggire con sé a Como. Qui Alessandro era stato arrestato, mentre Carpoforo, Cassio, Essanto, Severo, Secondo e Licinio vennero martirizzati, seguiti a breve distanza dallo stesso Fedele. Le salme dei martiri vennero recuperate dal protovescovo Felice, che le collocò nella prima chiesa cristiana di Como, ricavata in un tempio dedicato a Mercurio..
La confidenza di Fedele, comunque, sembra testimoniare la presenza di una comunità locale già ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, nel periodo 303-305. La pressione repressiva, d'altra parte, si sarebbe esaurita di lì a pochi anni, nel 313, con l'Editto di Milano. Ma si dovette trattare di una mera comunità di fedeli, addirittura priva di diaconi, come sembrano suggerire le considerazioni di Ambrogio nelle due lettere a Felice che ci sono conservate, relative alle difficoltà incontrate dal primo vescovo comasco nel far celebrare adeguatamente la messa.
Nel 553 molti vescovi occidentali, compresi quelli di Milano e di Aquileia, non accettarono le conclusioni del Concilio di Costantinopoli II, in cui papa Vigilio fu costretto, con la forza, a sottoscrivere la condanna di alcuni scritti di tre autori che avevano avuto parte attiva al Concilio di Calcedonia, chiamati i "Tre Capitoli". Implicitamente, con questa mossa, l'imperatore Giustiniano I voleva ingraziarsi i monofisiti, già condannati a Calcedonia. A questo punto si delineò il cosiddetto scisma tricapitolino: poiché i vescovi occidentali non volevano smentire Calcedonia, rifiutarono la condanna dei Tre Capitoli. A motivo di questa fedeltà, nelle Chiese locali scismatiche (a Grado, appartenente al patriarcato di Aquileia, ma anche nella diocesi di Como), alcuni luoghi di culto furono dedicati a Sant'Eufemia, patrona di Calcedonia.
Attorno al 570 il vescovo di MilanoIl titolo di arcivescovo risale al 777. Santo Monti, La Chiesa Comense, 1901, p. 39. si adoperò per ricomporre lo scisma con Roma, che nel 599 risulta effettivamente sanato. Per contro, Como si mantenne nella sua posizione di rifiuto della condanna dei Tre Capitoli. In questo contesto, nel 599 non accettò la nomina di un nuovo vescovo da parte del metropolita di Milano; poi, tra il 606 e il 608, entrò a far parte della provincia ecclesiastica di Aquileia, della quale adottò il rito particolare conosciuto come patriarchino, che restò in vigore fino al 1598 quando, non senza difficoltà, papa Clemente VIII impose il rito romano. Lo scisma di Como fu ricomposto nel 698, con il vescovo Gausoald, grazie all'intervento del re longobardo Cuniperto.
Nel corso del medioevo i vescovi di Como intrattennero rapporti con re e imperatori, che concessero loro numerosi privilegi e regalie (specialmente in Valtellina e nell'attuale Canton Ticino), tra cui il titolo di conte; i vescovi di Como governarono anche civilmente la maggior parte del territorio diocesano come feudatari (vescovo-conte) dell'imperatore. La diocesi divenne l'erede e il fondamento dell'identità comasca anche civilmente: rispetto al territorio municipale imperiale romano, la diocesi perse solo aree marginali per gli scontri armati con le diocesi vicine, quella di Coira a nord e soprattutto con l’arcidiocesi di Milano a sud, che in una serie di guerre si impadronì principalmente di Lecco fino alla stipula della pace di Lomazzo che definì i confini fra le diocesi.lombardiabeniculturali
La diocesi rimase suffraganea del patriarcato di Aquileia fino alla soppressione di questo (1751), quindi passò sotto la giurisdizione di Gorizia e, infine, approdò alla provincia ecclesiastica milanese (1789).
Fino alla convenzione del 1º settembre 1884, tra la Santa Sede e la Confederazione Elvetica, apparteneva alla diocesi di Como gran parte dell'attuale Canton Ticino. Anche qui, tuttavia, alcuni distretti, ad esempio le tre valli superiori di Blenio, Riviera e Leventina, appartenevano all'arcidiocesi di Milano e seguono tuttora il rito ambrosiano. Nel 1870, infine, i comuni del Grigioni italiano di Poschiavo e di Brusio furono staccati dalla diocesi comasca e incorporati in quella di Coira, a seguito dell'accordo tra Svizzera e Santa Sede del 23 ottobre 1869, entrato in vigore il 29 agosto dell'anno dopo.
Durante il Risorgimento, il governo italiano impedì al vescovo Luigi Nicora di prendere possesso della diocesi, non concedendogli lexequatur.
Cronotassi dei vescovi
Il vescovo Bonifacio Quadri (1340-1351) fece dipingere nel palazzo vescovile di Como i ritratti dei suoi predecessori, ancora visibili nel XVI secolo quando Benedetto Giovio scrisse Novocomensis Historiae patriae libri duo, attingendo alla serie episcopale redatta da Bonifacio Quadri. Questo è il più antico catalogo episcopale esistente della diocesi di Como. I dipinti di Bonifacio Quadri non esistono più, sostituiti da altre effigi fatte nella seconda metà del Cinquecento. L'antico catalogo episcopale comasco, fino agli inizi del IX secolo, riporta molti nomi, per lo più sconosciuti alle fonti coeve, eccetto i vescovi Felice, Abbondio, Eutichio, Agrippino e Pietro. Jean-Charles Picard, Le souvenir des évêques. Sépultures, listes épiscopales et culte des évêques en Italie du Nord des origines au Xe siècle, Bibliothèque des Écoles françaises d'Athènes et de Rome, Roma, 1988, pp. 440-442 e 740.
Nella presente cronotassi si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. San Felice † (tra 375 e 386 - dopo il 392-393) Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, Roma 1999, vol. I, pp. 771-772. San Probino † SantAmanzio † Sant'''Abbondio † (menzionato nel 450 e 451) Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, Roma 1999, vol. I, pp. 5-7. San Console † SantEsuperanzio † SantEusebio † SantEutichio † (? - 5 giugno 539 deceduto) Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, Roma 1999, vol. I, p. 724. Sant'''Eupilio † San Flaviano I † San Prospero † San Giovanni I †Secondo quanto scrive papa Gregorio I a Costanzo di Milano, la sede di Como era vacante nel 599 (Bibliotheca Sanctorum, vol. VI, col. 929). Incerto è stabilire se l'episcopato di Giovanni abbia preceduto o seguito questa vacanza della sede comense (cf. Jean-Charles Picard, p. 740). SantAgrippino † (dopo il 607 - dopo il 617) (tricapitolino)Lidia Cerioni, Agrippino, Dizionario biografico degli italiani, vol. I, 1960. San Rubiano † SantAdalberto † San Martiniano † San Vittorino † San Giovanni II † San Giovanni III † Sant'''Ottaviano † San Benedetto I † San Flaviano II † Adeodato † Gausoaldo † Angilberto I † Lupo † Teodolfo † Adelongo † Pietro I † (menzionato nell'803) Leone I † (prima dell'823 - dopo l'824) Perideo † Amalrico † (prima dell'840 - dopo l'861) Angiberto II † (prima dell'874 - dopo l'880) Liutardo † (prima dell'887 - dopo il 905 deceuto)Andrea Bedina, Liutvardo, Dizionario biografico degli italiani, vol. 65, 2005. Valperto † (911 - 914) Valperto † (915 - dopo il 919) Pietro II † Azzone † (prima del 936 - 939/941) Ubaldo † (945 - dopo il 966) Adelgisio † (prima del 973 - dopo il 977) Pietro III † (prima del 983 - dopo il 988) Everardo † (prima del 1004 - circa 1006/1007) Alberico † (prima di novembre 1007 - estate 1028 deceduto)Cinzio Violante, Alberico, Dizionario biografico degli italiani, vol. I, 1960. Litigerio † (1028 - 1048) Bennone † (circa 1049 - 1061 deceduto)Cosimo Damiano Fonseca, Benno, Dizionario biografico degli italiani, vol. VIII, 1966. Rainaldo † (1062 - 27 gennaio 1084 deceduto)Alfredo Lucioni, Rainaldo, Dizionario biografico degli italiani, vol. 86, 2016. Eriberto † (1085 - 1088) Artuico † (1088 - 1096) Guido Grimoldi † (1096 - 1125 deceduto) Ardizzone I † (1125 - 1161) Enrico della Torre † (1162 - 1165) Giovanni IV (1167 - 1168 dimesso) Anselmo dei Raimondi o della Torre † (1168 - 1º aprile 1193 deceduto) Ardizzone II † (1193 - 1204 deceduto) Beato Guglielmo Della Torre † (1204 - 21 ottobre 1226 deceduto) Uberto di Sala † (1227 - 1259 deceduto) Leone degli Avvocati † (1259 - 1261 dimesso) Raimondo della Torre † (1262 - dicembre 1273 nominato patriarca di Aquileia)Nadia Covini, Della Torre, Raimondo, Dizionario biografico degli italiani, volume 37, 1989. Giovanni degli Avvocati † (1274 - 15 febbraio 1293 deceduto) Leone Lambertenghi, O.F.M. † (24 aprile 1293 - 1325 deceduto) Benedetto di Asinago (Asinaga) † (1º gennaio 1328 - 1339 deceduto) Beltramino Parravicini † (1339 - 5 settembre 1340 nominato vescovo di Bologna) Bonifacio Quadri † (7 novembre 1340 - 1351 deceduto) Bernardo, O.Cist. † (1352 - 1356 nominato vescovo di Ferrara) Andrea degli Avvocati † (1356 - 1363 deceduto) Stefano Gatti † (1364 - 1369 deceduto) Enrico Sessa † (22 ottobre 1369 - luglio o agosto 1380 deceduto) Beltramo da Brossano † (luglio o agosto 1380 - 1395 deceduto) Luchino da Brossano (Borsano) † (19 gennaio 1396 - 1408 deceduto) Guglielmo Pusterla (1409 - 1416 deceduto) Antonio Turconi, O.F.M. † (1409 - 1420 dimesso) (antivescovo) Francesco Bossi † (1420 - 1435 deceduto) Giovanni Barbavara † (13 giugno 1435 - 6 marzo 1437 nominato vescovo di Tortona) Gerardo Landriani Capitani † (6 marzo 1437 - 9 ottobre 1445 deceduto) Bernardo Landriano † (18 marzo 1446 - agosto 1451 deceduto) Antonio Pusterla † (16 luglio 1451 - 3 novembre 1457 deceduto)