L'architettura neoclassica in Italia si sviluppò a partire dalla seconda metà del XVIII secolo nel contesto dei piccoli stati spesso in contrasto tra loro e dominati da potenze straniere. Tale situazione perdurò sino all'istituzione del Regno d'Italia con Vittorio Emanuele II di Savoia.

Per questo motivo il Neoclassicismo non si affermò uniformemente su tutto il territorio; l'assenza di una cultura unitaria e le difficoltà economiche che gravano sulla penisola italiana nel Settecento ridussero la crescita in ambito urbanistico ed architettonico.R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, Milano, Electa, 2001, p. 282.

All'inizio dello stesso secolo si era manifestata una breve, ma straordinaria, stagione tardobarocca: a Roma, si erano realizzati monumenti come piazza di Spagna, Fontana di Trevi e piazza Sant'Ignazio, mentre in Piemonte erano all'opera Filippo Juvarra e Bernardo Antonio Vittone. L'attività si era poi spostata nel Regno di Napoli, dove Ferdinando Fuga e Luigi Vanvitelli erano stati chiamati a innalzare rispettivamente il Real Albergo dei Poveri e la Reggia di Caserta; in particolare, la Reggia, malgrado all'esterno accenni a una certa contenutezza neoclassica, è ritenuta l'ultima grande realizzazione e incarnazione della migliore tradizione del Barocco italiano.N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino 1981, voce Vanvitelli, Luigi.R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari, Laterza, p. 450. L'affermazione del Neoclassicismo fu pertanto lenta e faticosa, e risentì essenzialmente di apporti stranieri, in particolare francesi.R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., p. 288.

A questo quadro d'insieme si aggiunge lo scarso interesse degli studiosi nei confronti dell'architettura neoclassica italiana, che per molto tempo ne ha limitato un esame approfondito e sereno.R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, Torino 1980. Malgrado le difficoltà generate dal contesto sociopolitico, il Neoclassicismo in Italia produsse numerose opere notevoli.N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voce Italia. Studi più recenti hanno infatti evidenziato i tratti distintivi, le peculiarità e, per certi versi, i caratteri unitari della produzione italiana, nelle sue varianti regionali o addirittura locali, nel contesto di quel policentrismo che ancora caratterizzava la Penisola tra il Settecento e l'Ottocento.E. Kaufmann, Architecture in the Age of Reason. Baroque e Post Baroque in England, Italy, France, Cambridge 1955; L'architettura dell'illuminismo, trad. it., Torino, 1966R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit.E. Lavagnino, L'arte moderna dai neoclassicisti ai contemporanei, Torino 1956.

Contesto storico

Le complesse vicende che interessarono le regioni italiane tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento possono essere sostanzialmente distinte in una fase prerivoluzionaria o comunque settecentesca, in una fase rivoluzionaria coincidente con l'occupazione francese, e in una terza fase, quella della Restaurazione, che precedette l'annessione al Regno d'Italia.

Con la Rivoluzione francese i rapporti tra lo Stato Pontificio e la Francia si deteriorarono notevolmente. Durante la Campagna d'Italia del 1796 i territori della Chiesa furono invasi e la città di Roma fu occupata; dichiarata la Repubblica Romana, papa Pio VI fu deportato dapprima in Toscana e poi in Francia. Il nuovo pontefice, Pio VII, poté rientrare a Roma quando le forze della coalizione prevalsero su quelle francesi. Nel contempo Napoleone Bonaparte sostituì la spinta rivoluzionaria con l'idea di costituire un impero mondiale; nell'ottica di stabilire unità religiosa, stipulò un concordato con la Chiesa, ma di fronte al rifiuto del papa di schierarsi contro i nemici della Francia, lo Stato Pontificio fu nuovamente occupato, fino alla definitiva capitolazione di Bonaparte.R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, cit., pp. 37-39.

Le prime ostilità tra la Francia e il Regno di Napoli si verificarono nel 1793; nel 1796 fu stipulato un armistizio, ma nel 1799 Napoli e il suo regno furono invasi dall'esercito francese. Sulla scia rivoluzionaria, nel 1799 fu istituita la Repubblica Napoletana, che fu sanguinosamente repressa nell'arco di pochi mesi e a cui fece seguito la prima restaurazione dei Borbone. Nel 1801 il regno stipulò un trattato di neutralità con la Francia, ma la violazione del patto causò la seconda occupazione francese della città e la destituzione di Ferdinando IV, con l'ascesa al trono di Giuseppe Bonaparte. Bonaparte resse lo Stato tra il 1806 e il 1808, quando fu sostituito da Gioacchino Murat, il quale vi rimase fino al 1815, anno della seconda restaurazione dei Borbone.R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, cit., p. 49.

La Repubblica di Venezia cessò di esistere nel 1797. Fu occupata dalle truppe di Napoleone, ma parte dei suoi territori furono ceduti all'Impero Austriaco a seguito del trattato di Campoformio. Il cambiamento di regime causò una grave crisi economica. Con il ritorno dei francesi le cose migliorarono; il Veneto fu così annesso al Regno d'Italia, tuttavia, con il Congresso di Vienna il territorio unificato del Lombardo-Veneto tornò sotto il controllo austriaco.R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, cit., p. 79.

Nel 1737 il Granducato di Toscana passò sotto gli Asburgo-Lorena. Con Pietro Leopoldo di Lorena, che fu granduca tra il 1765 e il 1790, lo Stato fu interessato da importanti riforme del commercio, dell'amministrazione pubblica e della giustizia. A seguito dell'occupazione francese si ebbe la formazione del Regno di Etruria (1801-1807) e la successiva annessione della Toscana all'Impero Francese. La restaurazione di Ferdinando III di Lorena nel 1814, l'ascesa al trono del figlio Leopoldo II e l'annessione della Repubblica di Lucca nel 1847 completano la vicenda politica toscana dell'età neoclassica.R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, cit., pp. 69-70.

La Lombardia verso la fine del Settecento era ancora soggetta all'Impero austriaco, ma nel 1797, con l'ascesa di Napoleone, l'ex Ducato di Milano entrò a far parte della Repubblica Cisalpina. Durante l'amministrazione francese, Milano divenne il punto di incontro di tutti i giacobini e di tutti i progressisti italiani. Per breve tempo la regione tornò sotto il controllo austriaco, ma il 2 giugno del 1800 Napoleone entrò a Milano alla testa del suo esercito. Dopo la battaglia di Marengo nacque la seconda Repubblica Cisalpina, che dapprima mutò il nome in Repubblica Italiana e quindi in Regno d'Italia, fino alla caduta del 1814.R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, cit., pp. 20-21.

Il Regno di Sardegna, dopo la sconfitta subita dai piemontesi nel 1796 a opera dell'esercito francese nel contesto della prima campagna d'Italia, cedette Nizza e la Savoia alla Francia. Nel 1800, durante la seconda Campagna d'Italia, Napoleone si assicurò il possesso del Piemonte e della Liguria, che nel frattempo si era trasformata in Repubblica Ligure. Tra il 1802 e il 1805 il Piemonte e Genova furono uniti all'Impero Francese. Dopo il Congresso di Vienna, che ristabilì i Savoia sul trono piemontese, il Regno di Sardegna fu accresciuto della Liguria.R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, cit., p. 89.

Le varianti regionali Veneto

Sebbene gran parte della critica ritenga che il Neoclassicismo italiano abbia avuto la sua origine a Roma,R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, cit., p. 13. fu tuttavia in Veneto che già nella prima metà del Settecento iniziò lentamente a delinearsi un gusto architettonico più aderente alle tendenze europee. Pur risultando difficile stabilire la nascita di un preciso orientamento neoclassico,A.M. Matteucci, L'architettura del Settecento, Torino, Garzanti, 1992, p. 303. il Museo lapidario maffeiano di Verona, terminato nel 1745 da Alessandro Pompei (1705-1782), può essere considerato un'anticipazione del Neoclassicismo.

Al contempo, Venezia ebbe un ruolo nell'elaborazione teorica dei principi neoclassici con la presenza di Carlo Lodoli e Francesco Algarotti, sostenitori di idee funzionaliste e antibarocche,N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, cit., voci Lodoli, Carlo e Algarotti, Francesco. che operarono in un contesto ancora in gran parte dominato dall'eredità di Palladio, senza pertanto riuscire a esercitare molta influenza sui contemporanei. A Venezia, tuttavia, è possibile individuare una linea architettonica di una certa coerenza, riscontrabile già nel portico della chiesa di San Nicola da Tolentino (1706-1714) di Andrea Tirali, al quale fecero seguito le chiese di San Simone Piccolo di Giovanni Scalfarotto e della Maddalena (1780) di Tommaso Temanza, che già 1748 aveva proposto a Padova una facciata di sapore razionale per la chiesa di Santa Margherita. La chiesa della Maddalena, in particolare, può essere presa come manifesto dei nuovi orientamenti. Aspramente criticata dai contemporanei per il suo eccesso di "paganità", fu concepita come un compatto volume cilindrico, attorno al quale ruotano gli spazi irregolari dell'antico tessuto urbano veneziano.

Il principale artefice di questo rinnovamento fu comunque Giannantonio Selva (1751-1819).R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit., pp. 282-285. Nel suo progetto per il Teatro La Fenice di Venezia (1790-1792) seppe sfruttare con razionalità la conformazione irregolare del lotto, ottenendo acustica e visuale ineccepibili.A.M. Matteucci, L'architettura del Settecento, cit., p. 304. Selva lavorò anche alle chiese veneziane di San Maurizio (1806) e del Nome di Gesù (1815), poi terminate dall'allievo Antonio Diedo; con Diedo progettò la facciata del Duomo di Cologna Veneta (1810-1817) e il Tempio Canoviano a Possagno (1819-1833), felice fusione tra i modelli del Partenone e del Pantheon, la cui attribuzione è tuttavia incerta. I suoi edifici, ben proporzionati e basati su pochi temi, oltrepassarono l'interesse provinciale.R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, cit. p. 285.

Nei primi anni dell'Ottocento la maggior parte delle commissioni furono affidate ad architetti forestieri, come Giuseppe Soli, autore del lato occidentale di piazza San Marco, e Lorenzo Santi, che rinnovò il Palazzo Patriarcale.

Dopo l'intervallo napoleonico si affermò Giuseppe Jappelli (1785-1852); allievo di Selva, egli deve la sua fama al Caffè Pedrocchi e al Pedrocchino di Padova, eclettico edificio in cui si uniscono pure forme neogotiche. Lavorò anche in numerose ville venete, mostrando uno stile deciso e competente, degno del Neoclassicismo internazionale.

Roma

A Roma, dopo la straordinaria stagione barocca e tardobarocca che produsse i suoi frutti fino ai primi decenni del Settecento, non si registra un'attività particolarmente vivace. La cultura teorica del Veneto trovò comunque a Roma un punto di riferimento: l'ammirazione per Palladio e lo studio del mondo antico si fusero così in un'unica linea culturale. Del resto, nel 1740, Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) giunse nella capitale dello Stato Pontificio da Venezia; lo studio delle vestigia romane fornirono un entusiasmante stimolo per la sua produzione incisoria, con la stesura di opere che molto influenzeranno la cultura neoclassica. Tuttavia, la sua produzione architettonica fu limitata: la chiesa di Santa Maria al Priorato (1764) appare come un edificio assai tradizionale, denso di decorazioni assolutamente distanti dalla serenità ellenica vagheggiata da Johann Joachim Winckelmann. Un altro veneto, Giacomo Quarenghi (1744-1817), prima di partire per la Russia, ricostruì la cattedrale di Santa Scolastica a Subiaco, in un palladianesimo semplificato e rivisitato tramite la conoscenza degli antichi monumenti.A.M. Matteucci, L'architettura del Settecento, cit., p. 34.