In storia della psicoanalisi si raccoglie il racconto storico di quel vasto movimento di pensiero che ha fatto il suo esordio all'alba del Novecento e ha avuto nel lavoro del medico viennese Sigmund Freud il punto di partenza.

Se agli inizi questo movimento sembrava costituire una rivoluzione nell'ambito della sola psichiatriaPer quanto attiene alla gestione della malattia mentale da parte della società e alla storia dell'istituto del manicomio prima dell'avvento della psicoanalisi, notevole è il contributo dell'"archeologo" della cultura e in particolare dei fondamenti epistemologici della scienza medica Michel Foucault con il suo lavoro del 1963 "Storia della follia", ben presto ci si ricredette sulla portata dell'influenza ch'esso avrebbe esercitato. Ci si dovette ricredere soprattutto di quanto la psicoanalisi andava smentendo con il suo impegno metodico e quotidiano: delle impressioni di moda passeggera, legate alla nuova scienza psicoanalitica nascente. Il vecchio secolo è passato, molte idee legate al Novecento hanno perso gran parte del loro iniziale seguito o sono pressoché scomparse. Tra queste, anche la psicoanalisi è stata messa pesantemente in discussione. È tuttavia indiscutibile che essa abbia avuto un importante influsso sulla cultura e sul costume dell'ultimo secolo.

Per approfondimenti sulle elaborazioni teoriche dei vari esponenti di questo movimento si possono consultare le voci specifiche, mentre qui si tratta solo della divulgazione e dell'espansione del movimento psicoanalitico e delle sue teorizzazioni a partire dalla città di Vienna, dove operava il padre fondatore di questa disciplina. Si tratta anche del suo radicarsi ed espandersi, non solo a livello territoriale nelle culture locali e linguistiche specifiche, ma anche dell'inserirsi del suo linguaggio e del suo proprio paradigma nelle varie scienze, filosofie, teologie e arti, dalla letteratura, alla pittura al cinema; in breve, della progressiva colonizzazione da parte della psicoanalisi della cultura del Novecento e di quella contemporanea.

1895: la rivoluzione psicoanalitica Con il termine di "terza rivoluzione" Freud intendeva riferirsi al cambiamento da lui avviato con la formulazione del concetto di "inconscio" quale elemento fondante la struttura psichica dell'uomo e quale movente essenziale del suo comportamento.

Parlando di "terza rivoluzione" intendeva alludere alle altre due umiliazioni culturali che l'identità egoica dell'uomo aveva dovuto subire, ad opera di Niccolò Copernico prima, e quella più recente e non ancora digerita da parte di Darwin.

Tutto ebbe inizio nel 1895. In quell'anno di svolta nella storia del pensiero e dell'umanità, due medici viennesi specializzati in neurologia, il dottor Sigmund Freud e il dottor Josef Breuer pubblicarono gli "Studi sull'isteria".

In natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma; così anche la psicoanalisi non nacque dal nulla, ma derivò le sue concettualizzazioni da una "preistoria delle idee psicoanalitiche", una lenta evoluzione del pensiero che preparò impercettibilmente le basi per la nascita di questa nuova scienza.

La preistoria della psicoanalisi

Se volessimo ricercare le radici della psicoanalisi, bisognerebbe risalire alla storia della psicoterapia dinamica. Secondo Henri Ellenberger, il percorso concettuale della psicoanalisi parte dal medico tedesco Franz Mesmer (1734 - 1815) e dalla sua teoria del magnetismo animale; alla relativa applicazione concreta nell'ipnotismo e nella suggestione ipnotica e all'evoluzione susseguente della sua metodica ad opera del mesmerismo. Si tenga anche presente l'influenza sul suo pensiero delle elaborazioni di un altro medico e alchimista svizzero, di cui proprio Mesmer al tempo era tra i più esperti conoscitori, Paracelso (1493 - 1541), a cui si deve la teoria della simmetria tra microcosmo e macrocosmo. Anticipazioni della psicoanalisi si possono trovare nell'ambito del movimento filosofico romantico tedesco, per esempio in Novalis e Schelling. Negli Stati Uniti un altro precursore della psicoanalisi è Emerson, che già parlava della necessità di "liberare i pensieri latenti", dell'importanza della realtà inconscia, dei sogni e anche dell'umorismo come un prodotto di atti mancati. Emerson influì in modo decisivo su Nietzsche, un altro pensatore cruciale per i padri della psicoanalisi.

L'Ipnosi

Storicamente fu invece il metodo ipnotico-suggestivo, appreso seguendo i corsi di Charcot, illustre neuropsichiatra alla Salpêtrière di Parigi, il primo modo che Freud adottò per riuscire a giungere ai contenuti profondi dell'inconscio.

Tale metodo tuttavia presentava dei limiti, per cui venne perfezionato insieme al professor Breuer nel metodo ipnotico-catartico.

Le libere associazioni d'idee In seguito Freud passò alla tecnica delle libere associazioni senza censura alcuna operata dalla ragione, metodo che andò precisandosi lentamente tra il 1892 e il 1895.

Inevitabilmente queste associazioni conducevano molto spesso a ricordi di sogni. Freud capì ben presto che questi sogni dei pazienti, a cui le libere associazioni così spesso rimandavano, dicevano molte cose al riguardo di ciò che egli andava da tempo cercando al di là del singolo paziente: era nata la psicoanalisi.

Il metodo psicoanalitico: la verità del linguaggio del sogno come scienza

In piena crisi dovuta alla recente morte del padre, aggravata dal rapporto divenuto d'incomprensione con il suo più caro amico, il medico-otorino Dottor Fliess, allora l'unico interlocutore valido delle sue ricerche psicoanalitiche, Freud pubblicò "L'interpretazione dei sogni", che venne dato alle stampe nell'anno 1899. Esso rappresenta anche il punto di arrivo della sua autoanalisi, iniziata nel 1897.

Di questo libro, pietra miliare della storia del movimento psicoanalitico, così Freud scriveva:

Qui evidentemente ci troviamo di fronte a qualcosa più potente della ragione, o che comunque non si fa assoggettare a questa. Forse è proprio per questo che molti scienziati, filosofi, epistemologi competenti, pur avendo letto attentamente Freud non ci hanno capito nulla: la psicoanalisi infatti è una esperienza reale che trasforma chi la fa realmente. Del resto costoro sono in buona compagnia, visto che nemmeno Freud credeva in Freud. Allorché, attraverso il sogno, si manifestava la Grande Ragione proveniente dalle profondità oscure dell'inconscio, allora diversamente da questi epistemologi, Freud riusciva nell'intento di mettere tra parentesi la piccola ragione di Freud e così ritrovava, come lui stesso testimoniava, la certezza della ragione senza più dubbi.

Ritorneranno i dubbi ma Freud conoscerà adesso la strada maestra per raggiungere la vera scienza.

La nascita della psicoanalisi

Per convenzione si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione esaustiva di un sogno scritta da Freud: si trattò di un suo sogno personale della notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, e riportato anche ne L'interpretazione dei sogni come "il sogno dell'iniezione di Irma". Questa sua interpretazione rappresentò l'inizio dello sviluppo della teoria freudiana sul sogno. Il metodo per accedere ai contenuti dell'inconscio, costituito dall'analisi dei sogni, segna infatti l'abbandono del metodo ipnotico utilizzato fino a questa nuova fase.

Altri legano invece la nascita della psicoanalisi alla prima volta in cui Freud usò il termine "psicoanalitico", e cioè nel 1896, dopo aver già svolto un'esperienza di 10 anni nel settore della psicopatologia, quando scrisse due articoli nei quali per la prima volta parla esplicitamente di "psicoanalisi" per descrivere il suo metodo di ricerca e trattamento terapeutico.

Per completare il quadro, c'è infine chi propone, benché l'uso del termine sia antecedente, la data di pubblicazione dell'"Interpretazione dei sogni" (1900), in quanto è proprio l'interpretazione dei sogni la via maestra che la psicoanalisi adotta per accedere ai misteri dell'inconscio e al suo specifico linguaggio, dopo aver lasciato alla preistoria della psicoanalisi il suo primitivo metodo ipnotico.

Gli inizi del movimento psicoanalitico

Per molto tempo la psicoanalisi era incarnata dal solo Freud, che aveva, come unico interlocutore delle scoperte che andava facendo, il suo amico intimo il dottor Wilhelm Fliess. Furono altri due medici viennesi, i dottori Max Kahane e Rudolf Reiter, i primi a manifestare a Freud il loro interessamento per la psicoanalisi.

La prima cellula psicoanalitica: il circolo di Freud

Tuttavia fu a partire dal 1902, e per alcuni anni a seguire, che Freud cominciò a prendere l'abitudine di organizzare degli incontri a casa sua con un gruppo di medici che, venuti a conoscenza delle sue elaborazioni teoriche, manifestavano il loro interesse per la psicoanalisi.

Tra questi psicoanalisti della prima ora, che costituirono la prima cellula psicoanalitica cui diedero nome "Circolo di Freud", vi erano in particolare Alfred Adler (1870-1937) e Wilhelm Stekel (1868-1940).

La Società Psicoanalitica di Vienna Siccome questi incontri di norma si tenevano tutti i mercoledì sera, presero il nome di "riunioni del mercoledì sera", e continuarono sino alla costituzione nel 1907 a Vienna della prima Società Psicoanalitica ufficiale, che ebbe Freud come primo presidente. In seguito aderirono anche Paul Federn e psicologi non medici (definiti laici), tra cui Viktor Tausk, Hanns Sachs, H. Silberer.

I primi aderenti stranieri che furono invitati dalla Società furono Carl Gustav Jung e Ludwig Binswanger, due psichiatri allora sconosciuti che lavoravano presso il prestigioso manicomio di Zurigo (il Burghölzli, diretto da Eugen Bleuler); Karl Abraham dalla Germania, che temporaneamente lavorava nello stesso istituto psichiatrico dei suoi colleghi Jung e Binswanger; A.A. Brill dagli Stati Uniti ed Ernest Jones dall'Inghilterra.

La psicoanalisi esce dal ghetto: Carl Gustav Jung

Come molti studiosi della storia di questo movimento sostengono, l'arrivo di questo psichiatra, proveniente da uno dei più prestigiosi istituti psichiatrici, quello di Zurigo, è stato decisivo; decisivo non soltanto per un rilancio della psicoanalisi a livello teorico, ma anche a livello organizzativo e come movimento in espansione.

Ciò accadde nel 1906 quando il dottor Jung, dopo aver letto i saggi di Freud sui sogni, il metodo associativo, la sua certezza dell'eziologia sessuale delle nevrosi, intraprese dapprima una corrispondenza con il neurologo di Vienna e quindi lo incontrò personalmente.

Dell'amicizia tra i due psicologi del profondo rimane come documentazione il carteggio tra loro intercorso dal 1906 sino al 1913, anno della rottura.

L'incontro di Jung con il "diavolo" sulla via della psicoanalisi In quel momento dello sviluppo del pensiero psicoanalitico, Freud subiva un forte ostracismo a oltranza negli ambienti accademici che, pur conoscendolo, non pronunciavano nemmeno il suo nome in pubblico. Nello stesso tempo il dottor Jung, quale psichiatra impegnato soprattutto sul fronte della cura della schizofrenia e non delle semplici nevrosi, aveva progettato per sé proprio una carriera accademica.

Come riportato da Jung:

Jung paladino della psicoanalisi di Freud costi quel che costi

Siccome un conferenziere, in un congresso medico tenutosi a Monaco proprio in quei giorni, parlava di nevrosi ossessive evitando deliberatamente di citare il nome di Freud, Jung prese immediatamente l'iniziativa di scrivere un saggio per una rivista medica deplorando il fatto accaduto al congresso ed esponendo la nuova concezione delle nevrosi scaturita dal lavoro di Freud.