Nel corso del XVIII secolo, e in maniera ancor maggiore nel XIX secolo, grazie alla riscoperta delle arti classiche anche la Sicilia divenne meta di avventurosi viaggi da parte di studiosi e artisti d'ogni parte d'Europa. Viaggiare in questa terra, in particolare, aveva un gusto ancor più avvincente, perché le difficoltà di spostamento e i rischi alla propria incolumità si frapponevano alla bellezza e alla maestosità dei monumenti antichi.
Siracusa, in quanto antica potenza greca rappresentava una meta obbligata per coloro che giungevano in Sicilia. Il Grand Tour dell'isola comprendeva le città principali come: Messina, Catania, Taormina, Agrigento, Palermo, Cefalù, Monreale nonché la scalata dell'Etna.
Il contesto La riscoperta L'Ottocento fu tra le altre cose il secolo chiave del Grand Tour per i siciliani: il viaggio compiuto da europei benestanti che desideravano scoprire i più antichi luoghi del continente. Siracusa, in quanto città dalle forti e millenarie radici (la sua fondazione risale all'VIII sec. a.C.), attirava la maggior parte dei viaggiatori che si spingevano fino in Sicilia, pur tra grandi difficoltà. Infatti l'isola non era semplice da visitare, poiché mancava quasi del tutto di strade e di luoghi di ristoro; tuttavia ciò non doveva sorprendere più di tanto, considerando che i siciliani non erano abituati ai turisti, specialmente città-fortezze come Siracusa, la quale dal 1500 al 1700 non aveva avuto praticamente rapporti con il mondo esterno, eccettuati gli spagnoli che la presidiavano e i cavalieri di Malta, stretti alleati della Spagna, che ne frequentavano assiduamente il porto (il suo commercio marino era invece stato stroncato per volere della corona iberica quando incominciò la secolare guerra contro l'Impero ottomano). Si può quindi affermare con certezza che in Sicilia, e a Siracusa, il Grand Tour giunse molto tardi rispetto al resto d'Europa (dove le prime esperienze di viaggio di piacere erano incominciate già nel lontano 1400): fino al XVIII secolo erano rarissimi i viaggiatori stranieri che decidevano di recarsi oltre il confine di Roma oppure di Napoli, per cui la Sicilia era immaginata come una terra misteriosa; del tutto sconosciuta: «Hic sunt leones, che significava: qui non sappiamo che cosa ci sia perché nessuno ci è andato» ha scritto una studiosa odierna trattando in maniera approfondita della scoperta della Sicilia da parte dei viaggiatori stranieri.Sommariva G., Viaggiatori stranieri in Sicilia nei secoli XVIII e XIX, in "Estudios turisticos", n. 39 Madrid 1973, p. 41.
La nebbia si dissolse con l'avvento e la diffusione dell'illuminismo nel Settecento: si riscoprirono e si esaltarono gli antichi testi greci, romani, bizantini, che divennero una base solida per la cultura degli uomini del tempo; e con essi saltò fuori la storia della Sicilia classica. In tale contesto Siracusa - che fu tra le più grandi capitali di quel mondo antico - divenne terra agognata dai viaggiatori, che volevano vedere che fine avesse fatto dopo il trascorrere di così tanti secoli per loro silenziosi:
La Russia scoprì allora la lontana Siracusa, vedendola come un luogo dove grazie al clima potevano accadere persino miracoli: è il caso del testo russo I fratelli Karamazov, scritto da Fëdor Dostoevskij e ambientato nell'Impero dello zar del 1800, nel quale si legge che per salvare il figlio malato di un militare imperiale si consigliava a costui di condurlo subito a Siracusa, dove il clima mite avrebbe potuto guarirlo.Piero Cazzola, Tre secoli di presenze russe a Siracusa e in Sicilia, in E. Kanceff (a cura di), Siracusa nell'occhio del viaggiatore, Atti del Convegno, Moncalieri 1998. Cominciarono a fioccare, specialmente grazie alla Francia illuministica, prove su prove dell'illustre passato siracusano fatto di re e tiranni, i quali venivano adesso paragonati ai sovrani del secolo corrente: ad esempio, i rivoluzionari francesi del 1789, presto in guerra contro l'intera Europa, identificarono il re di Sardegna e il re di Napoli con coloro che tennero lo scettro aretuseo, esortando e incitando i propri connazionali a sconfiggere un novello "re di Siracusa e spedirlo esiliato a Corinto"Imprimerie nationale Baudouin, Journal des débats et des décrets, ou Récrit de ce qui s'est passé aux séances de l'assemblée nationale depuis le 17 juin 1789, jusqu'au premier septembre de la même année , Parigi vol. 107, p. 273. (giocando con la nota storia greca dell'Europa); lo stesso Napoleone Bonaparte si destreggiò tra gli scritti dell'Antica Siracusa, paragonandosi egli pure a uno dei suoi personaggi più illustri (scelse Dione, discepolo di Platone).Jacques-Olivier Boudon, Napoléon et l’hellénisme, Anabases , 2014, pp. 33-48; Matthew D. Zarzeczny, Meteors that Enlighten the Earth: Napoleon and the Cult of Great Men , 2012, p. 40.
Le prime impressioni Così tra la seconda metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, quando ormai gli studi a distanza erano abbastanza maturi, iniziarono a giungere i primi viaggiatori, soprattutto francesi e inglesi, che lasciarono alcune delle più importanti e pungenti testimonianze sulla città al tempo borbonico. La condanna fu pressoché unanime: la Siracusa moderna che si stagliava davanti ai loro occhi non era degna di indentificarsi nemmeno con l'ombra di quella antica. Tra i più crudi nei confronti del suo attuale stato va annoverato il viaggiatore scozzese Patrick Brydone, che con tali parole avvertì: «di tutti i luoghi squallidi incontrati finora, Siracusa è di gran lunga il più squallido».Viaggio in Sicilia e a Malta, 1773 cit. in . L'esploratore inglese George French Angas visitando la fonte Aretusa si lasciò sfuggire a voce alta un «O Syracuse, how art thou fallen!» («O Siracusa, come sei decaduta!»)Cambridge University Press, George French Angas, A Ramble in Malta and Sicily, in the Autumn of 1841 , New York 2013, p. 77 A giocare contro i siracusani vi era, tra l'altro, il confronto con l'enorme aspettativa che avevano i viaggiatori quando qui giungevano: costoro leggevano sui libri di grandi cose riguardo Siracusa e rimanevano inesorabilmente delusi quando si rendevano conto che la città-fortezza non poteva offrire loro tutte le vestigia e le tracce di un trascorso che era troppo distante nel tempo per una città come Siracusa, la quale era stata successivamente, e in maniera violenta, sconquassata e strapazzata da guerre e terremoti. Rende bene l'idea la testimonianza dell'apprezzato storico palermitano Domenico Scinà, che appena giunto nella città aretusea nel 1811 scrisse:
Il famoso scrittore Alexandre Dumas (l'autore de I tre moschettieri e il Conte di Montecristo) lasciò una delle più articolate analisi di viaggio su Siracusa (egli conosceva filo e per segno tutta la storia arcaica di questo luogo) e rimase colpito in particolar modo dall'estrema povertà degli odierni siracusani; venendo in visita negli anni della restaurazione borbonica, di questo popolo egli osservò: «Les Syracusains sont familiarisés avec la misére» («I siracusani conoscono bene la miseria»).Alexandre Dumas : Voyages, Histoire, Théâtre, Causeries, Divers: Oeuvres complètes, T. 2/2 - N° 5 [Illustré] , 2016 Non solo la fame; secondo il diario di fine settecento del polacco Julian Ursyn Niemcewicz i siracusani erano particolarmente esposti anche alle malattie: «gli abitanti portano qui addosso l'immagine della miseria e della malattiaItalo Russo, Università degli Studi di Catania, Dal Seicento all’Ottocento. Il Grand tour. Augusta sotto la penna del viaggiatore straniero (p. 6) in academia.edu». Spesso i viaggiatori non riuscivano a comprendere o ad accettare lo stato dell'attuale Siracusa; Patrick Brydone trovava tutto ciò «inaccettabile»;Rosario Portale, La meteora Brydone, 2004, p. 158 L'americano Andrew Bigelow (autore di Travels in Malta and Sicily with Sketches of Gibraltar in 1827) affermò che il popolo di Siracusa era «indolente, non per elezione ma per necessità».Come gli americani scopririono l'italia, 1971, p. 205.
Anche la controversa Carolina di Brunswick, regina consorte del sovrano Giorgio IV del Regno Unito, in visita in Sicilia nel 1816, mentre si trovava in esilio, sotto la scorta delle navi inglesi, visitò Siracusa e la trovò con «ben poche attrazioni», ma fu rispettosa per la sua storia passata; in verità ella paragonava Siracusa alla vicina e ben più libera Catania, che vedeva di gran lunga superiore rispetto alla ristretta città-fortezza (Carolina di fatti risiederà in seguito per tre settimane a Catania, andando via velocemente da Siracusa). Nei suoi scritti però, la regina fece infine un'attenta valutazione dello stato siracusano, ed ella decise di imputarlo ai frequenti, potenti terremoti e alle devastanti conquiste qui perpetrate da numerosi popoli.Royal Correspondence: or, Letters, between Her late Royal Highness the Princess Charlotte and her royal mothre [sic], Queen Caroline of England, during the exile of the latter, etc , Londra 1822, pp. 83-84.
I lati positivi e le nuove speranze
La visita a Siracusa rimaneva comunque un punto saldo per i viaggiatori, e molti di loro lasciarono testimonianze di affetto e calore rivolte ai siracusani. In tanti qui trovarono l'ispirazione artistica: il futuro direttore del museo del Louvre, Vivant Denon, incise i resti di numerosi monumenti aretusei, mentre Jean-Pierre Houël al Salon del Louvre vi espose i propri di quadri, raffiguranti anch'essi le rovine delle antiche Siracuse.Annunziata Berrino, Alfredo Buccaro (a cura di), Delli Aspetti de Paesi. Vecchi e nuovi Media per l’Immagine del Paesaggio: Tomo I. Costruzione, descrizione, identità storica, Napoli, 2018, p. 151
Per chi non pretendeva di ammirare monumenti colossali ancora intatti, Siracusa rappresentava uno scrigno colmo di tesori. Inoltre, quel che ancora di intatto veniva riportato alla luce, attirava la curiosità e l'elogio dei viaggiatori; come la Venere Landolina (che prese il nome da uno degli scopritori del papiro siracusano, Saverio Landolina): osservando questa statua, rinvenuta nel 1804, il francese Joseph-Antoine de Gourbillon asserì di stare tremando, poiché la pelle della Venere siracusana dava l'impressione di tremare anch'essa, essendo appena uscita dal Bagno (un suo modo per elogiare la bravura dell'antico scultore)Raffaele Politi, Sul simulacro di Venere trovato in Siracusa ... 1804 ... cenni artistici, Palermo 1826, pp. 10-11. Diversi altri noti personaggi la contemplarono, tra cui un altro francese, Guy de Maupassant, che ne lasciò la descrizione più ampia, stilizzando la statua come se fosse una donna in carne e ossa, della quale egli si disse inevitabilmente attratto.Guy de Maupassant, Viaggio in Sicilia, 1885, pp. 127-133.
I siracusani, da quando anche per loro era incominciato il Grand Tour, avevano stabilito una sorta di itinerario, che comprendeva tutto ciò che essi all'epoca conoscevano della loro illustre patria; di norma i viaggiatori rimanevano soddisfatti dal giro. Molti degli stranieri nutrivano inoltre numerose speranze per questa città: li cinico Brydone riteneva che Siracusa possedesse il porto più bello del Mediterraneo e ne desiderava il ripristino; discorso molto simile a quello dell'ammiraglio della Royal Navy, Cuthbert Collingwood, che vedeva nei siracusani un potenziale altissimo; se solo si potessero scuotere da quella loro indifferenza e disillusione che sembravano aver sviluppato a seguito di un governo che molto poco aveva pensato al loro bene fino a quel momento.
I viaggiatori Il viaggiatore del Settecento era un uomo che si spostava per ragioni varie, chi per interessi economici (un commerciante), un esponente del governo o un militare, ma in genere era un intellettuale o un artista che compiva un viaggio di apprendistato spinto dalla curiosità e da un certo spirito di avventura.