LAfrodite "Louvre-Napoli" era una statua greca attribuita allo scultore CallimacoL'attribuzione a Callimaco dell'originale di questo tipo scultoreo è ora comunemente accettata, ma in passato sono state ipotizzate attribuzioni anche ad altri scultori (Alcamene, Agoracrito, autore della Nemesi di Ramnunte, Prassitele, Antifane o Periclito, scultori della cerchia di Naucide), o ancora la scultura è stata ritenuta un'opera eclettica neoattica della prima epoca imperiale: Baena del Alcázar, citato in bibliografia, pp.227-228 e 231-232. e datata alla fine del V secolo a.C., nota da numerose copie o rielaborazioni della scultura romana. Il tipo scultoreo è citato anche come "Afrodite del Fréjus" sul data base Aracne (Central object-database of the Research Archive for Ancient Sculpture at the University of Cologne and the German Archaeological Institute). o come "Venere Genitrice".
L'originale poteva essere in bronzo secondo alcuni studiosi o in marmo secondo altriBaena del Alcázar, citato in bibliografia, p.232.. È stato supposto che possa essere identificato con un simulacro di culto che Callimaco avrebbe realizzato per un tempio di Corinto o dell'agorà di Atene o ancora di Trezene (Afrodite Nymphia, citata da PausaniaPausania, 2, 32,7). Afrodite è raffigurata in piedi coperta da una lunga veste, ma con spalla e seno sinistri scoperti. Nella mano sinistra tiene racchiusa una mela, forse il pomo d'oro di Paride; in tal caso sarebbe da interpretare come un'Afrodite vincitrice (della gara di bellezza tra le dee). Il tipo statuario è stato interpretato anche come un'Afrodite protettrice delle spose nel giorno delle nozzeEugenio La Rocca, "Una testa femminile nel Museo Nuovo dei Conservatori e l'Afrodite Louvre-Napoli", in Annuario della Scuola archeologica di Atene e delle missioni italiane in Oriente, 50-51, 1972-1973, pp. 419-450..
La figura si ispira a modelli policletei per il ritmo contrapposto delle braccia e delle gambe (poggia sulla gamba sinistra tesa, con la destra piegata e leggermente più indietro, e leva in alto il braccio destro). Il corpo è rivestito da un panneggio sottile e aderente, quasi trasparente, che richiama effetti delle sculture fidiache del Partenone, con pieghe lineari e nitideBaena del Alcázar, citato in bibliografia, pp. 228-230..
Principali repliche
A partire dal IV secolo a.C. la statua originale ispirò nuove creazioni con varianti e trasformazioni. Dalla prima metà del I secolo a.C. fu replicata da figurine in terracottaIn particolare la città microasiatica di Myrina si era specializzata nella produzione di statuette in terracotta (alcune delle quali superano i 40 cm di altezza) con diverse raffigurazioni di Afrodite: sul sito del Louvre e fotografia di una replica del tipo dell'Afrodite Louvre-Napoli (inv. Myr 28)..
Si è supposto che l'Afrodite di Callimaco possa aver ispirato la Venere Genitrice, opera dello scultore Arcesilao (Arkesilas), commissionata da Cesare come simulacro di culto nel tempio della dea al Foro di CesareIl tipo della "Afrodite Louvre-Napoli" si riconosce in alcune monete di Sabina e di Adriano con la legenda "VENERI GENITRICI": M. Bieber, "Die Genetrix des Arkesilaos", in Mitteilungen des Deutschen Archaeologischen Instituts, Romische Abteilung, 48, 1933, pp. 261-276; Baena del Alcázar, citato in bibliografia, pp. 235-239.. Per l'importanza nella propaganda imperiale di questa scultura furono realizzate numerose copie nel corso della prima età imperialeUna di queste copie è raffigurata nella Colonna Traiana, dove nella rappresentazione della città di Ancona compare un tempio di Venere con il simulacro del tipo dell'Afrodite "Louvre-Napoli", identificato con resti rinvenuti sotto la cattedrale di San Ciriaco: Stefania Sebastiani, Ancona (Città antiche in Italia), Roma 1998, p. 33.. Altre copie sono ascrivibili in particolare all'epoca adrianea, in seguito alla devozione dell'imperatrice Sabina per Venere GenitriceBaena del Alcázar, citato in bibliografia, p.239..
Le copie conosciute sono state suddivise in tre gruppiW. Klein, Prasiteles, Leipzig 1898: nel primo la dea ha la spalla e il seno sinistro scoperto, come nell'originale; nel secondo il petto è coperto (si tratta di una variante romana utilizzata con teste ritratto anche di imperatrici); il terzo consiste in elaborazioni e varianti derivate dal modello originaleBaena del Alcázar, citato in bibliografia, p.228..
Il tipo è conosciuto come "Louvre-Napoli" per le due copie "capostipiti" (le più vicine all'originale, che nella storia degli studi hanno permesso l'identificazione del tipo), conservate nel Museo del LouvreLouvre, inventario Ma 525 o MR 367. a Parigi e nel Museo archeologico nazionale di NapoliMuseo archeologico nazionale di Napoli, inventario 5997..
Denominazione Museo Provenienza Datazione della copia Note ImmagineAfrodite detta "del Fréjus" Museo del Louvre (Parigi)probabilmente proveniente da NapoliEra stata identificata con una scultura di cui è noto dalle cronache il rinvenimento nel 1664 a Fréjus (dipartimento francese del Var, antica Forum Julii), e il successivo invio a Parigi, ma fu più probabilmente rinvenuta a Napoli intorno al 1520 e donata al re Francesco I di Francia intorno al 1530 da Renzo da Ceri: Baena del Alcázar, citato in bibliografia, nota 5 a p.225ritenuta una copia romana della fine del I - inizi del II secolo e sul sito del Louvre; sul database Arachne (Central object-database of the Research Archive for Ancient Sculpture at the University of Cologne and the German Archaeological Institute).(vedi più in alto nella pagina)Afrodite Museo archeologico nazionale (Napoli)attestata nella collezione di casa Sassi ad Ercolano, passata a Roma alla collezione Medici e poi Farneseritenuta copia di epoca adrianea sul database Arachne (Central object-database of the Research Archive for Ancient Sculpture at the University of Cologne and the German Archaeological Institute)Charis (senza testa)Museo nazionale romano (Roma), sede di palazzo Massimo alle Termerinvenuta nel 1862 negli scavi della Domus Tiberiana sul Palatino, forse proveniente dal tempio della Magna Mater (come Venere Genitrice)ritenuta copia di epoca adrianea; ; (Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)Venere GenitriceGalleria Borghese (Roma) sul Wissenwertes Virtuelle Museum Photosammlung della Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg (Norimberga).; ; (Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)Venere GenitriceGalleria Colonna (Roma) (Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)Venere Genitrice (senza testa)Musei Capitolini (Roma), sede della Centrale Montemartiniproveniente dall'Esquilino (Giardini di Mecenate)Venere Genitrice Musei Vaticani (Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)Sabina come Afrodite Museo archeologico (Ostia antica)AfroditeGalleria degli Uffizi (Firenze)proveniente da Roma, villa Borghese (Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg)Afrodite velataMantovada Roma, collezione di Giovanni Ciampolini e spostato a Mantova da Giulio RomanoMaria Elena Gorrini, "L'Afrodite velata di Mantova. Nuove osservazioni", in Imagines. La Antigüedad en las Artes escénicas y visuales (congresso internazionale, 22-24 ottobre 2007), Logroño 2008, pp.333-350.AfroditeMuseo archeologico di Argoda Larissa sul data base Arachne (Central object-database of the Research Archive for Ancient Sculpture at the University of Cologne and the German Archaeological Institute).Afrodite (senza testa)Museo archeologico (Salonicco o Tessalonica) AfroditeMuseo del Louvre (Parigi)proveniente da Villa Borghese a Roma (1638-1808), con testa probabilmente non pertinentecopia di epoca antonina in marmo pentelicoLouvre, inventario Ma 48: sul Census of Antique Works of Art and Architecture Known in the Renaissance (Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften e Humboldt-Universität zu Berlin).Afrodite Holkham Hall di Holkham (Norfolkacquistata a Roma nel 1749replica di epoca flavia sul data base Arachne (Central object-database of the Research Archive for Ancient Sculpture at the University of Cologne and the German Archaeological Institute).AfroditeMuseo dell'Hermitage di San Pietroburgoproveniente dalla collezione di Campana di Roma, acquistata nel 1861, con testa non pertinenteVenus Genitrix (senza testa)Metropolitan Museum of Art (New York)AfroditeDetroit Institute of Arts (Detroit)attribuita al I secolo d.C. sul sito del Detroit Institute of Arts (DIA).Venus Genetrix (senza testa)Jean Paul Getty Museum (Malibù)attribuita al II secolo sul sito del Getty Museum.Venus Genetrix (senza testa)Royal Ontario Museum (Toronto)Cornelia G. Harcum, "A Statue of the Type Called the Venus Genetrix in the Royal Ontario Museum", in American Journal of Archaeology, 31,2, 1927, pp.141-152.Venus Genitrix rinvenuta a Villa Adriana dal duca Braschi e passata alla collezione Vescovali, identificata con una Flora posseduta dal conte Giuseppe Fede e passata poi al Museo Pio Vaticano, e restaurata dal Cavaceppi e vista poi da Piranesi nello studio di Pacetti: questa scultura venne poi donata a papa Pio VI e passò a palazzo BraschiMassimiliano Papini, Palazzo Braschi. La collezione di sculture antiche, Roma 2000, pp.32-34.
Note
Bibliografia Margit Brinke, Kopienkritische und typologische Überlieferung der Aphrodite Typus Louvre-Neapel, Hamburg 1991 e Margit Brinke, "Die Aphrodite Louvre-Neapel" in Antike Plastik, 25, 1996, pp. 7–64. Luis Baena del Alcázar, "Esculturas romanas del tipo Afrodita Louvre. Nápoles en el Museo arqueológico y etnográfico de Córdoba", in Romula, 11, 2012, pp. 223–247 ( )
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