Cultura dello stupro è il termine usato a partire dagli studi di genereKathy Davis, Mary Evans, Judith Lorber, "Handbook of gender and women's studies", SAGE Publications Ltd, ISBN 9780761943907J. Holland, C. Ramazanoglu, S. Sharpe and R. Thompson, "The Male in the Head: Young People, Heterosexuality and Power" , London 1998A.Ayres Boswell, Joan Z.Spade, "Fraternities and collegiate rape culture", Lehigt University 1996, dalla letteratura femminista come ad esempio in alcuni testi pubblicati in "Feminist Criminology" e postmoderna, per analizzare e descrivere una cultura nella quale lo stupro e altre forme di violenza sessuale sono comuni, e in cui gli atteggiamenti prevalenti, le norme, le pratiche e atteggiamenti dei media, normalizzano, minimizzano o incoraggiano lo stupro e altre violenze sulle donne. La prima definizione del concetto viene attribuitaJoyce Williams, "Rape Culture" , Blackwell Encyclopedia of Sociology URL visitato il 27 aprile 2010 al documentario dal titolo Rape culture"Rape Culture" Cambridge Documentary Films del 1975 in cui la regista Margaret Lazarus descrive come lo stupro sia rappresentato nel cinema, nella musica ed in altre forme di "intrattenimento". Patricia Donat e John D'Emilio, in uno scritto del 1992 apparso sul Journal of Social IssuesPatricia Donat and John D'Emilio, "Una ridefinizione femminista di stupro e assalto sessuale: fondamenta storiche e cambiamento"; titolo originale: "A Feminist Redefinition of Rape and Sexual Assault: Historical Foundations and Change", Journal of Social Issues, vol 48, numero 1, 1992 consultabile in Di Karen J. Maschke, "The legal response to violence against women", Routledge 1997, ISBN 978-0-8153-2519-2., suggeriscono invece che il termine ha origine nel libro del 1975 Against Our Will: Men, Women, and Rape di Susan BrownmillerBrownmiller S., (1975) Contro la nostra volontà: uomini, donne e stupro titolo originale: Against Our Will: Men, Women, and Rape. Fawcett Books, NY. ISBN 978-0449908204 come "cultura solidale con lo stupro". Le autrici di Transforming a Rape Culture, testo pubblicato nel 1993, definiscono la cultura dello stupro come"Shifting the paradigm: primary prevention of sexual violence" , a cura dell'American College Healt Association (ACHA):
Cultura dello stupro nella letteratura Si è parlato di "cultura dello stupro" nella mentalità occidentale perché si possono trovare diversi pensatori che hanno in qualche misura legittimato l'uso della forza nel corteggiamento. In queste testimonianze, si presume che la donna rifiuti qualunque approccio sessuale, anche se gradito, per difendere il proprio "onore".
Fra i Greci, Erodoto sostiene che il matrimonio forzato per rapimento è desiderato dalle donne e quindi è saggio non preoccuparsi del loro destino:
Fra i Latini Ovidio, nel suo trattato Ars amatoria, che ebbe enorme successo anche nei secoli successivi, afferma che la donna ama subire violenza: la frase "Grata est vis ista puellis""Vim licet appelles: grata est vis ista puellis: quod iuvat, invitae saepe dedisse volunt", Ovidio, Ars amatoria, Liber I, l. 673-674 è all'origine dell'espressione latina Vis grata puellae, utilizzata ancora recentemente nella giurisprudenza sulla violenza sessualeCarbone, Vincenzo, "Alla ricerca dell'arte del giudicare: perché i giudici credono ancora alla 'vis grata puellae'?", Corriere giuridico, 16(3), 1999, 371-374. È da puntualizzare, che la violenza sessuale era comunque punita mediante la relegatio in insulam.
Nel Medioevo, il genere letterario della "pastorella", diffuso nella letteratura provenzale e in quella italiana del "dolce stil novo", ritrae una pastora avvicinata da un cavaliere che la corteggia. Nel componimento, la pastora può accettare o rifiutare le offerte amorose del cavaliere; quest'ultimo può aver ragione dell'ingenuità della ragazza con l'inganno, come una falsa proposta di matrimonio, o con l'aggressione sessualeEdmond Faral, La pastourelle, in Romania, 49, 1923, p. 211.
Anche in India, Mallanaga Vatsyayana scrivendo il Kāma Sūtra contempla fra le modalità di conquista di una donna (seppure fra le peggiori e relegate in fondo alla lista) quella di drogarla o rapirla e quindi violentarlaMallanaga Vatsyayana, Kamasutra, trad. dall'inglese di Francesco Saba Sardi, Oscar Mondadori, 1977, ISBN 88-04-47500-5 Parte terza, cap. V Tuttavia, Vatsyayana mette in guardia sul fatto che:Mallanaga Vatsyayana, Kamasutra, trad. dall'inglese di Francesco Saba Sardi, Oscar Mondadori, 1977, ISBN 88-04-47500-5 Parte terza, cap. II.
In altre culture, come in Kirghizistan, la donna non può esprimere il proprio assenso nemmeno ad una proposta di matrimonio, che infatti nella sua forma tradizionale avviene per rapimento. Ernest Abdyjaparov, regista kirghiso autore del film "Boz Salkyn" (2007), spiega:
Lo stupro come atto di potere Nel 1975 fu l'attivista Susan Brownmiller a far emergere il paradigma della cultura dello stupro, rendendo popolare la risposta a questo problema presa in prestito da vari teorici precedenti. Nel suo libro polemico Against Our Will: Men, Women and Rape – successivamente inserito nei Books of the Century della New York Library – Brownmiller ripercorre le idee di Karl Marx, Sigmund Freud e Ayn Rand e fornisce la linea immortale del paradigma, secondo cui lo stupro è «un processo cosciente di intimidazione con cui tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura». Secondo Brownmiller e secondo l'attuale paradigma, il fenomeno dello stupro non ha nulla a che fare con uomini immorali che cercano la gratificazione sessuale; piuttosto, lo stupro è un'invenzione dell'uomo per mantenere un sistema di dominio psicologico sulle donne. Agli uomini viene insegnato, dal prevalente ethos sessista nella società occidentale, ad usare lo stupro come strumento per sviluppare paura nelle donne, e le donne imparano dallo stesso sistema a temere gli uomini:
Questo paradigma si è esteso nelle scienze sociali e negli studi di genere, dove, seguendo lo schema tradizionale di Brownmiller, si teorizza che lo stupro non riguarda l'orientamento sessuale o il desiderio sessuale: è al contrario un atto di potere e di controllo in cui la vittima viene brutalizzata e umiliata.Alcock, John (2001). The Triumph of Sociobiology. Oxford University Press. Inoltre l'atto dello stupro è in realtà normalizzato nella società patriarcale occidentale e gli uomini stuprano perché hanno imparato ed appreso che lo stupro è accettabile ed è un comportamento normale.White & Post in Travis, Cheryl (2003). Evolution, Gender, Rape. MIT Press. Il nucleo della cultura dello stupro, è spesso espresso con lo slogan "Rape is about power, not sex" (ovvero, "lo stupro ha che fare con il potere, non con il sesso") o con espressioni simili.Jill Filipovic, Rape is about power, not sex; The Guardian.Rakesh Mehar, Rape is about power and control, not ‘uncontrollable lust’, and the narrative needs to changeSezin Koehler, Rape is Not About Sex: A Notice to Damon Wayans and Everyone Who Still Doesn’t Get It, The Huffington PostDaniel Goleman, Sexual Harassment: It's About Power, Not Lust; The New York Times Zeba Blay, Sexual Harassment Isn’t About Sex, It’s About Power; The Huffington PostClaire Potter, Sexual harassment is about power. Why not fight it as we do bullying?; The GuardianVera Baird, Sexual abuse is about power – and the powerful shouldn't be protected; The Guardian In un memorandum online sui fraintendimenti nei confronti dello stupro e della violenza sessuale, il SAPAC (Sexual Assault and Prevention Awareness Center) dell'Università del Michigan afferma che «la violenza sessuale ha a che fare con il potere e il controllo» e che è un'idea fortemente sbagliata pensare che essa avvenga «perché le persone hanno bisogno di sesso» o perché «le persone si lasciano trasportare dai loro desideri e/o ormoni sessuali».
La giornalista Joan Beck del Chicago Tribune scrisse che: «se c'è ancora qualche malinteso persistente sul fatto che lo stupro sia un crimine di passione sessuale, è importante colpire al cuore questa idea il più rapidamente possibile».Palmer, C & Thornhill, (2000) R. A Natural History of Rape. MIT Press. Un altro scrittore definisce il vecchio modello dello stupro (che lo intendeva come espressione di libido e del desiderio sessuale), come «fantasie ideologiche di coloro che giustificano la coercizione sessuale» e afferma che ammettere che lo stupro è radicato nei desideri umani «in realtà equivale a un incitamento allo stupro».White & Post in Travis, Cheryl (2003). Evolution, Gender, Rape. MIT Press.
Espressioni della cultura dello stupro All'interno di questo paradigma, gli atti di "blando" sessismo vengono comunemente usati per validare e razionalizzare pratiche normative misogine; ad esempio, si può dire che le barzellette sessiste promuovano la mancanza di rispetto per le donne e una contestuale mancanza di rispetto per il loro benessere, che in ultima analisi fanno sembrare accettabile il loro stupro e abuso. Esempi di comportamenti che tipizzano la cultura dello stupro comprendono la colpevolizzazione della vittima, la banalizzazione dello stupro carcerario, lo slut-shaming e l'oggettivazione sessuale.
La cultura dello stupro è stata descritta come dannosa per gli uomini oltre che per le donne. Alcuni scrittori come Jackson Katz e Don McPherson, hanno detto che è intrinsecamente collegata al ruolo di genere che limita l'auto-espressione degli uomini e causa loro danni psicologiciJackson Katz, "Tough Guise (Unabridged)-Violence, Media & the Crisis in Masculinity", videorecording, Media Education Foundation, 2002, ISBN 1-893521-66-4. È stata collegata anche all'omofobia Michael A. Messner, "Friendship, intimacy, and sexuality", in Stephen M. Whitehead, Frank J. Barrett"The masculinities reader", Polity press 2001, ISBN 978-0-7456-2689-5, ISBN 0745626882.. Ad esempio, Andrea Dworkin, nel 1983 scrisse: «Se volete fare qualcosa contro l'omofobia, dovete fare qualcosa contro il fatto che gli uomini stuprano e che il sesso forzato non è incidentale alla sessualità maschile, ma è in pratica paradigmatico» Andrea Dworkin, "I Want a Twenty-Four Hour-Truce During Which There Is No Rape", in "Letters from a war zone. Writings 1976-1989"; pubblicato originariamente con il titolo "Talking to Men About Rape," in "Out!", Vol. 2, No. 6, Aprile 1984; e con il titolo attuale in "M.", No. 13, Primavera 1984. URL consultato il 23 agosto 2012.
I Centri antiviolenza, i Telefoni donna, le Case delle donne, oltre ad aiutare e assistere le donne che hanno subito violenza, hanno organizzato sia in Italia che in tutto il mondo, molte manifestazioni e iniziative a partire dagli anni '70 per porre fine alla cultura dello stupro basato sul potere dell'uomo sulla donnaViolenza sessuale, sit-in delle femministe al Campidoglio, dal sito Repubblica.it URL consultato il 26 aprile 2010.
Recentemente, nell'ambito del processo a carico di Ciro Grillo per il presunto stupro di gruppo ai danni di una studentessa, il video con cui Beppe Grillo padre dell'imputato ha cercato di difendere il figlio dall'accusa è stato criticato in quanto espressione di una cultura dello stupro. A tale proposito l'avvocata Giulia Bongiorno, legale della famiglia della presunta vittima, dichiarò che avrebbe portato il video in Procura come prova a carico dell'imputato.
Critiche del paradigma La concettualizzazione della cultura dello stupro è stata criticata da diversi autori e organizzazioni per ragioni anche estremamente differenti.