Il periodo del Secondo Tempio, anche detto periodo intertestamentario, è stato un'epoca della storia di Israele iniziata nel 597 a.C. con l'esilio babilonese, e durata fino alla distruzione del Secondo Tempio da parte dei romani, nel 70 d.C.
Questa fase della storia ebraica fu caratterizzata da instabilità politica, numerose rivolte e guerre, e trasformazioni drastiche della religione ebraica in varie forme, non ultima la nascita degli esseni, delle prime sette giudeo-cristiane e dell'ebraismo rabbinico, ma anche dal consolidamento culturale ed in parte etnico del popolo ebraico dopo la definitiva rottura con l'Impero romano.
Antefatti, cattività babilonese e inizio della Diaspora
Il Secondo Impero assiro aveva conquistato la Samaria e le zone confinanti nel 671 a.C., estendendo il proprio dominio su gran parte del Medio Oriente, dal Golfo Persico al Mar Rosso. Secondo la Bibbia tra il 722 e il 720 a.C. il Regno settentrionale di Israele venne distrutto dagli assiri, provocando la dispersione delle dieci tribù in diverse regioni dell'Impero assiro.
Dopo la sconfitta assira ed egiziana a Karkemish da parte di Nabucodonosor II, sovrano dell'Impero neo-babilonese, il Regno meridionale di Giuda diventò uno stato-vassallo dei babilonesi. Il re giudeo Ioiakim pagò per tre anni i tributi imposti da Babilonia, ma dopo essersi ribellato insieme ad altri paesi del Levante ebbe luogo la guerra giudeo-babilonese (601-586 a.C.), in cui i babilonesi vennero affiancati da caldei, moabiti e ammoniti.
Ioiakim venne ucciso in battaglia durante il primo assedio di Gerusalemme (597 a.C.); la città e il Tempio di Salomone furono distrutti e al suo posto salì al trono Ioiachin, che regnò solo tre mesi, dopodiché venne deportato a Babilonia insieme alla corte, i circoli colti, i sacerdoti, i saggi, i profeti, buona parte della popolazione giudea e molti tesori del Tempio: in totale 10'000 persone circaThe Oxford History of the Biblical World, Michael D Coogan. Oxford University Press, 1999. p. 350.. Con la deportazione dell'élite giudaica inizia la Diaspora del popolo ebraico. Nel 587-586 a.C. il Tempio venne distrutto un'altra volta sotto i colpi babilonesi.
La maggioranza della popolazione giudea settentrionale e meridionale rimase in Giudea, insieme a genti straniere con le quali era costretta a convivere. Nonostante il dolore per la separazione dalla madrepatria e la caduta di Gerusalemme, gli esuli di Babilonia e l'esilarca Ioiachin vennero sempre trattati con rispetto, potevano svolgere numerose mansioni (agricoltura, commercio, artigianato ecc.) e vivere in comunità separate dagli altri popoli sottomessi. Durante questo periodo di cattività i giudei rimasti in Giudea si mescolano alle popolazioni straniere e ne subiscono l'influenza, mentre gli esuli babilonesi cercano di conservare la propria identità ebraica e di continuare a professare l'ebraismo anche se il Tempio non c'è più.
Dominio persiano-achemenide e ritorno in Palestina
Dopo l'invasione persiana che aveva inghiottito tutto l'Impero neo-babilonese condotta da Ciro il Grande nel 539 a.C., e la conversione della Giudea nella provincia persiana di Yehud Medinata (satrapia di Eber-Nari), i giudei esuli e gli altri popoli sottomessi conobbero una politica di tolleranza religioso-culturale molto elevata da parte dei funzionari persiani, che garantiva autonomia e rispetto per i popoli sconfitti. Con l'editto di Ciro (538 a.C.) i giudei di Babilonia, divenuti nel frattempo più di 50'000, poterono tornare in patria e ricostruire il Tempio. Nonostante ciò molti di loro decisero di restare ed alcuni riuscirono a scalare le gerarchie persiane e ottenere un certo benessere economico (Ezra e Neemia erano alti funzionari persiani).
Nel 520-545 a.C. i rimpatriati avevano un buon rapporto con gli ebrei rimasti in Palestina ed i pagani, e si formò una nuova comunità ebraica intorno al Secondo Tempio, in cui veniva tollerato anche il culto rivolto al Dio ebraico da parte di questi ultimi. Nel 520 a.C. con il ritorno di altri esuli, tra cui Zorobabele, nipote di Ioiachin, e Zaccaria, il Tempio viene ricostruito e completato nel 515 a.C. grazie alla guida di Zorobabele, nominato da Dario I di Persia governatore della GiudeaMichael H. Floyd, Robert D. Haak Eds. 'Prophets and Prophetic Texts In Second Temple Jerusalem. (New York, T & T Clark International, 2006). 104.Diana Edelman. The Origins of the 'Second' Temple: Persian Imperial Policy and the Rebuilding of Jerusalem. (Oakville, CT, Equinox Publishing Ltd, 2005). 2..
La situazione però precipita con la morte di Zorobabele, mentre la presenza dei Sanballatidi di Samaria e dei Tobiadi di Ammon, entrambe dinastie potenti sul piano politico-economico ed imparentate coi sacerdoti giudei, viene considerata una minaccia dagli esuli nella Diaspora, temendo la trasformazione del Tempio e di Gerusalemme in luoghi accessibili a tutti i pagani palestinesi e non più di proprietà dei giudei autoctoni né di quelli esiliati. Viene quindi inviato Neemia col permesso di Artaserse I per ricostruire le mura di Gerusalemme, e poi Ezra per riformare la Giudea; al contrario di Ezechiele, Malachia e del Tritoisaia, favorevoli per diversi gradi ai sacrifici nel Tempio compiuti dai pagani ma sempre e solo rivolti a Yahweh, Ezra non concepisce la possibilità che i pagani possano convivere coi giudei, né integrarsi né adattarsi al loro stile di vita: chi discende dal pagano lo rimane in eterno.
I rimpatriati cacciano le loro mogli straniere e i figli avuti con queste ultime per suo ordine, ma i primi ad opporsi alla politica riformatrice di Ezra e Neemia sono i samaritani, che fondano un nuovo Tempio a Sichem sul monte Gherizim, dove celebrano i rituali ebraici attraverso i sacerdoti di stirpe sadocita fuggiti da Gerusalemme dopo la riforma dei due scribiSiccome Ezechiele aveva riconosciuto i discendenti di Sadoq come gli unici leviti rimasti fedeli alla Legge mosaica, essi sono la scala più alta nella gerarchia sacerdotale; il sacerdozio samaritano è perciò legittimo e si tramanda ancora oggi di generazione in generazione., provocando uno scisma; secondariamente protestò contro la riforma ezriana la corrente di pensiero espressa nei Libri di Rut, Giona, Giobbe e Qoelet, cioè il giudaismo sapienziale; infine il giudaismo enochico, il più profondo e chiuso in opposizione ad Ezra, da cui scaturirà il genere letterario apocalittico. La società giudea ezriana è radicalizzata nel sacerdozio del Tempio, nel rispetto della Torah e nella Legge, e persiste pacificamente fino al 200 a.C., ma è profondamente intollerante rispetto ad opinioni diverse da quelle di Ezra.
Età ellenistica (Tolomei, Seleucidi e Maccabei)
Nel 332 a.C. la Palestina, la Fenicia e l'Egitto passano sotto il dominio del macedone Alessandro Magno, che ben presto si impadronisce di tutti i territori persiani. Tuttavia i giudei, completamente autocentrati sulla vita interna di Gerusalemme, non percepiscono più di tanto il mutamento d'ordine, abituati ormai al governo di autorità straniere. Iniziano a porsi le basi per l'arrivo dell'ellenismo anche nel Levante. Con le guerre dei diadochi, nelle quali la situazione politica della Palestina cambia numerose volte, e il passaggio della Palestina sotto la dinastia tolemaica ci sono alcuni tumulti in Giudea, ma il clima col tempo diventa tranquillo, anzi i tolomei restituiranno molta dell'indipendenza politica agognata dai giudei.
I veri problemi non si scatenano finché la Palestina non rimane definitivamente sotto il controllo dei sovrani seleucidi di Siria (200-175 a.C.). I giudei e i seleucidi sono coinvolti in una sanguinosa guerra civile per l'indipendenza della Giudea. La guerra vede giudei schierati contro giudei in diverse fazioni, ognuna delle quali considera le altre alla stregua dei pagani. Le ideologie ebraiche, che differiscono per ogni schieramento, a spingere i giudei a combattere tra di loro sono soprattutto tre: La salvezza della Giudea e del popolo La purezza del sacerdozio sadocita La conservazione della Legge mosaica
Quattro anni più tardi muore l'ultimo sadocita, Onia III, per mano di giudei favorevoli all'aggressiva ellenizzazione promossa da Antioco IV Epifane, che rimangono al potere fino al 167 a.C., anno in cui scoppia la rivolta dei Maccabei. La ribellione su vasta scala è capeggiata da Menelao, successore di Giasone, che riesce a conquistare Gerusalemme grazie al supporto militare dei siriani. La rivolta permane fino al 160 a.C., il suo successo e la riconquista di Gerusalemme vengono celebrate ancora oggi con la festa di Chanukkah, ma è solo nel 142 a.C. che i fratelli Maccabei diventano padroni assoluti dell'intera Palestina; l'ultimo di loro assume persino il titolo di sommo sacerdote. I Maccabei però condividono il potere con alcuni partiti religiosi e politici: Il chassidismo ezriano del II secolo a.C., ancora fedele agli ideali della società ezriana, da cui discenderanno i fariseiG. Stemberger, Farisei, sadducei, esseni, pp.122-123. Paideia Editrice, Brescia 1993. ISBN 88-394-0499-6.. Il giudaismo ellenistico, che durante la gestione di Menelao ebbe anche un suo sommo sacerdote; ne raccoglie l'eredità il partito dei sadducei. Lo zelotismo, la corrente più pericolosa e aggressiva nei confronti di chiunque, incline alla lotta armata; si rifà al sacerdote Fineas. Gli esseni, anche loro discendenti degli asidei come la corrente farisaica, ed eredi insieme a questa della tradizione enochica; sono divisi tra urbani (che vivono in mezzo al popolo) e asceti isolati (come i settari di Qumran), si sono ritirati dal combattere e attendono la battaglia finale.
Durante l'inizio dell'epoca maccabaica nasce il messianismo ebraicoIstituto di Storia del Cristianesimo, Gesù e i messia di Israele. Il messianismo giudaico e gli inizi della cristologia, Annalisa Guida e Marco Vitelli (a cura di). Di Girolamo Crispino (editore), 2006., un'ideologia religiosa e politica che avrebbe cambiato radicalmente il volto dell'ebraismo palestinese e mediterraneo. Nel 140 a.C. viene fondata la casa degli Asmonei (che in realtà sono sempre Maccabei) da Simone Maccabeo, la quale governa sul trono del regno di Giudea in fasi alterne fino al 63 a.C.. Nel 104 a.C. diventa re Aristobulo I ed in questo periodo gli Asmonei ottengono il sostegno del partito sadducceo, mentre i farisei fanno opposizione. Sarà con l'incoronazione di Alessandro Ianneo che riprenderanno vita le guerre fratricide nella popolazione giudaica (103-76 a.C.)Hugues Cousin; Jean-Pierre Lemonon. Il mondo dove visse Gesù. Vol. 6: Le diverse correnti della religione ebraica, p.21. ESD-Edizioni Studio Domenicano, 2006, coll. Claustrum., eventi che consentiranno ai farisei di riottenere il consenso del popolo, soprattutto dopo la persecuzione che Alessandro Ianneo scatenò contro di loro; sotto Ianneo vengono crocifissi 800 oppositori in rivolta contro il suo regnoFlavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XIII, 372.L'opinione comune, seppur non accertata storicamente e motivo di disaccordo tra gli studiosi, è che questi 800 oppositori fossero farisei. Cfr. Angelo Penna in Giuseppe Castellani (a cura di), Storia delle Religioni, Vol. III, pp. 675-676. UTET, Torino 1971; per alcune critiche e interpretazioni differenti, cfr. Stemberger, op. cit.; un edomita di nome Erode Antipatro fu nominato strategos dell'Idumea, mantenendo questo ruolo anche durante il regno di Salomè Alessandra, che era stata moglie di entrambi (76–67 a.C.).
Giudea romana (Asmonei, Erodiani e magistratus)
Dinastia asmonea