Biografia

Nasce a Osaka nel 1972, figlia di imprenditori proprietari di una fabbrica di casse per il pesce (elemento visivo di accumulo seriale che influenzerà la sua successiva ricerca artistica). Nel 1992 si iscrive alla Seika University di Kyoto per studiare pittura. Ritenendo il mezzo pittorico tradizionale un limite espressivo, nel 1994, durante un periodo di scambio universitario in Australia, realizza la performance Becoming painting: traendo ispirazione da un incubo ricorrente, l'artista si cosparge di vernice industriale tossica rossa, fondendo simbolicamente la tela con il proprio corpo e richiamando l'espressionismo astratto americano.

Nel 1996 si trasferisce in Germania, dove diviene allieva di Marina Abramović, che la spinge a esplorare la resistenza fisica e i limiti del corpo. Questa ricerca culmina nella performance Try and go home (1997): dopo un digiuno di quattro giorni, Shiota si cala nuda all'interno di una cavità in un pendio fangoso, in un simbolico ritorno al grembo materno. In seguito, l'incontro con le sculture in corda di Magdalena Abakanowicz (gli Abakans) la porta a concepire l'opera d'arte come un'esperienza spaziale immersiva. Tra il 1999 e il 2003 studia con Rebecca Horn, acquisendo un approccio installativo incentrato sulla memoria e sul simbolismo dei materiali.

Nel 2017 le viene diagnosticato un cancro. L'imminenza della morte cessa di essere un concetto astratto per diventare una realtà tangibile, influenzando profondamente la produzione degli anni successivi, in cui l'artista esplora la fragilità del corpo umano.

Stile e tematiche La cifra stilistica ricorrente di Shiota è la creazione di monumentali strutture labirintiche realizzate con fili di lana intrecciati, spesso volte a evocare il concetto di "presenza nell'assenza", la memoria e le connessioni umane attraverso l'accumulo di oggetti quotidiani. L'artista fa un uso rigorosamente codificato dei colori del filo d'installazione: Rosso: simboleggia il sangue, il filo rosso del destino (la connessione inevitabile tra gli individui) e l'interiorità del corpo. Nero: rappresenta la profondità e l'oscurità dell'universo, il silenzio, l'ignoto e l'ansia. Bianco: derivato dalla tradizione funeraria giapponese, indica l'eternità, la morte e la possibilità di un nuovo inizio.

Opere e installazioni principali In Silence (2002-2025): L'installazione trae origine da un ricordo d'infanzia dell'artista, legato all'incendio della casa dei vicini e all'immagine di un pianoforte carbonizzato. Shiota avvolge un pianoforte bruciato e delle sedie in una fitta rete nera, disegnando visivamente il silenzio e la musica nello spazio. Dialogue with absence (2009-2014): Serie in cui un abito bianco nuziale o di scena è invaso da ragnatele di filo rosso o innestato con tubature contenenti liquido rosso, a simulare un sistema cardiocircolatorio (vene, arterie e capillari). Accumulation - Searching for the destination (2012-2025): Decine di valigie usate sono sospese e interconnesse tramite fili rossi. L'accumulo suggerisce la memoria e la presenza latente dei proprietari sconosciuti. The Key in the Hand (2015): Progetto site-specific con cui ha rappresentato il Giappone alla 56ª Biennale di Venezia. Un groviglio di fili rossi trattiene 180.000 chiavi usate (raccolte tramite donazioni da tutto il mondo), sospese al di sopra di antiche barche in legno. Out of my body (2019): Opera scaturita dall'esperienza della malattia, dove il contrasto materico tra il filo rosso e frammenti anatomici in bronzo rappresenta il distacco dal corpo. Light in the Darkness (2022): Nata dalle sessioni di chemioterapia dell'artista, l'opera mostra flaconi medici illuminati da led e interconnessi su un letto d'ospedale. The Soul Trembles: Vasta mostra retrospettiva presentata in diverse sedi internazionali, tra cui il MAO di Torino (Ottobre 2025 - Giugno 2026).

Scenografie Shiota ha trasposto le sue reti spaziali anche in ambito teatrale, curando ad esempio la scenografia per lIdomeneo, re di Creta di Mozart. A differenza delle installazioni museali (solitamente inaccessibili al loro interno), in palcoscenico il filo viene abitato e fisicamente manipolato dai cantanti. L'aggrovigliarsi, l'annodarsi e il recidersi dei fili diventa la rappresentazione dinamica delle dinamiche di potere e delle relazioni umane tra i personaggi.

Note

Bibliografia

Voci correlate Arte contemporanea Installazione (arte)

Altri progetti

Collegamenti esterni