Il mastodonte di Mombercelli è lo scheletro fossilizzato di un proboscidato appartenente alla specie Anancus arvernensis, vissuto nel Pliocene, circa quattro milioni di anni fa. Il reperto fu rinvenuto nella frazione Roeto del comune di Mombercelli, in provincia di Asti.

Descrizione L'animale visse in un periodo caratterizzato da clima tropicale e da ambienti di tipo costiero e paludoso. Doveva raggiungere circa due metri di altezza e quattro metri di lunghezza, con zampe robuste adatte a muoversi su terreni umidi. Si trattava di un individuo di dimensioni relativamente ridotte, circostanza che ha indotto alcuni studiosi a ipotizzare che fosse una femmina o un giovane esemplare; quest'ultima ipotesi è tuttavia poco probabile, poiché la dentatura risulta completa.

L'Anancus arvensis possedeva lunghe zanne diritte, cioè incisivi superiori non ricurvi (come suggerisce il nome del genere, Anancus, "senza curvatura"), che potevano raggiungere i tre metri e quarantacinque centimetri. Le zanne avevano funzione difensiva ma erano utilizzate anche per alimentarsi, permettendo all'animale di agganciare grandi quantità di vegetali, poi afferrati con la proboscide e introdotti nella bocca. Nel fossile rinvenuto, le zanne risultano usurate, misurando oggi 94 centimetri la destra e 32 la sinistra.

La dentatura a corona bassa testimonia una dieta composta da vegetali teneri, come germogli e foglie giovani. La morfologia cranica è tuttora oggetto di discussione: alcuni paleontologi ritengono che il cranio fosse simile a quello degli elefanti attuali, altri ipotizzano invece una struttura differente. Anche sul colore della pelle esistono soltanto congetture, prive di riscontri diretti.

Il mastodonte era verosimilmente predato dall'omoterio (Homotherium), un grande felino dai denti a sciabola, di dimensioni leggermente superiori a quelle di un leone.

Oggi i resti fossili del mastodonte di Mombercelli sono conservati presso l'ex Museo Paleontologico di Torino.

Scoperta fossile Il fossile fu scoperto il 9 aprile 1954 nella regione Debatto, all'interno del territorio comunale di Mombercelli. Angelo Fornaro, giovane figlio del proprietario di una cascina, stava effettuando lavori di sterro vicino alla propria abitazione quando, a circa un metro di profondità, rinvenne un grande blocco di pietra. Credendolo un ceppo, tentò di spezzarlo, ma la durezza del materiale gli fece intuire che si trattava di un osso pietrificato.

Con l'aiuto del padre Vincenzo, proseguì gli scavi, portando alla luce una mandibola di grandi dimensioni, alcuni denti, un cranio e due lunghe zanne. Fu così allertata l'amministrazione locale: sul posto giunsero il sindaco Giovanni Battista Tiotto, il dottor Bertone (medico condotto), il veterinario dottor Piano, l'avvocato Giulio Zandrino, il segretario comunale Monticone e il maresciallo dei carabinieri Mario Bozzi, che concordarono sulla necessità di avvisare la Soprintendenza alle Antichità.

Nella convinzione di poter ottenere una ricompensa per il ritrovamento, Angelo e Vincenzo Fornaro sospesero i lavori e proteggevano il fossile erigendo una palizzata intorno all'area. La notizia si diffuse rapidamente nel paese, attirando numerosi curiosi e il professor Masoero, giovane insegnante del luogo, che spiegò come la zona – oggi collinare – fosse in epoca pliocenica coperta dal mare, come indicano i depositi di sabbia marina grigiastra e i resti di conchiglie fossili.

Il fossile fu presto ribattezzato "Biagiodonte" cfr. Biagiodonte, il fossile antenato dell’elefante ritrovato 60 anni fa tra le vigne, lanuovaprovncia.it , in onore di San Biagio, patrono di Mombercelli, al quale è dedicata la chiesa parrocchiale del paese.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 15:30, arrivò da Torino il soprintendente alle Antichità e Belle Arti per il Piemonte, dottor Carducci, accompagnato da due funzionari e dal professor Soccin, consulente tecnico. Dopo aver esaminato il reperto presso la cascina dei Fornaro, il gruppo manifestò l'intenzione di trasferirlo a Torino.

Il professor Masoero suggerì invece di trattenere il fossile in zona, poiché ad Asti si stava costituendo in quel periodo un museo paleontologico.

Il sindaco Tiotto, fedele al proprio campanilismo, avrebbe dichiarato:

Il dottor Carducci replicò ricordando che, per legge, ogni reperto di valore archeologico appartiene allo Stato. Tuttavia, il sindaco mantenne la propria posizione, rimandando la decisione all'autorità prefettizia.

La vicenda giunse quindi al Prefetto di Asti, che la sera stessa del 9 aprile 1954 convocò una riunione straordinaria con tutti i protagonisti per decidere la sorte del prezioso fossile.

Note

Bibliografia Damarco Piero, La formazione di un territorio. Storia Geo-Paleontologica dell'Astigiano - Quaderno scientifico n.7. Ente parchi e riserve naturali astigiani, 2009. Gino Apostolo, I resti del mastodonte ritrovati a Mombercelli, Gazzetta del Popolo, Venerdì 9 Aprile 1954. Una curiosa festa di compleanno tra antiche balene e denti di squali, La Stampa, Asti e provincia, sabato 18 ottobre 2014. Daniela Peira, Biagiodonte, il fossile antenato dell'elefante ritrovato 60 anni fa tra le vigne, www.lanuovaprovincia.it del 14 Aprile 2014. Trovato in una vigna 60 anni fa, domani "ricomparirà" alla fiera, La Stampa, Asti e provincia, sabato 18 ottobre 2014

Voci correlate Mastodonte Mombercelli Anancus arvernensis

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