La storia di Avezzano spazia dal Paleolitico inferiore fino ai nostri giorni.

La prova della presenza dei cacciatori nomadi a cominciare dal Paleolitico inferiore e dello stanziamento a carattere continuativo delle popolazioni durante il Paleolitico superiore, circa 18-14.000 anni fa, si hanno con una serie di testimonianze. La più vicina è quella delle grotte di Ciccio Felice e Afra, alle pendici orientali del monte Salviano. Si tratta di insediamenti preistorici individuati nei pressi della strada Circonfucense, in corrispondenza di strada 6 del Fucino, in cui sono emerse le tracce risalenti ai periodi del paleolitico, eneolitico e dell'età del ferro. Resti più consistenti giungono dalle numerose grotte presenti attorno all'alveo dell'ex lago Fucino.

Insediamenti di epoca romana sono tornati alla luce nelle località di Cretaro-Brecciara, valle Solegara, Colle Sabulo nei pressi di Santa Maria in Vico, nel sito della collegiata di San Bartolomeo e nella villa romana lungo il tracciato dell'antica via Tiburtina Valeria, alle porte della città.

In questi luoghi, durante il periodo italico, a cominciare dall'età del ferro, tra le rive nord-occidentali del Fucino correva la linea di confine tra i popoli italici di origine indoeuropea dei Marsi e degli Equi che detennero il controllo territoriale. Rispetto alla contemporanea Avezzano, i Marsi, da cui deriva il nome della Marsica, erano stanziati perlopiù sul territorio montano del Salviano e sulle cime che sovrastano la contemporanea frazione di Paterno.

Origine del nome

Secondo alcuni storici l'ipotesi etimologica più corretta è connessa al toponimo prediale "Avidianum" (o "fundus Avidianus"), dal nome gentilizio "Avidius", da cui deriverebbe direttamente "Avezzano", con una sola "v" e la "z" sonora. Il toponimo è stato attestato nella vicina colonia romana di Alba Fucens che risultò essere strettamente legata ad un ampio territorio rurale e alla villa romana di Avezzano. L'epigrafe classificata come "CIL IX 4024" recante il nome di due liberti della gens Avidia fu rinvenuta nel territorio della contemporanea Avezzano: ciò sarebbe il segno tangibile di una sensibile continuità tra la colonia romana albense e il suo ager publicus. L'etimologia, secondo altri studiosi, farebbe derivare il nome della città di Avezzano dal prediale "Ad Vetianum" o "Ad Vettianum", stando alla supposizione che il luogo fosse stato abitato o frequentato dai "Vetii", cioè la gens Vettia, anch'essa attestata in alcune iscrizioni albensiLaura Saladino e Patrizia Montuori, Intervista su Avezzano. Storia della città in sessanta risposte, a cura di Sergio Natalia, L'Aquila, Textus edizioni, 2023, p. 33., che l'avrebbe scelto come residenza di vacanze in epoca romana. Il toponimo "vetiano" o "vettiano", si sarebbe trasformato linguisticamente in "Veziano" o "Vezziano", infine in "A Vezzanum" ("a Vezzano"). Identiche ipotesi etimologiche si possono riscontrare per l'omonima località di Sessa Aurunca e per Vezzano Ligure. L'ipotesi più suggestiva, giudicata scientificamente infondata dagli storici moderni e dagli archeologi, vuole che derivi da "Ave Jane", un'invocazione posta sul frontale del tempio consacrato, in località Pantano, a Giano, il dio bifronte degli inizi, materiali e immateriali. È una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Solitamente raffigurato con due volti, poiché il dio può guardare il futuro e il passato e determinare un'apertura o una chiusura rappresentando la guerra o la pace. Il suo culto è probabilmente antichissimo e risale ad un'epoca arcaica, in cui i culti dei popoli italici erano in gran parte ancora legati ai cicli naturali della raccolta e della semina. Stando alla leggenda attorno al tempio del dio Giano ebbe origine la borgata formata dai primi agricoltori stanziati nell'area che all'epoca circondava il lago Fucino. Lo storico Muzio Febonio, in Historiae Marsorum, riportò che il saluto degli abitanti della zona era rivolto a un condottiero di nome Noemo che fu però assimilato a Giano. L'ipotesi nella sua interezza è stata giudicata inverosimile a causa della mancanza di evidenze archeologiche e storiche. Mentre il tempio che era probabilmente situato nella piazza del Pantano dove successivamente venne edificata la chiesa di San Bartolomeo, potrebbe essere stato dedicato a Giove, per l'esattezza a Giove Statòre, in cui l'attributo "Statòre" indicava una supplica rivolta al dio latino per fare in modo che gli eserciti romani, impegnati in guerra, potessero resistere alle avversità. Lo attesterebbero alcune iscrizioni latine tornate alla luce nel territorio comunale. Altra tesi improbabile è quella legata al ricordo dell'antica città romana di Aveia e della gens Aveia. Ipotesi definita mirabolante sarebbe quella legata ad Avellanus, dal vicino monte Velino. Il famoso storico Ariodante Fabretti già sul finire del Seicento la definì "Plus de fabulis quam de istoria".. Il toponimo dialettale "Auzzàne" risulta diffuso dalla valle del Salto alla valle del Liri dove indica luoghi umidi situati nei pressi dei boschi di ontani. La tesi, nel caso di Avezzano, porterebbe ad un'etimologia formata su "alnetianus", con metafonia della radice "Aln" in "au". Pertanto il nome della città si sarebbe modificato da "Auzzane" in "Avezzane" (pronuncia in dialetto marsicano)Archivio storico dell'ex sindaco Rolando Spina, Sulle origini del nome Avezzano, Biblioteca comunale, Avezzano, 1945.. Alcuni studiosi, come Muzio Febonio, hanno legato Avezzano alla città antica marsa di Anxantium, la cui origine sarebbe però di epoca molto più antica. Altra ipotesi avanzata da Febonio legherebbe l'origine del nome al pago di Vicenne, da cui l'espressione "Ad Vicena" modificatasi in "Avicianum".

Il toponimo "Avezano", attestato chiaramente per la prima volta nella seconda metà del IX secolo, appare citato tra i possedimenti confermati dall'imperatore Ludovico II al monastero di Sant'Angelo in Barregio come successivamente riportò Leone Marsicano nell'opera Chronica monasterii Casinensis. Di seguito una parte del testo:

"Hic idem christianissimus imperator circa hoc tempus monasterium Sancti Angeli, quod Barregium appellatur, iuxta tenorem praeceptorum antecessorum suorum Karoli atque Lotharii suo quoque precepto roboravit confirmans ibi omnia, que tam in circuitu suo quam et in pago Marsorum atque Balva, Teate, quoque et Penne atque Aprutio nec non et Asculo multipliciter possedisse antiquitus videbatur. Videlicet in Marsia cellam sancte Mariae in Fundo magno cum omnibus sibi subiectis ecclesiis vel rebus; sanctum Euticium in Arestina; sanctum Paulum super ipsam civitatem Marsicanam; sanctam Mariam in Oretino; sanctum Gregorium in Paterno; sanctam Mariam in Montorone; ecclesiam sancti Salvatoris in Avezano; sancti Antimi ad Formas; sancti Angelis in Alba; sancti Cosme in Ellereto; sancti Angelis in Carseolis cum duabus cellis suis. [...]".

Il nome ricompare chiaramente in un diploma di Berengario II d'Ivrea del 953, in cui si riconferma il possesso al monastero di Sant'Angelo di Barreggio delle due chiese di San Salvatore e Santa Maria in Vico. Quest'ultima è citata nella bolla di Papa Clemente III, insieme alle chiese del nucleo di Pietraquaria, di San Bartolomeo e di Sant'Andrea. Altre tracce hanno evidenziato che Avezzano esisteva come vicus agli inizi del Medioevo.

Età romana

Il destino dei Marsi incrocia quello di Roma a cominciare dal 300 a.C., quando Tito Livio scrive di alcune schiere marse alleate con i Sanniti, impegnati a contrastare la spinta espansionistica di Roma. Di tutt'altro avviso, lo storico greco Diodoro Siculo che afferma che i Marsi furono, invece, alleati dei romani guidati dal console Q. Fabius Maximus Rullianus. Solo dopo la sconfitta degli Equi i Marsi firmarono un patto di alleanza con Roma. In seguito furono edificate le colonie romane di Alba Fucens (tra il 304 e il 303 a.C.) e di Carseoli (304 a.C.). Benché fedeli alleati di Roma il popolo fu escluso dai diritti di cittadinanza e dall'assegnazione dell'ager publicus tanto che la guerra sociale, detta anche "guerra Marsica", fu inevitabile.

Quinto Poppedio Silone, strenuo fautore dei diritti delle popolazioni italiche, fu amico del tribuno Marco Livio Druso, prima di assumere un ruolo decisivo, militare e politico, durante la ribellione italica. Il condottiero si batté tenacemente contro Roma alla guida degli alleati italici fino alla fine, ottenendo numerosi successi; cadde sul campo di battaglia nei pressi di Teanum Apulum nell'88 a.C. Ai Marsi, al termine della guerra, fu riconosciuta l'agognata cittadinanza che accelerò il processo di romanizzazione. Nei decenni successivi essi prenderanno parte alle sanguinose Guerre civili al fianco di Roma. Quando l'imperatore Augusto divise l'Italia in undici regioni furono assegnati alla Samnium Regio.

Il primo prosciugamento del Fucino

Nel 42 d.C. iniziarono i lavori finalizzati al prosciugamento del lago Fucino, un'opera considerata tra le più grandiosi imprese idrauliche di tutti i tempi. Lungo le rive fucensi, circa 30.000 uomini tra schiavi ed operai furono impegnati nello scavo di un emissario che doveva far defluire le acque nel fiume Liri. Il primo progetto fu approntato da Giulio Cesare il cui principale obiettivo era quello di creare una vasta area dedita all'agricoltura non distante da Roma. Esso troverà la sua realizzazione, dopo il disinteresse di Augusto, con l'imperatore Claudio che ottenne il prosciugamento quasi totale del lago. L'opera talmente maestosa, e le tracce impresse nel territorio così imponenti ed ardite.. Il 51 d.C. fu l'anno dell'inaugurazione dell'emissario, l'imperatore accompagnato da sua moglie Agrippina e dal figlio di lei Nerone, diede vita ad una naumachia sulle acque del lago. Prima dell'apertura dell'emissario all'Incile del Fucino, due imponenti flotte composte da prigionieri rodiani e siciliani, si affrontarono in un duello per la sopravvivenza. L'opera situata a sud di Avezzano favorì le coltivazioni agricole grazie ai terreni emersi dell'alveo fucense, sorsero inoltre alcune ville che i romani fecero costruire come luogo di villeggiatura non distante da Alba Fucens, all'epoca centro di riferimento per l'impero. Il fundus Avidianus, databile al I secolo a.C., fu incluso completamente nell'ager albensis.

In seguito probabilmente con Traiano, imperatore romano tra il 98 e il 117 d.C., e sicuramente con Adriano, regnante tra il 117 e il 138 d.C., furono effettuati dispendiosi e sostanziali lavori di adeguamento che migliorarono la portata del prosciugamento del lago. L'assenza di opere di manutenzione verificatasi dopo la caduta dell'impero romano causò, molto probabilmente insieme agli effetti di gravi terremoti avvenuti nel periodo compreso tra la seconda metà del IV secolo e l'anno 508 d.C.Laura Saladino e Patrizia Montuori, Intervista su Avezzano. Storia della città in sessanta risposte, a cura di Sergio Natalia, L'Aquila, Textus edizioni, 2023, p. 33., il ritorno delle acque ai livelli precedenti.

Medioevo Gastaldato dei Marsi

Con l'abolizione delle regioni Augustee furono create 17 province e la Marsica fu inserita nella tredicesima: la provincia Valeria, catalogata nell'ordinamento ecclesiale con il nome di Marsia. La Marsica subirà, soprattutto da parte degli eserciti stranieri dei Goti, ma anche dei Bizantini, dei Borgognoni e degli Alemanni, saccheggi e violenze di ogni genere che portarono carestia e devastazioni. Nel 537 Albe, come gli altri centri più grandi della Marsica, venne depredata e occupata militarmente da Giovanni, magister militum dell'esercito bizantino di Giustiniano. Seguirono le scorribande violente dei Longobardi guidati da Faroaldo, tuttavia la regione acquisì una certa stabilità politico-militare.

Nel 591 passata sotto il controllo di Ariulfo, secondo duca di Spoleto, la Marsica venne inclusa nel ducato longobardo.