La chiesa di San Bartolomeo di Brugherio è l'edificio di culto principale della comunità pastorale Epifania del Signore, nonché la parrocchia più antica della città. Dotata di un certo valore artistico e architettonico, custodisce le reliquie dei Magi. Caratteristico è il suo campanile, alto 36,80 metriLa chiesa di San Bartolomeo, a cura dell'Associazione Kairòs. Per consultare la voce, cliccare sulla terza casella in alto a sinistra, nella sezione "in giro per la città". Il formato pdf parla delle chiese di Brugherio, ed una sezione è dedicata alla parrocchiale. Per consultare, cliccare qui .

Storia dell'edificio Gli esordi (1578-1613)

Tra il 1578 e il 1582

Quando san Carlo Borromeo decise di fondare una parrocchia nella località di Brughé per motivi di carattere pastoraleBrugherio dipendeva dal Duomo di Monza dal punto di vista religioso, e i contadini desideravano avere un parroco più vicino alle loro case per le loro esigenze spirituali, era presente una chiesetta diroccata e anticaLuciana Tribuzio Zotti - Giuseppe Magni, Brugherio: una città nel segno dei Magi, p. 36: «Una chiesa dedicata a San Bartolomeo esisteva già nel XIII secolo, in Baratia de Modoetia, nella baraggia di Monza, e molto probabilmente si trovava dove sorge l'attuale chiesa» e praticamente inadatta secondo le disposizioni tridentineLuciana Tribuzio Zotti - Giuseppe Magni, Brugherio: una città nel segno dei Magi, p.38:«...la chiesa...aveva una sola navata e terminava più o meno dove ora comincia il presbiterio; la cucina veniva usata come sacrestia. Inoltre, non c'era un armadio per contenere i paramenti». In più, tale chiesetta non era consacrataLuciana Tribuzio Zotti - Giuseppe Magni, Brugherio: una città nel segno dei Magi, p. 38, cosa che rendeva estremamente necessario l'intervento dell'autorità vescovile nella risoluzione di questo stato d'abbandono, tenendo conto del fatto che, nel contempo, vi si custodiva anche il Santissimo SacramentoMarco Rapetti – Mauro Bertoni – Simona Castelli et alii, San Bartolomeo: una ricostruzione storica delle vicende della parrocchiale, p.12.. Nonostante queste carenze, il Borromeo procedette comunque alla costituzione della nuova entità parrocchiale, affidandola a don Arcangelo Biancardi:

Nella seconda visita pastorale compiuta dal cardinale-arcivescovo (1582), pertanto, si procedette alla consacrazione dell'edificio (ampliato, nel frattempo, grazie ai ruderi della decadente chiesa di San Rocco e a quelli di San Damiano) e alla sua dedicazione a San Bartolomeo, nonostante ancora degli abusi e delle carenze nell'utilizzo degli spazi della chiesa:

Sempre in tale occasione, l'arcivescovo delineò definitivamente i confini della parrocchia con l'esclusione della Cascina Bastoni, di Sant'Albino, di San Donato e di San Damiano, comunità che avevano protestato per la separazione dalla ben più ricca parrocchia di San Gerardo di Monza, la quale non richiedeva il pagamento di una tassa annuale da versare al parroco per i bisogni suoi personali e quelli di prima necessità per lo svolgimento delle funzioni religiose.

Tra il 1582 e il 1613

La parrocchia era, infatti, povera e bisognosa di mezzi per riuscire a completare quanto era stato richiesto nelle relazioni stese durante le visite pastorali di san Carlo. In occasione della visita pastorale del 1596 compiuta dal cugino di Carlo, il neo-arcivescovo Federigo, annota che il Santissimo e l'olio usato per l'unzione degli infermi erano custoditi in un "tabernacolo...piccolo e di legno", ma che bisognava adattare alcune aree della piccola chiesa secondo le norme canoniche. Nel frattempo, la vita comunitaria si era arricchita della presenza di due istituti spirituali voluti fortemente dai vescovi al Concilio di Trento: la Schola del Santissimo Sacramento e la Schola della Dottrina cristiana. La prima, fondata nel 1578, era deputata a coinvolgere la popolazione in varie pratiche devozionali, incrementandone così la virtù; la seconda, invece, doveva istruire i fedeli in materia di fede per allontanarli dall'eresia. L'evento più importante, però, fu la ricognizione di una parte delle reliquie dei Magi, che credevasi trasferite totalmente nella lontana Colonia, da parte di Federigo Borromeo nel 1613. In quest'anno, esattamente il 27 maggio, vi fu la solenne traslazione dalla chiesa di Sant'Ambrogio nella parrocchiale sotto l'attenta supervisione del parroco d'allora, Francesco Bernardino Paleario.

Il XVIII secolo

La Cronaca del De Petri Per conoscere i dettagli della storia della parrocchia e della chiesa nel secolo dei lumi, è fondamentale come fonte un resoconto scritto dal parroco Antonio De Petri (o Petro), curato dal 1778 al 1819. Costui, desideroso di imitare le Memorie storiche della città di Monza del canoninco Antonio Francesco Frisi, redasse anche lui una cronaca che descrivesse il territorio di Brugherio e, tra le varie realtà, anche quella della chiesa di San Bartolomeo:

Da quello che si può leggere, nel corso di quasi duecento anni la chiesa ha subito parecchie modifiche estetiche ed architettoniche, rispetto alle relazioni iniziali di Carlo e Federigo Borromeo: è monumentale, presenta una specie di rosone capace di illuminare l'interno che non presenta più una sola navata, ma tre come nell'attuale chiesa. Inoltre, proseguendo nella descrizione, il De Petri riporta la presenza di alcuni dipinti, tra cui uno raffigurante il Martirio di santa Margherita, del XVII secolo.

Sempre nel XVIII secolo, fu edificato anche l'attuale campanile, del quale si preferisce trattare in sede diversa per via delle numerose modifiche che ha subito nel corso dell'800 e del '900.

Il XIX secolo

Fermenti architettonici e artistici: Moraglia e Valtorta A partire dalla seconda metà del XIX secolo, sotto i parroci Gian Andrea Nova, Giuseppe Maroni e Giuseppe Schieppati si assistette ad un fermento di rinnovamento artistico ed architettonico senza precedenti. In seguito alla visita pastorale del 1851 dell'arcivescovo Romilli, ci si rese conto della necessità di ampliare la chiesa, a causa dell'accresciuto numero di abitanti. Gian Andrea Nova, parroco dal 1838 al 1878, si prodigò immediatamente ad esaudire le richieste episcopali chiamando l'architetto Giacomo Moraglia nel 1854. I lavori di ricostruzione della parrocchiale, che prevedevano nello specifico la creazione del presbiterio, il rifacimento completo della facciata e la costruzione dei bracci minori del transetto, si svolsero nel giro di un anno. La prima pietra fu posata il 1º aprile 1854, e già il 9 ottobre del 1855 la nuova chiesa era per la maggior parte costruita. Il 1º dicembre i lavori di costruzione venivano ultimati definitivamente. La pianta della nuova chiesa era di croce greca. Sotto la cura pastorale di don Giuseppe Maroni (1879-1884), fu chiamato il pittore milanese Giovanni Valtorta per realizzare parte degli affreschi e dipinti che tuttora si possono vedere in chiesa.

Ornamenti vari La chiesa del Moraglia necessitava di ulteriori arricchimenti artistici, e che non si limitassero esclusivamente agli affreschi ornamentali. Infatti, nella seconda metà dell'Ottocento, i parroci successori del Nova provvidero a dotare la chiesa di preziosi suppellettili: don Michele Rotti (1884-1894) si preoccupò di dotare gli interni dei pulpiti lateraliI due pulpiti, usati un tempo per le omelie, sono dorati ed entrambi sono sormontati da una croce. Se il pulpito di sinistra presenta le tavole della legge, quello di destra ha invece un serpente attorniato alla croce. Quest'ultimo riprendere l'episodio narrato da Numeri 21, 4-8, quando Mosè innalzò un serpente di bronzo per salvare la vita agli Israeliti morenti nel deserto. al presbiterio centrale e dell'organo per la liturgia (l'Organo Tornaghi), mentre sempre in questo periodo si provvide anche a dotare il coro di preziosi stalli scanditi da paraste scanalate.

Il XX secolo

L'ampliamento della chiesa: Leo Sorteni

Dopo alcuni lavori di minore entità compiuti sotto don Luigi Fumagalli (1898-1921), quali per esempio la commissione di ulteriori affreschi affidati al pittore Enrico Mariola, l'aspetto definitivo della chiesa che possiamo ammirare oggi, sia per quanto riguarda gli interni che gli esterni, è opera dell'architetto Leo Sorteni. Come nel 1854, anche in questo caso i lavori furono determinati dalle annotazioni che l'arcivescovo Ildefonso Schuster fece presente al parroco, don Giuseppe Camagni (1921-1957), in occasione della visita pastorale del 1937. Don Camagni, pertanto, chiese al Sorteni (di cui era amico) di guidare i lavori di ampliamento della chiesa, resi necessari per l'aumento del numero della popolazione del paese di Brugherio. Il Sorteni ci mise solamente un anno a completare l'ampliamento dell'edificio (il tempio religioso fu consacrato dall'arcivescovo nella visita pastorale dell'ottobre del 1939), allungandolo dal transetto della pianta a croce latina della chiesa (vale a dire dal braccio corto). Questo comportò un allungamento delle tre navate di ben 42 metri, l'abbattimento e il rifacimento della facciata e la costruzione della nuova canonica. Nel 1940, nuovi cicli di affreschi volti ad abbellire le volte appena realizzate furono dipinti da Virgilio Cranchiguardasi Cronicon nell'Archivio della Parrocchia San Bartolomeo..

Dagli anni '50 ad oggi: i restauri degli anni '90 e 2000 Nel corso del secondo novecento, i parroci si occuparono della manutenzione e del restauro di alcuni affreschi della chiesa. Per esempio, don Franco Perlatti (1958-1994) si preoccupò di salvare dalla rovina alcuni degli affreschi più antichi, mentre il successore don Giovanni Maraviglia (1994-2009) affidò alla ditta GF Marcato, tra il 1990 e il 2005, il restauro completo degli affreschi della chiesa: la prima fase dei restauri, avvenuta nel 1990, riguardò le cappelle laterali, il presbiterio e la cupola; la seconda (2002/2003) le navate laterali e il transetto; la terza fase (2004/3005) riguardò il restauro degli affreschi della navata centrale.

Analisi artistica ed architettonica L'interno

Dati architettonici La chiesa, dopo le modifiche del 1939, è ritornata a presentare una pianta a croce latina, il cui transetto corrisponde all'antico limite dell'edificio realizzato dal Moraglia. È divisa in tre navate, due laterali e una principale, cui si accede attraverso le tre rispettive porte presenti sulla facciata. Queste navate, che percorrono i 42 metri di lunghezza della pianta, terminano in tre punti diversi dell'edificio: la navata di sinistra termina con l'ingresso nella sagrestia; quella centrale lascia il posto al presbiterio; quella di destra si ferma ad una porta che doveva condurre ad uno dei due pulpiti, oggi inutilizzati. L'accesso alla chiesa è permesso grazie anche a due porte laterali presenti sul lato che dà a meridione, una delle quali (quella posta accanto al campinile e che si può vedere nella foto sotto riportata) è stata realizzata dopo l'abbattimento (avvenuta per ordine del Sorteni) della cosiddetta Ca de sciattEspressione dialettale per indicare "casa dei poveri", cioè di una piccola zona riservata alla gente troppo povera e che si vergognava di entrare nella chiesa vera e propria. Ritornando alla descrizione dell'interno dell'edificio, la navata centrale è ornata da una teoria di colonne con capitello corinzio, che sostengono la volta a galleria realizzata sotto il Sorteni, mentre dal transetto all'inizio del presbiterio (dunque la chiesa progettata dal Moraglia), la volta a galleria lascia il posto ad una grande cupola impostata su un tamburo. Sempre in quest'area della chiesa, ai lati sono presenti due cappelle laterali, una dedicata alla Madonna del Rosario (navata laterale di destra), l'altra a san Giuseppe (navata laterale di sinistra). L'altare dedicato allo sposo di Maria è di età tardo-barocca. Il presbiterio, rialzato rispetto allo spazio destinato al popolo dei fedeli, presenta infine un'abside semicircolare.

Le ricchezze di San Bartolomeo

Gli affreschi