Il Codice napoleonico (in lingua francese Code civil des français o Code Napoléon) è il codice civile attualmente in vigore in Francia e uno dei più celebri del mondo, così chiamato perché voluto da Napoleone Bonaparte, primo console dei francesi; esso fungerà da modello per tutti i successivi codici ed eserciterà una notevole influenza sulle analoghe raccolte di numerosi Paesi al mondo.
Redatto da una commissione nominata da Napoleone a inizio '800, venne emanato il 21 marzo 1804 ed è ricordato per essere stato il primo codice civile moderno, introducendo chiarezza e semplicità delle norme giuridiche e soprattutto riducendo a unità il soggetto giuridico; anche se, sia in Austria sia in Francia, c'erano già state precedenti codificazioni in materia penale (come il codice penale francese del 1791).
Scritto in un linguaggio semplice, elegante e conciso, il Code Napoléon fu fonte di ispirazione di alcuni scrittori dell'epoca. Stendhal in una lettera a Balzac scrisse che durante la composizione della Certosa di Parma egli era solito leggere ogni mattina due o tre pagine del Codice civile “per prendere il tono” ed “essere sempre naturale”, Paul Valéry dichiarò che il Codice era uno dei capolavori della letteratura francese e Jules Romains consigliava scherzosamente di leggerlo la sera prima di addormentarsi.
Contesto Contesto storico
Contesto giuridico
Alla fine del XVIII secolo in Europa era ancora vigente il sistema di diritto comune di elaborazione medievale che fondava le sue radici nel diritto romano come era giunto attraverso il corpus iuris civilis di Giustiniano. Per tutta l'età moderna questo era stato affiancato da una moltitudine di altre fonti giuridiche quali commentari, raccolte di consilia, trattati, pareri, compendi a cui si aggiungevano le legislazioni dei monarchi. Tutto ciò aveva causato una sostanziale imprevedibilità nei giudizi che rendeva ancora più frequenti le ingiustizie e le disuguaglianze in un mondo, detto spesso di Ancien Régime, ancora diviso per classi e basato su un potere assoluto del sovrano. Già nel Settecento molti pensatori, in particolare gli illuministi, avevano messo in luce le criticità del sistema proponendo delle soluzioni adottabili che talvolta alcuni principi cercarono di mettere in pratica...
Già nel corso del Settecento erano stati fatti dei tentativi di riordinare il materiale normativo esistente in maniera chiara e concisa cancellando, o più spesso relegandolo a un ruolo residuale, il vecchio diritto comune. Spesso si trattò, tuttavia, di semplici "consolidazioni" del diritto precedente con il «semplice scopo di facilitare la pratica forense nel reperimento di un materiale spesso disperso o difficile rinvenimento».. Ad esempio, nel 1756 era stato promulgato il codice civile bavarese (noto come Codex Maximilianeus Bavaricus Civilis), moderno per il suo linguaggio chiaro e preciso, ma rimandava ancora al diritto comune in caso di lacune,. mentre nel Ducato di Modena e Reggio, intorno alla metà del XVIII secolo, si realizzò una "consolidazione" finalizzata a riorganizzare il materiale giuridico già esistente, ma senza l'ambizione di sostituire la produzione precedente che rimase in vigore. Federico II il Grande, sul trono di Prussia dal 1740 al 1786, aveva tentato di far redigere un codice civile finalizzato alla «pubblica felicità dei sudditi» in cui le norme fossero espresse in maniera chiara, ma l'impresa naufragò.. così come fallì l'analogo progetto del Codex theresianus promosso da Maria Teresa d'Austria per l'opposizione del cancelliere Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg...
Una pietra miliare nella codificazione fu il codice penale leopoldino, promulgato nel Granducato di Toscana il 30 novembre 1786,.. benché dal punto di vista formale giuridico, anch'esso mancasse degli elementi necessari per essere definito un vero e proprio codice (nel senso contemporaneo), poiché non abrogava interamente le leggi previgenti ma si limitava a prescrivere la loro interpretazione conforme..
In questo panorama la Francia viveva una situazione ancora più stantia, nonostante fosse il «cuore pulsante» dell'illuminismo e degli enciclopedisti. Da una parte il problema dell'incertezza del diritto si presentava particolarmente critico, tanto che Voltaire racconta che «un viaggiatore in questo paese, cambia leggi quasi tante volte quante cambia i cavalli di posta»;«Un homme qui voyage dans ce pays change de loi presque autant de fois qu’il change de chevaux de poste». In persino i principi erano differenti, con il sud del paese che seguiva il diritto comune scritto e quello a nord rimasto ancora ad una forma consuetudinaria risalente all'epoca carolingia... Dall'altra parte il governo si dimostrò inadeguato nel portare avanti riforme sostanziali, condannando il Paese a un'arretratezza che sarà poi una delle cause della rivoluzione del 1789. Come ebbe a dire il celebre Jean-Étienne-Marie Portalis, tra i principali autori del futuro codice, la «Francia non era che una società di società» e quindi era impossibile realizzare un progetto di riforma fintantoché il vecchio regime fosse ancora in vigore...
Genesi
Primi tentativi
L'intenzione di realizzare un unico codice civile in cui fossero raccolte tutte le norme che regolavano la vita di ogni cittadino francese ponendo fine alla molteplicità giurisprudenziale e al frantumato particolarismo giuridico, caratteristica dellAncien Régime, e che affondava le proprie radici nell'ormai frusto e farraginoso sistema del diritto comune, avvenne durante la fase più radicale della Rivoluzione francese e precisamente nell'estate del 1793 all'apice del giacobinismo. Fu il Comitato di salute pubblica, l'organo governativo rivoluzionario, a incaricare una commissione per redigerne il testo di cui fece parte il giurista e politico Jean-Jacques Régis de Cambacérès; sarà poi quest'ultimo il vero estensore di questo primo disegno di codice e degli altri due che ne seguiranno gettando le basi per la versione definitiva del 1804.
Il primo progetto presentato nello stesso anno prevedeva un codice suddiviso, come da tradizione gaiana, in tre libri: diritto delle persone, diritto delle cose, diritto dei contratti e delle obbligazioni. In coerenza con gli ideali rivoluzionari del momento, esso proclamava l'uguaglianza giuridica dei cittadini e dava grande spazio all'autonomia negoziale. Disposizioni importanti erano: la comunione dei beni tra i coniugi, il divorzio (introdotto in Francia nel 1792) facilitato, il favore verso la successione mortis causa legittima (ridotta a un decimo la quota disponibile per il testatore), l'equiparazione tra figli naturali e legittimi, la concezione assoluta della proprietà, l'abolizione della patria potestà e della potestà maritale. Il progetto fu inizialmente accolto con favore e molti articoli vennero approvati; ma dopo l'affermazione del Terrore il clima cambiò: il codice venne giudicato troppo complesso e vennero riscontrate delle tracce di antico regime. In novembre l'esame fu interrotto e il progetto fallì. È stato ipotizzato che uno dei motivi per la sua bocciatura sia stata la preoccupazione del Comitato di salute pubblica di non volere fissare le leggi per non perdere l'impeto rivoluzionario e lasciarsi aperte ogni possibilità..
Nel luglio del 1794 il Regime del Terrore terminò e Cambacérès poté, questa volta coadiuvato dalla consulenza di Philippe-Antoine Merlin de Douai, lavorare ad un nuovo progetto. Questo venne presentato a settembre e consisteva in un codice, sempre diviso in tre libri, ma di soli 298 articoli presentati sotto forma di comandi brevi e laconici, senza tecnicismi: il testo appariva come una sorta di breviario del giusnaturalismo e dell'illuminismo. Ispirato ai principi più estremi della Rivoluzione, il codice poneva al centro l'individuo a cui veniva concessa massima libertà nel disporre dei propri beni. Il mutato clima politico (era da poco stato deposto Robespierre) tuttavia fece sì che questa volta il lavoro fosse giudicato troppo generico e dai contenuti troppo radicali poiché ispirati ad una ideologia superata. Lo stesso Cambacérès prese le distanze dal suo progetto e il 9 dicembre successivo venne definitivamente accantonato...
Due anni più tardi, nel giugno 1796 (anno IV del calendario rivoluzionario francese), Cambacérès presentò al Consiglio dei Cinquecento un terzo tentativo di codice. Il contesto politico era nuovamente cambiato con alcuni giuristi che addirittura avevano messo in dubbio l'opportunità di redigere un codice preferendo invece un recupero della tradizione del diritto romano e così Cambacérès si adeguò proponendo un codice che segnava il ritorno alla tradizione giuridica anteriore ed era caratterizzato dal compromesso fra tradizione e innovazioni rivoluzionarie. Le norme (semplici, chiare e ben formulate) disponevano tra l'altro: matrimonio posto al vertice della società (divorzio comunque mantenuto), ruolo prevalente del marito, patria potestà nei suoi caratteri rivoluzionari (doveri di mantenimento, educazione e protezione), vietata l'adozione a chi avesse già figli, favore per successione legittima meno marcato. Questi adeguamenti, tuttavia, non bastarono poiché al Consiglio apparve troppo legato all'ideologia giacobina e quindi anche questo lavoro venne rigettato..
Seguirono altre iniziative private, spesso nel solco della tradizione, mentre un quarto progetto venne commissionato nel 1798 al giurista Jean-Ignace Jacqueminot che portò ad un codice di 900 articoli che limitavano molto i radicalismi rivoluzionario; anche questo tentativo non ricevette l'approvazione ma dimostrò che si era vicini a trovare l'equilibrio sperato..
Progetto definitivo
Una nuova commissione, composta di quattro affermati giuristi dalle posizioni moderate, venne incaricata ufficialmente il 12 agosto 1800. Ne facevano parte: il presidente della Corte di cassazione François Denis Tronchet; il giudice della medesima corte Jacques Maleville Félix-Julien-Jean Bigot de Préamenau, membro del vecchio Parlamento di Parigi soppresso dalla Rivoluzione e l'alto funzionario amministrativo (commissario di governo) Jean-Étienne-Marie Portalis. Portalis sarà poi il principale artefice dell'impresa e autore anche dell'importante Discorso preliminare al primo codice civile..
I quattro operarono sotto la direzione di Jean-Jacques Régis de Cambacérès e in soli quattro mesi fu presentata una bozza inviata alla Corte di cassazione con lo scopo di ottenere osservazioni in merito; fu chiesto il parere anche del Consiglio di Stato, presieduto da Napoleone Bonaparte il quale presenziò a circa la metà delle sedute dando il proprio personale contributo soprattutto quando si trattava di discutere i temi più socialmente rilevanti, come il divorzio o l'adozione. Dopo oltre 100 sedute il testo venne licenziato e inviato al Corpo legislativo per l'approvazione, non prima però della discussione all'interno del Tribunato. Grazie al prestigio personale di Napoleone, si riuscirono a superare gli ostacoli rappresentati dalle Corti e l'ostruzionismo dell'apparato burocratico. Il codice civile dei francesi, da subito conosciuto anche come "codice napoleonico", entrò quindi in vigore il 21 marzo 1804....
Descrizione e contenuti
Caratteristiche generali
Il codice s'ispira al diritto consuetudinario della tradizione franco-germanica, caratteristico del Settentrione della Francia (dei pays de droit coutumier), ma prende, come ulteriore modello di riferimento, il diritto romano (Corpus iuris civilis) prevalente nel settore centro-meridionale del paese (nei pays de droit écrit), così come interpretato dai giuristi medievali (glossatori e commentatori) della parte meridionale del paese; in questo senso, i primi giuristi positivistici dell'epoca ritennero la codificazione il trionfo della ragione giuridica di stampo illuministico, in grado di trasfondere il diritto naturale e consuetudinario nei codici, plasmando i principi, fumosi e generici, del diritto precedente.