Il Reggimento "Piemonte Cavalleria" (2º) è un Reggimento tra i più antichi dell'Arma di cavalleria dell'Esercito Italiano. Oggi appartiene alla specialità "cavalleria di linea", attualmente è inquadrato nella Brigata alpina "Julia" della quale costituisce pedina esplorante. Si articola in un Comando di Reggimento, uno Squadrone di supporto logistico e un Gruppo squadroni blindato.
Alimentato con personale professionista, è di stanza nella caserma "Guido Brunner" a Trieste - Villa Opicina.
Lo Stendardo è decorato di due medaglie d'argento al valor militare, una medaglia di bronzo al valor militare, una medaglia di bronzo al valore dell'esercito.
Dal 2004 Piemonte Cavalleria è Cittadino onorario di Trieste.
Le origini: Reggimento "Piemonte Reale Cavalleria" (2°) Le sue origini risalgono alla fine del Seicento (23 luglio 1692), quando il Duca Vittorio Amedeo II ordinò che lo Squadrone di Piemonte poi Reggimento di Cavaglià, nato nel 1691 per fusione di Compagnie di Genti d'arme o Compagnie delle "Corazze" quale nuova unità di cavalleria pesante (di linea), si ridenominasse in Reggimento di cavalleria "Piemonte Reale". Nello stesso giorno veniva fondato anche il Reggimento "gemello" Savoia Cavalleria.
Va precisato che gli appartenenti al Reggimento sul finire del XVII secolo avevano talvolta corazza superiore parziale o completa ed erano armati di spada o sciabola a lama dritta e che sono da allora chiamati "cavalieri" in quanto, sebbene reclutati in parte dalle suddette Genti d'arme come i simili "dragoni", a differenza di questi ultimi erano soldati atti a muovere e combattere esclusivamente a cavallo.
Per tradizione italiana sono detti dunque "cavalieri" (e in passato anche "corazzieri") gli appartenenti ai Reggimenti “Piemonte (Reale)” e “Savoia”.
Descrizione araldica dello stemma
Scudo: inquartato: nel primo d'azzurro a tre stelle d'oro ordinate in banda fra due filetti dello stesso; nel secondo, inquartato: a) e d) d'azzurro alla fiamma trifida rossa picchiettata e bordata d'oro; b) e c) di rosso alla fiamma trifida d'azzurro picchiettata e bordata d'oro; sul tutto una croce d'argento caricata in cuore dell'aquila di nero di Savoia; nel terzo, di rosso alla croce d'argento attraversata in capo dal lambello d'azzurro di tre pendenti; nel quarto di rosso al puledro allegro d'argento (il cavallino rampante).
Ornamenti esteriori: sullo scudo corona turrita d'oro, accompagnata sotto da nastri annodati nella corona, scendenti e svolazzanti in sbarra e in banda al lato dello scudo, rappresentativi delle ricompense al Valore. Sotto lo scudo su lista bifida d'oro, svolazzante, con la concavità rivolta verso l'alto, il motto: Venustus et Audax.
Decorazioni allo Stendardo Medaglia d'argento al valor militare con Decreto del 13 luglio 1849: "Per l'ottima condotta nei fatti d'arme della Sforzesca e di Novara, 21-23 marzo 1849, e durante tutta la campagna del 1848".
Medaglia d'argento al valor militare con Decreto del 1º giugno 1861: "Per coraggio e fiero contegno tenuto sotto il fuoco nemico, quasi due ore, nella ricognizione del Garigliano, 29 ottobre 1860".
Medaglia di bronzo al valor militare con Decreto del 5 giugno 1869: "Per la condotta tenuta a Budrio, gennaio 1869".
Medaglia di bronzo al valore dell'Esercito con Decreto del 4 gennaio 1978: "Al verificarsi del grave terremoto che colpiva il Friuli, interveniva tempestivamente con uomini e con mezzi in soccorso alle popolazioni duramente colpite operando con coraggio ed abnegazione e profondendo tutte le energie, dava un validissimo ed efficace aiuto ai sinistrati, contribuendo a ridurre i danni del tragico evento. L'opera svolta ha riscosso l'apprezzamento delle Autorità e la riconoscenza delle popolazioni soccorse, rafforzando il prestigio dell'Esercito. Friuli, 6-15 maggio 1976".
Storia del Reggimento Dalla fondazione del Reggimento alla Prima guerra d'Indipendenza Con editto del 23 luglio 1692 il Duca Vittorio Amedeo II di Savoia ordinava che il preesistente Squadrone di Piemonte poi Reggimento di Cavaglià (nato dalla fusione di talune Compagnie di Genti d'arme (Gendarmi), talvolta riportate come Compagnie delle "Corazze") si inquadrasse in compagnie di cinquanta uomini e cavalli ciascuna col nome di Reggimento di cavalleria "Piemonte Reale" agli ordini del primo comandante, marchese Filippo Giacinto Gontery di Cavaglià.. Sul finire del XVII secolo gli appartenenti al Reggimento avevano corazza superiore parziale o completa ed erano armati di spada o sciabola assumendo perciò da allora la denominazione di "cavalieri" e più raramente anche "corazzieri". Assedio di Pinerolo e guerra di successione spagnola L'anno successivo alla fondazione (1693) il Reggimento si distinse nell'assedio di Pinerolo, tenuto dai francesi, e ricevette il battesimo del fuoco contro le truppe d'oltralpe del maresciallo Catinat alla battaglia della Marsaglia (Orbassano) il 4 ottobre dello stesso anno.
Nel corso della Guerra di successione spagnola, il Ducato di Savoia si schierò con i francesi contro gli imperiali. Il Reggimento combatté nel corso delle campagne in Italia settentrionale, nella battaglia di Chiari (1701) e nella battaglia di Luzzara (1702): in quest'ultima si distinse con una serie di cariche.
L'assedio di Torino
Nel 1706, durante l'assedio di Torino, contribuì alla resistenza della città e, col sopraggiungere del principe Eugenio, alla sconfitta delle truppe assedianti operando con i suoi effettivi finanche ai pezzi di artiglieria. Infatti il battaglione di artiglieria che si occupò della difesa della capitale sabauda, istituito nel 1696 e comprendente 6 compagnie con 300 cannonieri, dall'inizio dell'assedio si rivelò insufficiente per la gestione di tutte le armi a disposizione e dovette essere integrato con 200 "cavalieri" provenienti principalmente dal Reggimento "Piemonte Reale" ed altre unità. Altrettanti uomini, insieme a 700 cavalieri germanici, furono invece disposti ad ottemperare ai lavori notturni di riparazione dei danni dell'artiglieria nemica.
Sul finire del fatto d'arme, rimontati gli effettivi a cavallo, partecipò alle cariche nei pressi del castello di Lucento a premessa della definitiva sconfitta degli assedianti franco-spagnoli.
Guerre di Successione Nel 1708, Piemonte Reale operò in Savoia e Delfinato, nel 1712 a Villanovetta, nel 1734 a Parma e Guastalla, nel 1744 a Madonna dell'Olmo e nel 1745 a Bassignana.
In epoca napoleonica
Con l'armistizio segnato a Cherasco nel 1798, la Francia sciolse l'esercito sabaudo e il Reggimento, non vincolato dal giuramento di fedeltà al Re di Sardegna, venne trasformato, con l'aggiunta di due Squadroni di Savoia Cavalleria, in 4º Reggimento di cavalleria e poi in 4º Reggimento dragoni piemontesi e inviato a Monza. Partecipò così, a fianco dei francesi, alla guerra contro l'Austria combattendo nella zona di Verona, a San Massimo il 26-27 marzo e a Magnano il 4 aprile 1799, fino allo scioglimento avvenuto nel maggio successivo, quando i resti dell'esercito e della cavalleria sabauda subirono l'annichilimento, per uno scontro tra l'Armée francese e le truppe russe del generale Suvorov sempre nel 1799..
Il 10 luglio 1814, Piemonte risorse a Torino dove Vittorio Emanuele I ne sanciva la ricostituzione. Tra i suoi ufficiali uno dei tanti personaggi che costellano la storia tricentenaria di Piemonte Cavalleria: il sottotenente Massimo d'Azeglio, futuro Presidente del Consiglio, che diverrà poi comandante onorario del Reggimento nel 1848.
Prima di procedere oltre nella storia di "Piemonte", è bene annotare una curiosità, un caso forse unico nella storia militare europea: infatti, dal 1671 esisteva un altro Reggimento con lo stesso nome, ma in Francia, quando un "Régiment Royal-Piémont cavalerie" era stato voluto da Carlo Emanuele II (padre di Vittorio Amedeo II) e offerto come tributo al Re di Francia "...à condition qu'il reste la propriété du prince du Piémont et que les mestres de camp-lieutenants soient sujets du duc de Savoye".
Tuttavia, poco tempo dopo, quando i due sovrani si dichiararono nemici, il Reggimento fu confiscato dai francesi e sopravvisse, nel tempo, cambiando denominazione dapprima in "14e régiment de cavalerie" e infine "23e régiment de dragons" per essere sciolto nel 1814, alla fine dell'era napoleonica proprio mentre il "gemello sabaudo" risorgeva.Rodolfo Puletti, Franco Dell'Uomo, "Piemonte Cavalleria: 1692-1992", Rgt. Piemonte Cav. 1992
I primi a indossare l'elmo
Dal 1822 al 1843 "Piemonte Reale" fu l'unico Reggimento pesante con cavalli e uomini di alta statura. Inoltre i cavalieri vennero dotati di elmo con "coccia dorata e folta criniera" (la stessa che poi passerà in uso ai Corazzieri dell'Arma dei Carabinieri), ampi stivali alla "scudiera", giacca a doppio petto e mantello bianco. L'elmo venne ben presto, e progressivamente, esteso agli altri reparti di cavalleria, mentre la criniera e altri particolari dell'uniforme restarono prerogativa di "Piemonte" fino al 1840. Un simile elmo con criniera tornò in dotazione, per un brevissimo periodo, nel 1859 quando il Reggimento cambiò denominazione in "Corazzieri di Piemonte".
La Prima guerra d'Indipendenza Nel primo conflitto per l'unificazione nazionale italiana, Piemonte Reale Cavalleria, nel 1848, si distinse a Pastrengo ove brillarono per tenacia ed eroismo il capitano Martini di Cigala agli ordini del La Marmora, e il marchese Bevilacqua, quest'ultimo però trovandovi la morte, in un'azione tesa a proteggere il dispiegamento di una batteria a cavallo nelle fasi finali dello scontro. Quando infatti gli uomini della Brigata “Cuneo” già entravano a Pastrengo abbandonata dagli austriaci, una batteria di artiglieria a cavallo dei piemontesi si spinse troppo in avanti e rischiò di essere dispersa dal nemico presso il cimitero. Il maggiore Alfonso La Marmora risolse la situazione facendo intervenire lo squadrone di Piemonte, agli ordini del capitano Martini di Cigala, così che la batteria ebbe la possibilità di spiegarsi in sicurezza ed entrare in azione. Racconta così l'episodio il conte Ferdinando Augusto Pinelli, nella sua "Storia militare del Piemonte" (1855): "in pari tempo (contemporaneamente alla nota e gloriosa carica dei Carabinieri agli ordini del Sanfront) una Compagnia Cacciatori dell'8° gettavasi alla corsa ed a baionette spianate sul nemico, un battaglione di Piemonte (rgt. fanteria) saliva dalla sinistra il colle, ed il maggior La Marmora, giunto con una sezione d'artiglieria a cavallo scortata da uno Squadrone di Piemonte Reale, comandato dal capitano Sigala entrato con esso nel borgo caricava alla rinfusa usseri e fanti nemici. Succedeva nelle vie un sanguinoso scontro nel quale il marchese Bevilacqua da Verona, generoso figlio di generosissima madre, e giunto il giorno prima al quartier generale dove Carlo Alberto nominato lo aveva sottotenente in Piemonte Reale, gloriosamente spirava, traforato il petto da palla nemica".Piemonte fu poi ancora a Santa Lucia, Sommacampagna in località Ganfardine e Milano. Proprio a Milano si segnalò, per coraggio e resistenza fisica non comuni, il tenente Felice Brunetta d'Usseaux, classe 1824 che venne soprannominato "Sciancafer" (Spaccaferro) ed ebbe "menzione onorevole" (poi equiparata alla Medaglia di Bronzo al Valor Militare), quando rimase ferito il 4 agosto 1848 a Melegnano, appunto nei pressi di Milano, ma solo molto dopo rientrò al Reggimento sempre dimostrando freddezza, carattere risoluto e sprezzo del dolore. Alla sua figura si ispirò Alexandre Dumas padre (1802-1870) per il personaggio di Brise-fer nel suo romanzo storico Le Page du Duc de Savoie.
Nel 1849, Piemonte Reale combatté il 21 marzo alla Sforzesca (Vigevano) e a Mortara, pure a supporto della Brigata Casale, nell'ambito della battaglia di Novara, quando i cavalieri di “Piemonte” sbaragliarono unità di cavalleria e fanteria austriaca guadagnando allo Stendardo la sua prima Medaglia d'Argento al Valor Militare.
La Sforzesca