La 'ndrangheta in provincia di Crotone è un fenomeno antico e radicato. Le famiglie crotonesi hanno ramificazioni anche in Emilia-Romagna, Lombardia (Grande Aracri, Nicoscia, Oliverio), Germania (Arena, Oliverio), in Spagna e Svizzera (Ferrazzo). Le 'ndrine di quest'area operano nel narcotraffico, nel sistema degli appalti, praticano estorsioni e riciclaggio.

I Farao-Marincola di Cirò sono predominanti a Crotone e mantengono buoni rapporti con gli Arena di Isola Capo Rizzuto. I Grande Aracri dominano su Cutro e sono legati ai Comberiati-Garofalo di Petilia Policastro e ai Ferrazzo di Mesoraca. Ad Isola Capo Rizzuto infine negli ultimi anni emerge la cosca dei Nicoscia, appoggiata dai Grande Aracri, a dispetto degli Oliverio-Maesano, alleati del clan Vasapollo di Cutro.

Struttura

Nel crotonese la 'ndrangheta, come nel resto della regione, è suddivisa in locali. Il locale di Isola ed i rispettivi Crimini di Cutro e Cirò sono le strutture a cui fanno riferimento tutti i locali dell’area.

Elenco locali Locale di Belvedere Spinello, in stato sospeso dal 1988 al 2005, anno in cui è stato riaperto con a capo Francesco Oliverio in carica fino al 2012. Da esso dipendono le 'ndrine distaccate di Cerenzia, Caccuri, Rocca di Neto, Castelsilano, San Giovanni in Fiore (CS) e una a Rho (MI)Operazione Six towns del 2016, processo ancora in corso oggi, 27-09-2017. Locale di Casabona con il presunto capo Francesco Tallarico (Operazione Stige del 2018) Locale di Cirò Marina o semplicemente di Cirò: Farao-Marincola Locale di Cirò Superiore con il presunto capo Pino Sestito (Operazione Stige del 2018) Locale di Crotone: Vrenna-Ciampà-Corigliano-Bonaventura Locale di Cutro: Grande Aracri Locale di San Leonardo di Cutro: Mannolo-Trapasso Locale di Isola Capo Rizzuto: Arena-Nicoscia Locale di Mesoraca: Ferrazzo Locale di Petilia Policastro: Comberiati-Garofalo-Cosco Locale di Roccabernarda con il presunto capo Antonio Santo Bagnato (2018) Locale di Strongoli: Giglio-Levato

Elenco 'ndrine Arena di Isola Capo RizzutoII Relazione semestrale 2017 della DIA, p. 38-40 Barilari di Crotone Caligiuri di Cirò Marina Capicchiano di Isola Capo Rizzuto Carvelli di Petilia Policastro Colacchio di Isola Capo Rizzuto Comberiati-Garofalo-Cosco di Petilia Policastro Dragone di Cutro Ferrazzo di Mesoraca Foschini di Crotone Giardino di Isola Capo Rizzuto Giglio di Strongoli Grande Aracri di Cutro Greco-Donato di San Mauro Marchesato Iona di Belvedere di Spinello e Rocca di Neto Maesano di Isola Capo Rizzuto Manfreda di Petilia Policastro Manfredi di Isola Capo Rizzuto Farao-Marincola di Cirò e Cirò Marina Marrazzo-Oliverio di Belvedere Spinello Martino di Cutro Megna di Papanice, frazione di Crotone Multari di Cutro Muto di Cutro Nicoscia di Isola Capo Rizzuto Paparo di Isola Capo Rizzuto Pompeo di Isola Capo Rizzuto Pullano di Isola Capo Rizzuto Pugliese di Isola Capo Rizzuto Raso di Isola Capo Rizzuto Russelli di Papanice, frazione di Crotone Scandale di Petilia Policastro Tornicchio di Cantorato Mannolo-Trapasso-Zoffreo di San Leonardo frazione di Cutro Vasapollo-Ruggiero Vrenna-Ciampà-Corigliano-Bonaventura di Crotone

Storia Anni '70 Secondo il pentito Giuseppe Vrenna fino agli anni '70 i locali attivi anche senza società formata o con solo buon ordine dell'area del crotonese dipendevano dal locale di Crotone ed in particolare da suo padre Luigi Vrenna che aveva il ruolo di capobastone, 2019..

La faida di Cutro La c.d. faida di Cutro ha vissuto diverse fasi, negli anni '70 vide scontrarsi la famiglia Dragone e quella degli Oliverio a Cutro, mentre nei primi anni '90 il gruppo dei Vasapollo-Ruggiero sempre contro i Dragone, in questo caso con azioni anche nella zona di Reggio Emilia dove le cosche cutresi si erano nel frattempo insediate. Successivamente alla detenzione di Antonio Dragone, boss dell'omonima cosca, emerse la figura di Nicolino Grande Aracri che cercò di prendere il posto di Dragone, ne nacque uno scontro tra i gruppi Dragone-Arena e i Grande Aracri-Nicoscia che terminò nel 2004 con l'omicidio a Cutro del boss Antonio Dragone, pochi mesi dopo la sua scarcerazione.

La faida di Crotone

Nel 1973 scoppia una faida tra la famiglia di Luigi Vrenna detto U Zirro e quella di Umberto Feudale., uomo di rispetto, detto U petrolianu, che era dedito al contrabbando di sigarette. Il 27 luglio 1973 uccise durante una sparatoria un figlio di Zu Luigi, il ventiduenne Calogero Vrenna detto Ninì, il quale era ritenuto da tutti un attaccabrighe e dopo avergli sparato lo investì con la macchina mentre era a terra morto in segno di sfregio. Durante la sparatoria rimase ucciso anche un fratello del Feudale, Ciccio. Il 31 agosto dello stesso anno viene uccisa Concetta Feudale e viene ferito il figlio Enzo di 4 anni. Il 20 settembre 1973 vengono uccisi anche il diciannovenne Domenico Feudale con il fratello Salvatore di 10 anni, figli di Umberto. Ultimo atto che decreta la vittoria dei Vrenna.

Anni '80 - La faida di Isola Combattuta tra gli anni '80 e i primi anni '90, ha visto scontrarsi gli Arena e i Maesano. Scalpore fece l'uccisione di Vincenzo Arena, ucciso in un agguato a lupara il 25 luglio 1991, per strada, a neppure 500 metri di distanza dalla caserma dei carabinieri.

Anni '90 La faida del Marchesato Nel 1990 scoppia una sanguinosa faida tra le 'ndrine di Cirò alleate con alcune crotonesi e quelle di Strongoli, contrapposte al Locale di Belvedere Spinello (clan Iona e Oliverio), che solo in quest'anno ha portato a 33 morti. Il 20 novembre 1990 di fronte al bar Augello, in piazza Pitagora, vengono uccise 3 persone: Giuseppe Sorrentino, Rosario Garceo e Ugo Perri, mentre Gaetano Barilari viene ferito. Il motivo sarebbe stato quello di accaparrarsi i lavori di una nuova base militare per aerei F16 nei pressi dell'aeroporto di Crotone, nel quartiere Sant’Anna di Isola di Capo Rizzuto.

Anni 2000 La faida di Strongoli Il 2000 esordisce con nuove faide, stavolta tocca a Strongoli, tra le 'ndrine dei Giglio e dei Valente prima alleate ora in contrasto per il traffico di droga, di armi e delle estorsioni.

La faida di Isola Capo Rizzuto Nel 2000 scoppia nuovamente una faida tra le 'ndrine di Isola e quelle di Cutro. Gli Arena si alleano con i Dragone mentre i Nicoscia con i Grande Aracri. Fece particolarmente scalpore, per le modailtà, l'uccisione del boss Carmine Arena, ucciso il 2 ottobre 2004, con 3 colpi di bazooka.

21 ottobre 2005 - Operazione Grande Drago contro i Grande Aracri e i Dragone.

L'omicidio di Lea Garofalo Lea Garofalo diventa testimone di giustizia dal 2002, e racconterà le vicende inerenti alla faida cominciata nel 1996 nella 'ndrina dei Comberiati-Garofalo-Cosco di Petilia Policastro a cui è affiliato anche il suo compagno Carlo Cosco. Dal 2006 viene espulsa dal programma perché non attendibile, per essere poi riammessa nel 2007 dopo che il consiglio di stato le diede ragione. Da aprile 2009 decide volontariamente di rinunciarci.

Il 24 novembre 2009 in un appartamento a Milano viene uccisa Lea Garofalo da Carlo e Vito Cosco, il cadavere verrà portato via nel quartiere San Fruttuoso di Monza e carbonizzato per tre giorni da Carmine Venturino, Rosario Curcio e Massimo Sabatino.

Il 18 dicembre 2014 si conclude il processo che conferma 4 ergastoli per: Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino, 25 anni di carcere per Carmine Venturino e assolto Giuseppe Cosco per non aver commesso il fatto.

Anni 2010 2012: Gli Arena e il parco eolico Anche per la 'ndrangheta il business dell'economia "verde" e delle energie rinnovabili, alimentata da fondi statali ed europei inizia ad avere interesse e nel 2012 con l'operazione Wind Farm viene sequestrato ad Isola Capo Rizzuto uno dei più grandi parchi eolici d'Italia e d'Europa, riconducibile alla cosca degli Arena. Il parco sarebbe stato gestito da Pasquale Arena, fratello del boss Carmine Arena.

2013: L'operazione Insula a Isola Capo Rizzuto Il 3 dicembre 2013 scatta l'operazione Insula, della Guardia di Finanza, che porta agli arresti di Massimo e Pasquale Arena, Francesco Ponissa, Salvatore Arena, Luigi Tarasi, Vittorio Perri, il poliziotto Carlo Capizzano e il boss già in carcere Nicola Arena mentre agli arresti domiciliari: l'ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole (assolta in primo grado nel 2015) e il marito Francesco Pugliese.

2014: Il Crimine dei Grande Aracri Secondo la relazione semestrale della DIA del I semestre 2014 a Cutro sarebbe nato il nuovo Crimine della famiglia Grande Aracri che avrebbe assunto il controllo di tutte le attività illecite nella parte settentrionale della regione.

2015: L'operazione Aemilia Il 28 gennaio 2015 si conclude l'operazione Aemilia con l'arresto di 160 persone in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia delle procure di Bologna, Catanzaro e Brescia tra cui affiliati dei Grande Aracri e il presunto capo di Reggio Emilia Nicolino Sarcone, il capogruppo di Fi di Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani. Le persone sono accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di nove società e di attività commerciali, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti, e un sequestro di beni per un valore di oltre 330 milioni di euro.

Il 29 gennaio 2015 si conclude l'operazione Kyterion diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che porta all'arresto di 37 presunti affiliati ai Grande Aracri.

Il 22 settembre 2015 si conclude il processo Insula scaturito dall'omonima operazione del 2013, con la piena assoluzione dell'ex sindaco Carolina Girasole di Isola Capo Rizzuto accusata di voto di scambio e abuso d'ufficio.

2016: Le operazioni Kyterion 2, Six towns e Borderland Il 4 gennaio 2016 si conclude l'operazione Kyterion 2 diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che porta all'arresto di 16 presunti affiliati ai Grande Aracri, dalle indagini si evince presunti tentativi di collegarsi ad esponenti del Vaticano e della Corte di cassazione, nonché l'intrusione in ordini massonici e cavalierati da parte del capo-locale Nicolino Grande Aracri. A quest'ultimo sarebbe attribuito un conto corrente con 200 milioni di euro a cui è collegata una fideiussione per un investimento edilizio in Algeria.

Il 18 ottobre 2016 si conclude l'operazione Six towns che smantella il Locale di Belvedere Spinello nell'omonima città, che aveva propaggini anche a Rocca di Neto, Caccuri, Cerenzia, Castelsilano e San Giovanni in Fiore in provincia di Cosenza, più un distaccamento anche a Rho (Provincia di Milano). Con a capo Francesco Oliverio dal 2005 al 2012. Vengono arrestate 30 persone accusate di associazione mafiosa e traffico di droga.

Il 29 novembre 2016 si conclude l'operazione Borderland che arresta 48 persone presumibilmente coinvolte nella cosca Trapasso di Cropani e Tropea di Catanzaro ad essa sodale. Le cosche attraverso 2 uomini avevano interessi anche in Emilia-Romagna, soprattutto a Parma (ma anche Bologna e Reggio Emilia). Nel comune d'origine alle ultime elezioni del 2014 avrebbero sostenuto l'attuale vicesindaco ed erano coinvolti nelle attività di diversi villaggi turistici.

Il 22 gennaio 2017 vengono tratti in arresto Giuseppe e Tommaso Trapasso figli del presunto boss Giovanni Trapasso, dell'omonima cosca di San Leonardo di Cutro e sfuggiti all'operazione Borderland di fine 2016.

2017: Il centro accoglienza e lo scioglimento di Isola Capo Rizzuto