Come parroco e sindaco di Follina, durante la prima guerra mondiale difese con eroico coraggio i cittadini dalle rapine e violenze degli invasori; con spirito cristiano seppe anche prendersi cura dei nemici ammalati e abbandonati. Fu per tutti il "Buon Pastore".

Biografia Padre Anacleto Maria Milani nacque il 25 aprile 1883 a Castello di Godego (Treviso). I suoi genitori, Luigi e Giovanna Filippin, erano coltivatori mezzadri. Apprezzati dal proprietario del fondo, questi cedette loro una parte delle sue terre per la loro fedeltà durante la grande guerra. Anacleto era il primogenito di 10 figli e conobbe un'infanzia segnata da mortalità infantile. Aveva appena 4 anni quando la sorella secondogenita moriva a 20 mesi. A 9 anni perdeva un'altra sorella di 5 anni. A 11 anni moriva un fratello di 8 mesi e a 12 anni perdeva un altro fratello di 5 anni. È difficile conoscere tutte le conseguenze di un'infanzia turbata da morti così frequenti, ma si può affermare che il giovane Milani, divenuto sacerdote, ebbe una preoccupazione particolare per i bambini e gli ammalati. L'asilo, l'orfanotrofio, l'ospedale sono le opere alle quali rimase legato per tutta la vita.

Assicuratosi che il fratello minore superasse i 5 anni per poter dare la possibilità di successione alla famiglia, Anacleto entrò a 18 anni tra i Servi di Maria del Santuario di Monte Berico (Vicenza). Compì il noviziato a Saluzzo (Cuneo), gli studi superiori a Firenze, la filosofia e teologia a Roma nel Collegio Urbano di Propaganda Fide. Il 6 giugno 1909 venne ordinato sacerdote. Praticò, per 2 anni, il ministero sacerdotale a Monte Berico, accanto a padre Alfonso Novella, per tanti anni benemerito priore e rettore del Santuario. Fu in seguito a Saluzzo come educatore dei giovani e come insegnante in un collegio privato e prestò la sua opera di sacerdote anche nelle carceri del luogo.

Il 15 dicembre 1914 venne nominato parroco e rettore dell'Abbazia di Santa Maria di Follina. Fu qui che padre Milani, durante l'occupazione austro-ungarica, «rappresentò per tutta la popolazione affamata e disperata la vera immagine del Buon Pastore, pronto a difenderla di fronte al nemico con estremo coraggio, rasentando in alcuni momenti l'eroismo».. Nel luglio 1925 si stabilì a Monte Berico, come rettore del Santuario, nel periodo del quinto centenario delle Apparizioni (1426-1428)Apparizione della Madonna a Monte Berico.. Nell'ottobre del 1928 venne nominato primo parroco nella riaperta Chiesa di Sant'Elena a Venezia. Anche lì si dedicò al restauro dell'antica Abbazia Olivetana. Nel maggio del 1932 fu nominato consultore generale dell'Ordine. Si stabilì allora a Roma dove venne eletto priore del convento e rettore della Chiesa di San Marcello al Corso. Nel 1950 si ritirò nel convento di Santa Maria del Cengio a Isola Vicentina (Vicenza), dove si spense il 6 febbraio 1952.

Follina: Abbazia di Santa Maria 1915-1925 I Servi di Maria a Follina

Il 15 dicembre 1914 venne stipulata a Roma tra il vescovo di Ceneda (ora Diocesi di Vittorio Veneto) monsignor Rodolfo Caroli e padre Alessio M. Lépicier, priore generale dell'Ordine dei Servi di Maria, la convenzione con la quale il vescovo cedette la parrocchia di Follina ai Servi di Maria, i quali s'impegnarono ad assicurarvi l'assistenza spirituale per mezzo di un parroco. Il 22 gennaio 1915 giunsero in paese padre Anacleto Maria Milani e fra Giacomo Vezzaro. Due anni dopo, nel momento di maggior impegno per i Servi di Maria a Follina, la comunità servitana si componeva di padre Milani, priore e parroco, di padre Gioachino Rossetto, cappellano, di fra Bonifacio Oscar e dell'aspirante Mario Todero. Appena arrivati, i frati alloggiarono nel "Chiostrino dell'Abate" perché il resto del complesso abbaziale era in decadimento: il convento trasformato in abitazioni private, il chiostro adibito a orto e pollaio, la chiesa in completo disordine e la parrocchia da riorganizzare

Opere umanitarie In una relazione conservata presso l'archivio conventuale di Follina, intitolata Anche i sassi a Follina parlano di Padre Milani,Archivio conventuale di Follina, Treviso. sono ricordate le opere di carità realizzate in paese da padre Milani e i suoi principali interventi durante l'anno dell'invasione. Nel 1917 istituì l'asilo-orfanotrofio all'interno del Palazzo Barberis e lo affidò alle suore Mantellate Serve di Maria di Pistoia. Nel settembre 1923 si registrarono 70 bambini nell'asilo e 175 fanciulli nell'orfanotrofio. In alcuni locali adiacenti venne organizzato un ricovero-ospedale per persone anziane e invalide sia del paese che profughe, sottraendole alla fame e alle malattie. Entrambe le strutture furono essenziali durante e dopo la guerra, tant'è che l'orfanotrofio chiuse i battenti solo nel 1976. L'istituzione dell'ospedale permise inoltre di preservare lo stabile storico, che altrimenti sarebbe stato distrutto dai soldati per ricavarne materiale di reimpiego. All'assistenza provvidero ventiquattro Suore Maestre di Santa Dorotea dell'Istituto Farina di Valdobbiadene, precedentemente infermiere presso il manicomio femminile e in quel momento profughe ospitate nell'asilo. Un'altra opera a beneficio dei parrocchiani di Follina fu l'ampliamento del camposanto. La superficie del cimitero allora esistente fu quadruplicata perché insufficiente e abbellita da una doppia fila di portici e dalla costruzione della cappella.

L'invasione austro-ungarica Dopo la disfatta di Caporetto del 26 ottobre 1917 e le ingenti perdite di soldati, vennero chiamati alle armi tutti gli uomini dai quindici ai sessant'anni delle province di Udine, Belluno, Treviso e Venezia. Le autorità civili di molti paesi invasi dovettero fuggire. L'allora sindaco di Follina, il cavalier Giovanni Battista Bianchi, prima di andarsene consegnò a padre Milani le chiavi e il timbro del Municipio. Il 12 novembre 1917 il parroco venne eletto sindaco alla presenza dei soldati tedeschi, giunti a Follina la sera del 9 novembre 1917. Subito padre Milani si attivò per proteggere le riserve di cibo del paese dalla rapina dei soldati e fece dichiarare immuni ed inviolabili l'asilo e la canonica, nella quale aveva preso alloggio, sorvegliando ogni mossa dei frati, il capitano Mlacker.

Con l'arrivo dei primi soldati invasori cominciarono le requisizioni e i furti di viveri e di ogni cosa utile nelle case del paese. In poche ore vennero portati via cavalli, biciclette e rotabili d'ogni genere. Le case dei contadini furono completamente saccheggiate: mucche, maiali, pecore, granoturco, frumento, patate, vino, biancheria, vestiti. L'ufficio postale e i negozi vennero forzati per essere razziati. Venne pubblicato un ordine di requisizione di generi alimentari, biancheria, lane eccetera. Nonostante le violenze, il 22 novembre 1917 padre Milani riuscì ad ottenere il permesso di raggruppare dodici vacche per provvedere al latte per i bambini. Ottenne inoltre dall'autorità militare che altre trenta mucche fossero tolte ai proprietari e raccolte in un'unica stalla presso la casa canonica per lo stesso scopo. Con le mucche fu raccolto anche il fieno rimasto dopo le rapine. Con i proprietari venne stipulata una convenzione: avrebbero conservato il diritto di proprietà sui loro bovini, rinunciando temporaneamente a disporne, così anche per il fieno raccolto appositamente. Ogni proprietario poté avere ogni giorno mezzo litro di latte per ognuna delle proprie vacche, impegnandosi a provvedere a strame, erba o fieno necessari.

Nel dicembre del 1917 il sindaco-parroco riuscì a far funzionare regolarmente le scuole elementari comunali, poste in asilo e in convento. Costrinse inoltre le autorità militari a riconoscere le insegnanti, per ottenere la loro razione di viveri. Così fece anche per il segretario comunale, per gli interpreti, il becchino e le suore infermiere. Della fine dell'anno è una sua annotazione in merito ai viveri preservati: «Partiti i principali del paese e con questi il signor sindaco e il signor segretario, anche per preghiera dello stesso signor sindaco, il sottoscritto padre Anacleto Maria Milani ha cercato di tener l'ordine in paese e di fare in modo che quel poco di magazzino che si trovava in municipio non andasse, per il passaggio delle truppe italiane prima, austriache poi, distrutto, ma venisse invece distribuito equamente in paese. Intanto, però, dal Comune di Miane sono venuti due o tre volte a prender del granoturco; nelle canoniche di Valmareno e di Farrò venne condotto parte di detto deposito; il resto fu condotto nella canonica di Follina e nel locale dell'asilo infantile. Dalle varie distribuzioni seguite si ricavò un capitale di L. 1.813,00; parte poi della soprannominata riserva di viveri fu presa dai Comandi Militari; parte ancora si conserva e verrà distribuita alla popolazione, oppure servirà per i bambini che nel locale asilo riceveranno la refezione».. Sempre sul finire dell'anno il Comando militare consegnò al parroco, in favore dei poveri, il denaro riscosso dalle multe.

Con l'inizio dell'anno 1918, a Follina ci fu il cambio del Comando militare austro-ungarico di stazione. Il VI Corpo d'Armata, presente in paese dal precedente 9 novembre, venne sostituito dal II Corpo d'Armata. Il parroco riuscì a farsi confermare dal nuovo comandante la razione per le suore infermiere e per gli ammalati dell'ospedale. Venne infine assicurata l'assistenza con distribuzione razionale di viveri ai civili presso l'ex teatro.

Anche con il nuovo Comando continuarono espropri e proibizioni ai cittadini. Il 27 gennaio 1918 il Comando militare dispose: «I borghesi possono uscire di casa dalle 6 antimeridiane fino alle 6 pomeridiane; per uscire da Follina bisogna avere il passaporto».. Inoltre, proibì severamente «le conferenze e le riunioni». Quest'ultima decisione fu il riconoscimento implicito della capacità amministrativa di padre Milani, in seguito al tentativo da parte di alcuni follinesi di nominare un nuovo sindaco. Il 24 maggio 1918 il Comando fece togliere anche le campane dal campanile. Questo a seguito di un'ordinanza del governo austriaco. Il sindaco-parroco riuscì però a far lasciare almeno la più piccola delle quattro campane presenti a Follina.

Il 9 luglio 1918 ottenne nuovamente dei viveri scrivendo una lettera accorata al generale comandante austriaco: gli venne consegnato un quintale di farina per la popolazione, che era di circa millecinquecento persone tra paesani e profughi. La gente non poteva raccogliere il grano dei propri campi ed anche i soldati pativano la fame. Il 5 agosto fece restituire ai follinesi i paioli di rame appena requisiti. Il 14 settembre impedì nuovamente la distruzione per recupero di materiale del Palazzo Barberis. Due giorni dopo liberò due donne costrette ai lavori forzati perché scoperte a trasportare granoturco. Il 15 ottobre si recò a Pieve di Soligo per prendere con sé l'arciprete e un chierico, accusati di complicità nella caduta di una granata sulla cancelleria del Comando di zona.

Domenica 27 ottobre 1918 ebbe inizio la ritirata dei soldati austro-ungarici. Nel pomeriggio cadde la prima delle seicentosessanta granate che colpirono Follina. La seconda cadde sulla strada principale, colpendo i cariaggi in ritirata, uccidendo uomini e cavalli e distruggendo carretti. Il bombardamento continuò anche il giorno seguente e la mattina del 29 ottobre la popolazione vide i gravi danni provocati alla chiesa da una delle granate. Un proiettile di grosso calibro, dopo aver sfondato parte del tetto della navata centrale, era esploso all'interno della chiesa contro il muro, provocando uno squarcio e facendo crollare il pesante soffitto a cassettoni, il tetto della navata centrale e parte delle volte a crociera della navata laterale nord. L'organo e l'orchestra furono completamente distrutti. Notevoli danni subirono gli altari, le balaustrate e il pulpito e tutte le finestre si infransero. Anche il pavimento, a causa della caduta delle macerie venne danneggiato ed in gran parte distrutto.