Il principato di Piombino fu un antico Stato italiano nell'area della Toscana. Si estendeva su aree costiere (oggi collocate amministrativamente nelle province di Livorno e Grosseto) nonché su alcune isole dell'arcipelago toscano.

Lo Stato nacque nel 1398 come signoria esercitata dagli Appiano su territori della Repubblica di Pisa non ceduti al Ducato di Milano di Gian Galeazzo Visconti. La sovranità degli Appiano fu riconosciuta nel 1594 dal Sacro Romano Impero, con conseguente elevazione a principato, pur ribadendo l'esistenza di un vassallaggio di Piombino nei confronti del Regno di Napoli. Con la caduta degli Appiano, nel 1634, i successivi principi Ludovisi si limitarono a vivere di rendita fuori dallo Stato, e per tutto il '600 e il '700 il potere effettivo venne esercitato dai re di Napoli (Asburgo prima e Borbone poi), che nella pratica lo gestirono come un’appendice del vicino Stato dei Presidi.

Storia Lo Stato di Piombino fu governato dagli Appiano dal 1399 al 1628, dai Ludovisi dal 1634 al 1702, e infine dai Boncompagni Ludovisi fino alla sua fine nel 1801.

Rifondato come parte del Principato di Lucca e Piombino, passò ai Bonaparte Baciocchi dal 1803 al 1814. Il territorio dell'ex feudo divenne quindi parte del Granducato di Toscana in seguito alle decisioni del Congresso di Vienna.

Gli Appiano (1399-1634)

Il 19 febbraio 1399 Gherardo Appiano cedeva Pisa, che la sua famiglia possedeva dal 1392, ai Visconti di Milano per 200.000 fiorini, riservando per sé e i suoi successori Piombino, divenendone signore; inoltre si impossessò anche di Populonia, Suvereto, Scarlino, Buriano, Badia al Fango e delle isole di Pianosa, Montecristo, ed Elba; la capitale fu Piombino..

Gherardo fece edificare la sua residenza a Piombino nella Piazzarella (odierna piazza Bovio) e alla morte, nel 1405, lasciò lo Stato al figlio Jacopo II. Questi, nato nel 1400, per i primi anni fu sotto la tutela della madre, donna Paola Colonna. Durante gli anni di reggenza e dopo, la politica degli Appiano si orientò prima verso un'alleanza (ottenendo la protezione con un atto di accomandigia) con la repubblica di Firenze, poi quella di Siena, e infine nuovamente con Firenze.

Morta Paola Colonna Appiano nel 1445, il potere invece che a Emanuele Appiano figlio di Gherardo, passò a sua sorella Caterina, che contava sull'appoggio del marito Rinaldo Orsini, condottiero di ventura. Questi nel 1447 fece erigere il Rivellino a maggior difesa della Porta a Terra caratterizzata da un torrione, in previsione dell'attacco del cognato Emanuele, che infatti si alleò con Alfonso V, re di Aragona e di Napoli, il quale l'anno successivo assediò Piombino, anche con aiuti senesi e fiorentini: dopo quattro mesi di inutili tentativi il sovrano abbandonò l'impresa, ritirandosi nei propri territori, e l'Orsini governò la signoria fino alla morte per peste nel 1450, un anno prima della moglie..

Morta Caterina, gli Anziani della città proclamarono signore Emanuele che, come i suoi discendenti, resse il feudo con una valida alleanza con Napoli e provvide al benessere dei sudditi incentivando l'industria e la costruzioni di nuovi edifici. Per conto di Jacopo III, nuovo signore di Piombino, Andrea Guardi, architetto e scultore fiorentino, tra il 1465 e il 1470 eseguì molti lavori che mutarono l'aspetto della città: la cittadella, con al suo interno il palazzo residenziale Villanova in sostituzione del vecchio palazzo Appiani, la cappella, la cisterna (pozzo a pianta quadrangolare in marmo); inoltre realizzò anche il chiostro e il fonte battesimale nel duomo di Sant'Antimo..

A Jacopo III succedette il figlio Jacopo IV che, tra il 1501 e il 1503, perse la signoria ad opera di Cesare Borgia, che occupò Piombino: nel 1502 il padre di questi, papa Alessandro VI, visitò la città e il territorio trattenendosi per alcuni giorni.

Con la morte di Alessandro VI, Cesare Borgia restò privo del potere conquistato e Piombino tornò a Jacopo IV: questi, consigliato dai fiorentini, ospitò Niccolò Machiavelli in qualità di consulente strategico, il quale invitò Leonardo da Vinci per studiare in modo ottimale le difese cittadine. Leonardo fece molti studi sulla città e il castello, dando vita a progetti mai realizzati, contenuti in manoscritti conservati oggi alla Biblioteca Nazionale di Madrid. Jacopo IV nel 1509, per maggior sicurezza, si pose sotto l'egida imperiale reclamando un'investitura principesca da parte dell'imperatore Massimiliano I..

A Jacopo IV subentrò Jacopo V. Accolse nella sua corte famosi artisti, quali Il Sodoma. e Rosso Fiorentino. Questi operò a Piombino nel periodo 1516-1520 e, anche secondo il Vasari, realizzò un Cristo morto bellissimo. e raffigurò le sembianze di Jacopo (da identificarsi presumibilmente con il Ritratto di giovane uomo, esposto a Berlino nella Gemäldegalerie).. Alla sua morte gli succedette Jacopo VI sotto la tutela della madre Elena Salviati. Nel 1548 il signore abbandonò Piombino, ceduta da Carlo V a Cosimo I de' Medici, in virtù dell'investitura di mezzo secolo prima: l'imperatore era rimasto sfavorevolmente impressionato dalle scorrerie turche sull'isola d'Elba, mal difesa dagli Appiano, e sollecitato dal granduca di Toscana, desideroso di ampliare i propri domini, la affidò al giovane duca che stava allestendo una potente flotta. Tra il 1548 e il 1557 Piombino appartenne ai Medici, e, nel 1553 e 1555, la flotta franco-ottomana guidata dall'ammiraglio Dragut assediò la città, venendone respinta. Cosimo I, dopo le guerre contro senesi e franco-turchi e la relativa vittoria delle armate imperiali e toscane, rinunciò a Piombino in cambio di Siena e Cosmopoli, l'odierna Portoferraio..

Jacopo VI, in rotta con i suoi sudditi per la mancanza di fedeltà, smise di curarsi di loro e divenne ammiraglio della flotta medicea, lasciando che il figlio naturale Alessandro Appiano governasse lo Stato e, dopo essere stato legittimato dall'imperatore, prendesse il potere. Fu lui a realizzare l'intervento urbanistico per la costruzione del nuovo borgo di Belvedere (1560), sopra Suvereto. Alessandro, uomo dissoluto, attirò la disapprovazione delle più influenti famiglie dell'isola, che congiurarono contro di lui, e lo uccisero in un agguato in via Malpertugio nel 1590, ed affidarono Piombino allo spagnolo Felix d'Aragona, comandante del presidio..

La minore età del successore Jacopo VII fece temere un'annessione spagnola, pericolo che si ripeté alla morte del giovane principe nel 1603: iniziò così un periodo trentennale estremamente agitato e confuso in cui l'influenza degli spagnoli si fece più marcata, fino all'occupazione militare di Piombino e dell'isola d'Elba, con la costruzione del forte Longone o forte San Giacomo a protezione del golfo. Dopo che un Appiano di un ramo collaterale aveva invano preteso la signoria, fu la sorella di Jacopo VII, Isabella Appiano, sposata con un nobile spagnolo, che governò lo Stato, finché una rivolta alimentata sia dalla Spagna che dai Medici la depose nel 1628..

Ludovisi e Boncompagni Ludovisi (1634-1801)

Dopo alcuni anni di dominio spagnolo, nel 1634, nonostante le proteste della linea cadetta degli Appiano, Piombino fu assegnata al principe Niccolò I Ludovisi, genero di Isabella Appiano: questi e i suoi eredi, legati politicamente al re Filippo IV, si occuparono poco del principato che, dal 1646 al 1650, fu addirittura occupato dai francesi per ordine del cardinale Mazarino. A causa dell'estinzione dei Ludovisi nei Boncompagni, questi assunsero il governo di Piombino: fu il periodo dei Boncompagni-Ludovisi, che trascurarono lo Stato, negli anni delle guerre di successione conteso da francesi, imperiali, spagnoli e napoletani. I principi, duchi di Sora e d'Arce e Grandi di Spagna, risiedevano a Roma o a Isola del Liri e raramente visitavano il principato..

Dal 1735 Napoli tornò indipendente dalla Spagna e dall'Impero, e il re delle Due Sicilie gestì direttamente Piombino come fosse parte del vicino Stato dei Presidi. Dopo la pace di Aquisgrana la situazione si calmò e i principi, data la loro lontananza, lasciarono che fossero le magistrature locali, in primis gli Anziani, ad amministrare il feudo in loro nome, fermo restando il potere politico dei Borbone.

Un censimento del 1746 contò 1935 sudditi nella terraferma e 6345 nell'isola d'Elba, a causa dell'alto numero dei lavoratori delle miniere di ferro.

Il XIX secolo e la fine

Dal 1796 ripresero le invasioni francesi, ma gli inglesi e i napoletani tennero l'isola d'Elba. Dopo la battaglia di Marengo però il re di Napoli si arrese, e, col trattato di Firenze del 1801, cedette lo Stato alla Francia di Napoleone che nel giro di due anni abolì i diritti principeschi annettendo Piombino alla Francia.

Per volere di Napoleone il 23 giugno 1805 venne creato il principato di Lucca e Piombino, assegnato alla sorella Elisa Bonaparte e al marito Felice Baciocchi: durante il loro governo furono emanate alcune buone leggi ed un codice rurale molto importante; venne, altresì, fatta costruire, in soli due anni (1804-1805), la strada di collegamento tra Piombino e le aree a nord, ancora oggi nota come Strada provinciale 23 della Principessa..

Caduto Napoleone, il Congresso di Vienna sancì la fine dell'indipendenza del principato. Con l'"Atto finale generale" del Congresso, all'art. 100, nonostante le proteste del principe Luigi Maria Boncompagni Ludovisi, discendente degli antichi sovrani, fu stabilito che i territori dell'ex principato passassero sotto la sovranità del Granducato di Toscana insieme allo Stato dei Presidi, l'isola d'Elba e sue pertinenze; ai principi Boncompagni Ludovisi furono riconosciute solo le proprietà private che vi possedevano comprese le miniere, le saline e i forni, il diritto di pesca e la totale esenzione dai dazi per l'esportazione dei prodotti minerari e di tutte le altre necessità da imporre per il lavoro delle miniere, oltre a vari indennizzi di rendite. La famiglia che reggeva il principato prima dell'arrivo dei francesi, fu costretta a piegarsi e rinunciare a Piombino, aprendo tuttavia un contenzioso per le compensazioni in danaro, che si concluse il 26 aprile 1816 con una convenzione che la indennizzò da parte del governo toscano. Intanto, nell'aprile 1815, il cavaliere Federigo Capei aveva preso possesso dell'ex principato in nome del granduca Ferdinando III, facendone parte integrante del granducato..

L'attuale pretendente al principato sovrano di Piombino è Niccolò Boncompagni Ludovisi, discendente da Antonio I. Dopo la rinuncia di Luigi nel 1816, doveva subentrare "de jure" nella pretensione il ramo secondogenito non rinunciatario dei principi Boncompagni-Ottoboni duchi di Fiano (tuttora rappresentati), discendenti da Pier Gregorio Boncompagni Ludovisi dei principi di Piombino.Si veda "Pretendente al trono".

Sovrani di Piombino (1399-1815)

Nel gennaio 1399, Gherardo Leonardo d'Appiano, Signore di Pisa appartenente alla consorteria degli Appiani, risolse di vendere città e contado della Repubblica a Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano, per 200.000 fiorini d'oro, riserbando per sé e la sua corte la parte meridionale ed insulare dello Stato. Nacque così la nuova Signoria di Piombino, retta dai Conti Appiani, che poi mutò in Principato di Piombino quando gli Appiani ottennero il riconoscimento imperiale.

Piombino mantenne sempre una certa autonomia politica ed economica ma, con la deposizione degli Appiani, la sudditanza sotto Napoli divenne sempre più effettiva, anche se nei fatti la sovranità degli Asburgo e poi dei Borbone servì a garantire la dovuta sicurezza militare, economica e politica. 1399 - 1404: Gherardo 1404 - 1441: Jacopo II 1441 - 1445: Paola Colonna, madre di Jacopo 1445 - 1451: Caterina I (con il marito Rinaldo Orsini) 1451 - 1457: Emanuele I 1457 - 1474: Jacopo III 1474 - 1511: Jacopo IV 1511 - 1545: Jacopo V 1545 - 1585: Jacopo VI 1585 - 1589: Alessandro I

Emanuele (Pisa, 1388 – Piombino, 19 febbraio 1457)