Il romanzo Via delle Botteghe Oscure (Rue des Boutiques Obscures, 1978) è il sesto romanzo scritto dall'autore francese Patrick Modiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 2014.

L'opera (il cui titolo potrebbe richiamare alla memoria la via della celebre sede del PCI dove, tra l'altro, lo stesso autore ha vissuto per un certo periodo), ha ricevuto nel 1978 il Premio Goncourt.

Quest'opera è intarsiata di un riuscitissimo gioco di ricordi. Il romanzo di Modiano concerne le vicende vissute da un gruppo di ragazzi durante il periodo dell'Occupazione tedesca di Parigi e della Francia, il tutto a partire dalla ricerca (avvenuta a guerra ormai conclusa) da parte del protagonista, vittima di amnesia, di notizie inerenti al suo passato e alla sua vita in quel periodo di puro terrore. L'opera si apre in medias res e la vicenda si sviluppa attraverso numerosi flashback, spesso legati a ricordi confusi del protagonista; l'ambiente entro cui si muovono i personaggi è principalmente la Parigi del secondo Novecento, descritta con dovizia di particolari sia per quel che concerne i suoi aspetti quotidiani che in merito alle sue realtà più nascoste ed oscure. Tra i 47 capitoli di cui il romanzo è composto, se ne inseriscono spesso alcuni di lunghezza ridotta, dedicati interamente a documenti inerenti alla biografia dei personaggi, a numeri di telefono, a indirizzi o, talvolta, anche a brevi soliloqui del protagonista-narratore circa ricordi tanto fugaci quanto nebbiosi. Come tutti i romanzi di Modiano, Via delle Botteghe Oscure presenta una conclusione sospesa, dovuta al fatto che la riflessione autobiografica su di sé (inseribile all'interno del discorso sull'Io tipico del Novecento) che l'autore attua all'interno delle proprie opere risulta pressoché infinita.

« Gente strana, che al passaggio lascia solo una scia di nebbia che prontamente svanisce. Con Hutte chiacchieravo spesso di questi esseri di cui le orme si perdono. Nascono un bel giorno dal nulla e al nulla ritornano dopo un fugace brillio. Reginette di bellezza, gigolos, farfalle. La maggior parte, anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai. »

Trama “Via delle Botteghe Oscure” è il sesto romanzo di Patrick Modiano, Premio Nobel per la letteratura del 2014: si tratta di un vero e proprio romanzo della memoria, da intendersi nel senso autobiografico del termine, dal momento che (come quasi tutte le opere dell'autore) esso travalica la dimensione di impersonalità tipica di questo genere letterario per lasciare spazio a una sorta di rievocazione della vita e del passato dello stesso Modiano (in maniera comunque mai diretta, ma velata dall'alone di mistero che si cela dietro gli pseudonimi dei vari personaggi). Ambientata nella Parigi del 1965, l'opera si sviluppa mediante numerosi flashback (spesso non annunciati), che trasportano il racconto in una dimensione quasi atemporale, dal momento che in essa riescono a coesistere in maniera asistematica presente e passato. Anche lo spazio tende a variare in maniera inaspettata all'interno del testo, ma sempre con una dinamica più precisa e meno atipica.

Il romanzo racconta le vicende dal punto di vista del protagonista-narratore, chiamato con lo pseudonimo di Guy Roland, un uomo di cui nessuno sa nulla, né lui stesso né tanto meno i lettori, a causa di un'amnesia che lo ha colpito all'incirca 10-15 anni prima del 1965: questi lavora da circa 10 anni presso l'agenzia investigativa di Costantino Von Hutte, colui che tempo prima gli aveva fornito la nuova identità temporanea e che ora, essendo in procinto di andare in pensione, ha deciso di lasciargli il suo ufficio come base d'appoggio per le ricerche in merito al suo passato. Fin dal secondo capitolo, Modiano è riuscito a rendere partecipi i lettori all'interno del suo romanzo, attraverso una serie di espedienti che possono essere definiti come la sua firma stilistica: egli, infatti, ha creato un'opera che in pochissime pagine (201) contiene un vero e proprio labirinto di informazioni, di storie, di vite intrecciatesi tra loro al punto da non poter essere più scisse. La struttura labirintica dell'opera è infatti il marchio di fabbrica di “Via delle Botteghe Oscure”. Durante la ricerca del proprio passato, Guy ritrova (a volte anche grazie a personaggi marginali) particolari tanto utili quanto all'apparenza insignificanti: spesso, infatti, le vere e proprie svolte del suo investigare partono dalle fotografie, alcune delle quali non ritraggono neppure lui.

Nel corso del racconto, Guy scopre di essere stato a lungo legato con Freddie Howard de Luz, e il tutto avviene grazie al ritrovamento (in mezzo ad alcune fotografie) di un'immagine che sembrava ritrarre proprio il protagonista accanto a Gay Orlow, anch'ella sua grande amica e moglie di Freddie. Il vero fulcro della sua ricerca e del suo stesso passato, però, ha inizio nel momento il cui Guy viene a conoscenza di essere stato a lungo legato a una donna: Denise Coudreuse. Ritrovando lei (seppur mai di persona), il protagonista riesce anche a conoscere il suo vero nome, o meglio a trovare due sue possibili identità: Pedro McEvoy o Jimmy Pedro Stern. Ma lui quale dei due è di preciso? Non si scoprirà neppure alla fine del romanzo.

In quest'atmosfera di dubbio, ansia e continua ricerca, il protagonista riesce pian piano a ricordare ogni cosa, a far tornare alla memoria anche i più piccoli particolari in merito a ciò che lui stesso era stato in quel passato che gli era fino ad allora sembrato così distante: infatti, grazie ad un nuovo incontro casuale con un personaggio, il fantino André Wildmer (suo amico di vecchia data e ex dipendente del nonno di Freddie), verso la fine dell'opera il narratore viene informato di una parte di ciò che gli era successo una decina di anni prima, e andando a scavare nella memoria tutto gli si fa chiaro. Intorno al 1940, lui, Denise e i loro amici (Freddie, Gay e André) erano partiti da Parigi e avevano raggiunto Megève con dei falsi passaporti domenicani per sfuggire all'Occupazione tedesca della Francia e, dopo un periodo di stallo nella cittadina dell'Alta Savoia, lui e Denise erano stati convinti da Oleg de Wréde e Bob Besson a passare illegalmente il confine con la Svizzera (dietro un lauto pagamento): quello, però, sarebbe stata l'inizio della fine, oltre che la causa dell'amnesia del protagonista. Una volta giunti abbastanza lontani sia da Megéve che dal confine con la Svizzera, infatti, i due malfattori si erano fatti pagare e poi avevano fatto in modo di dividere i due amanti, per poi abbandonarli in due luoghi diversi: da quel momento in avanti il protagonista e Denise non si sarebbero mai più rivisti.

Alla fine del romanzo, Modiano fa un altro salto temporale e spaziale: troviamo, infatti, il protagonista a Padipi (vicino a Bora Bora, in Polinesia), sulle tracce di Freddie che ha, ormai, cambiato nome. Non trovandolo dove aveva sperato ma sicuro che l'amico sia ancora vivo, il narratore prende una decisione: andrà a Roma, in Via delle Botteghe Oscure 2, dove il presunto sé stesso Pedro McEvoy avrebbe vissuto per alcuni anni, nel tentativo di rimettere a posto gli ultimi tasselli del puzzle che era diventata la sua vita. Il romanzo si conclude così, con un “finale senza finale”, con un pensiero scaturito nel protagonista al ricordo di una delle prime fotografie di Gay Orlow che aveva ritrovato all'inizio del suo percorso attraverso la memoria: in quell'immagine Gay era bambina, piangeva, e allora il nostro Pedro McEvoy Stern inizia a pensare che “le nostre vite non sono forse così rapide a dissolversi nella sera come quel dispiacere infantile?”. Quasi nessuno dei romanzi di Modiano ha un vero e proprio finale, dal momento che lo stesso autore cerca costantemente di attuare all'interno delle sue opere una vera e propria indagine introspettiva e psicologica della propria persona che, in quanto tale, non potrà mai avere fine.

Personaggi Guy Roland - Pedro McEvoy - Jimmy Pedro Stern Protagonista e voce narrante del romanzo, è un personaggio fortemente autobiografico, che riflette pienamente la personalità di Modiano. Vittima di amnesia, da anni non ha più la percezione del proprio passato e, per questo motivo, si ritrova a fare i conti con una vita che non è la sua; allo stesso tempo, egli è alla continua ricerca di quello che dovrebbe essere in realtà il filo conduttore di tutta la sua esistenza. Attuando una profonda ricerca all'interno del passato e della memoria (espediente tipico dei romanzi di Modiano), il protagonista compie un viaggio attraverso Parigi, la Francia, l'Italia e addirittura la Polinesia, nel presente e nel passato, arrivando a concludere che l'indagine all'interno del ricordo e, soprattutto, all'interno di sé stesso non potrà mai avere fine. Dopo varie vicissitudini, dopo aver scoperto l'esistenza di persone (citate nel romanzo ma mai comparse effettivamente nel presente del narratore) con cui la sua vita si è intrecciata e grazie a cui è andata avanti, cerca di ricordare davvero tutto ciò che in quel passato ha vissuto, di rivivere nella propria memoria i momenti e le persone che hanno reso tale la sua vita. L'investigatore privato Costantino Von Hutte, saputa la sua storia, ne è rimasto talmente affascinato da procurargli un lavoro presso la sua agenzia ed anche una nuova identità: Guy Roland. Nel corso della vicenda, però, lui scopre che la sua persona potrebbe essere associata a altri due nomi, ma ancora non sa dire quale sia quello vero e quale, invece, sia uno pseudonimo: lui è Pedro McEvoy o Jimmy Pedro Stern? Il romanzo termina senza che i lettori possano saperlo. Così come per l'autore, anche la vita del protagonista rimane profondamente segnata dalla presenza di una figura femminile: è Denise Coudreuse, che si scopre essere la sua compagna e colei con cui avrebbe dovuto cambiare la propria vita, fuggendo in Svizzera durante l'Occupazione nazista in Francia: in realtà, di lei si perdono ben presto le tracce, tanto che la sua scomparsa ed il finale sospeso dell'opera tendono a provocare lo stesso senso di smarrimento nei lettori.

Costantino Von Hutte Grande amico e collega e Guy/Pedro, è una figura che compare saltuariamente all'interno dell'opera, ma i cui interventi rimangono comunque decisivi per lo sviluppo della stessa. Rimasto affascinato dalla storia del protagonista, si propone di dargli un nuovo lavoro presso la sua agenzia investigativa e gli procura anche la nuova identità di Guy Roland. Una volta andato in pensione e trasferitosi a Nizza, poi, aiuta sempre e comunque l'amico nella sua ricerca attraverso la memoria, procurandogli i documenti che gli servono, intercedendo con personalità che gli possono effettivamente essere utili (come Jean-Pierre Bernardy) e lasciandogli addirittura a disposizione i locali della sua agenzia. Nonostante la lontananza, lui e il protagonista continueranno sempre a tenersi in contatto, tanto che quest'ultimo aggiornerà sempre Hutte di tutti gli sviluppi della sua indagine.

Paul Sonachitzè e Jean Heurteur Sono due vecchi barman che il protagonista contatta nella speranza di poter essere riconosciuto. Con sua grande sorpresa, i due (benché non sappiano precisamente dirgli chi lui sia) riescono ad associarlo alla figura di Stioppa de Djagorew, che il protagonista si precipita a cercare.

Stioppa de Djagorew Indicato al protagonista dai due barman Paul Sonachitzè e Jean Heurteur, è la prima persona che da indizi concreti al protagonista in merito al suo passato: egli, infatti, dopo aver parlato a lungo con il narratore, gli mostra una serie di fotografie, ed egli riesce a riconoscersi in una di esse. Vedendolo particolarmente coinvolto, poi, Stioppa decide di regalargli tutta la scatola dove teneva tali fotografie, augurandogli di poter trovare ciò che cerca. Gay Orlow – Mara Orlow-Yalta.