Collesano (Ulisanu in siciliano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. È sede del Museo dedicato alla competizione automobilistica Targa Florio, ed è rinomato per l'antica tradizione delle ceramiche artisticheTommaso Gambaro, Catalogo Collesano. Brevi incursioni diverse in una lunga storia ceramica, Edizioni Caracol, 2025. Fa parte del Parco delle Madonie.

Geografia fisica Il centro abitato di Collesano sorge lungo il declive di un'ampia vallata posta ai piedi del rilievo carbonatico "Poggio Grotta del Signore" (897 m s.l.m.), delimitata da due torrenti, il Mora a nord e lo Zubbio ad ovest, entrambi confluenti a valle nel torrente Roccella.

Il territorio comunale, parte del quale ricade all'interno del Parco delle Madonie, si colloca sul versante nord-occidentale del gruppo montuoso delle Madonie occidentali. I rilievi che circondano il paese e ne caratterizzano il paesaggio con le loro peculiarità, morfologica e vegetazionale, sono: Monte Castellaro (1.656 m), monte Cucullo (1.311 m), Pizzo Giammarusa (1.064 m) e infine Monte d'Oro (808 m) che si erge isolato ad ovest del centro abitato.

Diverse sono le fasce di vegetazione, dalle quote più basse a quelle più elevate, con varietà di essenze arboree e arbustive. Alle quote più basse troviamo il tipico paesaggio agrario di oliveti, vigneti e agrumeti a cui si aggiungono i seminativi. Oltre i 600 metri s.l.m. È presente la macchia mediterranea che forma in alcuni casi anche il sottobosco dei querceti, costituito a queste quote da roverelle e sughere. Dai 600 ai 1.000 metri il sughereto viene via via sostituito dai lecceti, nel cui sottobosco troviamo specie di notevole interesse botanico quali felci, rose peonie, orchidee, insieme a ciclamini ed anemoni. Dai 1000 ai 1400 sui versanti settentrionali crescono querceti mesofili o pascoli con esemplari isolati di acero e rovere, sui versanti meridionali, più caldi il leccio si spinge in quota a lambire la faggeta. Al di sopra di 1.400 metri la specie arborea predominante è il faggio.

Clima

Storia Secondo Michele Amari, un primo insediamento urbano poterebbe corrispondere al sito citato dal geografo arabo Al Muqaddasi nel X secolo con il nome di Qal'at as-sirat ("rocca sulla retta via"). Nel sito è riscontrabile una frequentazione di epoca protostorica, come provano le ceramiche rinvenute in alcune grotte, datate al VII secolo a.C..

Dopo la conquista normanna, sotto il nome di Golisano, sorse l’attuale Collesano che divenne centro di un vasto feudo esteso tra il torrente Roccella e l'interno delle Madonie, inizialmente concesso a Rainolfo, nipote del gran conte Ruggero. Per volere di Ruggero II re di Sicilia il centro fortificato venne distrutto e ricostruito nel sito attuale, e dato in feudo ad Adelicia di Adernò, nipote del re (1140), ricordata nei documenti di età normanna anche come Adelicia de' Golisano.

La località è inoltre citata nel Libro di Ruggero del geografo arabo Idrisi, che lo descrive come un centro fortificato posto in altura, distrutto da Ruggero II. Il geografo scrive: "rocca sopra un colle scosceso ed elevato poggio, abbonda d'acque ed ha molte terre da seminare, alle quali sovrasta un alto e superbo monte; una volta sorgeavi un castello fortissimo e difendevolissimo [ne' cui dintorni poteano pascolare] pecore e buoi; ma il ridottato re Ruggiero ha fatto diroccare il castello e tramutar l'abitato nel sito dove è oggi".

Dal XIII secolo fu in possesso della famiglia Siracusa. Dopo il matrimonio di Berardo Siracusa, signore di Collesano, con Hilaria Ventimiglia Maniaci, figlia del primo conte di Geraci, Collesano venne incorporata nel territorio della contea e divenne centro del potere dei Ventimiglia sulle Madonie.

Appartenne nel tempo anche alle famiglie dei Centelles, dei Cardona, degli Aragona, dei Moncada e infine dei Ferrandina di Toledo, ultimi feudatari a detenere in centro prima dell'abolizione della feudalità in Sicilia (1812).

Tra i feudatari di Collesano vi furono: Adelicia Hauteville (1140) Paolo Cicala (1203-05) Andrea Cicala (ante 1245) Jean de Bullas (1270) Francesco Siracusa (1327) Berardo Siracusa (1334) Francesco I Ventimiglia (1337) Damiano I Palizzi (dopo il 1338) Giovanni Aragona Pietro Siracusa (1346) Francesco II Ventimiglia Maniaci Antonio Ventimiglia (1387)

Simboli Il gonfalone municipale è costituito da un drappo troncato di azzurro e di giallo.Immagine del gonfalone.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture militari Castello medievale Edificato probabilmente in età normanna o sveva (XII-XIII sec.) si trova oggi in stato di rudere. Presenta uno schema a pianta quadrangolare con un'ampia corte interna, inglobata entro quattro torri angolari e mura spesse fino a due metri. Di esse rimane soltanto la torre di nord-est, posta accanto all'attuale ingresso e parzialmente inglobata in strutture di età moderna. Appartenuto via via ai vari conti di Collesano, tra i quali i Cicala, i Ventimiglia, i Centelles, i Cardona, gli Aragona, i Moncada e i Ferrandina, tutti appartenenti a grandi famiglie feudali e aristocratiche di origine soprattutto spagnola, venne trasformato in palazzo residenziale nella seconda metà del '500. Fu distrutto in seguito al terremoto dell'11 gennaio 1693, e dopo essere stato ancora abitato nel ‘700, fu utilizzato come carcere cittadino fino al 1819, quando un altro terremoto rese la struttura del tutto inagibile e quindi abbandonata. A partire dalla seconda metà dell'800, sulle mura del castello vennero addossate alcune costruzioni di civile abitazione, che andarono trasformando progressivamente la struttura in caseggiato urbano. Intorno ad esso sorse il primo quartiere di Collesano: Bagherino.

Torre di guardia Sorta in origine come struttura isolata, venne annessa al fianco sinistro della Chiesa Madre nel corso della sua costruzione (XVI sec.), diventandone il campanile fino agli inizi del XX secolo. Risale probabilmente alla seconda metà del XII secolo e presenta una pianta quadrata, sviluppandosi su tre elevazioni, di cui nella seconda si apre un'elegante bifora poggiante su una colonnina con un capitello a crochet.

Architetture civili Palazzo municipale È stato convento domenicano fino al 1869. Edificato, col concorso del comune, per iniziativa della contessa Susanna Gonzaga intorno alla metà del Cinquecento, l'edificio si arricchì di una seconda elevazione nel 1769. Nel 1882 venne ristrutturato su progetto dell'ingegnere Salemi Pace per essere adibito a Palazzo municipale e realizzata l'attuale facciata in stile neogotico.

Palazzo Fatta-Del Bosco Edificato nella prima metà del Settecento, si trova in via Francesco Crispi, in pieno centro storico. Presenta una facciata in stile barocco su due elevazioni, ingentilita da un portale, da finestre e dalle mensole dei balconi in pietra intagliata, questi ultimi con ringhiere in ferro battuto dalla caratteristica forma "a petto d'oca". Annessa al Palazzo si trova la cappella privata, originariamente Chiesa di S. Maria Maddalena e poi oratorio di S. Maria dello Stellario, successivamente inglobata nelle fabbriche del Palazzo.

Architetture religiose Chiesa Madre Basilica San Pietro Chiesa dell'Annunziata Nuova (di San Domenico o del Rosario) Chiesa di San Giacomo Chiesa di Santa Maria di Gesù Chiesa della Misericordia Chiesa dei Santi Sebastiano e Fabiano (o del Collegio) Chiesa di Santa Maria Assunta (o S. Maria la Vecchia) Chiesa dell'Annunziata Vecchia (o dei Cappuccini) Abbazia di Santa Maria del PedalePagine 267, Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, "Della Sicilia Nobile" Della Sicilia nobile - Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Villabianca - Google Libri, Volume unico, Palermo, Stamperia de' Santi Apostoli per Pietro Bentivenga, 1757.

Architetture religiose andate perdute

chiesa e convento S. Francesco dei frati minori conventuali (quartiere Stazzone) chiesa e monastero S. Caterina delle Benedettine (attuale scuola elementare e parcheggio adiacente) chiesa di S. Calogero (attuale ex macello comunale) chiesa Madonna della neve ( i resti si trovano a nord della chiesa di S. Maria Assunta) chiesa dello Stellario (chiesa privata adiacente al Palazzo Fatta del Bosco) chiesa S. Giovanni Battista (sorgeva nella medesima piazza su cui si affaccia la chiesa del Collegio)

Il sito archeologico e ambientale di Monte d'Oro L'insediamento medievale Nel sito di Monte d’Oro la presenza umana è attestata fin dall'antichità classica, come dimostra il ritrovamento in sito di alcuni reperti (soprattutto ceramici) riferibili ad epoca greco-romana, Nel XII secolo, prima del 1140 l'abitato venne distrutto e l'abbandono per volere di re Ruggero II. Il centro rimase parzialmente abitato ancora nel corso del XII secolo e venne del tutto abbandonato nel secolo seguente. Nel 1181 veniva già definito villa vetus (città vecchia).

In età moderna (XVI-XVIII secolo) l'antico abitato su Monte d'Oro venne identificato erroneamente dagli storici siciliani del tempo (Cluverio, Fazello) con le città di età classica di Paropo e di Alesa.

Nel 1972 il sito è stato oggetto di una breve campagna di scavo archeologico condotta dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Sicilia occidentale durante la quale sono stati riportati alla luce una buona quantità di reperti, tra i quali un denaro databile ad età sveva (XIII secolo), una fibula in bronzo, una lucerna, e una notevole quantità di ceramica grezza da mensa e da conserva. I reperti sono conservati presso il Museo archeologico regionale Antonio Salinas di Palermo.

L'ambiente naturale Dal punto di vista geologico Monte d'Oro è costituito da rocce appartenenti alla "formazione Crisanti", costituita da un'alternanza di marne, argilliti silicee, radiolariti, calciruditi, calcareniti e brecce calcaree risedimentate.

Strutturalmente il rilievo è caratterizzato da un pacco di strati inclinati verso nord-est e da un sistema di faglie che lo smembrano in blocchi mettendo in evidenza i corpi calcarei risedimentati della "formazione Crisanti" tra le rocce argillose del "flysch numidico".

Il calcare mostra i tipici segni dei processi carsici epigei quali doline, solchi, karren e strutture ipogee quali grotte e cavità sotterranee.

La vegetazione che oggi resiste ai frequenti incendi è distinguibile in tre categorie: macchie e boschi molto degradati (Quercetalia ilicis); rupi di alta e media quota; coltivi abbandonati (praterie, garighe e arbusteti di media ed alta quota).

La fauna presente, oltre ad annoverare la maggior parte dei vertebrati delle Madonie, si distingue per la presenza di uccelli quali la poiana, il gheppio, il grillaio, la coturnice siciliana ed il raro capovaccaio.

Società Evoluzione demografica

Tradizioni e folclore Giovedì Santo Il Giovedì santo di Collesano è caratterizzato dai "Sepolcri" allestiti in tutte le chiese e il significativo momento della lavanda dei piedi in chiesa madre durante la messa in Coena Domini.

Venerdì santo