Il Ravenna Festival è una manifestazione annuale di musica, spettacolo e cultura che, dal 1990, si svolge nella città di Ravenna e in località in zone circostanti, anche fuori provincia. Organizzato da Fondazione Ravenna Manifestazioni, ha luogo tradizionalmente tra giugno e luglio, ma dal 2012 si è esteso con l'introduzione della Trilogia d'Autunno, un breve periodo di programmazione dedicato principalmente all'opera.
Il calendario estivo del Festival è multidisciplinare e nel corso degli anni ha incluso eventi di musica sinfonica, musica da camera, opera, musica sacra, teatro, balletto, danza moderna e contemporanea, musical, musica etnica, elettronica, jazz, pop e rock. Ogni edizione si distingue per un titolo e uno o più temi portanti che vengono sviluppati attraverso parte della programmazione.
Uno dei tratti caratterizzanti della manifestazione è la scelta dei luoghi di spettacolo, estesa - oltre che al principale teatro cittadino, il Teatro Dante Alighieri, e a Palazzo Mauro De André - al patrimonio architettonico della città, a partire da alcuni dei monumenti parte del sito patrimonio dell'umanità UNESCO "Monumenti paleocristiani di Ravenna", fra cui le basiliche bizantine di San Vitale, Sant'Apollinare Nuovo e Sant'Apollinare in Classe.
Dal 1997 la programmazione estiva di Ravenna Festival include Le vie dell'Amicizia, progetto dedicato al dialogo fra popoli e culture attraverso la musica.
La manifestazione ha per orchestra residente, dal 2004, l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubinisito ufficiale dell'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. e a partire dal 2019 si è dotata di un proprio coro per le produzioni liriche.
Storia Le prime edizioni (1990-1995) È stato fondato nel 1990 da Maria Cristina Mazzavillani, moglie del direttore d'orchestra Riccardo Muti, ospite regolare della manifestazione.
Dal 1990 al 1995 il Festival si avvalse della consulenza artistica del compositore e musicologo Roman Vlad, che aveva già ricoperto alte cariche in istituzioni musicali italiane e sarebbe successivamente diventato direttore artistico del Teatro alla Scala. L'edizione inauguralepagina dedicata alla prima edizione nel sito di Ravenna Festival. fu dedicata ad Antonio Salieri e alla Scuola di Vienna e si aprì, il 1º luglio, con il concerto dell'Orchestra Filarmonica della Scala e del Coro della Radio Svedese diretti da Riccardo Muti in un programma interamente mozartiano, presso la Rocca Brancaleone. Questa fortezza, costruita nel XV secolo dai Veneziani, rappresentò il principale luogo di spettacolo nel 1990, accanto al Teatro Alighieri, ai Chiostri Francescani e alcune delle basiliche cittadine.
Gli anni immediatamente seguenti continuarono a caratterizzarsi per temi distintamente musicologici, con l'attenzione per compositori come Luigi Cherubinipagina dedicata alla II edizione, 1991, nel sito di Ravenna Festival, Gioachino Rossinipagina dedicata alla III edizione, 1992, nel sito di Ravenna Festival, Vincenzo Bellini e Richard Wagnerpagina dedicata alla IV edizione, 1993, nel sito di Ravenna Festivalpagina dedicata alla V edizione, 1994, nel sito di Ravenna Festival, principalmente attraverso concerti sinfonici, concerti da camera e opere. Si alternarono sul podio, oltre a Muti, direttori d'orchestra quali Pierre Boulez, Carlo Maria Giulini, Lorin Maazel, Claudio Abbado, Georges Prêtre, Gianandrea Gavazzeni, Luciano Berio, Georg Solti, Seiji Ozawa, Giuseppe Sinopoli, Zubin Mehta. Ospiti ricorrenti i Wiener Philharmoniker, l'Orchestra del Teatro Mariinsky, l'Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino, Accademia Bizantina, l'Orchestra Sinfonica Nazionale RAI. Luciano Pavarotti fu protagonista, nel 1993, di un concerto presso il Porto di Ravenna.
Si esibirono inoltre i pianisti Michele Campanella, Aldo Ciccolini, Maurizio Pollini, Pierre-Laurent Aimard, Martha Argerich. Le regie delle opere furono affidate, fra gli altri, a Luca Ronconi e Pier Luigi Pizzi (quest'ultimo firmò la prima opera in scena, Les Danaïdes di Salieri). La danza era invece principalmente rappresentata da balletti prodotti o coprodotti per il Festival e affidati al coreografo belga Micha van Hoecke.
Il tributo della manifestazione all'identità "dantesca" di Ravenna, dove Dante Alighieri era giunto esule nel 1318 e aveva trascorso i propri ultimi anni, fu rappresentato dalle Letture dantesche che videro coinvolti attori quali Paolo Poli, Enrico Maria Salerno, Gigi Proietti, Valentina Cortese, Sylvano Bussotti e i poeti Tonino Guerra e Attilio Bertolucci. Nel triennio 1993-1995 il Festival coprodusse un trittico dedicato alla Divina Commedia, con la regia da Federico Tiezzi: al Paradiso di Dante nel 1993, su drammaturgia di Giovanni Giudici e musiche di Salvatore Sciarrino, seguì nel 1994 il Purgatorio di Dante, su drammaturgia di Mario Luzi e musiche di Luigi Nono, e nel 1995 lInferno di Dante, su drammaturgia di Edoardo Sanguineti e musiche di Giacomo Manzoni. Il progetto confermò l'attenzione del Festival per la musica contemporanea, anche attraverso esecuzioni prime e commissioni (la prima di queste era stata, nel 1991, a Franco Donatoni; il brano fu eseguito dal Ensemble InterContemporain diretto da Boulez).
Nel corso di queste prime edizioni, estese per circa un mese fra fine giugno e fine luglio, il numero dei luoghi di spettacolo all'attivo del Festival quasi triplicò. Nel 1992 comparve in calendario il Palazzo Mauro De André), ancora oggi una delle principali sedi della manifestazione, e nello stesso anno il Festival visitò per la prima volta una località fuori Ravenna con un appuntamento al Teatro Rossini di Lugo.
Gli anni 1996-2003 Con il titolo scelto per l'edizione del 1995, "Ravenna mediterranea fra Oriente e Occidente"pagina dedicata alla VI edizione, 1995, nel sito di Ravenna Festival e riproposto anche nel 1996pagina dedicata alla VII edizione, 1996, nel sito di Ravenna Festival, si era aperta una nuova fase di programmazione. L'attenzione per la storia e il patrimonio della città, implicita nelle prime edizioni, divenne evidente nella scelta di temi mirati a far riflettere sull'identità di Ravenna come crocevia di culture. La riflessione sul rapporto con l'Oriente determinò anche un crescente interesse per temi legati al viaggio, tanto nella dimensione religiosa del pellegrinaggiopagina dedicata alla VIII edizione, 1997, nel sito di Ravenna Festivalpagina dedicata alla IX edizione, 1998, nel sito di Ravenna Festivalpagina dedicata alla X edizione, 1999, nel sito di Ravenna Festival quanto in quella commerciale della via dell'ambra e della via della setapagina dedicata alla XII edizione, 2001, nel sito di Ravenna Festival e in quella letteraria e poetica di cantastorie, trovatori e drammaturghipagina dedicata alla XI edizione, 2000, nel sito di Ravenna Festival. Fece eccezione l'edizione del 2002, dedicata a "New York: 11 settembre"pagina dedicata alla XIII edizione, 2002, nel sito di Ravenna Festival, a seguito degli attentati terroristici che avevano colpito gli Stati Uniti l'anno precedente.
Questi temi si tradussero in una maggiore presenza nei programmi di generi non appartenenti al canone classico. Se nel corso delle prime edizioni erano già intervenuti artisti come Franco Battiato, Ute Lemper e Pat Metheny, tra fine anni Novanta e primi anni Duemila la tendenza si consolidò con ospiti quali Keith Jarrett, Lou Reed, Bob Dylan, Enrico Rava, Bobby McFerrin, Goran Bregović, Marianne Faithfull. Accanto a jazz e rock, queste edizioni offrirono l'occasione per eventi dedicati alla musica popolare e a tradizioni musicali anche extra-europee. Questo è il caso, ad esempio, delle rassegne Luce d'Oriente (1999), viaggio musicale tra Bisanzio e Gerusalemme, Le vie dei gitani (2000), dedicata a musiche e danze dei popoli romaní, e Un'idea del Nord (2001), un percorso "dallo stretto di Bering al Mar Baltico" con artisti finlandesi, norvegesi e canadesi, ma anche dell'ampia sezione "russa" dell'edizione del 2003pagina dedicata alla XIV edizione, 2003, nel sito di Ravenna Festival, in occasione del 300º anniversario della nascita di San Pietroburgo. Contribuì a quest'ultima anche la compagnia Helikon Opera, con un'opera mai rappresentata prima al di fuori della Russia: Kascej l'immortale di Nikolaj Rimskij-Korsakov.
Nel 1995 il centenario della nascita del cinema fu l'occasione per includere anche questo linguaggio nel programma, con la proiezione, allo storico Cinema Mariani, di tre film muti (Il gabinetto del Dottor Caligari, La passione di Giovanna d'Arco, Lulù). Il rapporto fra cinema e musica divenne un argomento ricorrente del Festival, che ha spesso accompagnato alle proiezioni l'esecuzione dal vivo delle colonne sonore (originali o create per l'occasione) e, dal 1999, ha raccolto questi appuntamenti nella sezione Musica e cinema. Fu invece il Giubileo del 2000 a sollecitare la creazione della rassegna In templo Domini. Musica sacra e liturgie nelle basiliche, che da allora si rinnova ogni anno proponendo l'accompagnamento musicale di liturgie nelle chiese della città.
Anche la sezione danza ricevette nuovo impulso, a partire dalla presenza di Maurice Béjart nel 1997 con il suo Béjart Ballet Lausanne e la Messe pour le temps présent. Negli anni seguenti il Festival ospitò étoiles come Alessandra Ferri e Sylvie Guillem e formazioni storiche come il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala e quello del Teatro Mariinsky, ma anche i coreografi contemporanei Bill T. Jones ed Emio Greco.
Diressero per la prima volta al Festival, in questi anni, Carlos Kleiber, Chung Myung-whun, Valerij Gergiev, Jeffrey Tate, James Levine, Dennis Russel Davies, Kent Nagano. Furono inoltre ospiti Mstislav Rostropovič, Mischa Maisky, Alexander Toradze, Giovanni Sollima. Fra gli artisti specializzati in musica antica spicca invece l'Hilliard Ensemble.
La crescita nel numero di eventi e l'ampliarsi degli orizzonti può essere ricondotto anche al contributo di Franco Masotti e Angelo Nicastro, che cominciarono ad affiancare Maria Cristina Mazzavillani Muti, già Presidente del Festival, nelle scelte di programmazione. Cristina Muti, negli anni a seguire, si sarebbe dedicata con crescente impegno alla regia, a partire dal proprio esordio nel 2001 con I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini. Questa produzione di Ravenna Festival si distinse per un inedito impiego di tecnologie multimediali e in particolare delle proiezioni video.
Liliana Cavani fu invece alla regia di Cavalleria rusticana nel 1996 e di Pagliacci nel 1998; per entrambe le produzioni salì sul podio Riccardo Muti, mentre scene e costumi furono firmati rispettivamente da Dante Ferretti e Gabriella Pescucci. Pagliacci fu anche l'occasione per ospitare per la prima volta al Festival Placido Domingo. Nell'ambito del teatro di prosa, per la dedica a William Shakespeare che caratterizzò il programma nel 2001, Eimuntas Nekrosius firmò Otello mentre la compagnia catalana La Fura dels Baus portò in scena ØBS, rilettura del Macbeth.
1997: nasce "Le vie dell'Amicizia"