Il quartiere Civitanova (detto anche Sacca - Civitanova perché accorpa a sé il rione Sacca) è uno dei quattro quartieri storici di Lanciano. Esso, di antiche origini medievali, risale all'VIII secolo, come dimostra la cinta muraria delle Torri Montanare, restaurate poi dai Normanni. Il monumento simbolico è la Chiesa di Santa Maria Maggiore, storica sede della cattedra vescovile.

Il quartiere è compreso tra viale Silvio Spaventa (Torri Montanare), corso Garibaldi (Santa Maria Maggiore) e corso Cavour. Facilmente raggiungibile dalla via delle Torri o dalla piazza Plebiscito, salendo le storiche scale gradoni (XV secolo) dalla via Corsea (sotto il monumento ai caduti).

Storia Il quartiere sorge sul Colle della Selva, dinanzi alla depressione del fosso Malavalle o Malvò, dove tra la fine dell'800 e gli inizi del '900, furono realizzate le piazze Garibaldi e Malvò. Non sembra che in epoca romana l'area fosse abitata, benché la tradizione storiografica locale vuole che vi fosse un bosco sacro col tempio di Apollo, sopra cui fu eretta la chiesa di Santa Maria MaggioreR. Urbano, La chiesa di Santa Maria Maggiore a Lanciano, Nuova Gutemberg, 2021Alle pendici del Colle Selva, nella borgata Sant'Egidio, sorgeva la Fontana Grande di Civitanova, costruita nel III secolo secondo la tradizione, ma rimaneggiata completamente nel 1825.

Le prime costruzioni (Torri Montanare), risalgono al XII-XIII secolo: ossia fortificazioni erette tra il periodo dei Normanni e degli Svevi per impedire invasioni dalle vie della MaiellaAA.VV., Lanciano - Città della Musica, delle Fiere, del Miracolo, Nuova Gutemberg, Lanciano, 2021, pp. 126-128. Nel 1191 si attestano presenze di famiglie ebree, che contribuirono alla costruzione di altri monumentiNotizia rtuttavia smentita da Corrado Marciani in C. Marciani, Gli Ebrei a Lanciano, in Scritti di Storia vol. I, 2ª ediz. Carabba, Lanciano 1998, e all'ampliamento del nucleo già presente. Esse vennero esiliate infatti da Napoli dal conte Roberto di Loritello per non averlo appoggiato nella conquista del Ducato di Puglia, con la condanna di vivere in una città senza blasone e senza riconoscimento autoritario. Il quartiere video la cinta muraria completata nella metà del XV secolo, aveva l'ingresso dalle Torri Montanare con Porta Santa Maria, la seconda porta è lungo via delle Ripe, detta Porta della Noce, con camminamenti di guardia che si restringono all'altezza della chiesa di San NicolaAA.VV., Lanciano - Città della Musica, delle Fiere, del Miracolo, Nuova Gutemberg, Lanciano, 2021, pp. 123-125; le altre porte erano sul Ponte di Lamaccio, l'una era Porta San Nicola, l'altra che guardava verso Lancianovecchia, era Porta Sant'Antonio, per la presenza di un antico monasteri degli Ospitalieri di Vienne.

Questo quartiere aveva il controllo di tutto il fosso di Santa Maria dei Mesi e di Frisa, presso cui passava il tratturo da Ortona per la Puglia. Nel XV secolo Alfonso d'Aragona si adoperò, precisamente intorno al 1452, per la continuazione della costruzione di una nuova cinta muraria, collegata alle torri Montanare, affinché si estendessero fino al rione Borgo, separato fino al 1879 da Civitanova dal fosso Malavalle. Sempre in questo periodo fu costruito il Palazzo Arcivescovile sopra una preesistente costruzione. Occorreva dotare Lanciano di una sede arcivescovile, dopo che il 27 giugno 1515 Lanciano divenne sede diocesana, distaccandosi da quella di Chieti. La chiesa principale era l'Arcipretura di Santa Maria Maggiore, tra le più grandi del centro, sede della cattedra vescovile era la chiesa di Santa Maria delle Grazie e del Ponte nella piazza Mercato.

Si attestano nel quartiere numerose famiglie potenti in città, per denaro e cariche pubbliche, come i Ricci (consiglieri comunali), i Brasile, i Berenga, i Napolitani, i Macciocchini (notai), i Caramanico, i Celaya duchi di Canosa, e infine i Conti Genuino di Napoli.

Intorno al 1662 la situazione igienica del rione era al collasso e scoppiò una grave pestilenza che mieté numerose vittime.

Nel XVIII secolo, con la costruzione di palazzi signorili, il rione Civitanova si unì al piccolo borgo di Sacca mediante le due strade di via Garibaldi (ex via Grande) e via Santa Maria. A cavallo dell'800, il quartiere vide numerosi simpatizzanti della Carboneria e della causa francese, quando il Regno di Napoli fu occupato nel 1798-99. Simpatizzanti lancianesi furono soprattutto presso le famiglie altolocate, come Ignazio Napolitani, Antonio de Crecchio, Antonio Maranca e il sacerdote Uomobono Bocache. Nel 1808 fu inaugurato, presso il requisito Seminario diocesano, il Tribunale della Corte d'Appello sezione distaccata di Chieti, mentre nel rione Lancianovecchia, nel palazzo dei Baroni Vergilj, veniva inaugurata la sezione distaccata della Sottoprefettura di Chieti. La Piazza d'Armi invece fu istituita presso il soppresso Monasteri dei Padri Rocchettini o Lateranensi della chiesa di Santa Maria La Nova, dal 1850 riconsacrata a Santa Giovina martire, presso le Torri Montanare, sede anche del carcere, fino agli anni '90 del Novecento.

Nella metà dell'Ottocento il quartiere fu interessato dal piano di risanamento, messo in atto dall'architetto Filippo Sargiacomo, che si occupò di prosciugare la palude del Malavalle (oggi Largo Malvò), per collegare meglio il rione alla piazza Plebiscito, e il corso Garibaldi al quartiere del Borgo. Nel 1856 egli provvide anche a ristrutturare gli interni della chiesa di Santa Maria e di San Nicola nella Sacca. Nel 1861 fu celebrato presso le Torri il processo al brigante Polidori con condanna a morte. Nel 1865 fu inaugurato nei locali del Palazzo arcivescovile il Liceo ginnasio "Vittorio Emanuele II", successivamente trasferito nel palazzo sul Corso Trento e Trieste.

Il 6 ottobre 1943, tra la strada delle Torri Montanare (viale Spaventa) e l'ingresso al viale dei Cappuccini si combatté la battaglia tra nazisti e giovani lancianesi capitanati da Trentino La Barba, commemorati come i "Martiri ottobrini"; oggi ricordati anche da pietre di inciampo sui luoghi del loro assassinio da parte delle truppe tedesche. Negli anni '60 tornò come sempre in questione il problema del sovraffollamento del quartiere, e il comune redasse un piano regolatore di espansione a sud nel rione dei Cappuccini. Nel 1968-1970 ci fu un piano di intesa tra Comune, Curia e Soprintendenza ai BAAS Per l'Abruzzo per utilizzare i fondi della Cassa del Mezzogiorno, per risanare alcuni importanti monumenti della città, come le Torri Montanare, la chiesa di Santa Maria, con un restauro alquanto discusso, e la chiesa di San Nicola.

Nel 1996 fu inaugurato il nuovo Centro delle Arti musicali presso il complesso Santa Giovina - Torri Montanare. Nel 2002 fu inaugurato il Museo diocesano d'arte sacra presso il locali dell'ex seminario diocesano. Nel 2016 fu inaugurato in Largo dell'Appello, il Monumento a Trentino La Barba.

Descrizione Il quartiere Civitanova è il secondo più ricco della città, assieme al quartiere Lancianovecchia, ossia della vecchia Anxanum romana, rimaneggiato completamente nel Medioevo. Esso si estende pe tutto il colle Selva attraverso una via: Corso Garibaldi, che parte da Largo dell'Appello (ove sono le Torri e la chiesa di Santa Giovina), giungendo dietro Santa Maria Maggiore, fino ad entrare nel quartiere Sacca, davanti alla chiesa di San Nicola e San Rocco. Una seconda via: Corso Cavour, immette nelle abitazioni popolari, e tra il Palazzo De' Giorgio (sede del Museo civico di Lanciano), e della Casa-natale di Federico Spoltore (noto pittore lancianese). Fino ai primi anni del 1920 (con la creazione di Piazza Garibaldi) il quartiere Civitanova era separato nettamente dalla piazza Plebiscito (centro della città), a causa della depressione tra i due colli. Tra Civitanova e il quartiere Borgo, inoltre, vi è un'intercapedine, chiamato Largo del Malvo', dove sono costruiti alcuni palazzi gentilizi del Cinquecento.

Monumenti Le Torri Montanare

Si trovano in via Silvio Spaventa, all'inizio del quartiere. Sono il rimanente della cinta muraria di Anxanum dell'XI secolo. Il primo insediamento delle mura difensive risale al 1059, anno della porta di San Biagio, accesso al primo quartiere di fondazione della città. Nel 1489 gli Aragonesi recintarono di mura e torri il quartiere di Civita Nova, e completarono il perimetro dello spazio urbano. Hanno questo nome perché difendevano la città da sud, dagli attacchi provenienti dalla montagna, ed erano provviste della scomparsa Porta Civitanova, per il pagamento dei dazi. Furono ampiamente restaurate negli anni Sessanta. La cinta si compone di due torri: quella di sinistra è più bassa, decorata in stile medievale; quella di destra, più alta e slanciata, è assai più semplice, rimasta allo stato originario. Il lato nord le mura sono costruite con pietre e muratura, questo fa pensare che questa struttura fosse la stessa per tutto quest'apparato difensivo. La torre interna è, come detto, a pianta rettangolare con tre dei quattro lati chiusi, mentre il quarto è rivolto verso l'interno. Nell'angolo nord-ovest è sita la torre più bassa che risale al XV secolo. Invece la seconda torre è coronata da un apparato sporgente con beccatelli. I muraglioni sono interrotta da aggetti che hanno la funzione di bastioni. Il muraglione è caratterizzato da varie fasi costruttive come provano diverse tecniche, inserite verosimilmente per rinforzare le strutture pericolanti. La torre più alta, inoltre, presenta merlatura e consta di vari ponti in legno interni uniti mediante scale, che servivano ad arrivare alle feritoie dei vari piani. Durante l'estate le torri vengono usate per rassegne cinematografiche, concerti o spettacoli di vario genere.

Chiesa Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Fu ampliata, come detto, da una struttura preesistente romanica risalente al 1200, di cui resta il portale romanico su via Garibaldi: la sua costruzione ufficiale risale al 1300 circa, e si struttura in due grossi edifici a croce latina con le facciate adorne di rosoni, ed un alto campanile posto sul lato posteriore. La facciata è datata 1317, con la firma dell'architetto lancianese Francesco Petrini.

Nel XVI secolo, con il fermento urbanistico che caratterizzò il quartiere Civitanova soprattutto dal 1515, quando vi si stanziò il nuovo Arcivescovado, la chiesa fu oggetto di ulteriori operazioni. Con le trasformazioni del 1540 l'assetto della chiesa gotica venne completamente stravolto, con l'abbattimento della navata sinistra per lasciare spazio ad una grande navata centrale, il cui ingresso era rivolto verso il campanile; la navata centrale fu trasformata in navata laterale, mentre dalla navata destra si ricavarono le cappelle. La facciata monumentale del Petrini venne affiancata da un nuovo prospetto, il cui coronamento orizzontale fu posto in corrispondenza di quello già esistente, con rosone e portale in corrispondenza della nuova navata. Subì modifiche anche l'interno, con un rivestimento ad intonaco e con la dotazione di elementi ornamentali di carattere tipicamente rinascimentale.

Chiesa di Santa Giovina