La storia di Calangianus, cittadina gallurese nota per il titolo di capitale del sughero, si estende fino ai giorni nostri, a partire dal paleolitico.
Origini del nome Le origini del nome di Calangianus sono oscure ed irrisolte, e vari studiosi hanno affacciato ipotesi diverse e suggestive. Prime tra tutte le ipotesi di un'origine romana, in quanto il suffisso anus o ana rivela, in Sardegna, diversi casi di origine da latifondi romani. Secondo altri studi, tra i più plausibili, la divinità Giano (dal latino Janus) era quella maggiormente venerata in Gallura, non a caso diversi sono i nomi di località con tale suffisso, in relazione al culto pagano. Qui di seguito, le varie ipotesi: Abbiamo anzitutto un'ipotesi di origine romana, quella probabilmente più accertata. Il nome Calangiani è stato identificato in un oppidum romano associato alla cittadina. L'oppidum Calangiani è, secondo altri studi, identificato in Calonianus. Il toponimo deriverebbe appunto dal dio Giano.Enrico Besta ne ipotizzò, nel 1908, l'origine da ville o fondi del latifondo romano, al fine di sostenere che l'antico nome latino della località sarebbe stato Fundus Calami (dal latino, fondo di canne). Don Francesco Amadu ipotizzò l'origine del nome da cala o gala, vocaboli usati prima dell'occupazione romana, a significare "anfratto" o "riparo". Secondo un'altra interpretazione, il nome sarebbe un termine latino derivato da calinius, calenius, 'calonius o calangius, con suffisso -ianus, con significato "abitanti di un fondo". Il nome di Calangianus, secondo gli studi dello storico F. Corona (Calangianus. Monografia storica), deriverebbe da cala ’e granis, cioè “cala del granito”. Secondo altre ipotesi, la forma Calangianus deriverebbe dal nome logudorese "caragna", che contraddistingue una pianta (secondo alcuni è il nome antico della carota), da cui Caragnanus, cioè "luogo delle Caragne". Nel 1162 è citata la chiesa di Santi Jacobi de Calegnano dalla bolla di Papa Alessandro III, ed in età aragonese è citato come Villa Calanjanus. Il Miglior vede nel nome di Calangianus una derivazione araba: Kalangiàn-galanga-Kalangian (nomi di alcune radici usate come condimento).
Preistoria Calangianus sorge su una altura che dovette essere ideale per l'insediamento preistorico e protostorico. Un elenco ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione registrava anni fa 11 nuraghi e 2 tombe di giganti in agro di Calangianus. Le tombe dei giganti, di cui una perfettamente conservata, si trovano l'una presso il rio Santu Paulu, l'altra presso Pascaredda.
Nel territorio di Calangianus la presenza dell'uomo nuragico risale al 2000 a.C., ciò è dimostrato dai reperti archeologici nelle grotte di Monti biancu e Li conchi. Alcuni nuraghi risalgono all'età del bronzo, nuraghe Agnu, Monti di deu e Laicheddhu ancora in piedi, mentre nuraghe Casteddhu, Pulgatoriu, Pastinacciu, Paolucciu, San Leonardo quasi del tutto distrutti. Inoltre a questo periodo appartengono anche i due monumenti megalitici meglio conservati, la tomba dei giganti in località Pascaredda e la funtana di Li paladini. In epoca preistorica risulta abitato, come testimoniano vari ritrovamenti archeologici, già nell'età del rame.
Periodo punico e romano
Insediamenti abitativi dovevano trovarsi presso Calangianus nel periodo romano, sull'itinerario sulle strade per Olbia (via Tertium, dove si trova l'odierna Telti) e Tibula (l'odierna Castelsardo), da dove proseguiva per Turris Libisonis (oggi Porto Torres).
Secondo diversi documenti, il nome di Calangianus deriva da Calonianus, dalla divinità Janus.
Sono stati trovati a Calangianus diversi resti romani: Tracce di strada romana in località Lu Stazzareddu. Ne rimane un tratto lungo il percorso dell'attuale mulattiera, nella traccia della via per Tibula. Altre tracce si trovano più a nord, verso Arzachena. Tracce della strada romana per Tibula. Evidenti sono le tracce della via Romana che, staccandosi da quella Caralis-Olbia, si avviava verso Tibula. Il percorso è evidente per una via mulattiera. Strada di età romana verso Tibula in località Monti Nieddu. Resti di fonderie di età romana per la lavorazione del ferro. Rovine romane in località Razzucciu sotto il Monti Biancu, tra cui i resti di una vedetta di età romana e le fondamenta di una casa trapezoidale. Altrove, nella medesima località, è stato trovato un corridoio con pareti scalpellate nel granito, con pavimento granitico e resti animali. Nella camera maggiore del nuraghe Agnu è stata trovata un'anfora romana. A Monti di Deu è stato trovato un busto femminile di Demetra.
Periodo medioevale
Sono presenti resti di antiche abitazioni intorno alla chiesa diroccata di Santa Margherita, di periodo alto medioevale. Abbiamo qualche indizio, nel Basso Medioevo, proveniente dagli archivi vaticani: risale al 1162 una bolla di papa Alessandro III che affida alle cure del clero di San Lorenzo di Genova la «Capella Sancti Jacobi del Calegnano». Si colloca in questo periodo la fuga, verso Calangianus, del nucleo abitato presso San Giovanni sul Liscia. Su questa antichissima tradizione i calangianesi considerano loro quella lontana chiesetta campestre (a da Calangianus), dove festeggiano San Giovanni Battista, il 24 giugno di ogni anno. Secondo altri studi, è ritenuta quella la vera posizione di Calangianus alle origini. Una significativa conferma viene dall'ogliastrino Andrea Lusso, pittore, che dipinse nel 1597 il quadro dell'Assunta per la chiesa parrocchiale prendendo a modello un affresco dei fratelli Zuccari in Trinità dei Monti, a Roma. L'artista attribuì ad un apostolo le sembianze del Battista, evidenziando insieme la patrona della parrocchia, santa Giusta, martire sarda. Il centro abitato situava anticamente in località Santa Margherita, ove sorgeva la chiesa alto medioevale. In seguito il centro venne spostato e cominciò a svilupparsi nell'attuale centro storico, nel colle Santa Justa, portando allo stato di abbandono l'antico centro.
La cittadina apparteneva al giudicato di Gallura e nel 1324 fu annessa al Regno di Sardegna, anche se la sua conquista da parte di Raimondo de Cardona avvenne solo nel 1330, anno in cui fu concessa in feudo a Guglielmo Pujalt. Nel 1347 il feudo passò a Giovanni d’Arborea il quale, essendo stato imprigionato l’anno successivo dal fratello Mariano IV, lo passò alla moglie Sibilla di Montcada. Durante la seconda guerra tra Regno di Sardegna e il Giudicato di Arborea il centro fu occupato da quest’ultimo nel 1365 fino al 1420, quando tornò a far parte del Regno di Sardegna.
Sotto la dominazione Aragonese, Calangianus venne conquistata in seguito alla vittoria della battaglia di Sanluri (precedentemente, dopo la morte di Nino Visconti, divenne parte del comune di Pisa in seguito al crollo del giudicato di Gallura, così come tutto il giudicato). Riconosciuto in eredità ai Carròs, fu unito al feudo di Fundimonte e, per effetto del matrimonio tra Beatrice Carròs con Pietro Maza de Liçana, passò in mano a quest’ultimo nel 1479. Si hanno notizie su Calangianus in un documento aragonese del 1358, facente parte del Compartiment de Sardenia, in cui il re Pietro IV aveva ordinato una descrizione delle ville possedute in Sardegna dagli aragonesi, nella quale specifica "Villa Calanianus est siduada en la curatoria de Gemini Josso. Calajanus sagons le coern damunt dit deu pagar lanj per data en diners £3 s. £10". A tale data risalgono le testimonianze certe di un primo centro abitato, che non superava tuttavia i 60 abitanti. Dalle descrizioni del trattato, al tempo Calajanus rappresentava uno dei centri più piccoli dell'intero Giudicato di Gallura. Tuttavia, questo modesto insediamento sopravvisse alle pestilenze che flagellarono la Gallura e distrussero molti centri consistenti. Tuttavia, la Gallura passa un brutto periodo, soffrendo le conseguenze di un malgoverno, aggravate dalle pestilenze che si verificano in 400 anni, a partire dal 1323, ben 7 volte assieme a 4 carestie (di cui una nel 1376, la quale sterminò intere popolazioni in Gallura). Dopo una contesa familiare passò nel 1571 ai Portugal e nel 1630, in seguito al matrimonio tra l’ultima erede Giovanna e Rodrigo de Silva principe di Melito, il feudo fu unito a quello di Orani. In questo primo periodo la Villa di Calangianus ebbe un modesto sviluppo demografico, e conobbe addirittura una variazione in meno di 212 unità tra il 1678 ed il 1728, passando da a abitanti. I motivi storici dello spopolamento sono tuttora ignoti, considerato l'incremento delle altre ville della curatoria. Tuttavia è verificabile attraverso un ritiro, verso le campagne dell'attuale agro di Calangianus, di pastori dediti alla principale attività dell'epoca in quello che è un modello di vita pastorale: lo stazzo (ciò è spiegato dai numerosi nuclei di case sparse e stazzi in tutto l'agro attuale). Uno studio delle classi calangianesi vede una popolazione povera e poco propensa all'espansione, per quanto la Villa nel 1751 conti abitanti (l'incremento è sempre inferiore a quello delle altre ville della curatoria). Infatti, i tributi da cedere erano tantissimi e sarà sufficiente una ridotta esemplificazione di diversi comuni a far capire in quali condizioni miserrime viveva la popolazione calangianese, per quanto potesse rappresentare il centro principale del giudicato assieme a Tempio Pausania.
Un consistente flusso migratorio di genti calangianesi e tempiesi avvenne nella seconda metà del XVII secolo, a favore della Villa di Terranova (l'attuale Olbia). Infatti, siccome l'attività principale della gente calangianese era la pastorizia, il commercio per mezzo dell'attività portuale affascinava molti. Si deve proprio a questo fenomeno migratorio la diffusione della parlata gallurese nella parte orientale della Gallura.
Le attività della Villa di Calangianus rimasero l'agricoltura e la pastorizia, in quella che è una realtà completamente diversa da quella del resto del Giudicato di Gallura: la popolazione calangianese rappresentava il secondo centro del Giudicato, ma anche tra quelli dove regnava maggior malessere.
Periodo sabaudo e Regno d'Italia
I segni del futuro di Calangianus si intravedono negli anni a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, tra l'unità d'Italia, la belle époque e la prima guerra mondiale. La popolazione, stabilizzata sui abitanti, tende ad incrementare un'intensa attività mercantile.
In seguito alla guerra di successione spagnola, il trattato di Utrecht nel 1713 cede il regno di Sardegna all'Austria e, durante l'invasione spagnola successiva, Calangianus rimase illeso, costituendo nella Gallura un punto di stallo. Nel 1718, in seguito al trattato di Londra, Vittorio Amedeo II cederà all'Austria la Sicilia in cambio della Sardegna. Il passaggio della Gallura ai nuovi dominatori non ha prodotto, almeno per tutto il Settecento, alcun miglioramento. La Gallura, che è in questo periodo la zona meno popolata della Sardegna, soffre più di qualunque altra realtà le conseguenze della spaventosa arretratezza della realtà sarda nei confronti di quella del resto d'Europa. Le condizioni peggiori tra le ville dell'antico giudicato si verificano a Calangianus. Una lunga serie di tumulti fa prevalere il banditismo, dando inizio in Gallura ad una interminabile catena di omicidi (i pastori nullatenenti rispondevano spesso a fucilate alle richieste degli esattori) che troverà soluzione parziale solo con la fine del feudalesimo. Inoltre, per tutto il XVIII secolo e per buona parte di quello successivo, le calamità naturali completano il quadro negativo di una Gallura stremata e completamente alla fame. Rilevante è però la diversità gallurese delle genti, sparse per tutto il territorio nei vari stazzi, colpite da un forte senso di individualismo (all'epoca se ne contano 3000 in tutta la Gallura).