Bosa (IPA: , Bosa in sardo o, contratto, 'Osa, pronuncia ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Oristano, nella costa occidentale del centro-nord della Sardegna. Fa parte dell'Unione di comuni della Planargia. È il principale centro abitato della subregione della Planargia e si inserisce, storicamente, nel più vasto territorio del Logudoro, condividendo con quest'ultimo l'utilizzo della variante linguistica del sardo logudorese. Durante il dominio aragonese, ottenne il rango di città regia del quale attualmente permane, con l'abolizione dei privilegi feudali, il titolo onorifico di città. Insieme ad Alghero è sede vescovile della diocesi di Alghero-Bosa.
Geografia fisica
Territorio Il territorio di Bosa, dalla superficie di , si trova in una regione collinare-litoranea con altitudine media di s.l.m., nel contesto geografico della vallata del fiume Temo, chiusa a sud dalla Planargia, a est dal Marghine e dall'Altopiano di Campeda, a ovest dal mar di Sardegna e a nord dalla dorsale dei rilievi di Sa Pittada ( s.l.m.) e di monte Mannu ( s.l.m.). Il territorio risulta compreso tra gli zero e i s.l.m..
Idrologia Bosa è attraversata dal corso del Temo, l'unico fiume navigabile della Sardegna (per circa ), nella cui pianura alluvionale si trova adagiato il centro abitato. In occasione di intense precipitazioni a carattere temporalesco – accompagnate da forti venti provenienti da ovest e dall’innalzamento del livello del mare – si sono verificati frequenti episodi di straripamento del Temo con conseguenti allagamenti della città e delle campagne circostanti, anche a causa della difficoltà di deflusso a mare del fiume. La portata massima del Temo è stata registrata durante l'alluvione del 1953, allorché raggiunse i 510 metri cubi al secondo.
Geologia e morfologia Dal punto di vista geologico, il territorio di Bosa è alquanto eterogeneo e tormentato, caratterizzato da rocce vulcaniche risalenti al periodo oligo-miocenico, principalmente rioliti, riodaciti e daciti con alcuni affioramenti di rocce basaltiche. Il Temo separa a monte le ampie formazioni trachitoidi inferiori di monte Navrino () dalle andesiti superiori più orientali di monte Pedru () e di monte Rughe (). Sulla costa, molto frastagliata e lunga , si distinguono i tufi trachitici a sud del promontorio di punta Argentina dalle più antiche andesiti inferiori di capo Marrargiu, dove si aprono grotte naturali e miniere sfruttate fino ai primi del Novecento.
Sismologia Il pericolo sismico risulta esiguo. Il comune è stato infatti classificato dal Dipartimento della protezione civile come «zona 4» («sismicità molto bassa»). Con scarsa frequenza si sono state registrate, a Bosa, leggere o moderate scosse di terremoto; da ultimo, il 26 aprile 2000 è stato avvertito un fenomeno sismico di magnitudo 3,8 della scala Richter con epicentro nel Tirreno centrale, al largo di Posada.
Clima Il clima di Bosa è classificato come mediterraneo, con inverni miti e umidi ed estati calde e secche. In base alle medie climatiche degli anni 1971-2000, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, è di , mentre quella del mese più caldo, agosto, è di ; mediamente si contano 5 giorni di gelo all'anno e 40 giorni annui con temperatura massima uguale o superiore ai . Nel periodo esaminato, i valori estremi di temperatura sono i del mese di agosto del 2017 e i del mese di gennaio del 1981.
Le precipitazioni medie annue si attestano a , mediamente distribuite in 65 giorni, presentando una distribuzione stagionale fortemente irregolare, con un elevato indice di intensità a partire dalla fine di autunno e l'inizio dell'inverno, specialmente tra novembre e dicembre. Dopo una breve diminuzione, i fenomeni piovaschi riprendono tra la fine di gennaio e l'inizio della primavera. Nel mese di maggio, poi, le precipitazioni subiscono un'inflessione che ha il suo culmine durante i mesi estivi e si protrae, spesso, fino a settembre.
A Bosa, alle condizioni di maltempo, durante l'inverno e la primavera, si associano sovente i venti del IV quadrante, provenienti da nord-ovest e da sud-ovest, e – in particolare – il maestrale, che può raggiungere la velocità di .
L'umidità relativa media annua fa registrare il valore di 75,3% con un minimo di 69% a luglio e un massimo di 80% a dicembre; mediamente si contano 44 giorni all'anno con episodi nebbiosi.
Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti registrati dalla stazione meteorologica di Alghero Fertilia negli anni 1971-2000 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio meteorologico dell'Aeronautica Militare:
Classificazione climatica: zona B, 744 GG.
Origini del nome
Un'epigrafe fenicia databile al IX secolo a.C. – e oggi perduta – documenterebbe per la prima volta l'esistenza di un etnico collettivo BŠʾN (in fenicio: 𐤁𐤔𐤀𐤍), riferito alla popolazione di questo luogo. Diversi studiosi, però, ritengono che tale iscrizione fosse un falso o negano che potesse leggersi in essa il termine «bosano» (così, da ultimo, Giovanni Garbini). In ogni caso, l'etnico latino bosanus è attestato con certezza in un'iscrizione della prima età imperiale e il nome di Bosa compare in questa forma in Tolomeo (II secolo), nellItinerario antonino (III secolo), nella Cosmografia ravennate (VII secolo) e per tutto il Medioevo. Priva di riscontri storici è invece la leggenda seicentesca secondo la quale la Bosa delle origini si sarebbe chiamata Calmedia, in onore della sua mitologica fondatrice, l'omonima figlia del Sardus Pater.
Quanto all'etimologia del toponimo, il linguista Massimo Pittau ne ha affermato l'origine preindoeuropea. L'appellativo bosa indicherebbe un contenitore a forma di catino, immagine che richiamerebbe la morfologia del territorio su cui sorge la città, racchiusa in una vallata circondata da colline. Eduardo Blasco Ferrer, invece, ritiene che il toponimo derivi dal paleosardo osa, con b prostetica, termine che significherebbe "foce".
Storia
Preistoria Il territorio di Bosa fu abitato già in epoca preistorica e protostorica come dimostrano le domus de janas mono o bicellulari presenti in diverse località comunali. Il rilevante numero e la loro superficie, che giunge sino a , testimoniano una frequentazione umana piuttosto aggregata ascrivibile all'Età del Rame (per le tombe dotate di dromos) o alla cultura di Ozieri e al Neolitico recente.
Poco numerose sono, invece, le testimonianze riconducibili all'Età del bronzo e alla civiltà nuragica, tra le quali rientrano i nuraghi di Monte Furru, di S'Abba Druche, di Mesu 'e Rocas e di Santu Lò.
Storia antica fenicio-punica (IX-III secolo a.C.) e romana (238 a.C.-456)
Se il territorio di Bosa è stato senz'altro abitato in epoca nuragica, nulla di certo si conosce, invece, circa lo stanziamento di un eventuale insediamento o emporio fondato dai Fenici o dai Punici, la cui frequentazione della zona, quantomeno a fini commerciali, sarebbe attestata dal rinvenimento di reperti e da toponimi locali di origine fenicia o cartaginese. I Punici, così come successivamente anche i Romani (che costruirono un insediamento produttivo a S'Abba Druche, sfruttando precedenti costruzioni nuragiche), dovettero usare per l'approdo la foce del Temo, allora all'altezza della località Terridi-Sa Molina e difesa dal maestrale e dalle mareggiate grazie al riparo offerto dall'Isola Rossa e dall'altopiano di Sa Sea. Di tale porto restano ancora tracce di bitte per l'attracco delle barche.
Forse proprio lì o, secondo l'ipotesi tradizionalmente accreditata, nella vallata di Messerchimbe, più all'interno e sulla sponda sinistra del fiume, si sarebbe sviluppato un precedente centro abitato.
Studiosi come gli archeologi Antonietta Boninu e Marcello Madau, in base alla conformazione del luogo, sostengono che in età cartaginese il sito urbano, piuttosto che essere all'altezza di Messerchimbe, si trovasse sulla riva destra (tra Prammas, Padruaccas e Contra). Sull'altra sponda si sarebbero concentrate l'area sacra e la necropoli. In tal caso si potrebbe pensare a uno sdoppiamento e a una progressiva traslazione dell'abitato in età bizantina, con un nuovo agglomerato formatosi intorno alla cattedrale di San Pietro, sul sito della vecchia necropoli (di cui sono state rinvenute numerose iscrizioni funerarie romane).
In ogni caso, dalla strada costiera occidentale, che superava il Temo a Pont'Ezzu (di cui permangono le rovine), Bosa era collegata direttamente a sud con Cornus (presso Cuglieri) e a nord con Carbia (Nostra Signora di Calvia, località a sud di Alghero).
In Età Romana la città divenne, forse dalla prima età imperiale, un municipio con un proprio ordine di decurioni e un collegium di quattuorviri. L'introduzione della religione pagana romana è attestato dal rinvenimento di teste marmoree di Giove e di Dioniso, nonché di statue di Ercole. Il culto imperiale è documentato da un'epigrafe in marmo che ricorda la dedica, fra il 138 e il 141, da parte di un magistrato o sacerdote locale, di quattro statuette in argento, raffiguranti Antonino Pio, Faustina maggiore, Marco Aurelio e Lucio Vero. All'età antonina risale anche la promozione di un anonimo flamine municipale bosano al massimo sacerdozio provinciale dell'isola.
Medioevo vandalo (456-534), bizantino (534-851) e giudicale (851-1259)
Dopo il crollo dell’Impero romano d’Occidente, la Sardegna subì dapprima l’invasione dei Vandali e poi il dominio bizantino. Quando anche l’apparato amministrativo dell’impero bizantino si dissolse, a causa delle incursioni Arabe, in Sardegna si affermarono – come autonomi regni – quattro Giudicati. Bosa divenne così il centro principale della Curatoria di Frussia, all’interno del Giudicato di Torres, nonché sede episcopale.
Tra il 1053 e il 1073Giuseppe Piras, Le iscrizioni della chiesa di San Pietro: lettura e breve descrizione dei tituli, in A. Mattone, M.B. Cocco (a cura di),Bosa. La città e il suo territorio dall'età antica al mondo contemporaneo, Sassari, Carlo Delfino editore, 2016, pp. 265-277
https://www.academia.edu/resource/work/39802040, fu eretta la cattedrale dedicata a San Pietro, con annesso il quartiere vescovile, nei pressi del ponte romano e in posizione strategica per la riscossione dei dazi e il controllo dei traffici commerciali dall’entroterra al porto fluviale. Le date della costruzione del tempio vengono fornite da due documenti epigrafici presenti nella chiesa: il primo è rappresentato da un'iscrizione incisa sul concio di una lesena absidale che, secondo una recente rilettura operata dall'epigrafista Giuseppe Piras, attesta l'atto di consacrazione e posa della prima pietra dell'edificio romanico celebrato dal vescovo Costantino de Castra (in passato il titulus veniva erroneamente riferito all'attività di un presunto architetto di nome Sisinius Etra); il secondo è costituito da un'epigrafe, collocata nella navata centrale, che ricorda l'anno di ultimazione dei lavori promossi dal vescovo, il 1073 appunto.
Il porto di Bosa divenne, dopo quello di Torres, il più importante del nord-ovest della Sardegna. Inserito nei traffici commerciali delle principali potenze del Mediterraneo, nei suoi pressi si stanziarono, con propri fondaci mercantili, anche comunità di commercianti stranieri, in particolare ebrei e pisani e, successivamente, liguri e marsigliesi rappresentati questi ultimi in città, così come i Pisani, da appositi consoli già nel XIII secolo.