Lo stadio Erasmo Iacovone è il principale stadio di calcio della città di Taranto.

Storia Lo stadio in muratura

Negli anni ’50 del XX secolo il comune di Taranto approvò il progetto per realizzare un nuovo stadio in muratura alla Salinella, della capienza di 35.000 spettatori, che prendesse il posto del vecchio stadio Valentino Mazzola, divenuto strutturalmente inadeguato alle ambizioni dell'Associazione Sportiva Taranto, la società di calcio più rappresentativa dell'epoca. L'amministrazione comunale chiese un finanziamento all'Istituto di credito sportivo che venne concesso; nel 1960 si avviò la costruzione del nuovo stadio, con la posa della prima pietra. I lavori tuttavia si fermarono due anni dopo e la struttura fu abbandonata per un anno. Nel 1963 l’Istituto di credito sportivo sollecitò il comune a riaprire il cantiere ed inoltrare richiesta formale per la concessione del secondo finanziamento per il prosieguo dei lavori.

Le opere già eseguite riguardavano la recinzione esterna dello stadio, lo scavo del fossato di guardia, il drenaggio della pista d’atletica e del campo di gioco sul quale era stato già steso il terreno “vegetale” atto alla creazione del tappeto verde, la costruzione della palizzata sotto i pilastri a sostegno della struttura. Dopo il sollecito del Credito sportivo il comune inoltrò richiesta e nel 1964 ottenne un finanziamento di 125 milioni per i lavori riguardanti il secondo lotto del nuovo stadio.

Lo stadio Salinella

Mentre l'iter burocratico proseguiva, l'allora presidente del Taranto, Michele Di Maggio, nel mese di luglio del 1965 avanzò al comune la richiesta di poter costruire un nuovo stadio in un posto diverso da quello dove già era in costruzione l'impianto voluto dall'amministrazione comunale: il posto individuato da Di Maggio era a poche centinaia di metri da quello in costruzione.

I dubbi su tale scelta non erano pochi, in quanto la zona prescelta si presentava con una forte depressione del suolo, di natura melmosa e priva di qualsiasi infrastruttura accessoria, ma la volontà di andare avanti era forte e l’accordo con il comune venne raggiunto.

Il 30 agosto iniziarono i lavori di sbancamento e proseguirono a marce forzate con turni di lavoro continui, giorno e notte, utilizzando un impianto volante di illuminazione. "Un grande stadio per una grande squadra" fu lo slogan che si coniò per l'occasione. Fu costruito in cento giorni, ma non mancarono gli intoppi e i problemi ingegneristici da superare: innanzitutto per pareggiare la depressione naturale vennero immessi 90 000 metri cubi di pietrisco e terreno fertile, successivamente si dovette fronteggiare un problema burocratico, dato che alcuni pali di una linea di alta tensione che alimentava gli impianti dell'Arsenale militare impedivano di costruire tribune e gradinate. Il problema fu superato grazie alla collaborazione della Marina militare e a settembre iniziarono ad essere innalzate le gradinate. In totale furono utilizzati 130 chilometri di tubi Innocenti, tonnellate di morsetti e 900 metri cubi di tavoloni mentre per palificazioni, rete di recinzione e le 24 porte di accesso disseminate lungo il muro di recinzione vennero impiegati 5 000 quintali di ferro lavorato. In muratura erano soltanto gli spogliatoi e i servizi igienici.

La capienza collaudata fu per 22 610 spettatori, mentre quella massima fu di circa 25 000. Il settore di tribuna coperta fu inoltre dotato di seggiolini in ferro semovibili, utilizzati molto spesso dai suoi frequentatori per creare un vero e proprio clima da bolgia infernale, sbattendoli all'unisono durante gli incontri calcistici per fare rumore. Il nuovo impianto fu chiamato stadio Salinella.

L'8 dicembre 1965 il nuovo impianto fu inaugurato con una partita amichevole, Taranto- (0-0), mentre la prima partita ufficiale, Taranto–Sambenedettese, valida per il campionato di Serie C, fu giocata il 19 dicembre 1965 e si chiuse con il risultato di 1-0 per gli ospiti.

Lo stadio mai nato

Nel frattempo l’erba e i rovi ricoprirono a poco a poco le strutture già iniziate del “nuovo stadio” voluto dall'amministrazione comunale, un'impresa costata già svariate decine di milioni.

Proprio questo problema suscitò l’attenzione della Gazzetta del Mezzogiorno, che pose alcuni interrogativi rispetto al coinvolgimento economico del comune, sulla proprietà dello stadio e sui costi dell’intera operazione.

La risposta venne dallo stesso Di Maggio, che si richiamò alla delibera del comune in merito, rivendicando la correttezza dei lavori e senza entrare nel merito del costo complessivo ribadì che tale aspetto riguardava esclusivamente l’AS Taranto poiché struttura privata. La polemica si riaccese in pieno consiglio comunale quando, con all’ordine del giorno la costruzione delle strade attorno allo stadio, dopo la relazione dell’assessore Leggieri, in alcuni interventi l’opposizione mise in dubbio l’ortodossia della procedura adottata dal comune, che aveva affidato all’AS Taranto l’incarico di appaltare i lavori per la costruzione dello stadio.

Qualche mese dopo al comune giunse l’autorizzazione a contrarre un mutuo di 125 milioni per completare i lavori dello stadio in muratura: una situazione paradossale, poiché Taranto avrebbe potuto ritrovarsi con due stadi da 30 000 spettatori a distanza di qualche centinaio di metri l’uno dall’altro.

Per risolvere la situazione la giunta comunale adottò, all’inizio del 1967, una delibera con la quale decise di riscattare dall’AS Taranto lo stadio con tutte le sue strutture, dando mandato agli uffici competenti di stimare i costi dell'operazione. Ciononostante l'iter per il completamento dello stadio in muratura continuò: mentre il Taranto giocava ormai stabilmente al Salinella, la giunta deliberò il secondo lotto dei lavori di costruzione del nuovo stadio alla Salinella, utilizzando i 125 milioni del mutuo concesso. In seguito venne annunciato che tali lavori non si sarebbero più attuati e che i soldi disponibili sarebbero serviti per completare soltanto un impianto ridotto con solo una tribunetta e tutte le strutture sportive (campo da gioco, pista per atletica, ecc.). A questo annuncio, però, non seguirono ulteriori atti e la questione venne abbandonata.

Il 15 aprile 1970 il consiglio comunale approvò il provvedimento con il quale il comune rilevò, per 540 milioni, lo stadio Salinella.

Si chiuse così, definitivamente, la discussa vicenda dello stadio in muratura: le sue strutture già costruite fanno ancora mostra di sé, mentre rovi e arbusti li hanno in parte ricoperti.

La nuova intitolazione a Erasmo Iacovone e il riammodernamento degli anni '80

Il 6 febbraio 1978, nel corso di uno dei campionati di Serie B più memorabili nei ricordi dei tarantini, morì per un incidente stradale il centravanti rossoblù Erasmo Iacovone. I funerali si svolsero il giorno seguente; alle esequie religiose fece seguito una commemorazione all'interno dello stadio Salinella, alla presenza dei dirigenti e di decine di migliaia di tifosi del Taranto. Lo shock per la perdita del campione fu tale che in suo ricordo l'allora presidente Giovanni Fico dichiarò: "In questo momento esprimo l’impegno a far intitolare al tuo nome questo stadio. Addio, Erasmo"; appena due giorni dopo la sua morte, lo stadio Salinella fu rinominato stadio Erasmo Iacovone mentre, più recentemente, il 20 ottobre 2002, fu inaugurata una statua nella piazza prospiciente l'impianto sportivo, realizzata dallo scultore Francesco Trani.

Nel 1985 la nuova normativa in materia di sicurezza rese di fatto la struttura inagibile. Lo stadio venne allora sottoposto ad un cambiamento profondo, provvedimento che costrinse squadra e tifosi a migrare negli stadi delle località limitrofe. I tubi Innocenti ed i gradoni in legno furono sostituiti da 2 500 metri cubi di calcestruzzo e da 1 000 quintali di acciaio, fu costruito un profondo fossato tra il terreno di gioco e gli spalti, fu innalzato un secondo anello per ogni settore ed installato un moderno impianto di illuminazione. Furono inoltre spostati gli spogliatoi sotto il settore di tribuna, ristrutturati i servizi igienici, rimodernata la sala stampa e ristrutturato il campo B, situato alle spalle del settore gradinata. Al termine dei lavori, appaltati e realizzati in diverse fasi nel corso degli anni successivi, la capienza risultò pari a 27 584 posti.

Il 26 aprile 1989 lo stadio ospitò per la prima volta la nazionale italiana in una partita amichevole contro l', che fu battuta per 4-0 (reti di Berti, Carnevale, Ferri e Vialli).

Nel 1997, in occasione dei XIII Giochi del Mediterraneo, lo stadio fu dotato di un tabellone luminoso.

Anni 2000 e 2010

La capienza dell'impianto fu ridotta per la prima volta nel 2005 a 15 450 posti. A settembre 2006 vi fu poi un'ulteriore restrizione a 9 900 per eludere l'applicazione delle disposizioni previste dal decreto Pisanu, obbligatorie per gli stadi con capienza non inferiore ai 10 000 posti. Nella primavera del 2007, proprio allo scopo di delimitare la capienza, si provvide alla chiusura degli anelli inferiori di gradinata e tribuna.

Durante la stagione 2007-2008 fu necessaria, sempre per aggirare la normativa antiviolenza, la riduzione a 7 499 posti. In seguito agli incidenti di Taranto-Massese concomitanti e collegati agli avvenimenti che portarono all'omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, lo stadio Iacovone fu squalificato per 4 giornate dal giudice sportivo mentre la curva Nord fu chiusa per 10 giornate. Durante le gare con la Nord chiusa, la capienza massima risultava di soli 3861 posti.

Dai play-off del campionato di Serie C 2007-2008 è stato agibile solo l'anello superiore dello stadio. In seguito alle verifiche dei tecnici comunali, infatti, furono riscontrate crepe in quello inferiore, meno recente, che dunque venne chiuso perché bisognoso di una completa ristrutturazione, che però, a causa delle difficoltà economiche dell'amministrazione comunale, non fu possibile realizzare.

L'impianto tuttavia rimase nuovamente chiuso all'inizio della stagione 2008-2009, perché non ancora a norma (mancavano la zona prefiltraggio, i tornelli e il sistema di videosorveglianza) e per tutto il girone d'andata del campionato di Serie C e oltre il Taranto fu costretto a giocare senza il sostegno dei tifosi. Lo stadio fu ufficialmente riaperto al pubblico solo l'8 febbraio 2009, in occasione della gara casalinga con il Real Marcianise, con agibilità limitata ai soli anelli superiori dei vari settori.

I problemi economici del comune non permisero di realizzare i lavori per l'anello inferiore fino al 2012, quando furono appaltati i lavori per il settore curva nord, il cui cantiere fu aperto l'8 maggio. Dopo il rifacimento ex-novo della struttura, la curva nord fu riaperta al pubblico il 1º settembre 2013.

L'impianto è attualmente a norma secondo le leggi vigenti in materia di sicurezza, ha un'area di prefiltraggio, tornelli elettronici, videosorveglianza e un posto di polizia e la commissione di vigilanza ha autorizzato la nuova capienza a 12 154 spettatori.

Nella stagione 2014-2015 ha ospitato alcune partite interne della seconda squadra di calcio cittadina, l'Hellas Taranto, militante nel campionato di Eccellenza Puglia 2014-2015.

Al termine della stagione 2018-2019 l'amministrazione comunale ha provveduto all'adeguamento dell'impianto alle nuove normative: acquisto e installazione di seggiolini nei settori gradinata e curva sud del secondo anello, rifacimento dell'impianto di illuminazione e degli spogliatoi.

Quasi in contemporanea, sono stati effettuati i lavori di ammodernamento del campo B, sul quale si allena la prima squadra e giocano le formazioni giovanili, che hanno portato alla realizzazione di un terreno in erba sintetica di ultima generazione omologato per la disputa di incontri fino alla Serie D, di una tribuna, di un moderno impianto di illuminazione e degli spogliatoi. Il campo B è intitolato al giovane tifoso scomparso prematuramente Francesco Di Molfetta.