Il ruolo di genere, la condizione femminile e i diritti delle donne in Svezia sono stati influenzati dalla cultura, dalla religione e dagli atteggiamenti e discorsi sociali, come anche dal forte movimento del femminismo in Svezia e dalle legislazioni e si sono modificati più volte nel corso della storia della Svezia.

Secondo il gender gap report 2019, la Svezia occupa il 4º posto su 153 paesi del mondo per quanto riguarda i diritti delle donne con un punteggio di 0,820 su 1, sotto solamente all'Islanda, Norvegia e Finlandia. Nonostante ciò la Svezia è il secondo paese europeo per casi di stupro, circa 86 per 100.000 abitanti.

Storia Età vichinga

Durante l'epoca vichinga (VIII-XI secolo) le donne ebbero uno status legale e sociale relativamente libero in tutti i paesi nordici, così come viene ben illustrato dal codice islandese Grágás, dai thing norvegesi Frostating e dalla legislazione GulaþingBorgström Eva : Makalösa kvinnor: könsöverskridare i myt och verklighet (Marvelous women : gender benders in myth and reality) Alfabeta/Anamma, Stockholm 2002. (inb.). Libris 8707902..

La zia, la nipote e la nonna paterna mantennero il diritto di eredità di un parente defunto maschio.

In assenza di parenti maschi una donna non sposata e senza figli avrebbe potuto ereditare ulteriormente la posizione di capofamiglia dal padre o dal fratello; una donna con un tale status venne chiamata "ringkvinna" (o "baugrygr") ed ebbe la facoltà di esercitare tutti i diritti concessi al capo di un clan famigliare, come quello di chiedere e ricevere multe per l'omicidio di un membro della propria o di un'altra famiglia; questo però solo fino a quando non si sposava, atto tramite il quale tutti i suoi diritti si trasferivano automaticamente al marito.

Dopo l'età di vent'anni una donna non ancora sposata, chiamata "maer" e "mey", raggiungeva la maggiorità legale e di conseguenza poteva decidere autonomamente il proprio luogo di residenza; veniva in tutto e per tutto considerata come una persona libera davanti alla legge.

Un'eccezione alla sua indipendenza fu però il mancato diritto di potersi scegliere un partner, in quanto i matrimoni furono generalmente sempre organizzati dai diversi clan. Le vedove godettero dello stesso status indipendente delle donne non ancora sposate.

Le donne ebbero anche un'autorità religiosa e furono attive come sacerdotesse ("gydia") o fonti oracolari ("sejdkvinna"); rimasero operose nel campo artistico come poetesse (Scaldo) oltre che come mercanti e donne di medicinaIngelman-Sundberg, Catharina, Forntida kvinnor: jägare, vikingahustru, prästinna [Ancient women: hunters, viking wife, priestess], Prisma, Stockholm, 2004.

Una donna sposata avrebbe avuto sempre la facoltà di poter divorziare e risposarsi; venne anche considerato socialmente accettabile che una donna libera potesse instaurare un rapporto di convivenza con un uomo ed avesse con lui figli senza essere sposata: una donna in tale posizione fu chiamata "frilla"Ohlander, Ann-Sofie & Strömberg, Ulla-Britt, Tusen svenska kvinnoår: svensk kvinnohistoria från vikingatid till nutid, 3. (A Thousand Swedish Women's Years: Swedish Women's History from the Viking Age until now), [omarb. och utök.] uppl., Norstedts akademiska förlag, Stockholm, 2008.

Non venne fatta mai alcuna distinzione tra i bambini nati all'interno o all'esterno dell'unione matrimoniale; entrambi mantennero difatti sempre il diritto di ereditare la proprietà dopo la scomparsa dei genitori: non esistette il concetto di "illegittimità".

Questi diritti scomparvero gradualmente dalle leggi locali e regionali a seguito dell'opera di cristianizzazione avvenuta nell'XI secolo. Medioevo e prima età moderna Durante il Medioevo lo status e i diritti delle donne variarono tra le differenti zone del paese, poiché le diverse contee fecero applicare differenti leggi locali e di contea. Il primo tentativo di creare una legislazione nazionale unificata fu quello compiuto da Magnus IV di Svezia con le Magnus Erikssons landslag nel 1350 le quali stabilivano una legge per la campagna ed una per i centri urbani (Stadslagen-legge di città): un sistema questo adottato e mantenuto anche nelle Kristofers landslag del 1442Nationalencyklopedin (NE).A partire dal 1350 in poi lo status civile delle donne rimase generalmente uguale sia nella legge di contea che in quella di città; una donna non sposata fu obbligatoriamente sottoposta alla "protezione" del parente maschio più prossimo, mentre una moglie sottostava al dominio del marito; la vedova invece continuò ad avere la maggiorità legale.

Nel 1608 i testi più prettamente giuridici tratti dall'Antico Testamento furono introdotti come emendamenti legislativiGranström, Görel, Kvinnorna och rätten: från stormaktstid till rösträttsstrid, Hallgren & Fallgren, Uppsala, 1996; questi, almeno formalmente, peggiorarono in maniera significativa lo status delle donne. Si mantenne però un divario tra legge e pratica; nonostante il fatto che le donne nubili rimanessero legalmente minorenni e La riforma legislativa del 1686 legalizzò ciò che era già una procedura consuetudinaria comune e concesse ufficialmente loro tali . Legge di contea A partire dalle Magnus Erikssons landslag del 1350 le figlie ereditarono la metà del patrimonio, in una situazione di perfetta uguaglianza con i loro fratelli.

La Swedish Church Law 1686 obbligò ogni parrocchia di paese ad offrire l'istruzione primaria a tutti i bambini, sia che fossero maschi o femmine; la scuola venne gestita generalmente dal vicario o da un insegnante impiegatoDu Rietz, Anita, Kvinnors entreprenörskap: under 400 år, 1. uppl., Dialogos, Stockholm, 2013.

Nel paese le professioni furono per lo più regolate dai costumi e dalle abitudini piuttosto che dalle leggi. Quando nubile una donna contadina era previsto, per abitudine sociale acquisita, che servisse come cameriera ("pigi") in un'altra famiglia; ciò venne considerato come un modo per imparare e fare esperienza domestica prima del matrimonio e non venne considerata una situazione servile.Dopo essersi sposate le mogli degli agricoltori, dei pescatori e dei minatori parteciparono tradizionalmente a fianco dei mariti nelle loro professioni, assumendone la qualifica quando fossero stati assenti e, dopo la morte del marito e senza alcun figlio adulto, ebbero la possibilità di esercitare in nome proprio come vedove.

Almeno dal XVII secolo e fino al XIX vi sono testimonianza di donne conosciute per aver lavorato come minatori e fabbri; esse vennero chiamate "gruvpiga".

L'abitudine che la moglie agisse come mandataria del marito gli rese una notevole indipendenza, soprattutto nel corso del XVII secolo, quando gli uomini furono chiamati a servire in numerose guerre; essi lasciarono in loro assenza la gestione di tutti gli affari familiari alle mogli.

Le mogli dei nobili vennero invece lasciate alla responsabilità delle parrocchie, ma ebbero modo di agire come canali di comunicazione tra i dipendenti delle tenute e la Corona.

Nelle comunità locali le mogli dei vicari ebbero una forte posizione di sorveglianza del welfare sociale parrocchiale, posizione mantenuta dal sistema "Widow conservation" fino al XIX secolo inoltrato. Legge di città A partire dalla Magnus Erikssons landslag del 1350 la legge cittadina concesse sia ai figli sia alle figlie il diritto di eredità. Nella Swedish Church Ordinance 1571 la legislazione cittadina incoraggiò i genitori a fornire l'istruzione primaria ai loro figli indipendentemente dal genere e, dalla fine del XVI secolo in poi, è attestato che le scuole cittadine abbiano accettato anche le ragazze, seppur normalmente solo per le prime classiEva Österberg, red (1997). Jämmerdal & Fröjdesal. Kvinnor i stormaktstidens Sverige. Stockholm: Atlantis AB. . Ursula Agricola e Maria Jonae Palmgren vennero tuttavia entrambe accettate negli anni 1640 al ginnasio.

Dal XIV secolo fino ai Fabriks och Handtwerksordning e al Handelsordningen del 1846 molte professioni cittadine furono monopolizzate dalla gilda; le donne non vennero tuttavia escluse dall'adesione. Le vedove poterono diventare membri con la licenza di esercitare la professione del coniuge, ma avrebbero potuto ottenere anche il permesso di poter esercitare un altro commercio. Almeno formalmente molte gilde esclusero le donne, tuttavia in pratica esistono numerosi esempi di membri di gilde femminili sia sposate sia non sposate; vi furono anche gilde esclusivamente femminili, come quelle dell'ostetrica e della "Rower woman" (battelliera).

Nel 1460 furono elencati 180 membri di gilda femminili nella sola città di Stoccolma; la professione non venne esercitata ufficialmente per la maggior parte di loro, ma quando lo fu le professioni più comuni per le donne di città furono le birraie, le panettiere, le sarte e le lavandaie: professioni che continuarono ad essere comuni per le donne di città anche nei secoli successivi.

Vi furono anche professioni svolte al di fuori delle gilde, come quella di "Mursmäcka" (lavoratrice edile). Una donna, del tutto indipendentemente dallo status personale, avrebbe potuto acquistare una licenza ed essere attiva nel commercio d'importazione ed esportazione anche senza l'obbligo di una sua appartenenza alla gilda di riferimento; furono in tal caso delle "Kontingentborgare" (lavoratrici autonome).

Le città rilasciarono anche il permesso di "månglare", cioè fabbricare e/o vendere beni che non erano inclusi nei monopoli della gilda, come per esempio gli esercizi provvisori in piazza o in strada i quali erano speso negozi di abiti usati, ornamenti, marmellate e torte; a partire dal 1623 tali concessioni vennero rilasciate solamente a coloro che avrebbero potuto dimostrare di non aver altra maniera di sostentamento.

Queste persone furono normalmente donne, vedove o sposate ma i cui mariti non erano in grado di mantenerle.

XVIII secolo La prima legge nazionale svedese (religiosamente il Regno di Svezia era oramai sotto la diretta influenza della luterana Chiesa di Svezia) che applicò gli stessi diritti a tutte le donne in tutto il paese (allora comprendente anche la Finlandia) fu il codice di diritto civile datato 1734 il quale nella questione dello status delle donne rimase più o meno inalterato fino alla metà del XIX secolo.

Tutte le donne non sposate vennero definite legalmente minorenni, indipendentemente dall'età, e vennero messe sotto la custodia del parente maschio più prossimo (o della madre, se questa era vedova)Sweriges Rikes Lag. Gillad och Antagen på Riksdagen Åhr 1734; la donna mantenne la facoltà di contestare il proprio tutore in tribunale e di vedersene nominato un altro e, quando fosse stata adulta, aveva il diritto di poter esprimere la propria volontà.

Infine una donna nubile avrebbe sempre potuto essere liberata dalla tutela grazie ad una petizione rivolta direttamente al monarca.

A partire dal giorno del suo matrimonio veniva però posta sotto l'autorità del marito; tuttavia agli uomini venne vietato di vendere le proprietà delle mogli senza il loro previo consenso.

Alle mogli venne concesso il diritto di vendere la proprietà e gestirne gli affari in proprio in assenza del marito; ad entrambi i coniugi venne infine garantito il diritto al divorzio in caso di adulterio: alla parte innocente venne assicurata la custodia dei figli.

Quando vedova o divorziata una donna, indipendentemente dall'età, otteneva legalmente la maggiorità con conseguente autonomia giuridico-civile.

La "Regolamentazione della gilda" del 1720 concesse esplicitamente alle donne la facoltà di essere attive all'interno dell'associazione lavorativa a cui appartenevano e col tempo si aggiunsero vari emendamenti che favorirono i diritti professionali femminili, molti dei quali emanati dalle autorità locali cittadine per consentire alle donne povere di autosostenersi finanziariamente.